formats

Maglie e bracciali per ricordare Stefano Quintarelli.

Il progetto, realizzato dall’Associazione Metaphos Onlus.

Magliette e braccialetti bianchi per spiegare ai giovani che mettersi alla guida dopo aver bevuto può essere molto, troppo, pericoloso.

Il progetto, promosso dai ragazzi dell’associazione Metaphos onlus, si chiama “Stefo’ friends”, in memoria di Stefano Quintarelli, un ventenne di Arbizzano di Negrar morto in un incidente stradale due anni fa, nell’aprile 2011 in Zai. L’auto su cui viaggiava, assieme ad altri quattro amici, uscì di strada e le forze dell’ordine accertarono che il guidatore aveva un tasso alcolemico ben superiore a quello consentito. Da allora è partita la battaglia degli amici di Stefo, impegnati a ricordarlo e a cercare di dare un senso alla sua morte.

E’ stata realizzata una linea di magliette con la foto di Stefo e la scritta “se guido non bevo” e braccialetti bianchi in tessuto con la scritta “i’m a Stefo’s friend”, in modo da contraddistinguere i ragazzi che non bevono, se sanno di dover guidare.

(Stralcio di Articolo di M.Tr. tratto dal quotidiano “L’Arena di Verona” del 07 luglio 2013)

 
formats
La Carta Europea sull'Alcol è stata approvata dagli Stati membri della Regione Europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità alla Conferenza di Parigi il 14 dicembre 1995.

Principi etici e obiettivi.

  1. Tutti hanno diritto a una famiglia, una comunità ed un ambiente di lavoro protetti da incidenti, violenza ed altri effetti dannosi, che possono derivare dal consumo di bevande alcoliche.
  2. Tutti hanno diritto a ricevere, fin dalla prima infanzia, un’informazione e un’educazione valida e imparziale sugli effetti che il consumo di bevande alcoliche ha sulla salute, la famiglia e la società.
  3. Tutti i bambini e gli adolescenti hanno il diritto di crescere in un ambiente protetto dagli effetti negativi che possono derivare dal consumo di bevande alcoliche e, per quanto possibile, dalla pubblicità di bevande alcoliche.
  4. Tutti coloro che assumono bevande alcoliche secondo modalità dannose o a rischio, nonchè i membri delle loro familie hanno diritto a trattamenti e cure accessibili.
  5. Tutti coloro che non desiderano consumare bevande alcoliche o che non possono farlo per motivi di salute o altro hanno diritto ad essere salvaguardati da pressioni al bere e sostenuti nel loro comportamento di non-consumo.

Dieci strategie.

  1. Informare le persone degli effetti che il consumo di bevande alcoliche può avere sulla famiglia e la società, e delle misure efficaci che si possono prendere per prevenire o ridurre i possibili danni, realizzando a partire dalla prima infanzia programmi educativi di vasta portata.
  2. Promuovere ambienti pubblici, privati e di lavoro, protetti da incidenti, violenza e altre conseguenze negative dovute al consumo di bevande alcoliche.
  3. Emanare ed applicare leggi che scoraggino efficacemente di mettersi alla guida popo aver consumato bevande alcoliche.
  4. Promuovere la salute attraverso il controllo della disponibilità – ad esempio in relazione alla popolazione giovanile – attraverso interventi sui prezzi delle bevande alcoliche, ad esempio tramite la tassazione.
  5. Attuare severe misure di controllo, tenendo conto dei limiti o dei divieti esistenti in alcuni Paesi sulla pubblicità, diretta e indiretta, di bevande alcoliche e assicurare che nessuna forma di pubblicità sia specificatamente diretta ai giovani, ad esempio collegando alcol ed eventi sportivi.
  6. Assicurare l’accesso e la disponibilità di efficaci servizi di trattamento e riabilitazione, con personale opportunamente formato, alle persone con consumi a rischio o dannosi ed alle loro famiglie.
  7. Incoraggiare un maggior senso di responsabilità etica e giuridica tra coloro che operano nei settore marketing o del commercio di bevande alcoliche ed incentivare severi controlli sulla qualità e sicurezza del prodotto ed attuare norme appropriate contro la produzione e la vendita illegale.
  8. Accrescere le capacità della società di occuparsi delle problematiche dell’alcol attraverso la formazione degli operatori dei vari settori coinvolti, quali quello sanitario, educativo e giudiziario, contestualmente al rinforzo ed allo sviluppo del ruolo centrale della comunità.
  9. Sostenere le organizzazioni non governative e i gruppi di auto-aiuto che promuovono stili di vita sani, in particolare coloro che operano nell’ambito della prevenzione o della riduzione dei danni alcolcorrelati.
  10. Formulare programmi di ampia portata negli Stati membri, tenendo conto di questa Carta Europea sull’Alcol; definire chiaramente obiettivi e indicatori di risultato; monitorare i progressi e assicurare l’aggiornamento periodico dei programmi basato sulla valutazione.

 

 
formats
Consumo alcol per regione

Consumo alcol per regione

Cos’è l’alcol.

L’alcol è una sostanza tossica, cancerogena e con una capacità di indurre dipendenza superiore alle sostanze o droghe illegali più conosciute. Inoltre, al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol non è un nutriente (come ad esempio lo sono le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari).

I consumi medi di alcol in Italia sono progressivamente calati nel corso degli anni ed attualmente sono pari a circa 8 litri di alcol puro pro capite all’anno, anche se il primo bicchiere viene consumato a 11-12 anni, l’età più bassa nell’Unione Europea (media UE 14 anni e mezzo).

Sulla base dei dati ISTAT il 68% degli italiani di età superiore a 11 anni consuma alcol (l’81% dei maschi, il 56% delle donne) e sono quasi 5 milioni i bevitori a rischio nel 2006 ed 1 milione le persone e le famiglie che hanno sviluppato problemi legati al consumo di alcol. Le persone che invece non consumano bevande alcoliche sono in costante diminuzione e rappresentano il 32% della popolazione di oltre 11 anni.

Le bevande alcoliche sono tutte quelle che contengono alcol e la differenza fra di esse è semplicemente legata alla diversa concentrazione di alcol. (vedi tabella nell’articolo “Il tuo bere e la tua salute”)

Io e l’alcol.

Ogni persona ha ovviamente nei confronti del consumo di alcol una sua posizione:

  • gli astemi sono coloro che non hanno mai bevuto alcol;
  • gli astinenti coloro che, per motivi diversi, hanno smesso di bere;
  • i bevitori “moderati” sono sempre difficili da definire anche ricorrendo a criteri di quantità e di frequenza d’uso (per la maggioranza delle persone è sempre moderato il proprio bere…);
  • i bevitori “problematici”, ai quali il bere inizia a creare numerosi problemi a vari livelli: fisici, relazionali o sociali;
  • le persone, che hanno un legame con l’alcol che li rende dipendenti e che procura loro danni fisici e/o problemi psichici e/o sociali.

Le distinzioni tra queste “categorie” col passare degli anni appaiono sempre più difficili da definire: E si comincia a parlare di persone e famiglie o di comunità con problemi legati all’uso di alcol.

Quanto bere.

Anche se molti lo pensano… non è un problema di quantità. Infatti da almeno 40 anni a questa parte le cosiddette quantità “consentite” sono continuamente diminuite. Fino a scomparire.

Del resto anche le piccole quantità, o quelle occasionali, possono essere un fattore a rischio, creare problemi (nella guida e nel lavoro ecc.) E’ comunque facile aumentare progressivamente le dosi (quasi) senza accorgersene.

E’ il fenomeno della tolleranza: per ottenere gli stessi effetti bisogna aumentare le quantità assunte.

L’alcol è una droga.

L’alcol, come ogni sostanza psicoattiva, modifica il funzionamento del nostro cervello e perciò la nostra percezione della realtà. Produce di solito sensazioni soggettive di euforia, anche se in realtà è un sedativo del sistema nervoso centrale, (es. rallenta i nostri riflessi).

La sua assunzione protratta nel tempo induce tolleranza e può provocare dipendenza. L’alcol determina inoltre elevati livelli di pericolosità individuale, familiare, sociale.

Per questi motivi l’alcol è una droga; e così dice infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Gli effetti dell’alcol.

Gli effetti dell’alcol dipendono soprattutto dalla sua concentrazione nel sangue (l’alcolemia che si esprime in grammi per litro).

  • da 0,5 a 1,0 : euforia
  • da 1,0 a 1,5 : ebbrezza
  • da 1,5 a 2,0 : ubriachezza
  • da 2,0 a 3,0 : ubriachezza grave
  • da 3,0 a 4,0 : coma
  • da 4,0 in su : rischio di morte

In Italia il nuovo codice della strada vieta di mettersi alla guida con una alcolemia pari o superiore a 0,5 g/l. Per i conducenti di età inferiore ai 21 anni, per i neo-patentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o di cose è previsto il limite di 0,0 g/l.

Le pene variano a seconda del livello di alcolemia accertato e prevedono la sospensione e la revoca della patente, e il pagamento di un’ammenda pecuniaria, l’arresto e la confisca del veicolo. In caso di incidente stradale le pene vengono raddoppiate.

Ricordiamo che con 2 bicchieri di vino, 2 lattine di birra o 2 bicchierini di superalcolico si raggiunge il livello di alcolemia di 0,5 g/l.

Non dimentichiamo però che l’alcol rallenta sempre i riflessi e quindi bastano anche quantità inferiori per esporre gli altri e noi stessi a gravi rischi. L’alcol è infatti la causa di circa la metà dei decessi e rappresenta la prima causa di morte per i giovani e gli uomini al di sotto dei 40 anni e del 50% delle conseguenze non fatali.

L’alcol nella storia.

Ogni tempo e ogni cultura hanno sempre avuto le proprie droghe, legali o illegali che fossero. L’uomo ha sempre usato varie sostanze per modificare la propria percezione del mondo.

L Organizzazione Sociale ne ha proibite alcune e ne ha accettate altre.

L’alcol, nella cultura mediterranea, è sempre stato una droga molto speciale, ampiamente diffusa e accettata, e se finora è stato considerato come alimento, oggi non è più accettabile.

Perchè  bere allora? 

Sicuramente perchè così fan tutti, perchè lo abbiamo sempre fatto, perchè non bere ci fa sentire diversi e naturalmente perchè piace…

I luoghi comuni.

Si dice, ma non è vero, che l’alcol dà calore, dà forza, fa buon sangue e tante altre cose ancora. Ma forse, soprattutto oggi, l’alcol viene pensato come uno stimolante ed infatti soprattutto nella popolazione più giovane esso viene utilizzato sempre più per sballare.

Tutti questi (falsi) luoghi comuni si sono affermati perchè l’alcol è sempre stato un compagno molto particolare nella vita dell’uomo, un “amico” che pare darci solo successo e benessere.

E’ quello che la pubblicità delle bevande alcoliche ci ricorda tutti i giorni.

E’ quella che chiamiamo “cultura del bere” ed è il risultato di abitudini, di luoghi comuni, di automatismi. In realtà bere o non bere dovrebbe essere una scelta, libera e consapevole.

I problemi alcolcorrelati.

Nelle nostre comunità i problemi alcolcorrelati sono una delle principali cause di sofferenze di danno fisico, psichico, sociale.

I problemi alcolcorrelati sono quei tutti problemi, di vario ordine e natura, causati e legati al consumo episodico o abituale di bevande alcoliche.

In particolare:

  • problemi fisici e psichici per la tossicità diretta (ipertensione, cirrosi, ictus, pancreatiti, tumori, malformazioni, depressione e suicidi)
  • problemi relazionali per le alterazioni che creano nei rapporti interpersonali e soprattutto nelle famiglie
  • problemi sociali per i danni ed i costi nell’ambito del lavoro (infortuni), per i costi in quello dell’assistenza sanitaria e sociale ed in svariati ambiti della vita di una comunità.

L’alcol costa.

I costi che la comunità paga per i problemi alcolcorrelati sono elevatissimi. Ogni anno sono legati al bere:

  • il 10% dei ricoveri ospedalieri
  • il 10% circa di tutte le malattie: in particolare l’alcol ha una responsabilità in almeno sessanta malattie ed in alcune malformazioni alla nascita ed inoltre nel 47% degli omicidi ed altre lesioni intenzionali e nel 37% dei suicidi
  • il 10% circa dei tumori compreso il tumore al seno, più di 25.000 decessi, è la stima relativa all’anno 2004 indica che i costi complessivi sostenuti dall’Italia in relazione al consumo di alcol sono pari a circa 47 miliardi di euro, cifra ampiamente superiore agli introiti legati al settore della produzione e commercializzazione della sostanza.

E poi ci sono i costi umani che sono certo i più drammatici.

Tutti i rapporti interpersonali subiscono delle alterazioni e soprattutto in famiglia si dialoga meno, ci si chiude in se stessi, si diventa irritabili, irascibili a volte violenti. Quante lacrime!!!

Chi sono le persone con problemi alcolcorrelati.

Ci si chiede spesso chi sono i bevitori problematici o le persone, e le famiglie con problemi alcolcorrelati.

Qualcuno dice i deboli, qualcuno i depressi, altri gli sfortunati o peggio ancora i viziosi. La realtà non è così semplice.

Non esiste “il bevitore problematico” o “la persona o la famiglia con problemi alcolcorrelati”.

Esistono le persone e le famiglie che hanno problemi alcolcorrelati, ciascuna con una storia diversa e che diventano tali passando per molte strade. Solo la partenza è uguale per tutti: cominciare a bere.

Tutte le persone che hanno problemi alcolcorrelati sono state per lungo periodo bevitori “moderati”. Il passaggio da un bere cosiddetto moderato ad un bere problematico avviene in tempi anche molto lunghi e comunque non è possibile prevederlo o attribuirlo a particolari categorie di persone.

Bere è un comportamento a rischio.

Per tutto quello che abbiamo detto è bene sapere che bere è un comportamento a rischio.

Il rischio aumenta con la quantità di alcol assunta, in rapporto alle situazioni e ad altre variabili che possono essere diverse per ciascuna persona. Quello che abbiamo imparato è che non esiste più un bere “buono” e sicuro ed uno “cattivo” e pericoloso.

L’alcol in quanto tale è una sostanza tossica, bere è comunque un comportamento a rischio per la qualità della vita e i problemi alcolcorrelati sono direttamente proporzionali ai consumi: quindi la prima cosa da fare è ridurre i consumi della comunità.

Per questo motivo da più di 20 anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) d’intesa con i Paesi membri, tra cui l’Italia, indica di ridurre i consumi di alcol.

Tanto più caleranno i consumi medi di tutta la popolazione, tanto più caleranno i problemi alcolcorrelati.

Quando non bere?

Ben venga quindi ridurre i consumi, ma ricordiamoci però che ci sono situazioni in cui il consumare bevande alcoliche è assolutamente sconsigliato.

  • nell’infanzia, nell’adolescenza e negli ambienti frequentati da giovani (il nostro Codice Penale proibisce la somministrazione di bevande alcoliche a chi ha meno di 16 anni). Nelle provincie di Trento e Bolzano il limite è stato elevato a !8 anni.
  • durante la guida
  • nei luoghi di lavoro
  • durante la gravidanza e l’allattamento
  • per le persone che abbiano avuto problemi alcolcorrelati

ed inoltre in tutte le persone con malattie croniche o che stiano assumendo farmaci.

Cosa fare?

Cosa fare in pratica “per il problema alcol”? Che cosa fare nelle nostre comunità?

L’obiettivo principale è garantire a tutti, cominciando dai bambini e dagli adolescenti, una vita protetta dagli effetti dannosi dell’alcol. Per raggiungere questo obiettivo occorre garantire anzitutto la massima informazione corretta e imparziale.

Occorre cambiare la cultura sanitaria e generale, comprendere e fare proprio il concetto del bere come comportamento a rischio, divenire consapevoli della necessità di fare una scelta individuale e responsabile.

Io, l’alcol e la salute.

Tutelare e proteggere la nostra salute e quella della nostra famiglia è insieme un diritto e un dovere.

Per fare questo, per poter scegliere stili di vita e comportamenti sani dobbiamo essere informati e perciò consapevoli. La consapevolezza può spingerci al cambiamento e il cambiamento è necessario per ridurre i nostri comportamenti a rischio.

L’augurio e di mettere in discussione il nostro rapporto con l’alcol per migliorare la nostra salute!

Le possibilità non sono molte: potremo decidere di non bere oppure di bere, ma in questo caso dovremo di certo chiederci come, quando e perchè lo faremo.

Naturalmente per chi ha già problemi la scelta è una sola: smettere di bere!!!

* Vedi anche: “Carta Europea sull’alcol dell’OMS” in altro articolo pubblicato. 

 

(Articolo tratto dall’opuscolo n° 3 “Alcol: Conoscerti per scegliere” dell’Apcat-Trentino www.apcattrentino-centrostudi.it )

 
formats

Peschiera Centro (Vr) il giorno 30 giugno 2013.

Durante una gita in bicicletta a Peschiera, ci siamo ritrovate, con immenso piacere, davanti al gazebo allestito dall’Acat Baldo-Garda. I soci di questo Club ci hanno offerto cocktail analcolici molto buoni e torte fatte in casa. Naturalmente tutto questo era offerto anche a tutti gli avventori che si fermavano per visionare gli opuscoli inerenti all’alcol o per chiedere informazioni al riguardo.

Ringraziamo i nostri amici per la cordialità e simpatia con cui ci hanno accolto. Cristina e Patrizia.

Acat Baldo-Garda 30.06.2013

 ACAT Baldo-Garda 30 giugno 2013

 
formats
No al bicchiere, si alla vita

No al bicchiere, si alla vita

Il tuo bere e la tua salute.

 

I piaceri del bere.

Chiunque beva alcolici ne ricava evidentemente qualcosa.

 Il problema più ovvio ha a che fare con la quantità di alcol che tu bevi. Tu puoi “sentire” che stai bevendo più di quanto sia bene per la tua salute. La prima cosa per verificarlo è convertire tutto quello che bevi in Unità di alcol. La regola base è che 1 Unità equivale circa a un bicchiere da bar di vino, a una dose di Martini, ad un bicchierino di amaro. Ricordati che spesso la gente non sa bene quale sia il contenuto alcolico delle diverse bevande. Per esempio molti pensano che nella birra ci sia meno alcol di quanto ce n’è veramente. Per questo tanti credono che bere birra non faccia alcun danno.

 

TIPO DI ALCOLICO                                                                           UNITA’ DI ALCOL

  • 1 bicchiere da bar di vino:       100 ml (12% gradi alcolici)                1        
  • 1 bicchiere da casa di vino:     150 ml (12% gradi alcolici)                 1,5
  • 1 bicchiere di Martini:                 80 ml (16% gradi alcolici)                  1
  • 1 birra piccola:                             200 ml ( 5% gradi alcolici)                  0.8
  • 1 lattina di birra:                          330 ml ( 5% gradi alcolici)                  1.3
  • 1 birra media:                               400 ml (30% gradi alcolici)                1,6
  • 1 biccierino di amaro:                 40 ml (30% gradi alcolici)                 1
  • 1 bicchierino superalcolico:     40 ml (40% gradi alcolici)                 1,3
  • 1 bottiglia di vino:                      750 ml (12% gradi alcolici)                  7,5
  • 1 bottigliadi amaro:                   700 ml (30% gradi alcolici)                17
  • 1 bottiglia superalcolico:       700 ml (40% gradi alcolici)                  22

La maggior parte dei forti bevitori ai quali viene chiesto quanto bevono dichiarano meno della quantità che in realtà consumano. Queste persone prendono in giro se stesse. Un’altra cosa da ricordare è che le dosi che bevi a casa tua sono spesso maggiori di quelle che ricevi in un bar. Se la dose da bar equivale a 1 Unità, quella da casa corrisponde ad almeno 1,5 Unità.

Fare la propria scelta.

 Bere può essere un modo di vivere da cui è difficile uscire. E’ importaante che chi beve pensi ogni tanto alla sua vita, a quello che conta veramente per lui, che desidera di più. Forse scoprirai che hai più voglia di smettere di bere di quanto non pensi. Se vuoi veramente cambiare, allora non spaventarti e non pensare che non ne sarai capace. E’ possibile. Tanti ce l’hanno fatta prima dite. Parlane ad esempio con il tuo medico, ti sorprenderai di quante sono le possibilità a tua disposizione.

Devo smettere completamente se decido di cambiare?

Questa è una domanda importante. La risposta è si! Perchè infatti mantenere un comportamento comunque rischioso, quando smettere di bere permette di mettersi al sicuro trovando altre soluzioni insieme ai tuoi cari ed ai tuoi amici?

Ma la cosa più importante è che sia tu a decidere di cambiare perchè sei tu che stai veramente correndo un rischio. Perchè sei tu che vuoi decidere della tua vita. Perchè solo tu sai cosa veramente conta per te, cosa ti aspetti dal futuro, cosa pensi di fare assieme alla tua famiglia.

Qualunque cosa tu abbia deciso parlane: con la tua famiglia, con il tuo medico, con le persone che ti sono più care, con chi ha già fatto un’esperienza simile alla tua ed è riuscito a smettere.

(Articolo tratto dall’opuscolo n° 6 “Alcol: Conoscerti per scegliere” dell’Apcat-Trentino www.apcattrentino-centrostudi.it )

 
formats

Convegno dell’Associazione Quinto Comandamento nella sede del Banco Popolare.

La rete di associazioni sul territorio a tutela della vittima è capillare. Oltre agli sportelli antiviolenza è nato anche quello per i maltrattanti. I relatori all’incontro sullo stalker: “Nel 90% dei casi il persecutore è l’ex fidanzato, marito o collega.”

La città dell’amore dice «no» allo stalking. Lo fa parlando del problema, analizzandolo, cercando di abbattere tutti quei tabù che fanno degli atteggiamenti persecutori messi in atto da un aggressore nei confronti di una vittima, un fenomeno drammatico che ancora troppo spesso non viene denunciato. L’associazione nazionale antistalking «Quinto comandamento» ha organizzato ieri pomeriggio, nella sede del Banco Popolare, un incontro cui hanno partecipato le principali figure professionali che quotidianamente lavorano al fianco delle vittime di questa serie di violenze e pressioni che dal 2009, con l’introduzione nel codice penale dell’articolo 612 – bis, è reato punibile anche con la reclusione. «L’esperienza veronese, rispetto ad un quadro nazionale davvero critico, è abbastanza positiva. C’è stato negli ultimi anni un parziale aumento dei casi ma non deve essere letto in chiave necessariamente negativa: si tratta spesso di episodi finalmente venuti alla luce grazie alla denuncia della vittima», spiega l’avvocato Benedetta Scienza di «Quinto Comandamento». Il 612 – bis è infatti un reato perseguibile a querela di parte: ovvero solo su denuncia della persona lesa. E, considerato che nel 90 per cento dei casi l’aggressore è l’ex fidanzato, marito, collega, il passo che porta dentro le stanze della questura è davvero difficile da compiere. La rete di associazioni ed enti, da Telefono Rosa ai Servizi sociali del Comune, attivi sul territorio a tutela delle vittime di stalking è vasta e capillare anche su tutta la provincia. E i servizi spaziano davvero a 360 gradi. Al fianco degli sportelli anti violenza da qualche settimana si è aggiunto infatti anche lo sportello per i maltrattanti. «Si tratta di un punto d’ascolto studiato e aperto per quanti si rendono conto di mettere in atto comportamenti o atteggiamenti violenti», spiega l’assessore ai Servizi sociali Anna Leso. L’aggressione messa in atto dallo stalker, non è necessariamente fisica. La violenza può manifestarsi anche in modo molto meno evidente ma essere altrettanto subdola e pericolosa. «Spesso le vittime stesse non si rendono conto di essere tali», aggiunge Veronica Speri, psicologa di Telefono Rosa, che aggiunge: «la fase di maggior criticità è quella del distacco. Il momento del rifiuto crea una ferita narcisistica che porta l’uomo violento a reazioni violente e prevaricatrici». «Bisogna trovare il coraggio di denunciare. Ci sono una serie di interventi che possiamo mettere in atto a tutela delle vittime ma senza querela abbiamo in parte le mani legate», aggiunge Massimo Castellani, primo dirigente della polizia. Le misure cautelari che il magistrato può stabilire partono infatti dalla denuncia. «Senza, è possibile solo un ammonimento dell’aggressore da parte del questore», aggiunge Castellani che consiglia in casi di stalking di conservare le prove degli atti persecutori, “dalla sim del telefono, ai messaggi provocatori.

 (Articolo di Ilaria Noro tratto dal quotidiano “L’Arena di Verona” del 23 giugno 2013)

 
formats

26/05/2013 | Notizia

La drunkoressia fra gli adolescenti preoccupa i pediatri

La drunkoressia (l’assunzione di bevande alcoliche senza aver mangiato, neologismo nato dalla fusione di drunk, ubriaco in inglese, e anoressia) si diffonde sempre di più fra i giovani: la cattiva abitudine di bere bevande alcoliche senza aver consumato cibo è una “moda” fra gli adolescenti italiani. La notizia è stata diffusa dalla SIPPS (la Società Italiana di Pediatria e Previdenza Sociale), secondo la quale si è abbassata notevolmente l’età delle prime bevute. Il presidente della SIPPS, Giuseppe di Mauro, ha sottolineato come “i primi assaggi” di bevande alcoliche ‘‘avvengono durante gli anni della scuola media”. Inoltre, per aumentare gli effetti dell’alcool ed evitare l’aumento di peso, molti adolescenti preferiscono non mangiare nulla prima o durante l’assunzione di alcool. Quelle più amate dai ragazzi più giovani restano le bevande cosiddette energizzanti, anche se in realtà contengono sostanze come la caffeina che agisce da eccitante. Tali bevande vengono assunte spesso insieme a super alcolici.

La drunkoressia, poi, dimostra che si beve lontano dai pasti, un cambiamento radicale del consumo di alcool, rispetto a quello delle generazioni precedenti che tendevano a bere durante i pasti. In Italia si contano almeno trecentomila casi di drunkoressia all’anno. Tale comportamento è diffuso fra gli adolescenti fra i 14 e i 17 anni e otto volte su dieci si tratta di una ragazza. Gli effetti della drunkoressia sono dannosi anche perché moltiplicano quelli che già sono collegati all’abuso di alcool: scomparsa del ciclo mestruale, perdita di massa ossea (alterazione della struttura delle ossa dovuta a fattori nutrizionali, metabolici o di altro tipo), aritmie (alterazioni del ritmo cardiaco) e la steatosi epatica, vale a dire una deposizione di grasso nel fegato che, se non corretta può evolvere in danni più gravi fino alla cirrosi.

Il consumo diffuso di bevande energizzanti complica e preoccupa ancora di più: queste ultime contengono, infatti, alcune sostanze “finalizzate a dare ‘carica’, sensazione di forza, instancabilità”. L’assunzione di sostanze insieme all’alcool, aumenta la disinibizione.

Secondo i dati della SIPPS, il 68% degli adolescenti dichiara di consumare regolarmente questo genere di bevande, mentre il 12% di loro è consumatore “cronico”, cioè ne beve una quantità media di sette litri al mese. Quel che preoccupa è che il 3% dei consumatori ha un’età compresa fra i 3 e i 10 anni. Come ha sottolineato la SIPPS, ci sono pochi studi che riguardano gli effetti di queste bevande sull’organismo ed è molto facile acquistarle, senza nessun tipo di controllo. Rispetto al consumo di alcolici, che sviluppa i suoi effetti solo dopo un certo tempo e una certa quantità assunta, il consumo di queste bevande può anche determinare effetti nell’immediato, come sottolinea Giuseppe Di Mauro: “tachicardia (l’accelerazione del ritmo cardiaco), ipertensione (aumento della pressione del sangue), nausea, vomito, malessere psicofisico, calo dell’attenzione e della vigilanza”. Conseguenze a lungo termine invece possono essere dipendenza e diminuzione della memoria.

Chiara Laganà

Fonte: Asca

(Tratto dal sito dell’”Associazione Cesare Serono)http://www.fondazioneserono.org/sezione/alcolismo/?gclid=CIzI95f88rcCFQbJtAodaVYApw

 
formats

29/04/2013 | Notizia

Che effetto ha la pubblicità sul consumo di alcool degli adolescenti?

Uno studio eseguito negli Stati Uniti ha dimostrato che in particolare i ragazzi più giovani sono molto sensibili ai messaggi pubblicitari trasmessi in televisione per promuovere il consumo delle bevande alcoliche.

Sono stati studiati quasi quattromila studenti. Almeno una volta l’anno, per quattro anni, ciascun soggetto è stato sottoposto ad una serie di valutazioni, dalla quantificazione della esposizione alle pubblicità di bevande alcoliche, alla misurazione del consumo di tali bevande, dalla individuazione dei problemi correlati al consumo di alcool, alle modalità con le quali le bevande alcoliche erano state consumate (da soli, in compagnia, ecc.). Sono state raccolte anche le caratteristiche demografiche (età, sesso, livello scolastico, ecc.) e le abitudini di vita dei ragazzi e delle loro famiglie. I risultati della ricerca hanno dimostrato che su molti adolescenti le pubblicità delle bevande  alcoliche hanno un impatto importante, aumentando significativamente il consumo di alcool, specie da parte di coloro che dichiarano di gradire le pubblicità stesse. Proprio il gradimento dei filmati pubblicitari trasmessi dalle televisioni è stato individuato come fattore di rischio di incremento del consumo di alcolici. Effetti simili, sia pure con diverse sfumature, sono stati evidenziati sia nei maschi, che nelle femmine.

Nella discussione dell’articolo gli autori approfondiscono l’aspetto delle reazioni emotive che le pubblicità stimolano negli adolescenti, come aspetto chiave per spiegare l’effetto sui consumi di alcool. Ambientazione, messaggi più o meno occulti e persuasività delle pubblicità, spingono i ragazzi a considerare il consumo di bevande alcoliche come un comportamento positivo e di successo nel loro ambito sociale e non ne colgono i rischi. Nelle conclusioni si formulano una serie di raccomandazioni, dalla imposizione di limiti alla esposizione degli adolescenti alle pubblicità di bevande alcoliche, alla informazione di tali soggetti sugli strumenti di persuasione della comunicazione pubblicitaria.

Tommaso Sacco

Fonte: Exposure to Alcohol Advertisements and Teenage Alcohol-Related Problems; Pediatrics, Vol 131, No. 2, February 1, 2013

 

 
formats

Giovani e alcol

30/05/2013 | Notizia

Cresce numero degli adolescenti che consumano alcool. Italia: ancora indietro per la cura della dipendenza

La metà degli adolescenti dichiara di consumare alcool durante il corso dell’anno, secondo alcuni dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità Nazionale il 43,8% dei ragazzi e il 35,3% delle ragazze. Il dato preoccupante è che il 14,4% dei maschi e il 5,6% delle femmine ha dichiarato di aver bevuto più di sei consumazioni alcoliche in una singola occasione e a breve distanza di tempo, un comportamento noto come “consumo compulsivo di alcool” (in inglese: binge drinking). Ben 1,4 milioni di adolescenti di sesso maschile e 950 mila di sesso femminile possono avere anche problemi provocati dall’alcool, quando sono alla guida. Il fatto che i dati si riferiscano al 2011 non li rende meno preoccupanti, perché non è prevedibile un successivo miglioramento.

Lo studio Passi (acronimo di Progetto delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), condotto dal 2010 al 2012, è consistito in un sistema di sorveglianza avviato nelle Aziende Sanitarie per verificare i bisogni di salute percepiti dal cittadino. Secondo dati raccolti dallo studio Passi, in media in Italia, l’11% degli intervistati ha riferito di avere guidato in stato di ebbrezza. Si passa dall‘11,1% della Basilicata al 12,7% del Friuli Venezia-Giulia. Il 34,7% degli intervistati, invece, è stato fermato e sottoposto a controllo dalle forze dell’ordine, mentre l’11% ha dovuto sottoporsi alla prova dell’etilometro (uno strumento utilizzato per verificare la presenza di alcool nel sangue). Anche in questo caso i dati variano molto da Nord a Sud: il 14,1% dei fermati vive a Trento, mentre solo il 6,9% risiede in Sicilia.

Si parla dei rischi relativi a consumo di alcool e guida in una nuova campagna informativa indetta dal Ministero della Salute: La vita è una anche se bevi. La novità di questa campagna, rispetto alle altre, è un’applicazione per gli smartphone, Adrenalina pura, che calcola gli effetti sul proprio corpo dell’alcool che si è bevuto: basta inserire peso, età e altezza e il numero di bevande che si sono assunte. Quest’applicazione è un modo per “far conoscere meglio gli effetti dell’alcool con una competizione divertente che può contribuire a generare una risposta positiva”.

Un altro dei problemi relativi al consumo dell’alcool è l’inadeguata infomazione. Secondo l’indagine europea Amphora (Alcohol Measures for Public Health Researched Alliance: l’alleanza per la ricerca di misure nella salute pubblica per combattere l’alcolismo) nel nostro Paese c’è l’urgenza di una formazione medica relativa alle conseguenze del consumo di alcool sull’organismo. Una ricerca realizzata in collaborazione con la Snamid (Società Nazionale di Aggiornamento per il Medico di Medicina Generale), la Società Italiana di Alcologia ha dimostrato che molti medici hanno poca dimestichezza e non hanno ricevuto un’adeguata formazione durante il corso di laurea o dopo o attraverso corsi ECM (Educazione Continua in Medicina, un sistema di aggiornamento per chi esercita la professione medica) per quanto riguarda le patologie e le problematiche determinate dal consumo di alcool (abbreviato in: PPAC). Solo il 31,9% dichiara di saper utilizzare i protocolli di diagnosi in uso in tutti gli altri Paesi. Mentre per quanto riguarda l’intervento breve (spesso caratterizzato da un semplice colloquio in cui si dicono consigli o si individua lo stato in cui il paziente si trova e la sua eventuale disponibilità al cambiamento), solo il 37,5% dichiara di conoscere i protocolli di diagnosi e di cura delle malattie alcool-correlate.

Chiara Laganà

Fonte: ISS

 
formats

Fattori che favoriscono lo sviluppo di epatopatie alcooliche

L’abitudine del bere bevande alcoliche è molto diffusa, ma solo una parte di chi le consuma sviluppa patologie epatiche. Secondo alcuni autori che hanno valutato una popolazione dell’Italia settentrionale, ciò avverrebbe nel 20% dei bevitori (Peracchia 2004). Fra i fattori che influenzano il rischio di sviluppare patologie epatiche c’è il tipo di bevanda che si assume: il vino rosso ad esempio esporrebbe a minori rischi (Becker 1996), ma è difficile dire se questo minore rischio di danno del vino rosso sia dovuto ad una caratteristica della bevanda o a fattori confondenti. Se la quantità  totale di alcool consumato nella vita del soggetto è direttamente correlata alla frequenza di malattie epatiche da alcool, sembra anche che il bere a digiuno piuttosto che ai pasti, o l’assumere vari tipi di bevanda alcolica, invece che un solo tipo, aumentino i rischi (Bellentani 1997, Seitz 2007). Un altro ben noto fattore che aumenta il rischio di sviluppare patologie epatiche da alcool e di determinare una loro rapida evoluzione verso cirrosi e cancro del fegato è la coesistenza di un’infezione da virus C (HCV) (Missiha 2008) o B (HBV). Lo stesso vale per la presenza di accumuli di ferro nel fegato (Kohgo 2007). Sesso femminile ed etnia sono altri due fattori che aumentano il rischio. Vari meccanismi sono stati proposti per spiegare la maggiore vulnerabilità  delle donne alle epatopatie alcoliche, fra gli altri diversi corredi enzimatici, minore volume di distribuzione dell’alcool e maggiore permeabilità  della parete intestinale alle enterotossine (vedi sopra) (Thurman 1998).

Alcool e sistema nervoso

Tutti gli organi ed apparati possono essere danneggiati dall’assunzione di alcool, ma il sistema nervoso è sicuramente fra i più sollecitati. La principale alterazione del sistema nervoso provocata dall’assunzione cronica di alcool, è costituita dalla stessa dipendenza dalla sostanza. Essa comporta modificazioni della produzione di neuromediatori e di attivazione dei centri nervosi. A conferma della rilevanza dell’alcool, come agente causa di danno per il sistema nervoso centrale, c’è l’evidenza che alterazioni questa sostanza le provoca già  prima della nascita. Infatti, se la madre è una consumatrice abituale di bevande alcooliche, nel feto e nel neonato si possono alterare funzioni e strutture anche in modo grave e irreversibile.

(Articoli tratti dal sito della “Fondazione Cesare Serono”) http://www.fondazioneserono.org/sezione/alcolismo/?gclid=CIzI95f88rcCFQbJtAodaVYApw