formats

Giovani e alcol: l’83% ne fa un uso sconsiderato

(Articolo di Massimo Canorro tratto dal sito https://www.paginemediche.it/news-ed-eventi/giovani-e-alcol-l-83-ne-fa-un-uso-sconsiderato del 21 luglio 2017)

La grande abbuffata. Di alcol. Non stiamo parlando, infatti, del film diretto da Marco Ferreri nel 1973, bensì della cosiddetta “abbuffata alcolica” che sempre più giovani continuano a praticare, incuranti delle terribili conseguenze. Sono sempre più frequenti, in questo senso, i campanelli di allarme. E sul rapporto (deleterio) di molti giovani con l’alcol si è espressa anche una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Patologiche dell’Azienda Usl di Bologna, dal quale emerge che su 390 ragazzi e ragazze felsinei tra i 18 e i 29 anni, suddivisi tra studenti, lavoratori e in cerca di occupazione, l’83% fa un uso estremo di alcol, concentrato in un’occasione. (continua…)

 
formats

Alcolici e comparsa di tumori: l’ultimo rapporto europeo parla di rischi alti e sottovalutati

 

(Articolo di Fabio di Todaro tratto dal sito http://www.lastampa.it/2017/07/20/scienza/benessere/alcolici-e-comparsa-di-tumori-lultimo-rapporto-europeo-parla-di-rischi-alti-e-sottovalutati-8jIMSyHFs7F8nMcb1esJ6I/pagina.html del 20 luglio 2017)

 

Viviamo nel continente che consuma il maggior quantitativo di bevande alcoliche: con più di un quinto della popolazione di età superiore ai 15 anni che ingolla quattro bicchieri al giorno almeno una volta a settimana e un utilizzo annuo pro-capite che raggiunge la quota di nove litri. Di conseguenza, senza un’inversione di rotta, dovremo prepararci a un aumento dei tumori dell’apparato digerente: al colon-retto (nei consumatori moderati), a cui si aggiungono quelli all’esofago, allo stomaco, al fegato e al pancreas (nei forti bevitori).

Gli effetti cancerogeni dell’alcol sono ancora troppo sottovalutati  

Se pochi giorni fa i riflettori erano stati accesi sul rischio di ammalarsi di tumore al seno, l’ultimo spunto che giunge dalla comunità scientifica riporta l’attenzione sui tumori dell’apparato digerente. Messe assieme, queste neoplasie provocano ogni anno tre milioni di decessi nel mondo: più di un terzo conteggiato per cause oncologiche.

 I gastroenterologi europei, nelle 32 pagine del dossier, non hanno usato giri di parole: il problema è endemico e parlare dell’alcol come di un cancerogeno deve diventare una priorità per le istituzioni, dal momento che nove cittadini europei su dieci ignorano il rischio oncologico correlato al consumo di birra, vino e superalcolici. Uno stupore che può essere ricondotto alla scarsa cultura che porta a sottovalutare gli effetti dell’alcol sul nostro organismo, così come fino a mezzo secolo fa avveniva con il fumo di sigaretta.

Eppure il Codice europeo contro il Cancro, redatto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione riconosce come cancerogene certe per l’uomo. Un messaggio che però non arriva sempre a destinazione, se i consumi risultano in crescita sia lontano dai pasti (nei giovani) sia negli anziani (più abituati a bere a pranzo e a cena).

Alcol e rischio oncologico: non esistono dosi sicure

Vero è che il rischio, così come per gli altri cancerogeni, è direttamente proporzionale alla dose di esposizione: più se ne consuma, maggiori sono le probabilità di ammalarsi. Ma per i consumatori occasionali occorre comunque precisare che «non esistono livelli di consumo sicuri correlati al rischio oncologico». Tutte le bevande hanno lo stesso effetto, anche se gli esperti non escludono che un piccolo aumento del rischio possa essere ricondotto al consumo di vino di scarsa qualità, «che potrebbe contenere al suo interno altre sostanze dannose». Un messaggio che cozza con quello diffuso spesso con troppa superficialità, secondo cui un bicchiere di vino al giorno farebbe bene alla salute. L’abbinamento con il fumo, piuttosto frequente, come riportato in una ricerca pubblicata nel 2015 sul «Journal of Neurochemistry», non migliora la situazione: anzi.

Serve un impegno deciso da parte dell’Unione Europea 

Per affrontare la questione, endemica, l’Unione Europea dovrebbe prendere di petto il tema dell’uso dannoso dell’alcol: questo l’appello lanciato dai gastroenterologi europei, che invocano una risposta integrata che contempli l’aumento della tassazione sulle bevande alcoliche, una maggiore regolamentazione delle politiche di marketing (con un’etichettatura più chiara e responsabile) e il miglioramento nell’accesso ai servizi di alcologia (per intercettare prima i consumatori a rischio). Nel dossier viene preso a modello l’esempio della Francia, che negli ultimi anni ha vietato i consumi di bevande alcoliche sui luoghi di lavoro: contribuendo al calo già registrato, sia sul piano quantitativo sia dell’incidenza di malattie oncologiche dell’apparato digerente.

 
 
formats

Alcol provoca 7 tipi di tumore secondo uno studio neozelandese

 

(Articolo di Claudio Schirru tratto dal sito http://www.greenstyle.it/alcol-provoca-7-tipi-di-tumore-secondo-uno-studio-neozelandese-200882.html)

 

Bere alcol tutti i giorni può provocare sette diversi tipi di tumori. L’allerta è stata lanciata dai ricercatori neozelandesi del Department of Preventive and Social Medicine presso la Otago Medical School, secondo i quali anche un consumo giornaliero moderato (come un bicchiere di vino) può causare effetti nocivi in tal senso.

L’alcol aumenterebbe il rischio secondo i ricercatori neozelandesi di manifestare tumori localizzati in zone quali bocca e gola, esofago, laringe, fegato, intestino, seno e colon. A capo della ricerca la Prof.ssa Jennie Connor, che ha dichiarato:

C’è una forte evidenza del fatto che l’alcol causi tumori in sette siti e probabilmente anche in altri.

La conferma di specifici meccanismi biologici attraverso i quali l’alcol incrementa l’incidenza di ciascun tipo di tumore non è richiesta per inferire che l’alcol sia la causa.

Non vi sarebbe, stando alle conclusioni tratte dalla ricercatrice neozelandese, una soglia di consumo regolare che si possa definire priva di rischi. Anche a fronte dei benefici che possono essere ottenuti, sottolineati da precedenti studi, il rischio tumorale sarebbe troppo alto per non tenerne conto.

A questo proposito gli esperti della Otago Medical School riferiscono che il consumo di due unità di alcol al giornoincrementi il rischio di tumore al seno nelle donne di circa il 50%. I morti per patologie tumorali connesse all’assunzione di alcolici sarebbero intorno ai 500 mila, a partire dal 2012, il 5,8% del totale di decessi per questo tipo di malattie.

 
formats

Bere alcol accelera l’invecchiamento delle cellule secondo studio USA

 

(Articolo di Gianluca Rini tratto dal sito http://www.greenstyle.it/bere-alcol-accelera-invecchiamento-delle-cellule-secondo-studio-usa-228355.html del 27 giugno 2017)

 

Bere troppo alcol rende le cellule più vecchie. Una ricerca condivisa alla riunione scientifica annuale della Società di Ricerca sull’Alcolismo di Denver ha mostrato che le persone che bevono molto sono più a rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, diabete e tumori. In particolare si è visto che l’alcol influisce sulla lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alla fine dei cromosomi.

I telomeri sono i marcatori dell’invecchiamento e della salutegenerale. Ogni volta che una cellula si replica viene perso un piccolo pezzo di telomero. Quindi queste piccole parti di DNA si accorciano con l’età. Ma alcuni gruppi di telomeri possono diventare più corti per motivi differenti dall’invecchiamento.

Narushisa Yamaky, membro della Clinica di Medicina Universitaria di Kobe, ha spiegato che lo studio dimostra una correlazione tra una lunghezza ridotta dei telomeri e il consumo di alcol.

Gli autori dello studio hanno reclutato 255 partecipanti tra i 41 e gli 85 anni e hanno raccolto numerose informazioni. Alcune persone avevano l’abitudine di bere alcol, altre non ne consumavano. Analizzando i dati e dei campioni di DNA i ricercatori sono giunti alle conclusioni.

Sono state trovate anche delle associazioni tra l’accorciamento dei telomeri e la carenza di tiamina, la vitamina B1. Questa vitamina è implicata principalmente nel processo di respirazione cellulare. Una quantità ridotta di tiamina può causare danni ai neuroni.

Anche se è poco chiaro come agisca nel causare alterazioni neurali, è evidente che lo stress ossidativo determinato dall’alcol possa provocare l’accorciamento dei telomeri e quindi possa causare anche la morte dei neuroni.

 
formats

Festa Acat “Castelscaligero” 25 giugno 2017

Domenica 25 giugno 2017, dalle ore 10.30, presso le Colonie Elioterapiche in Località Borghetto di Valeggio sul Mincio (Vr)

si terrà una giornata di festa per le famiglie, organizzata dall’Acat “Castelscaligero” di Villafranca (Vr)

 

 

cartolina acat villafranca castel scaligeri liberati dall'alcol

 

L’evento sarà aperto a tutti i soci dei vari Club, famigliari, amici e simpatizzanti. Per tutta la giornata si potrà divertirsi assieme, socializzare e degustare aperitivi analcolici.

 

Pranzo all’aperto, dolci offerti dai volontari, pomeriggio con possibilità di passeggiate nella natura, animazione e musica.

La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, da versare al proprio Servitore Insegnante, entro il 20 giugno 2017.

 
formats

Canicattì, successo per la presentazione del libro di Letizia Drogo sul rapporto tra giovani e alcol

 

(Articolo tratto dal sito http://www.canicattiweb.com/2017/05/28/canicatti-successo-per-la-presentazione-del-libro-di-letizia-drogo-sul-rapporto-tra-giovani-e-alcol/ del 28 maggio 2017)

 

Ha riscosso grandissimo successo la presentazione del libro “Per non berci la vita – I ragazzi e l’alcol: riflessioni, indagini ed alternative possibili” di Letizia Drogo, psicologa e psicoterapeuta che tocca il delicato tema del rapporto tra l’alcol e i giovani.
Di fronte a decine di studenti provenienti dall’II. SS. “Galileo Galilei” – Canicattì e dall’I.C. “Senatore Salvatore Gangitano” di Canicattì, accompagnati dai rispettivi docenti, si è sviluppato un dibattito a 360° al quale hanno contribuito diversi relatori.
Dopo i saluti del presidente dell’Associazione Athena Giovanni Salvaggio e l’intervento di due esponenti del Club delle Mamme, la presidente Mirella Salerno Guccione e Chiara Farruggia, il Responsabile Sanitario Mariella Di Grigoli ha introdotto e moderato i successivi interventi: l’Avv. Patrizia Amato si è soffermata sulle conseguenze penali della guida in stato di ebbrezza; il Direttore tecnico della Juventus Academy Diego Ficarra ha parlato del ruolo fondamentale dello sport quale veicolo per superare le devianze; Don Massimiliano D’Auria, il quale ha esordito affermando “Questa è la Canicattì che mi piace, la Canicattì che voglio”, ha illustrato ai ragazzi presenti come il vero divertimento è quello che si vive lontano dagli eccessi.
Non sono mancati momenti di riflessione, come quelli offerti dai ragazzi della III A dell’I.C. Gangitano, accompagnati dalla Prof.ssa Melania Curto che hanno realizzato una toccante performance teatrale (visibile sulla pagina facebook dell’Associazione) che ha commosso il pubblico presente; uno di loro, il giovanissimo Flavio, ha poi voluto leggere una propria riflessione sul valore della vita e sulla necessità di proteggerla da ogni tentazione. Anche i ragazzi dell’Istituto Tecnico Galilei, accompagnati dalla Prof.ssa Patrizia Marchese Ragona hanno partecipato all’evento ponendo alcune domande all’autrice del libro.

 
formats

Se lo smartphone diventa una droga

 

(Articolo di Enrico Caporale tratto dal sito http://www.lastampa.it/2017/05/18/cultura/scuola/e20/attualita/giovani-e-smartphone-/se-lo-smartphone-diventa-una-droga-AF9AjIVeGnlhGQZ4DpNAMN/pagina.html del 19 maggio 2017)

 

Sempre più giovani vivono prigionieri dei social network e gli esperti paragonano la dipendenza dai cellulari all’alcolismo. La tecnologia, dopo aver rivoluzionato il modo di comunicare, sta diventando un pericolo? E che cosa si può fare per correre ai ripari?

Ottanta ragazzini di terza media senza il cellulare per 48 ore. E’ l’iniziativa messa in campo ad aprile 2017 da alcuni insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Goito, Comune nella provincia di Mantova, per accendere un faro su quella che sta diventando una vera e propria emergenza: la dipendenza da smartphone. Prima di iniziare l’esperimento i professori hanno consegnato un questionario. Alla domanda sulla quantità di ore perse sul telefonino si è scoperto che la maggior parte dei ragazzi ne trascorre tra le due e le quattro al giorno. Troppo? Per il professor Luca Bassani, il primo ad avere avuto l’idea delle 48 ore di “disintossicazione”, certamente sì. I giovani attraverso lo smartphone chattano, scattano foto, ascoltano musica, navigano su Internet e giocano eterne partite a Minecraft, Clash Royale o Pokemon Go. Lo stesso che spesso ripetono a casa di fronte a tablet e Pc. Fatto l’esperimento, gli insegnati hanno registrato i risultati. Il dato più significato è che i ragazzi hanno raccontato di aver recuperato in quei due giorni abitudini perdute, come uscire con gli amici, discutere in famiglia e persino leggere. Ma che cosa ci insegna il caso di Goito? La tecnologia, dopo aver rivoluzionato il modo di comunicare, sta diventando un pericolo? E che cosa si può fare per correre ai ripari?

Secondo David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, “l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze, perché causa interferenze nella produzione della dopamina”, il neurotrasmettitore che regola la ricompensa: in altre parole incoraggia le persone a svolgere attività che credono possano dare piacere. L’esperto di marketing e autore di diversi libri motivazionali Simon Sinek paragona la dipendenza dalla tecnologia all’alcolismo. “Nei momenti di stress i Millenials non si rivolgono a una persona – spiega -, ma a un dispositivo elettronico e ai social media, i quali offrono un sollievo temporaneo”. I ragazzi, ma sempre più spesso anche gli adulti, sarebbero quindi incapaci di raggiungere una vera gratificazione relazionale, perché rinchiusi nel mondo filtrato di Facebook, Instagram e WhatsApp. Uno studio dell’università ungherese Lorand Eotvos mostra come i giovani privati del telefonino diventano nervosi, manifestano segni di stress, agitandosi o toccandosi parti del corpo, e il loro battito cardiaco aumenta. Ciò dimostrerebbe l’esistenza di una forma di attaccamento al cellulare, proprio come quella che si prova verso partner, parenti o amici. Il telefonino, infatti, non è più soltanto uno strumento utilizzato per chiamare e ricevere, ma rappresenta l’insieme delle connessioni sociali di un individuo. E senza ci si sente perduti.

Una buona notizia però c’è: sul New York Times, evidenzia il giornalista Mattia Feltri, “è uscita un’inchiesta secondo cui nell’ultimo decennio gli adolescenti americani hanno progressivamente ridotto il consumo di sigarette, alcol e droghe in perfetta coincidenza con la proliferazione imperiosa di tablet e smartphone”. “Pare che i social network – scrive ancora Feltri – appaghino il desiderio di una vita propria e indipendente più di una sbronza di gruppo. Sarà comunque una dipendenza, ma certo meno inquietante”. In ogni caso tra genitori e insegnanti c’è anche chi crede che un uso virtuoso degli apparecchi elettronici, magari in classe e dopo corsi di educazione digitale, è possibile.

“Chi comprerà l’iPhone non potrà più farne a meno”, annunciavano i guru dell’hitech al debutto, nel 2007, del primo smartphone targato Apple. Da quel successo è nata l’economia delle app, cavalcata da colossi come Facebook e Twitter, progetti rivoluzionari come Airbnb e Uber, che hanno stravolto il modo di viaggiare e comunicare. Fino a diventare parte essenziale delle nostre vite. E per molti un problema. Secondo i dati del “Digital in 2017 Global Overview”, il report che ogni anno fotografa la Rete nel mondo, il tempo trascorso dagli italiani sui social media è di circa due ore al giorno e il Paese si conferma tra quelli con la più alta penetrazione di telefonini rispetto alla popolazione mondiale, con un tasso dell’85%. Charles Chu, giornalista di Quartz, ha calcolato che nel tempo che spendiamo sui social network in un anno potremmo leggere ben 200 libri. Ma non è tutto. Una ricerca pubblicata sulla rivista Archives of Sexual Behavior, che ha monitorato l’attività degli statunitensi sotto le lenzuola tra il 1989 e il 2014, ha registrato un calo vertiginoso dei rapporti sessuali tra le giovani coppie, dove anche il piacere è sempre più virtuale. “Il sesso è bello – scrive Federico Taddia su La Stampa – ma può aspettare. Prima c’è Facebook, un Pokemon da acchiappare o Instagram da aggiornare”. Un consiglio per i ragazzi? Spegnere ogni tanto i telefonini come hanno fatto gli studenti di Goito e guardarsi negli occhi, parlarsi, toccarsi, ascoltare.

 
formats

Abuso di alcol: la salute vale più di un drink

 

(Articolo tratto dal sito http://toscananews24.it/?p=51303 del 15 maggio 2017)

 

Firenze. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute, in Italia i “grandi bevitori” sono circa 3,7 milioni, in crescita rispetto al passato, con un netto incremento tra i giovanissimi. In aumento anche coloro che bevono fuori pasto e i cosiddetti “binge drinkers”, coloro che bevono in maniera smodata per raggiungere rapidamente lo stato di ubriachezza. Top Doctors fa luce sui gravi rischi per la salute con l’obiettivo di prevenire e informare gli utenti, per contrastare il fenomeno del consumo di alcol, in particolare tra i giovani.

Uno dei fenomeni che preoccupa maggiormente il ministero è quello dei bevitori fuori dai pasti: dal 25,8% nel 2013, al 26,9% nel 2014, al 27,9% nel 2015. Un trend in costante crescita che è fondamentale arginare. Basti pensare che nel 2015, il 64,5% degli italiani over 11 (ovvero 35,6 milioni di persone) ha bevuto almeno un drink alcolico, ovvero il 77,9% degli uomini e il 52% delle donne. Stabili, rispetto al 2015, i comportamenti di consumo abituale eccessivo o di binge drinking, che hanno riguardato 8 milioni e 643.000 persone (15,9% della popolazione e 25% dei consumatori).

Dati ancor più preoccupanti se si pensa che l’alcol, nel mondo, arriva a causare 3,3 milioni di morti. L’abuso di bevande alcoliche porta inoltre all’insorgenza di oltre 200 patologie, alcune delle quali molto gravi e potenzialmente mortali. In realtà l’alcol non è fattore eziologico di malattie infettive, tuttavia l’alcolismo può favorire la comparsa di malattie come tubercolosi, polmonite e Aids, oltre ad essere legato a doppio filo con numerose problematiche sociali e atti di violenza e criminalità.

Abuso e dipendenza

Secondo fonti Istat, la popolazione giovane (18-24 anni) è quella più a rischio per il binge drinking (consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione), frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17% dei ragazzi. Oltre all’abuso, la dipendenza è una grave piaga sociale.

L’individuo dipendente dall’alcol non può fare a meno di bere e non riesce a controllarne il consumo. Ciò può dipendere da un abuso continuativo di bevande alcoliche, ma anche da una predisposizione genetica o da condizioni ambientali.

La mancata assunzione di alcol da parte di una persona che ne è dipendente provoca sintomi psicologici e fisici da astinenza. Inoltre, chi soffre di dipendenza da alcol perde progressivamente la capacità di relazionarsi, lavorare ed agire, con evidenti gravi conseguenze personali, familiari e sociali.

L’impatto sulla salute

L’alcol ingerito a forti dosi altera il metabolismo, influisce sulla pressione sanguigna, influenza il ritmo del cuore e può causare forme d’intossicazione anche gravi. Danni epatici gravi come la cirrosi, malattie cardiache, nervose e certi tipi di tumori sono le principali conseguenze di un uso smodato e prolungato nel tempo di bevande alcoliche. “L’organo più danneggiato dall’abuso di alcol è il fegato, essendo il principale deputato alla sua metabolizzazione”, commenta il professor Luigi Bolondi. “Con un crescendo di effetti negativi, possono quindi insorgere: steatosi epatica o fegato grasso – importante accumulo di trigliceridi a livello epatico – condizione reversibile se l’individuo smette di bere”.

Tuttavia, se il soggetto continua ad abusare di alcol, la steatosi finisce col compromettere la funzionalità del fegato, a causa del manifestarsi di un processo infiammatorio che prende il nome di epatite alcolica. “Con il passare del tempo tale condizione può evolversi dando origine ad un processo fibrotico (cicatriziale), noto come cirrosi epatica. Tale malattia, totalmente irreversibile e progressiva, può causare, anche se non necessariamente, epatocarcinoma, cioè la comparsa di un tumore al fegato”, continua il professor Vittorio Gallo. Oltre a causare danni al fegato, al cervello e ad altri organi, bere elevate quantità di alcolici può aumentare il rischio di sviluppare diversi tumori. Infine, un consumo seppur moderato può aumentare il rischio di morte per incidenti stradali, omicidi e suicidi, infortuni più o meno gravi.

Un aiuto dagli specialisti

Gli specialisti medici hanno sviluppato conoscenze specifiche sui problemi alcol-correlati e sono in grado di fornire informazioni approfondite sul quadro clinico provocato dall’assunzione patologica di alcol. Sarà compito del medico fornire supporto per l’eventuale apporto farmacologico, decidere se siano necessarie delle cure, suggerire terapie di appoggio individuali o di gruppo, come anche indirizzare ad opportuni altri specialisti qualora siano manifesti anche danni fisici.

“Se ci si rivolge ad un medico specialista (neurologo, epatologo, angiologo) per una qualsiasi forma di malattia, che si possa anche considerare non imputabile all’alcol, è bene far sempre presente la propria situazione di bevitore. Le patologie derivanti dall’uso inadeguato di alcol sono più numerose, frequenti e diffuse all’intero organismo di quanto si possa pensare, ma intervenire in tempo può realmente fare la differenza” conclude il professor Luigi Bolondi.

 
formats

Note di regia di “Alcolista”

 

(Articolo tratto dal sito http://www.cinemaitaliano.info/news/41393/note-di-regia-di-alcolista.html del 09 maggio 2017)

 

Note di regia di "Alcolista"
L’ alcool è una sostanza stupefacente legale e sottovalutata dai giovani, ma può sortire effetti ben più devastanti di quelli causati dalle cosiddette droghe pesanti. L’abuso di alcool da parte dei minori più influenzabili è quasi un gioco, ma alla lunga può diventare un incubo. Questo film vorrebbe raccontare attraverso un impianto narrativo tipicamente thriller, la storia di un uomo che ha perso tutto e che iniziando a bere precipita ancora più in basso fino a perdere la propria integrità morale. Per il ruolo del protagonista, ho voluto scegliere un attore che abbia provato realmente sulla sua pelle la dipendenza alcolica: Bret Roberts, infatti, era alcolista. Abbiamo lavorato insieme al personaggio inserendo nel film delle scene e dei dettagli tratti da situazioni reali vissute da un vero alcolista. Daniel affronta sostanzialmente due drammi: il primo è la perdita della moglie e della figlia in un incidente stradale, il secondo è la patologia determinata dall’alcolismo che lo sta divorando lentamente. Il meccanismo che lo porta a bere, è un classico da manuale medico: cercare di anestetizzare la sua sofferenza. Mi sembra interessante soffermarsi su quello che è lo stato psicologico della persona alcolizzata (con l’uso di allucinazioni e delirio) ma anche sullo stato fisico e i danni che provoca verso se stesso e verso gli altri (sia attraverso la decadenza fisica che rispetto ai reati che può provocare chi vive in uno stato mentale privo di lucidità). Il film manifesta una condanna netta nei confronti dell’abuso etilico mostrandone tutti i lati negativi, tuttavia l’alcool non è visto come unico responsabile; il film vuole suggerire una riflessione in merito a chi affronta la vita attraverso una chiave di interpretazione prettamente nichilista e pessimista.

Dal punto di vista registico, mantengo come importante modello di riferimento lo stile del cinema thriller americano, dove ho trovato diversi film che ritengo un esempio per la costruzione di un climax tensivo. In merito alla rappresentazione visiva dello stato emotivo del protagonista e in particolare della sua afflizione allucinatoria intendo creare situazioni apprensive contaminate da un registro horror. Uno stile di ripresa classico con movimenti di macchina fluidi e stabili. Importante anche la cura del dettaglio e della fotografia, soprattutto negli interni, immagini in grado di creare una perfetta fusione tra l’habitat del protagonista e il suo mondo interiore.

Uno dei miei principali obbiettivi nella realizzazione di questo film è far vivere allo spettatore un senso di inquietudine e di sfasamento, tipico di chi non è in pace con se stesso e cerca disperatamente una soluzione alle proprie sofferenze.

Lucas Pavett