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Figli degli alcolisti

Quando si tratta l’argomento alcolismo l’attenzione viene posta quasi esclusivamente sul soggetto colpito e sul comportamento compulsivo dello stesso. Questo, tuttavia, non basta, perché come evidenziano molte ricerche psicologiche, l’alcolismo è una vera e propria patologia che affligge tutta la famiglia.

 Tutti i familiari ne sono coinvolti. Si creano delle dinamiche disfunzionali e conseguenze più o meno gravi. Specialmente riguardo ai figli di alcol-dipendenti, che vivono pienamente la situazione a dir poco difficile. L’alcolismo, difatti, è una malattia che coinvolge tutti i membri familiari.

Svariati studi in merito, si sono concentrati sulle conseguenze a breve e a lungo termine dei figli di alcolisti.

Dunque, bambini possono interagire col disagio sviluppando diversi disturbi come quelli legati al sonno, ansia e sintomi depressivi, disturbi del comportamento e difficoltà a livello scolastico come non riuscire a concentrarsi. C’è da sottolineare, inoltre, che i bambini di genitori alcolisti sono chiamati a ricoprire ruoli diversi dal semplice “essere figlio” dovendo non poter vivere come i loro coetanei. E, proprio per questo, costretti ad assumere responsabilità eccessive ed inadeguate alla loro età.

 
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Ministero della Salute:consumo di alcol tra giovani fenomeno preoccupante

Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante. I comportamenti di consumo diffusi tra i giovani richiedono una particolare attenzione e adeguati interventi, per la possibilità di gravi implicazioni di ambito non solo sanitario ma anche psico-sociale, data la facilità di associazione con altri comportamenti a rischio, assenze scolastiche, riduzione delle prestazioni scolastiche, aggressività e violenza, oltre alle possibili influenze negative sulle abilità sociali e sullo sviluppo cognitivo ed emotivo. Il binge drinking, modalità di consumo alcolico che comporta l’assunzione in un’unica occasione e in un ristretto arco di tempo di quantità di alcol molto elevate, è diffuso maggiormente tra i giovani di 18-24 anni; oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono per raggiungere i valori minimi nell’età anziana. La percentuale di binge drinker di sesso maschile è statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione degli adolescenti, (11-15 anni), ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto della maggiore età. Tra le bevande preferite dai giovani troviamo la birra soprattutto tra i ragazzi, seguita da aperitivi alcolici (alcolpops) mentre tre le ragazze gli aperitivi alcolici (alcolpops) sono al primo posto seguiti dalla birra. In Italia con la Legge 8 novembre 2012 n.189 vige il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, da ciò si deduce che i giovani di età inferiore ai 18 anni che consumano anche una sola bevanda alcolica durante l’anno presentano un comportamento a rischio nel consumo di alcol.
 
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INAUGURAZIONE

Il Direttivo ACAT Castelscaligero Villafranca

 

E’ lieto di comunicare che, a partire dal 13 ottobre 2017, sarà attivo un nuovo Club, il 761 “BUCANEVE” a Isola della Scala (Vr), condotto dalla Servitrice Insegnante Grazia Nicosia.

La sede del Club è ubicata presso Palazzo Rebotti, in Via Rimembranza, Isola della Scala (Vr).

Con l’occasione si terrà, presso la Sala Civica, dalle ore 20,30, l’Interclub territoriale. Il tema è: “RICONOSCENZA: La capacità di saper cogliere ciò che ci viene donato”, con testimonianze e consegna Attestati.

La serata terminerà con un buffet per tutti i partecipanti, offerto da Acat Villafranca Castelscaligero.

 
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Un effetto sottovalutato del binge-drinking

 

Tra gli adolescenti il binge-drinking sta avendo un impatto enorme in termini di obesità. Un team di ricercatori canadesi ha pubblicato una nuova relazione che suggerisce che il consumo di alcol ha un impatto molto maggiore sui tassi di sovrappeso giovanile di quanto si pensasse. Gli esperti hanno scoperto che quasi il 39% degli studenti delle scuole superiori ha riferito di avere ingerito cinque bevande o più in una sola seduta – almeno una volta al mese, e l’11% ha riferito di avere praticato il binge drinking almeno una volta alla settimana. Con una netta preponderanza maschile. Paragonando le abitudini alimentari degli studenti con le informazioni nutrizionali e caloriche dei più popolari tipi di bevande alcoliche, i ricercatori sono stati in grado di fare stime sui chili che un ragazzo potrebbe prendere in un anno. Lo studio è uno dei primi ad esaminare l’obesità giovanile attraverso l’obiettivo del consumo di alcol.

Un effetto sottovalutato del binge-drinking

(Articolo di Beatrice Credi tratto dal sito http://www.west-info.eu/it/un-effetto-sottovalutato-del-binge-drinking/ del 31 luglio 2017)

 
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Schiavitù dall’alcol: un libro racconta le vittorie e i pericoli

 

(Articolo di L.FEBB. tratto dal sito http://www.bresciaoggi.it/territori/valcamonica/schiavit%C3%B9-dall-alcol-un-libro-raccontale-vittorie-e-i-pericoli-1.5851828 del 23 luglio 2017)

L’idea era quella di raccontare la quotidianità di una comunità di recupero, in questo caso la «Casa di Enzino» fondata vent’anni fa a Sonico, utilizzando gli scritti degli ospiti che grazie all’aiuto degli educatori sono riusciti a tornare a una vita normale. È stata concretizzata da Fortunato Pogna, braccio destro di don Antonio Mazzi, e alcuni suoi collaboratori, tra gli altri Simone Pecorari, dando alle stampe il volume intitolato «Ci sono storie…e storie»: quasi duecento pagine di racconti, arricchite dai disegni dell’artista Sergio Rota Sperti. (continua…)

 
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Giovani e alcol: l’83% ne fa un uso sconsiderato

(Articolo di Massimo Canorro tratto dal sito https://www.paginemediche.it/news-ed-eventi/giovani-e-alcol-l-83-ne-fa-un-uso-sconsiderato del 21 luglio 2017)

La grande abbuffata. Di alcol. Non stiamo parlando, infatti, del film diretto da Marco Ferreri nel 1973, bensì della cosiddetta “abbuffata alcolica” che sempre più giovani continuano a praticare, incuranti delle terribili conseguenze. Sono sempre più frequenti, in questo senso, i campanelli di allarme. E sul rapporto (deleterio) di molti giovani con l’alcol si è espressa anche una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Patologiche dell’Azienda Usl di Bologna, dal quale emerge che su 390 ragazzi e ragazze felsinei tra i 18 e i 29 anni, suddivisi tra studenti, lavoratori e in cerca di occupazione, l’83% fa un uso estremo di alcol, concentrato in un’occasione. (continua…)

 
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Alcolici e comparsa di tumori: l’ultimo rapporto europeo parla di rischi alti e sottovalutati

 

(Articolo di Fabio di Todaro tratto dal sito http://www.lastampa.it/2017/07/20/scienza/benessere/alcolici-e-comparsa-di-tumori-lultimo-rapporto-europeo-parla-di-rischi-alti-e-sottovalutati-8jIMSyHFs7F8nMcb1esJ6I/pagina.html del 20 luglio 2017)

 

Viviamo nel continente che consuma il maggior quantitativo di bevande alcoliche: con più di un quinto della popolazione di età superiore ai 15 anni che ingolla quattro bicchieri al giorno almeno una volta a settimana e un utilizzo annuo pro-capite che raggiunge la quota di nove litri. Di conseguenza, senza un’inversione di rotta, dovremo prepararci a un aumento dei tumori dell’apparato digerente: al colon-retto (nei consumatori moderati), a cui si aggiungono quelli all’esofago, allo stomaco, al fegato e al pancreas (nei forti bevitori).

Gli effetti cancerogeni dell’alcol sono ancora troppo sottovalutati  

Se pochi giorni fa i riflettori erano stati accesi sul rischio di ammalarsi di tumore al seno, l’ultimo spunto che giunge dalla comunità scientifica riporta l’attenzione sui tumori dell’apparato digerente. Messe assieme, queste neoplasie provocano ogni anno tre milioni di decessi nel mondo: più di un terzo conteggiato per cause oncologiche.

 I gastroenterologi europei, nelle 32 pagine del dossier, non hanno usato giri di parole: il problema è endemico e parlare dell’alcol come di un cancerogeno deve diventare una priorità per le istituzioni, dal momento che nove cittadini europei su dieci ignorano il rischio oncologico correlato al consumo di birra, vino e superalcolici. Uno stupore che può essere ricondotto alla scarsa cultura che porta a sottovalutare gli effetti dell’alcol sul nostro organismo, così come fino a mezzo secolo fa avveniva con il fumo di sigaretta.

Eppure il Codice europeo contro il Cancro, redatto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione riconosce come cancerogene certe per l’uomo. Un messaggio che però non arriva sempre a destinazione, se i consumi risultano in crescita sia lontano dai pasti (nei giovani) sia negli anziani (più abituati a bere a pranzo e a cena).

Alcol e rischio oncologico: non esistono dosi sicure

Vero è che il rischio, così come per gli altri cancerogeni, è direttamente proporzionale alla dose di esposizione: più se ne consuma, maggiori sono le probabilità di ammalarsi. Ma per i consumatori occasionali occorre comunque precisare che «non esistono livelli di consumo sicuri correlati al rischio oncologico». Tutte le bevande hanno lo stesso effetto, anche se gli esperti non escludono che un piccolo aumento del rischio possa essere ricondotto al consumo di vino di scarsa qualità, «che potrebbe contenere al suo interno altre sostanze dannose». Un messaggio che cozza con quello diffuso spesso con troppa superficialità, secondo cui un bicchiere di vino al giorno farebbe bene alla salute. L’abbinamento con il fumo, piuttosto frequente, come riportato in una ricerca pubblicata nel 2015 sul «Journal of Neurochemistry», non migliora la situazione: anzi.

Serve un impegno deciso da parte dell’Unione Europea 

Per affrontare la questione, endemica, l’Unione Europea dovrebbe prendere di petto il tema dell’uso dannoso dell’alcol: questo l’appello lanciato dai gastroenterologi europei, che invocano una risposta integrata che contempli l’aumento della tassazione sulle bevande alcoliche, una maggiore regolamentazione delle politiche di marketing (con un’etichettatura più chiara e responsabile) e il miglioramento nell’accesso ai servizi di alcologia (per intercettare prima i consumatori a rischio). Nel dossier viene preso a modello l’esempio della Francia, che negli ultimi anni ha vietato i consumi di bevande alcoliche sui luoghi di lavoro: contribuendo al calo già registrato, sia sul piano quantitativo sia dell’incidenza di malattie oncologiche dell’apparato digerente.

 
 
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Alcol provoca 7 tipi di tumore secondo uno studio neozelandese

 

(Articolo di Claudio Schirru tratto dal sito http://www.greenstyle.it/alcol-provoca-7-tipi-di-tumore-secondo-uno-studio-neozelandese-200882.html)

 

Bere alcol tutti i giorni può provocare sette diversi tipi di tumori. L’allerta è stata lanciata dai ricercatori neozelandesi del Department of Preventive and Social Medicine presso la Otago Medical School, secondo i quali anche un consumo giornaliero moderato (come un bicchiere di vino) può causare effetti nocivi in tal senso.

L’alcol aumenterebbe il rischio secondo i ricercatori neozelandesi di manifestare tumori localizzati in zone quali bocca e gola, esofago, laringe, fegato, intestino, seno e colon. A capo della ricerca la Prof.ssa Jennie Connor, che ha dichiarato:

C’è una forte evidenza del fatto che l’alcol causi tumori in sette siti e probabilmente anche in altri.

La conferma di specifici meccanismi biologici attraverso i quali l’alcol incrementa l’incidenza di ciascun tipo di tumore non è richiesta per inferire che l’alcol sia la causa.

Non vi sarebbe, stando alle conclusioni tratte dalla ricercatrice neozelandese, una soglia di consumo regolare che si possa definire priva di rischi. Anche a fronte dei benefici che possono essere ottenuti, sottolineati da precedenti studi, il rischio tumorale sarebbe troppo alto per non tenerne conto.

A questo proposito gli esperti della Otago Medical School riferiscono che il consumo di due unità di alcol al giornoincrementi il rischio di tumore al seno nelle donne di circa il 50%. I morti per patologie tumorali connesse all’assunzione di alcolici sarebbero intorno ai 500 mila, a partire dal 2012, il 5,8% del totale di decessi per questo tipo di malattie.

 
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Bere alcol accelera l’invecchiamento delle cellule secondo studio USA

 

(Articolo di Gianluca Rini tratto dal sito http://www.greenstyle.it/bere-alcol-accelera-invecchiamento-delle-cellule-secondo-studio-usa-228355.html del 27 giugno 2017)

 

Bere troppo alcol rende le cellule più vecchie. Una ricerca condivisa alla riunione scientifica annuale della Società di Ricerca sull’Alcolismo di Denver ha mostrato che le persone che bevono molto sono più a rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, diabete e tumori. In particolare si è visto che l’alcol influisce sulla lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alla fine dei cromosomi.

I telomeri sono i marcatori dell’invecchiamento e della salutegenerale. Ogni volta che una cellula si replica viene perso un piccolo pezzo di telomero. Quindi queste piccole parti di DNA si accorciano con l’età. Ma alcuni gruppi di telomeri possono diventare più corti per motivi differenti dall’invecchiamento.

Narushisa Yamaky, membro della Clinica di Medicina Universitaria di Kobe, ha spiegato che lo studio dimostra una correlazione tra una lunghezza ridotta dei telomeri e il consumo di alcol.

Gli autori dello studio hanno reclutato 255 partecipanti tra i 41 e gli 85 anni e hanno raccolto numerose informazioni. Alcune persone avevano l’abitudine di bere alcol, altre non ne consumavano. Analizzando i dati e dei campioni di DNA i ricercatori sono giunti alle conclusioni.

Sono state trovate anche delle associazioni tra l’accorciamento dei telomeri e la carenza di tiamina, la vitamina B1. Questa vitamina è implicata principalmente nel processo di respirazione cellulare. Una quantità ridotta di tiamina può causare danni ai neuroni.

Anche se è poco chiaro come agisca nel causare alterazioni neurali, è evidente che lo stress ossidativo determinato dall’alcol possa provocare l’accorciamento dei telomeri e quindi possa causare anche la morte dei neuroni.