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Bullismo, effetti sulla salute a lungo termine: depressione, abuso di alcol e stupefacenti

 

(Articolo tratto dal sito http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/2017/05/09/bullismo-gli-effetti-sulla-salute-a-lungo-termine-depressione-abuso-di-alcol-e-stupefacenti/ del 09 maggio 2017)

 

ROMA - Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l’immediato, si ripercuotono nel tempo. I bimbi che lo subiscono fin dalle scuole elementari hanno molte probabilità di soffrire di depressione, nonché di fumare, abusare di alcol e sostanze stupefacenti negli anni successivi all’episodio. Lo dimostra uno studio dell’Università di Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics, che ha analizzato i dati provenienti da sei nazioni statunitensi. Una ricerca condotta dal 2004 al 2011 che scandaglia la vita scolastica di 4,297 ragazzi seguiti nel corso di cinque anni.

LEGGI - Allarme bullismo, dalle aule ai social network: ne è vittima un adolescente su tre 

Grazie a un’analisi comparativa, i ricercatori hanno scoperto che le vittime “predilette” dai bulli sono ragazzi, minoranze sessuali e giovani che convivono con malattie croniche. Mentre età, obesità, razza/etnia, scarso rendimento scolastico e bassi introiti famigliari non sembrano trovarsi tra i motivi che mettono i più giovani nella condizione di essere presi di mira. Ma ancora più interessanti delle cause, sono gli effetti che l’abuso ha sulla salute dei piccoli. Non si tratta di una ripercussione soltanto immediata, che intacca la vita quotidiana, determinando una chiusura dei ragazzi in se stessi. Il bullismo presenta il proprio conto anche dopo anni.

“Chi ha subito abusi in quinta elementare ha più probabilità di mostrare sintomi di grave depressione l’anno successivo e ancora più probabilità di usare alcol, marijuana e tabacco dopo cinque anni”, ha detto Valerie Earnshaw, psicologa e autrice dello studio. “I sintomi depressivi mostrati nella ricerca aiutano a spiegare anche perché il bullismo è associato all’utilizzo di sostanze, suggerendo che i giovani potrebbero sfruttarle come forma di auto-medicamento per alleviare queste emozioni negative”. In particolare, in seconda superiore il 24 percento delle vittime prese in considerazione nella ricerca ha fatto uso di alcol, il 15,2 percento di marijuana, e l’11,7 percento di tabacco.

Il commento. ”È vero: il tasso di depressione è altissimo tra adolescenti o giovani adulti che hanno subito forme di bullismo”, spiega a Repubblica Maura Manca, psicoterapeuta. “Questo perché, soprattutto nel caso di vittime sistematiche, i ragazzi si identificano nel ruolo di bullizzati. E costruiscono le loro relazioni sulla base della paura, dell’insicurezza e della mancanza di espressione. Una volta adulti, la repressione porta alla depressione, a disturbi del sonno, e nei casi più gravi si arriva anche all’autolesionismo. Mentre l’abuso di sostanze, per quel che riguarda la mia esperienza, è meno frequente”.

Come si possono evitare questi effetti a lungo raggio? “Interventi tempestivi”, ribatte Manca. “Bisogna riconoscere subito i segnali d’isolamento, ricostruire intorno al giovane una rete di relazioni che lo sostenga, capire a che livello è arrivato il problema. E prevedere, se necessario, il supporto di uno specialista”.

 
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Alcolisti under 30, figli degli “shottini”

 

(Articolo di Cristina Privitera tratto dal sito http://www.lanazione.it/commento/giovani-1.3075122 del 30 aprile 2017)

 

Bevono tanto, troppo i ragazzini. La cronaca racconta ogni settimana di adolescenti, maschi e femmine, che finiscono in coma etilico e delle conseguenti chiusure dei locali che danno cocktail e ‘shottini’ a go-go senza chiedere la carta d’identità. E i numeri sono in crescita, allarmanti. Non solo per le percentuali che parlano del fenomeno dilagante delle grandi ubriacature una volta a settimana – dai 16 anni dicono le statistiche lo fa il 43,4% dei ragazzi, sopra i 18 anni anni si arriva al 62,5 – ma anche perché è ormai un dato acclarato che l’alcol in dosi massicce fa malissimo soprattutto ai giovanissimi, a chi ha meno di 21 anni.

Chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio assai maggiore di diventare alcolista rispetto a chi comincia dopo i 21. Non sarà allora un caso se chi si rivolge ai centri di trattamento per dipendenza da alcol nella Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) è sempre più giovane: il 10,7% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni. E’ l’altra faccia, quella oscura dell’allegra movida dei giovanissimi: l’alcolismo precoce.

 
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Evento di Sensibilizzazione

 AcatCastelscaligero – Villafranca 09 aprile 2017

presso “Istituto Carlo Anti” Via Magenta 7 - Villafranca -Vr

Alcol… piacere di conoscerti

“Dall’illusione del piacere del bere all’incubo dei disagi alcolcorrelati”

 

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In occasione del mese della prevenzione sull’abuso dell’alcol, abbiamo organizzato il 4° evento “Alcol… piacere di conoscerti”  per comunicare e informare i giovani e meno giovani dei danni causati da questa dipendenza.

Certi di una buona affluenza di persone sensibili a questo problema, vi aspettiamo DOMENICA 09 aprile 2017. Grazie a tutti.

Acat  Villafranca “Castelscaligero”

 
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Scuola Territoriale 2° Modulo

 

Acat Villafranca Castel Scaligero

organizza

 

I giorni 17 marzo, 24 marzo e 31 marzo 2017, presso la Sede ACAT, in Via Fantoni 1 – Villafranca (Vr), alle ore 20,45, si svolgerà la “Scuola Territoriale di 2° Modulo”.

Il tema della SAT 2° Modulo sarà:

LA MOTIVAZIONE

 

 

La Scuola si svolgerà nelle seguenti date:

  • 17 marzo 2017 – Club Villafranca 503 e Villafranca 451
  • 24 marzo 2017 – Club Valeggio, Vigasio e Dossobuono
  • 31 marzo 2017 – Club Lugagnano e Sommacampagna

 

Relatore delle serate: Dott. Roberto Dalla Chiara

 

Al termine della serata del 31 marzo, il direttivo Acat Castelscaligero offrirà un piccolo buffet a tutti i partecipanti dei corsi.

 
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Adolescenti e dipendenze, una tecnica per identificare i giovani a rischio

 

(Articolo di Marta Musso tratto dal sito https://www.galileonet.it/2017/02/adolescenti-dipendenze-tecnica-identificare-giovani-rischio/ del 06 febbraio 2017)

 

Secondo uno studio americano la risonanza magnetica funzionale sarebbe in grado di identificare le aree cerebrali più vulnerabili negli adolescenti, prevedendo il loro rischio di sviluppare disturbi legati all’abuso di sostanze.

La tecnica di neuroimaging a risonanza magnetica (Mri) si è dimostrata essere uno strumento promettente per prevedere la vulnerabilità degli adolescenti riguardo l’abuso di sostanze. È quanto riporta l’ultima analisi di un gruppo di ricercatori della Oregon State University, che spiega come questa tecnologia possa aiutare a identificare i giovani con maggiore rischio di sviluppare disturbi legati all’abuso di alcol e droga e consentire, così, lo sviluppo di nuovi metodi di prevenzione. Un esempio, raccontano i ricercatori sulle pagine di Current Opinion in Behavioral Sciences, potrebbe essere quello di includere esercizi neuropsicologici che possono potenziare le reti cognitive più vulnerabili nel cervello degli adolescenti.

Oggi, l’abuso di droga e alcol tra i minorenni è sempre più riconosciuto come un problema sociale e di salute pubblica, che porta con sé conseguenze a lungo termine, come un minor rendimento scolastico, deficit neurocognitivi e problemi psicosociali.

Secondo l’analisi, i giovani che iniziano a bere prima dei 15 anni hanno un tasso di dipendenza da alcol 4 alle 6 volte maggiore rispetto a coloro che non bevono fino ai 21 anni. “Siamo riusciti finalmente a stabilire le alterazioni strutturali e neurali nel cervello dovute all’abuso di droga e alcol”, spiega il co-autore dello studio Anita Cservenka.

“Sta diventando chiaro che alcune di queste alterazioni possono esistere prima dell’abuso di qualsiasi sostanza e spesso si trovano nei giovani che hanno una storia familiare con disturbi da alcol e droghe.

uesto fattore di rischio può giocare un ruolo importante nel futuro dei giovani, insieme ad altri fattori di rischio, come l’influenza dei coetanei, la personalità e le interazioni psicosociali”.

La storia familiare è un forte predittore dell’abuso di sostanze, spiega Cservenka, in quanto aumenta il rischio di sviluppare disturbi legati all’alcol negli adolescenti dalle tre alle cinque volte. I risultati dell’analisi, infatti, evidenziano una significativa sovrapposizione delle scansioni cerebrali tra quelli con una storia familiare con disturbi legati all’alcol e ad altre sostanze e i giovani che iniziano ad abusarne durante l’adolescenza.

L’analisi, inoltre, mostra che nei giovani con una storia familiare di alcool e di sostanze presentano un volume più piccolo delle aree del sistema limbico, come l’ippocampo (che supportano funzioni psichiche come emotività e memoria a breve termine) e un’associazione positiva tra il fattore di rischio familiare e il volume del nucleus accumbens, ovvero il sistema di neuroni coinvolto in numerosi meccanismi, tra cui il rinforzo e la dipendenza.

Altri fattori di rischio per l’abuso di sostanze nei giovani che sono state identificate sono: basse prestazioni negli esercizi di funzionamento esecutivo, come la memoria di lavoro e l’inibizione, minori volumi nelle regioni di controllo cognitivo e di ricompensa. Un altro fattore, aggiungono i ricercatori, potrebbe essere i sistemi di emozione e di ricompensa che si sviluppano prima di quelli di controllo cognitivo, lasciando quindi i giovani più vulnerabili a comportamenti a rischio.

“Stiamo solo iniziando a comprendere i fattori di rischio per l’abuso di sostanze e le conseguenze del consumo di sostanze adolescenti con questi studi a lungo termine”, spiega la ricercatrice. “Queste informazioni dovrebbero aiutarci a individuare quali giovani potrebbero essere più a rischio e quali aree del cervello sono più vulnerabili, in modo indirizzare con più precisione la ricerca e lavorare meglio per prevenire questi problemi. Se la risonanza magnetica ha evidenziato una debolezza nella memoria a breve termine, per esempio, giochi per computer potrebbero contribuire a rafforzare l’area del cervello competente. Infine – conclude Cservenka – approcci simili potrebbero essere utilizzati anche per aiutare ad affrontare problemi come lo stress e la depressione”.

 
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Sindrome alcolica fetale: ogni anno 119.000 bambini al mondo nascono con questa patologia

 

(Articolo tratto dal sito https://picchionews.it/curiosita/sindrome-alcolica-fetale-ogni-anno-119-000-bambini-al-mondo-nascono-con-questa-patologia del 13 gennaio 2017)

 

 

Sindrome alcolica fetale: ogni anno 119.000 bambini al mondo nascono con questa patologia

Uno studio del centro di dipendenza e salute mentale del Canada offre le prime stime a livello mondiale del numero di donne che bevono alcol durante la gravidanza: ben il 10 % e dimostra come ogni anno circa 119.000 bambini nascano con la sindrome da alcolismo fetale in conseguenza di questo consumo, secondo i dati pubblicati su ‘The Lancet Global Health’. La ricerca dimostra anche ampie variazioni tra regioni e paesi, poiché in alcuni stati si stima che vi siano punte nelle quali più del 45 % beve alcol durante la gravidanza. In altri, come il Canada, dove ci sono indicazioni cliniche a favore dell’astinenza durante la gravidanza, si ritiene che, nonostante tutto, ben il 10 % continua a bere in gravidanza. Le conseguenze più gravi di questo consumo è quasi che 15 persone ogni 10.000 nel mondo soffrono un disordine da alcool fetale, che è caratterizzato da problemi mentali, comportamentali e di apprendimento ed anche disabilità fisiche. La stima è stata effettuata sulla base di giudizi approfonditi della letteratura medica e dell’analisi statistica e cercano di aiutare paesi ad approntare iniziative e politiche di sanità pubblica, quali i sistemi di monitoraggio e migliori programmi educativi sui rischi del bere alcol durante la gravidanza.

I cinque paesi con maggior consumo di alcol durante la gravidanza si collocano in Europa e sono la Danimarca, Bielorussia, Russia, Regno Unito e Irlanda. E l’Europa era anche la “regione” che aveva una maggiore prevalenza, del 2.6 % più alta della media mondiale. I livelli più bassi di alcol durante la gravidanza e di sindrome alcolica fetale, d’altra parte, sono stati trovati nelle regioni del Mediterraneo orientale e nel sud-est asiatico, dal momento che in generale sono regioni con consumo inferiore. Non tutte le donne che bevono durante la gravidanza avranno un bambino con questo disturbo, si stima che riguardi solo i neonati di 1 su 67 madri bevitrici, ha sostenuto Svetlana Popova, autrice principale di questo lavoro. Tuttavia, la ricercatrice ammette che questa statistica è molto riduttiva e non comprende altri tipi di disturbi che possono anche essere collegati al consumo di alcol. Infatti, anche se è ben stabilito che l’alcol può danneggiare qualsiasi organo o sistema del feto durante il suo sviluppo, in particolare il cervello, ancora non si sa esattamente che cosa renda un feto più suscettibile, in termini di quantità o di frequenza del consumo durante la gravidanza, così l’influenza di altri fattori come la genetica, lo stress, il fumo e la nutrizione. Di conseguenza, Popova insiste che “molto probabilmente è comunque meglio astenersi completamente dal consumo di alcol durante la gravidanza”.

 
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Drunkorexia: un preoccupante fenomeno che sta spopolando tra i giovani

 

(Articolo di Paola Ferrario tratto dal sito http://www.gingergeneration.it/n/drunkorexia-240273-n.htm del 10 Gennaio 2017)

 

Prima un aperitivo. Poi un calice di vino: magari bianco, poi via con i superalcolici: il primo cocktail, uno «shottino», il secondo cocktail. Per chiudere a fine serata con un amaro. È la drunkorexia, un comportamento alimentare disordinato che include un elevato apporto di alcool (il termine è americano e coniuga la parola drunk che significa ubriaco con orexia che significa appetito).

Se infatti bere alcool durante il periodo studentesco è un fenomeno piuttosto comune, diverso e ben più grave è questa nuova forma di malattia: una combinazione di abuso di alcool più comportamenti associati ai disturbi alimentari, tra cui il consumo limitato di cibo, abbuffate e vomito, abuso di lassativi ed eccesso di esercizio fisico.

Drunkorexia: un preoccupante fenomeno che sta crescendo tra i giovani. Abbina disordini alimentari come rifiuto di cibocon l'abuso di alcool.

“Le studentesse universitarie sembrano adottare questi comportamenti per aumentare paradossalmente gli effetti dell’alcool ma, allo stesso tempo, per ridurre le calorie introdotte con il cibo inducendosi il vomito, aumentando l’esercizio fisico, o rifiutando del tutto il cibo” ha spiegato a Science Daily, Dipali V. Rinker, psicologa e ricercatrice presso l’Università di Houston.

Questo fenomeno preoccupa molto perché include disturbi alimentari e disturbi legati all’alcool. Dati preoccupanti, se si considera l’impatto negativo che ha l’alcol sulla salute: soprattutto se assunto in dosi massicce. Ecco spiegato il non raro abbinamento tra la drunkorexia e alcuni disturbi del comportamento alimentare: in primis l’anoressia e la bulimia nervosa.

Sì, perché, sembrerà strano, ma i giovani che trangugiano alcol in quantità spropositate sono spesso dei cultori della forma fisica, si allenano con estrema regolarità e mangiano con parsimonia.

Ma di fronte all’alcol, perdono qualsiasi forma di controllo. Quindi, attenzione. Gli effetti dell’alcool a stomaco vuoto sono pesantissimi, possono portare ulcere e tumori. Idem, non nutrirsi adeguatamente: carenze di vitamine, proteine e sali minerali, intaccano il sistema osseo, muscolare e nervoso.

 
 
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Festival Non c’è differenza, terza ricca edizione

 

Testo proveniente dalla pagina: Festival Non c’è differenza, terza ricca edizione http://www.dismappa.it/festival-non-ce-differenza-terza-ricca-edizione/

 

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Teatro Laboratorio di Verona 1-5 dicembre 2016

FESTIVAL NON C’È DIFFERENZA terza edizione

Al via dall’1 al 5 dicembre la terza edizione del Festival “Non c’è differenza” ideato da Isabella Caserta e organizzato dal Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio con l’obiettivo di porre l’attenzione sull’altro da sé in occasione del 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità. Giorni “vivi” in cui chi opera nel settore e chi invece non lo conosce possa avere modo di interscambiare informazioni ed esperienze anche con operatori specializzati. In collaborazione con Dismappa, che dal 2012 si occupa di promuovere la cultura dell’accessibilità a Verona, e inaugurato l’innovativa forma di ospitalità Casa Dismappa. Proprio a Casa Dismappa si terrà il 29 novembre l’anteprima Festival con una video conferenza con Iacopo Melio. Dall’1 al 5 dicembre gli eventi si svolgeranno al Teatro Laboratorio all’Arsenale con un calendario ricco e variegato dove si parlerà di differenza declinandola in varie sfaccettature.

FESTIVAL NON C'È DIFFERENZA  terza edizione  Al via dall'1 al 5 dicembre la terza edizione del Festival “Non c'è differenza” ideato da Isabella Caserta e organizzato dal Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio con l'obiettivo di porre l'attenzione sull'altro da sé in occasione del 3 dicembre, Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Giorni “vivi” in cui chi opera nel settore e chi invece non lo conosce possa avere modo di interscambiare informazioni ed esperienze anche con operatori specializzati. In collaborazione con Dismappa, che dal 2012 si occupa di promuovere la cultura dell'accessibilità a Verona, e inaugurato l'innovativa forma di ospitalità Casa Dismappa. Proprio a Casa Dismappa si terrà il 29 novembre l'anteprima Festival con una video conferenza con Iacopo Melio. Dall'1 al 5 dicembre gli eventi si svolgeranno al Teatro Laboratorio all'Arsenale con un calendario ricco e variegato dove si parlerà di differenza declinandola in varie sfaccettature.

Il programma completo del Festival:

29 novembre ore 11.30 – Casa Dismappa, corso Porta Borsari 17

CONFERENZA STAMPA  Isabella Caserta presenta il Festival Non c’è differenza 2016

DISMAPPA DÀ I NUMERI Dopo 4 anni e mezzo di attività e oltre 5000 articoli sul sito dismappa.it si tireranno sinteticamente le somme sull’accessibilità a Verona

VIDEO CONFERENZA CON IACOPO MELIO Iacopo Melio lavora come freelance nel mondo del giornalismo e della comunicazione digitale. Si occupa di sensibilizzazione e promozione come attivista per i diritti umani e civili. Ha fondato la onlus Vorreiprendereiltreno, diventata un punto di riferimento nazionale per la disabilità. È appena uscito il suo libro Parigi XXI,ed. Miraggi, con prefazione di Guido Catalano “Questa è una raccolta di poesie d’amore che secondo me è un concept album. Un’unica storia d’amore spezzettata in tanti frammenti, in attimi descritti splendidamente da Jacopo” Guido Catalano. “ParigiXXI” è stato un viaggio, un’escursione, un safari mentale. La mia ancora di salvezza. Il miglior modo che potessi trovare per esorcizzare alcuni lividi” Iacopo Melio

giovedì 1 dicembre ore 18 – Teatro Laboratorio (ex arsenale)

DESIDERABILI Incontro con Adriana Belotti e Elisa AG Arfini per conoscere il progetto DesiderAbili, nato nel 2016 a Verona da un gruppo eterogeneo di persone, con l’intento di promuovere l’autoderminazione delle persone con disabilità, partendo dal diritto di accesso alla sessualità.

BOUDOIR DISABILITY Parlano di questo progetto fotografico l’autrice degli scatti Micaela Zuliani e Francesca Moscardo, una delle modelle.

IMMAGINARIO E FOTOGRAFIA SENSORIALE Visioni e cecità. La condizione della donna con disabilità sensoriale. L’importanza dei cani guida nella nostra società con Micaela Zuliani (fotografa Portrait de femme), Laura Raffaeli (Presidente Blindsight Project), Simona Zanella (cane guida Blindsight Project).

KISS RITRATTI AL BACIO Set fotografico a cura di Dismappa. Baci di coppia o baci a sorteggio per foto al bacio!

TERRENI KAPPA IN CONCERTO Presentano in anteprima assoluta il loro album di esordio Ripples in the Lagoon (Zeder Records) Luca Crispino (basso), Luca Pighi (batteria) e Roberto Zantedeschi (tromba e filicorno).

momento conviviale

venerdì 2 dicembre ore 18 – Teatro Laboratorio

UNLIMITED WORKSHOP – MOVING BEYOND INCLUSION. Lo raccontano Anna Consolati del Festival Oriente Occidente, responsabile dei Progetti Europei e delle proposte sulla danza inclusiva, Giorgia Panetto (insegnante) e alcune allieve di Diversamente in Danza che hanno partecipato al workshop: Miriam Cassini, Alessandra e Martina Zanella.

TEATRO SOCIALE E DI COMUNITÀ Lo racconta il drammaturgo e regista Mimmo Sorrentino (docente di “teatro partecipato” presso la scuola Paolo Grassi di Milano. Il suo lavoro si ispira ad un metodo proprio delle scienze sociali: “l’osservazione partecipata” (Premio Enriquez per l’impegno civile 2009; Premio ANCT – Teatri delle diversità, 2014)

momento conviviale

ore 20.45 Teatro Camploy – L’Altro Teatro – Alessandro Bergonzoni (è stato testimonial della Casa dei Risvegli Luca De Nigris) in NESSI

sabato 3 dicembre – Teatro Laboratorio tutti gli eventi della giornata con interprete LIS

ore 17.00 LA COPERTA LILLA reading del racconto M. Pezzani, voce recitante Martina Colli

ore 17.10 CULTURA SORDA – INCONTRO CON DARIO SPARAPAN Presidente ENS sezione Verona

ore 18.45 IL PIANO B reading del racconto di L. Brilli (premio «Storie di donne» 2016)

momento conviviale

ore 19.30 – film LA FAMIGLIA BÉLIER di Eric Lartigau 2014 (premio Salamandre d’or – Premio del pubblico 2014). Nella famiglia Bélier, sono tutti sordi tranne Paula, che ha 16 anni. Nella vita di tutti i giorni, Paula svolge il ruolo indispensabile di interprete dei suoi genitori, in particolare nella gestione della fattoria di famiglia. Un giorno, incoraggiata dal suo professore di musica che ha scoperto che possiede un dono per il canto, decide di prepararsi per partecipare al concorso canoro di Radio France. Una scelta di vita che per lei comporterebbe l’allontanamento dalla sua famiglia e l’inevitabile passaggio verso l’età adulta.

domenica 4 dicembre – ore 16.30 Teatro Laboratorio

DEL MONDO CHE AMO spettacolo teatrale di Giordano V. Amato con Eliana Cantone – Compagnia Mutamento Zona Castalia Viaggio intimo ed emozionante nel mondo di Niccolò, un bambino autistico e, in parallelo, l’odissea di una mamma, fatta di rabbia, sconforto, paura, senso di colpa, ma anche di perseveranza e amore incondizionato. Tra sorrisi e ironia. Da 10 a 99 anni.

lunedì 5 dicembre ore 11 – Teatro Laboratorio

DEL MONDO CHE AMO replica per le scuole Il Festival è organizzato grazie al contributo Amia, Banca Popolare di Verona, Agsm e Comune di Verona, di cui gode del patrocinio.

L’ingresso è fissato al prezzo simbolico di 1 euro eccetto spettacolo di Alessandro Bergonzoni al Teatro Camploy – L’Altro Teatro (il Teatro Laboratorio fa parte dei teatri 10 e lode. Le persone con disabilità e l’accompagnatore pagano sempre – per tutta la stagione – euro 1+1). Info 045/8031321 – 3466319280 info@teatroscientifico.com www.teatroscientifico.com Condividi

 
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Abuso di alcol, l’appello di Codacons al Ministero della Salute

 

(Articolo tratto dal sito http://www.helpconsumatori.it/secondo-piano/abuso-di-alcol-lappello-di-codacons-al-ministero-della-salute/108811 del 21 novembre 2016)

 

In Italia aumentano i consumatori occasionali di alcol ma c’è ancora troppa poca informazione sui rischi per la salute e sulla dipendenza. La denuncia parte dal Codacons che, dati alla mano, ha inviato una lettera al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per chiedere un maggiore impegno sul fronte della lotta all’abuso di alcol. Tra il 2005 e il 2016 la percentuale dei consumatori giornalieri di bevande alcoliche è scesa dal 31% al 22,1%. Fronte di questo dato che potrebbe sembrare confortante aumenta, invece, la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 38,6% al 41%) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,7% al 26,9%). Nel complesso, i comportamenti di consumo di alcol che eccedono rispetto alle raccomandazioni per non incorrere in problemi di salute (consumo abituale eccedentario e binge drinking) hanno riguardano 8 milioni e 265 mila persone (15,2% della popolazione).

Comportamenti che eccedono rispetto alle raccomandazioni si osservano più frequentemente tra i giovani di 18-24 anni (rispettivamente 22% e 8,7%) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (21,5% e 17,3%). La popolazione più a rischio per il binge drinking è infatti proprio quella delle fasce più giovani (18-24 anni): il 14,5% dei giovani (21% dei maschi e 7,6% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione.

L’associazione di consumatori propone al Ministero di provvedere a illustrare chiaramente gli effetti nocivi dell’alcol sul fegato, così come si mostra l’effetto del fumo sui polmoni. Inoltre la polizia giudiziaria dovrebbe intervenire più spesso nei locali e sono tanti che somministrano alcolici a giovanissimi.

 
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Drunkoressia

 

(Articolo tratto dal sito http://www.sicurezzalimentare.it/index.php/drunkoressia/?utm_source=Newsletter+UNC&utm_campaign=f4d526b371-Newsletter_Le_Scelte_Del_Consumatore_VIII33_280916&utm_medium=email&utm_term=0_1ef3bd3c27-f4d526b371-186256705&ct=t(Newsletter_Le_Scelte_Del_Consumatore_VIII33_280916) del 26 settembre 2016)

 

Diverse sono le malattie legate a disturbi alimentari che purtroppo colpiscono soprattutto i più giovani. Oltre a quelle più conosciute come anoressia e bulimia, ce ne sono altre di cui si parla meno, ma non per questo meno gravi: una di queste è la drunkoressia, una malattia legata ad una grave abuso di bevande alcoliche molto più grave dell’alcolismo per i suoi possibili drammatici effetti acuti. Questa “disturbo” alimentare, o meglio una vera e propria malattie,  è caratterizzata dall’assunzione  di elevate quantità di bevande alcoliche a digiuno. Risulta che alcuni, prima di iniziare a bere, provocano il vomito per vuotare interamente lo stomaco.

Un motivo per cui i “drunkoressici” bevono alcol a digiuno è che vogliono evitare di assumere altri nutrienti calorici contenuti nel cibo. In pratica l’unica fonte energetica alimentare diviene l’alcol..

Quindi paradossalmente le persone ammalate sono magari convinte di seguire un regime dietetico  che consente loro di evitare il sovrappeso e l’obesità.

Altro risultato che si ottiene bevendo a digiuno è quello di un rapido assorbimento dell’alcol anche a livello gastrico e quindi il raggiungimento quasi immediato dello stato di ubriachezza.

In pratica si provoca uno stato di intossicazione acuta da alcol con le conseguenze ben conosciute sulla perdita di coscienza ed altri disturbi neuro comportamentali.

I disturbi acuti provocati dall’ubriachezza sono reversibili. Può essere sufficiente smettere di bere per uno – due giorni (dipende dalla quantità di alcol assunto e dalla costituzione fisica di ciascun individuo), per ritornare in condizioni normali. Bisogna però passare una fase di disturbi  (spossatezza, sonnolenza, mal di testa, ecc.) alle volte anche dolorosi. Probabilmente chi abusa abitualmente di alcol non vuole avere questi disturbi e quindi continua a bere perdendo completamente lo stato cosciente.

I “drunkoressici” oltre che avere dei problemi fisici personali,  sono anche u

n grave problema sociale. Queste persone possono venirsi a trovare in breve tempo nelle condizioni di incapacità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Hanno poi bisogno di assistenza che spesso i familiari non possono fornire. Infine, venendosi trovare in uno stato di incoscienza, possono divenire pericolosi per sé e per chi sta a loro vicino.

Gli effetti a lungo termine di una assunzione eccessiva di alcol sono devastanti e molti studi hanno dimostrato che l’alcol è una sostanza cancerogena.

Purtroppo le persone ammalate di “drunkoressia” (ma anche quelle affette da alcolismo) cercano di nascondersi e di non fare conoscere la loro malattia che spesso, in particolare quelli meno gravi, è conosciuta soltanto in ambito familiare.

Bisogna invece portare a conoscenza dei cittadini che esistono strutture dedicate alla cura delle malattie causate dall’abuso di alcol disseminate in tutto il Paese(Centri alcolisti anonimi, AUSL, ospedali,CUFRAD, ecc.) i cui indirizzi si possono trovare navigando in internet.

Il ricorso a Centri specializzati può evitare di venirsi a trovare in condizioni di irreparabilità e consentire di ritornare ad una vita normale.

Ovviamente la famiglia e gli amici possono fare molto tenendo sotto controllo le persone a rischio “alcol” (soprattutto i giovani) e se si accorgono della esistenza del problema, non sottovalutarlo, ma intervenire con la dovuta cautela e delicatezza ricorrendo, se necessario, anche all’aiuto delle strutture sanitarie preposte.