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Interclub – Valeggio S/M (Vr) 20 maggio 2016

 

 

Il giorno 20 maggio 2016, alle ore 20.30, presso l’Istituto Gaetano Toffali di Valeggio sul Mincio (Vr), si terrà l’annuale Interclub Acat organizzato dal Club Acat “Castelscaligero” di Villafranca.

 

Il tema dell’evento sarà:

 

“Superare la paura del giudizio e vivere pienamente nella Comunità”

 

Nel corso della serata saranno consegnati ai vari soci gli attestati per gli anni di astinenza.

 

A fine serata verrà offerto un buffet per tutti i partecipanti.

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L’alcol dà solo l’illusione di essere felici

 

(Articolo tratto dal sito http://news.in-dies.info/26286/ del 07 maggio 2016)

 

L’ alcol può dare momentaneamente l’illusione di rendere felici ma per periodi più lunghi, una bella sbronza non rende più soddisfatti della vita, secondo due nuovi studi, uno guidato da un esperto dell’Università di Kent, un altro guidato da un altro esperto dell’Università del Sussex.

Gli studi, fatti per una ricerca intitolata ‘Can alcohol make you happy?’, hanno trovato che le persone che avevano sviluppato problemi di alcolismo erano meno soddisfatte della vita.

Anche se si discute spesso dell’effetto dell’alcool sulla felicità durante i dibattiti politici e legislativi, la cosa è stata raramente oggetto di un serio studio accademico. Invece, i governi hanno semplicemente usato il presupposto di una certa economia, secondo cui ognuno agisce sempre razionalmente e nel suo interesse, anche quando è ubriaco o dipendente dall’alcol, hanno detto gli autori degli studi.

Gli autori dei lavoro, il dottor Ben Baumberg Geiger (della School of Social Policy, Sociology and Social Researc dell’Università del Kent) e il dottor George MacKerron (University of Sussex), hanno fatto il loro studio, uno utilizzando un’applicazione per iPhone e l’altro tramite una ricerca tradizionale.

Il primo studio ha coinvolto gli utilizzatori di iPhone, che tendono a essere giovani e ricchi, mentre il secondo ha esaminato persone di 30-42 anni di età.

I risultati di entrambi gli studi, sono apparsi su  ‘Social Science & Medicine’, e hanno indicato che, togliendo altri fattori come le malattie, che possono influenzare il benessere, non c’è alcuna connessione tra il bere e l’essere felici per un periodo di tempo. Quando l’alcool è diventato un problema, inoltre, si riducono le sensazioni di benessere.

 
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Giuseppe, grazie di tutto, r.i.p

 

 

Purtroppo una brutta notizia, poco fa ci ha lasciato il nostro caro amico e colonna portante della nostra Associazione Acat Castelscaligero, Giuseppe Muraro. Grazie da tutti noi per quello che hai fatto. Siamo vicini a Maria e famiglia in questo triste momento. Ciao Giuseppe r.i.p

 

Giuseppe Muraro e moglie

 

 

Giuseppe Muraro

 
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Alcol, l’app D-Arianna riduce rischio binge drinking tra i giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.askanews.it/regioni/lombardia/alcol-l-app-d-arianna-riduce-rischio-binge-drinking-tra-i-giovani_711797449.htm del 28 aprile 2016)

 

Sviluppata da Univ. Milano-Bicocca per prevenire le forti bevute.

 

Roma, 28 apr. (askanews) – Dal 37 al 18 per cento. Di tanto si è ridotto il rischio di binge drinking – ovvero l’assunzione di elevate quantità di alcol in brevi periodi di tempo – grazie all’uso di D-Arianna, l’applicazione per smartphone realizzata dai ricercatori del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca. L’app è stata sviluppata nell’ambito di una ricerca condotta da Giuseppe Carrà e Massimo Clerici, rispettivamente ricercatore e professore associato di psichiatria nell’ateneo milanese, insieme con Paul E. Bebbington, professore emerito della stessa disciplina dello University college di Londra. I risultati della sperimentazione dell’applicativo – scaricabile gratuitamente da Google Play e Apple Store e inserito nella National health apps library del Regno Unito – sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of adolescent health”.

Il binge drinking è definito come l’assunzione consecutiva di più di cinque bevande alcoliche per gli uomini e quattro per le donne. D-Arianna consente di stimare il relativo rischio grazie a una serie di domande sulle abitudini di consumo di alcol e sostanze stupefacenti e non solo. La ricerca ha riguardato 507 giovani tra i 18 e i 24 anni, 264 donne e 243 uomini, reclutati in prossimità di pub, discoteche e aree concertistiche dell’area metropolitana di Milano.

Dodici intervistatori, formati per dieci giorni, di età vicina a quella del campione, hanno intervistato i giovani nei luoghi più caratteristici della movida milanese, dove la concentrazione di locali notturni è particolarmente elevata. Tra le domande proposte dall’app, il rapporto con alcol, fumo e droghe a livello personale e nella propria cerchia di amici, l’età in cui si è iniziato a fare uso di alcol e altre sostanze, il successo negli studi, l’attività lavorativa svolta, il background familiare e sociale, le convinzioni riguardo agli effetti, anche sociali, prodotti dall’uso dell’alcol.

Sulla base delle risposte, combinando i pesi relativi dei fattori correlati al binge drinking, derivanti dalla meta-analisi, attraverso un’equazione di stima del rischio, si è ottenuto un unico punteggio complessivo e sono stati individuati tre livelli di rischio: basso (0-43%), moderato (43.1-82%), alto (82.1-100%). Dopo due settimane il test è stato ripetuto ed eseguendo lo stesso calcolo è emerso che il fenomeno del binge drinking tra i partecipanti si è più che dimezzato, passando appunto dal 37 al 18 per cento. “La combinazione tra il rigore metodologico della ricerca sulla prevenzione dei fattori di rischio – dicono Carrà e Clerici – con la tecnologia si è dimostrata efficace e interessante per la popolazione giovanile, che ha molta dimestichezza con gli smartphone”.

L’applicazione è stata sviluppata dalla software house Eikondata in due versioni, rispettivamente in lingua italiana (Android, iPhone) e inglese (Adroid, iPhone), ed è rivolta principalmente ai giovani coinvolti o potenzialmente coinvolti nel fenomeno del binge drinking, come ad esempio i frequentatori più assidui di discoteche e luoghi di ritrovo. La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione della comunità Monza e Brianza onlus, sostenuta dalla Fondazione Cariplo.

 
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Alcol, 1200 utenti salvati in vent’anni di comunità

 

(Articolo di Davide Nordio tratto dal sito http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/04/23/news/alcol-1200-utenti-salvati-in-vent-anni-di-comunita-1.13352905 del 23 aprile 2016)

 

Il centro residenziale del San Giacomo, unico in Veneto, combatte l’abuso La psicologa Pasinato: «Consumi in calo ma aumenta la dipendenza tra le donne».

CASTELFRANCO. Una modalità unica nel Veneto nel combattere l’abuso di alcool: compie vent’anni la comunità residenziale alcologica dell’Usl 8 con sede all’ospedale San Giacomo, gestita da una partnership composta da pubblico, privato-sociale e volontariato.

Venti posti per affrontare situazioni problematiche correlate all’alcol, quando l’auto-aiuto non è sufficiente. «Ma attenzione», spiega la direttrice della struttura gestita dalla cooperativa Sonda, Francesca Dorella, «senza escludere la famiglia, anzi coinvolgendola in questo percorso che può durare da 45 giorni fino a tre mesi, ma che in casi particolari può prorogarsi fino a un anno».

Essendo una realtà unica nel suo genere è logico che la struttura funziona a ritmo continuo, con presenze che per il 30 per cento arrivano da altre Usl. Il convegno tenutosi ieri al San Giacomo sui vent’anni della comunità (che finora ha ospitato complessivamente 1.200 persone) è stata anche l’occasione per fare il punto sul problema dell’abuso di alcol che presenta dati chiaroscuri, in riferimento solo agli adulti.

«Negli ultimi cinque anni», spiega la psicologa del Serat, Mariagrazia Pasinato, «si è assistito a una flessione dei nuovi casi, passati dai 242 del 2011 ai 204 del 2015. Il risultato è frutto in parte anche di un calo generale dei consumi che fa sì che la piramide del consumo di restringa e, conseguentemente, anche la punta rappresentata dall’abuso. I nuovi pazienti sono in genere rappresentati per la metà da persone con problemi di dipendenza vera e propria e per la metà da persone coinvolte nell’iter per il rinnovo della patente di guida».

Il dato negativo invece riguarda le donne: da un solo caso su quattro al femminile di qualche anno fa siamo arrivati a uno su due. «Un fenomeno sommerso quello dell’alcolismo femminile», continua Pasinato, «derivante spesso dalla solitudine di queste persone. Vorrei però sottolineare il prezioso lavoro svolto dai centri di auto-aiuto che ottiene risultati nel 90 per cento dei casi, senza il ricorso alla comunità residenziale e quindi con minori costi per la collettività».

Appare ormai certo che «nè il proibizionismo, nè l’invito ad un consumo moderato o consapevole hanno dimostrato di essere una soluzione per combattere l’abuso di alcol», conclude Pasinato, «serve una informazione chiara e corretta in un ambiente che continua ad essere permeato dalla cultura del bere».

 
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Azzardo e minori, la campagna “facciamo girare la voce” raggiunge 250 mila persone

 

(Articolo di Eugenio Terrani tratto dal sito http://sociale.corriere.it/azzardo-e-minori-la-campagna-facciamo-girare-la-voce-raggiunge-250-mila-persone/ del 23 aprile 2016)

 

ROMA - In Italia esiste una legge che vieta il gioco ai minori di diciotto anni. Un veto che di solito si legge in bella evidenza a fianco di slot e all’ingresso dei punti scommesse, reali o virtuali che siano. Eppure i minorenni giocano. Anche se non potrebbero. Si inseriscono così in un settore che, solo on-line, cresce del 13% e che secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano vale ben 821 milioni (solo da mobile la quota delle giocate ammonta a 155 milioni).

Un contesto difficile che la campagna di prevenzione “Facciamo girare la voce” ha cercato di arginare. In tre mesi di attività, da novembre a febbraio, la campagna ha organizzato 12 tappe coinvolgendo 15 Regioni e 24 città. Ma soprattutto, dal 2011 a oggi, è riuscita a sensibilizzare direttamente 150 mila persone. Cifra che sale a 250 mila se si considera l’attività svolta dai volontari dal Movimento italiano genitori (Moige) – promotore insieme a Lottomatica e Fit (Federazione italiana tabaccai) – nelle 129 giornate informative.

«Ogni tappa del tour – spiegano i promotori – ha toccato due città nello stesso fine settimana, con la presenza di personale specializzato che all’interno dei due centri commerciali ha distribuito materiale informativo e coinvolto i visitatori grazie alla possibilità di effettuare, attraverso computer a disposizione del pubblico, un corso di e-learning con specifiche sessioni dedicate alla legge, ai campanelli d’allarme e ai consigli pratici per i genitori».

 

 
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Alcol, sesso e dipendenze: è allarme tra le adolescenti

 

(Articolo di Paola Dall’Anese tratto dal sito http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/04/21/news/alcol-sesso-e-dipendenze-e-allarme-tra-le-adolescenti-1.13342223 del 21 aprile 2016)

 

L’indagine dell’Usl 1 evidenzia la preoccupante omologazione di comportamenti tra maschi e femmine, soprattutto per quelli che sono considerati più a rischio.

BELLUNO. Ragazze terribili. Soltanto 16 anni fa erano i maschi ad avere comportamenti trasgressivi, ad abusare di alcol, fumo e droghe, ma anche ad essere emotivamente più fragili. In questi anni il cosiddetto sesso debole ha “recuperato” il terreno perduto e raggiunto i coetanei maschi, soprattutto per quel che riguarda gli atteggiamenti negativi.

È questa la tendenza che lo Spazio Adolescenti – Giovani dell’Usl 1 – tramite il coordinatore Galvano Pizzol e Alvaro Pra Baldi – ha rilevato nel corso dell’ultima indagine svoltasi nella primavera 2015. Sono stati esaminati 677 studenti di sette scuole superiori (dalla prima alla quinta) sparsi tra Belluno, Agordino e Cadore. «I ragazzi hanno bisogno di attenzione e punti di riferimento», ha detto il direttore dei servizi sociali Gian Antonio Dei Tos. «Punti di riferimento che vanno cercati nella famiglia», ha evidenziato anche la direttrice dell’ufficio scolastico, Michela Possamai.

Lo studio, arrivato alla quinta edizione (partito nel 1999 viene fatto ogni quattro anni), ha messo a confronto gli ultimi 16 anni per avere un quadro sui cambiamenti degli adolescenti, sui loro comportamenti a rischio e sull’immagine che hanno di loro stessi.

È emerso che sono le ragazze quelle ad avere maggiori fragilità a livello psicologico, anche se continuano ad avere i migliori risultati scolastici.

Le novità. A fronte di un aumento degli adolescenti che si astengono dall’uso continuato di sostanze (58% di maschi e 66% femmine), si evidenzia un andamento parallelo e omologo tra maschi e femmine nell’immagine di sè, con un incremento delle problematicità e una correlazione tra uso di sostanze e risultati scolastici insufficienti. Vanno sparendo le diversità di genere nei comportanti a rischio, come nell’uso delle cinture di sicurezza (il 13,3% dei maschi non le usa contro il 13,1% delle donne), nel salire su un’auto guidata da qualcuno che ha bevuto (il 18,7% dei ragazzi e il 26,5% delle femmine), nel fumare sigarette (entrambi i generi accendono la prima tra i 13 e i 14 anni), nel consumo di hashish (il primo consumo inizia per i maschi dopo i 14 anni, mentre per il sesso debole si è anticipata tra i 15-16) e nell’utilizzo di ectasy (2% per entrambi i generi).

Aumentano anche i comportamenti aggressivi e lesivi tra le donne. Nel 2011, il 9,3% delle minorenni si era trovata coinvolta in uno scontro fisico, mentre nel 2015 la percentuale è salito al 16,5%; per i maschi, invece, è stato evidenziato un calo dell’aggressività, dal 33,2% al 23%. «Insomma si denota una crescita della conflittualità sociale tra i giovani», dicono Pizzol e Pra Baldi.

Le dipendenze. Restano confermate le dipendenze da alcol, fumo e droghe, con un balzo anche qui in avanti del sesso debole. «Nel 2015 c’è stata una ripresa di chi usa hashish o marijuana (il 31,1% dei maschi contro il 25,8% del 2011, il 22,2% delle ragazze, contro il 15% di quattro anni prima). Il 25% di entrambi i sessi è fumatore abituale.

Comportamenti a rischio. Un altro problema si sta facendo avanti: l’aumento di rapporti sessuali non protetti. Il 15,8% dei giovani intervistati ha risposto di non aver mai usato alcun metodo anticoncezionale. «E questo è il valore più alto in questi 16 anni (era il 12,2% nel 2007). Questi comportamenti portano alla trasmissione di malattie veneree, ma anche a gravidanze in età giovanile (il 4,5% delle ragazze). Cresce anche la promiscuità sessuale dei maschi, che passa da 6,3% nel 2011 all’11,9% nel 2015.

 
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Asso-consum contro i gestori delle Slot: parte esposto a Guardia di Finanza

 

(Articolo tratto dal sito http://www.helpconsumatori.it/servizi/fisco/asso-consum-contro-i-gestori-delle-slot-parte-esposto-a-guardia-di-finanza/104561 del 22 aprile 2016)

 

Un buco di 160 milioni di euro nelle casse dello Stato registrato per la tassa dovuta dai gestori e concessionari delle slot. L’Asso-consum, associazione per la difesa dei consumatori degli utenti e dei cittadini, ha inviato a questo proposito un esposto alla Guardia di Finanza.

Ai 13 concessionari, e ai quattromila gestori sparsi per tutta Italia spettava infatti, secondo quanto stabilito dalla Legge di Stabilità del 2015, il pagamento di una tassa che avrebbe dovuto raccogliere un ammontare di 500 milioni di euro da saldare entro ottobre dello scorso anno. Ad oggi mancano all’appello appunto 160 milioni.

L’associazione chiede, dunque, che siano avviate delle indagini che mettano in luce l’entità del danno all’Erario determinata da tale evasione e di prendere una precisa e forte posizione contro i trasgressori. “È necessario”, scrive il presidente Aldo Perrotta in una nota, “che qualcosa cambi in quanto i gestori e i concessionari evasori troveranno, presumibilmente, un accordo con Equitalia pagando solo il 20% di quanto spetta loro. Cosa che risulterebbe ingiusta alla luce del fatto che i cittadini ricevono pignoramenti e fermi amministrati per evasioni di qualche migliaia di euro. Lo Stato risulta forte con i deboli e debole con i forti”.

 
 
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Alcol, oltre 720 mila consumano quantità dannose causa di alcoldipendenza

 

(Articolo tratto dal sito http://www.fondazioneserono.org/disabilita/ultime-notizie-disabilita/alcol-oltre-720-mila-consumano-quantita-dannose-causa-alcoldipendenza/?utm_source=wysija&utm_medium=email&utm_campaign=News_disabilita_20_4_2016 del 19 aprile 2016)

 

Sono circa 8 milioni in Italia i consumatori a rischio di età superiore agli 11 anni, stimati dall’ISTAT e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Di questi, 720 mila sono “heavy drinkers”, ossia bevitori pesanti, che consumano una quantità di alcol dannosa per la salute (l’Organizazione Mondiale della Salute  – OMS – definisce “dannosi” i consumi giornalieri di oltre 40 g di alcol per le donne e più di 60 g per gli uomini).

Tuttavia, appena il 10% di questi heavy drinkers (poco meno di 73 mila) viene intercettato e avviato ai servizi alcologici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il 90% dei consumatori dannosi resta sommersa, non è intercettata, non fa ricorso ai servizi di diagnosi, cura e riabilitazione e non riceve alcuna forma di trattamento. Questi alcuni dei numeri che delineano il consumo di alcol in Italia, in particolare di quello dannoso alla salute, presentato recentemente in occasione dell’Alcohol Prevention Day presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’Osservatorio Nazionale Alcol (e Centro OMS per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problematiche alcol correlate) del CNESPS dell’ISS.

“Da una visione d’insieme emerge che nel nostro Paese oltre 720.000 individui non solo sono “a rischio” – afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio – ma già pazienti con danno d’organo e dipendenza causati dall’ alcol, condizioni tali da richiedere una delle forme di trattamento disponibili nei servizi di alcologia in grado di arrestare la progressione del danno, di prevenire le complicanze e l’evoluzione verso forme più complesse di dipendenza, nonché di avviare un possibile percorso terapeutico e di riabilitazione”.

Alla luce di questo, va avanti Scafato, “risulta grave il debito formativo professionale medico sull’identificazione precoce e l’intervento breve da anni richiamato dai Piani Nazionali di Prevenzione e non ancora integrato nella pratica clinica quotidiana corrente. L’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) ha già predisposto e fornito ad alcune Regioni lo standard europeo di formazione specifica su identificazione precoce e intervento breve (IPIB) comprensive degli aggiornamenti delle linee guida europee BISTAIRS e RARHA presentate oggi, anch’esse, in ISS. Alle Regioni interessate l’ISS, tramite il Centro OMS e l’Osservatorio Nazionale Alcol, offre lo svolgimento della formazione regionale e l’attuazione di corsi avanzati di aggiornamento, formazione professionale e medica continua da svolgere secondo regime convenzionale per l’integrazione dello screening AUDIT nei contesti di medicina generale e adeguata gestione del caso”.

I consumatori dannosi di alcol

In Italia (che pure ha ridotto significativamente i consumi, attestandosi a circa sei litri l’anno pro capite e la mortalità specifica), la prevalenza dei consumatori dannosi di alcol è più elevata tra gli uomini rispetto alle donne con una differenza significativa nell’Italia Nord-occidentale e nelle regioni del sud rispetto alla media nazionale. Nel corso degli anni 2007-2014 non si sono osservate diminuzioni soddisfacenti e il confronto tra gli ultimi due anni non mostrano differenze statisticamente significative mostrandosi stabile il numero dei consumatori dannosi in necessità di trattamento. L’analisi effettuata nel quadriennio 2011-2014 mostra che la prevalenza dei consumatori dannosi di alcol in Italia è più elevata tra gli uomini rispetto alle donne. In alcune realtà territoriali (Liguria, Toscana, Umbria, Lazio e Sicilia) la differenza di genere non è significativa. E’ il Molise la Regione con la quota significativamente più elevata rispetto alla media nazionale di consumatori dannosi di sesso maschile. La prevalenza di consumatori dannosi di alcol di sesso maschile è superiore rispetto alla media italiana anche in Basilicata, Valle d’Aosta, Abruzzo, e Sardegna. Piemonte e Toscana sono le Regioni in cui si registrano prevalenze superiori alla media italiana delle consumatrici dannose di alcol.

Aumenta il ricorso ai servizi di alcologia e di assistenza territoriali, ma in maniera disomogenea attraverso rinnovabili capacità di intercettazione estremamente variabile sul territorio nazionale anche in funzione della prevalenza di personale non interamente dedicato. Ciò si riflette anche in differenze sostanziali nella modalità di trattamento non orientato da linee guida di riferimento né da valutazioni di efficacia. In dieci anni i servizi alcologici sono aumentati del 14%, a fronte di un aumento dell’utenza del 35%. I servizi o gruppi di lavoro per l’alcoldipendenza identificati nel 2014 sono stati 504 all’interno dei quali sono state preposte alle attività 4.596 unità di personale di cui solo il 22,9% addette esclusivamente e il 77,1% parzialmente.

Consumatori abituali eccedentari e i consumatori a rischio

Diversi studi nel corso degli ultimi anni hanno evidenziato un aumento del rischio, se pure limitato, anche con una quantità di etanolo che rientra nel cosiddetto consumo a basso rischio, cioè pari a 10 g/die. Sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono quindi state individuate le soglie di consumo di bevande alcoliche che si consiglia di non superare abitualmente per non incorrere in problemi per la salute. I nuovi limiti, basati sulle valutazioni pubblicate nel 2014 dai nuovi Livelli di assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN), già acquisite dal Ministero della Salute, stabiliscono che è consigliato non superare mai quantità di alcol definite a più basso rischio sottolinando che qualunque livello di consumo il rischio esiste.

Sotto i diciotto anni qualunque consumo deve essere evitato e sconsigliato sino a completa maturazione del sistema enzimatico e del cervello (tra i 21 e i 25 anni), per le donne adulte e gli anziani(ultra 65enni) il consumo giornaliero non deve superare una UA (un bicchiere corrisponde ad una UA standard contenente 12 grammi di alcol puro) mentre per gli uomini adulti il consumo giornaliero non deve superare le due UA al giorno, indipendentemente dal tipo di bevanda consumata.

Le rilevazioni disponibili attraverso le serie storiche delle basi di dati rilevano che in media, negli ultimi anni , il 15% circa degli uomini e il 6% circa delle donne hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto quotidianamente nel consumare bevande alcoliche (nel 2014 per un totale di circa 5.800.000 persone). La percentuale più elevata per entrambi i sessi, si rileva tra gli adolescenti di 16-17 anni e tra gli anziani ultra 65enni. La percentuale più bassa viceversa si registra nella fascia di età 18-24 anni. I consumatori a rischio, considerati come quelli che eccedono su base quotidiana le linee guida e/o dichiarano episodi di binge drinking (intossicazione episodica ricorrente) sono mediamente circa 8 milioni l’anno con 1,5 milioni di giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni di cui quasi 800.000 minori al disotto dell’età minime legale, ponendo considerazioni del mancato rispetto della legalità e delle norma che vietano vendita e somministrazione ai minori. Tra gli ultra65enni si registrano circa 2,7 milioni di consumatori a rischio, il doppio che tra i giovani ponendo un serio richiamo all’esigenza di interventi che se promossi tra i giovani nelle scuole devono poter riguardare anche coerentemente gli anziani che generano costi molto maggiori per il SSN.

Consumatori binge drinking

Il binge drinking è una modalità di consumo di bevande alcoliche caratteristica delle fasce di popolazione giovanile (sebbene non esclusiva) e sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa. Con questo termine si vuole normalmente identificare una modalità di “consumo eccessivo episodico” concentrato in un arco ristretto di tempo di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo. In Italia questo tipo di comportamento è da molti anni rilevato dall’ISTAT attraverso l’indagine Multiscopo sulle famiglie come un consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche, indipendentemente dal genere, concentrato in un’unica occasione di consumo. I dati mostrano che mediamente non meno di 3.300.000 persone di età superiore a 11 anni nel corso degli ultimi anni ha dichiarato di bere sino all’intossicazione, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione. Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (nel 2014 , M=21%; F=7,6%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente per raggiungere i valori minimi nell’età anziana . La percentuale di binge drinker di sesso maschile è sempre statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione degli adolescenti, ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto della maggiore età.

Comunicato Stampa ISS