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Binge drinking: nuova moda alcolica tra i giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.italyjournal.it/2016/06/13/binge-drinking-moda-giovani-puo-uccidere/ del 13 giugno 2016)

 

Bolzano è la città che ne fa più uso e può creare danni immediati o a lungo termine. Anche l’Unione Europea è preoccupata per il fenomeno.

‘Binge drinking’: ovvero bere almeno sei bicchieri di sostanza alcoliche in una sera soltanto. Va di moda in particolare tra i giovani e può essere fatale. Esportata dal Nord Europa, oggi è praticata con costanza a Bolzano, nettamente la città del nostro Paese che ne fa più uso.

Si tratta di una ‘pratica’ che vede spesso protagoniste le persone astemie, dunque ancora meno abituate a sopportare l’alcol. In una sera soltanto, si beve tutto ciò che abbia una qualche gradazione alcolica. Il ‘binge drinker’, attenzione, è chi abbia bevuto anche solo una volta in un anno più di sei bicchieri in una sera. E’ un fenomeno che in Italia viene costantemente monitorato dal 2003. Il motivo? A breve termine è foriero di incidenti stradali, a lungo termine porta sindromi psicotiche ed epatopatie.

L’Unione Europea è impegnata con l”Action plan on youth drinking and on heavy episodic drinking’. Il paradosso, infatti, è che il fenomeno dell’alcolismo è in costante calo un po’ ovunque, al contrario del binge drinking. Probabilmente perché si sottovalutano i rischi di fare una serata sola fuori dalle righe, in compagnia degli amici.

L’ultimo rapporto Istisan, del 2016, parla della fascia d’età tra i 18 e i 24 anni come di quella più colpita (21% di binge drinker tra i maschi, 7,6% tra le femmine). La prevalenza maschile è netta in tutte le fasce d’età, tranne che in quella tra gli 11 e i 15 anni, quando neanche ci si dovrebbe avvicinare all’alcol. Fortunatamente, tra i 16 e i 17 anni, le percentuali sono in calo nell’ultimo anno.

Dicevamo di Bolzano: qui un bevitore su quattro è considerato un binge drinker. E i morti causati dall’alcol, proprio in questa provincia, sono tre volte quelli del resto d’Italia. Solitamente, è a casa di amici che si presenta più facilmente questa tentazione. Poi c’è la birreria, che precede il ristorante. A casa propria è al quarto posto, di poco davanti alla discoteca. Chiudono: ‘per strada’ e ‘in altro luogo’.

 
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Borghetto 12 giugno 2016

 

Nonostante la giornata sia iniziata con una pioggia torrenziale che ci ha fatto pranzare nella sala interna e non all’aperto come lo scorso anno, abbiamo avuto una massiccia partecipazione delle famiglie appartenenti ai nostri 7 Club.

Il pomeriggio, per nostra fortuna, è uscito il sole e quasi tutti i partecipanti sono stati coinvolti nei vari giochi organizzati dal Gruppo Clown “InVita un Sorriso” capitanati dal loro Presidente Daniela Brunaccini.

Come tutti gli anni è stata organizzata una lotteria con ricchi premi.

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Il Direttivo Acat Villafranca “Castelscaligero” ringrazia calorosamente tutti i partecipanti .

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Un ringraziamento particolare ai nostri cuochi, come sempre disponibili e perfetti nel cucinare per tutti noi.

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Ringraziamo come sempre i nostri amici Clown

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E per finire, un ringraziamento particolare a tutti gli organizzatori e coordinatori per aver contribuito alla buona riuscita della Festa.

 

 

Arrivederci all’anno prossimo

 

 
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(Articolo tratto dal sito http://www.tgverona.it/pages/499427/attualita/gioco_d_azzardo_a_verona_parla_prof_guerreschi.html del 09/06/2016)

“Liberi di giocare, liberi di sognare! – L’azzardo a Verona”.

E’ il tema dell’incontro che si terrà la sera di venerdì 19 giugno alle ore 20 nella sala conferenze in via dell’Artigianato, in zona Fiera, con il professor Cesare Guerreschi, presidente della Società Italiana Intervento Patologie Compulsive.

Psicologo e psicoterapeuta per la cura delle dipendenze, il professor Guerreschi parlerà delle slotmachine per i bambini, spiegando dove e come giocano i minorenni e dei milioni bruciati nei gratta e vinci.

Verrà presentato in anteprima il filmato “Slot machine legali per i bambini a Verona”.

 
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Festa Acat “Castelscaligero” 12 giugno 2016

 

Domenica 12 giugno 2016, dalle ore 10.30, presso le Colonie Elioterapiche in Località Borghetto di Valeggio sul Mincio (Vr)

si terrà una giornata di festa per le famiglie, organizzata dall’Acat “Castelscaligero” di Villafranca (Vr)

 

 

cartolina acat villafranca castel scaligeri liberati dall'alcol

 

L’evento sarà aperto a tutti i soci dei vari Club, famigliari, amici e simpatizzanti. Per tutta la giornata si potrà divertirsi assieme, socializzare e degustare aperitivi analcolici.

 

Pranzo all’aperto, dolci offerti dai volontari, pomeriggio con possibilità di passeggiate nella natura, animazione e musica.

La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, da versare al proprio Servitore Insegnante, entro il 01 giugno 2016.

 

 

I camici dei "dottori" clown

 

Come lo scorso anno, ci sarà anche il Gruppo Clown “InVita un Sorriso”   che allieterà e giocherà con i più piccoli, e che ringraziamo anticipatamente per la loro presenza.

www.invitaunsorriso.com

info@invitaunsorriso.com

 

 

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!

 

 
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Festa Acat “Castelscaligero” 12 giugno 2016

 

 

Domenica 12 giugno 2016, dalle ore 10.30, presso le Colonie Elioterapiche in Località Borghetto di Valeggio sul Mincio (Vr)

si terrà una giornata di festa, organizzata dall’Acat “Castelscaligero” di Villafranca (Vr)

 

 

cartolina acat villafranca castel scaligeri liberati dall'alcol

 

L’evento sarà aperto a tutti i soci dei vari Club, famigliari, amici e simpatizzanti. Per tutta la giornata si potrà divertirsi assieme, socializzare e degustare aperitivi analcolici.

 

Pranzo all’aperto, dolci offerti dai volontari, pomeriggio con possibilità di passeggiate nella natura, animazione e musica.

La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, da versare al proprio Servitore Insegnante, entro il 01 giugno 2016.

 

 

I camici dei "dottori" clown

 

Come lo scorso anno, ci sarà anche il Gruppo Clown “InVita un Sorriso”   che allieterà e giocherà con i più piccoli, e che ringraziamo anticipatamente per la loro presenza.

www.invitaunsorriso.com

info@invitaunsorriso.com

 

 

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!

 

 
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Dilaga il «binge drinking», è allarme
A 11 anni alcolisti nei fine settimana

 

(Articolo di Rinaldo Frignani tratto dal sito http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_28/dilaga-binge-drinking-allarme-11-anni-alcolisti-fine-settimana-667cdec6-2439-11e6-b229-67fb25338505.shtml del 28 maggio 2016)

 

A decine in cura a Roma per l’«abbuffata alcolica», molti i minorenni. «Mi disintossico ma lo faccio soltanto per far contenti i miei genitori». Due su dieci sono ragazzine.

L’«abbuffata alcolica» comincia di solito di venerdì e si conclude all’alba di domenica. Ma non c’è una regola fissa. Anche perché il «binge drinking» non può averla, specialmente se chi lo subisce ha meno di 18 anni, a volte anche meno di 14. E non ha nemmeno luoghi prestabiliti, visto che nei locali pubblici è di solito più difficile ubriacarsi (almeno così dovrebbe essere) mentre acquistare autonomamente vino, birra e whisky è comunque molto più semplice. Un fenomeno in crescita a Roma e nel Lazio che rispecchia l’andamento nazionale dove, negli ultimi anni, quasi il 20 per cento della popolazione che eccede nell’assunzione di alcolici proviene proprio alla categoria dei più giovani, se non dei giovanissimi.

Lo psicoterapeuta: «I drammi nascosti delle famiglie a posto»

«Appartengono a qualsiasi categoria sociale, molti hanno un padre alcolista e una madre giocatrice d’azzardo, altri invece vengono da famiglie apparentemente normali. Al primo incontro minimizzano: “Sono venuto qui per far contenti i miei genitori”». Così lo psicoterapeuta Fabrizio Fanella, presidente de «La Promessa», una onlus creata nel ‘94, accreditata dal 2013 presso la Regione Lazio, in prima linea nella lotta e nello studio dei comportamenti compulsivi in generale, a cominciare proprio dall’alcolismo. Gli incontri vengono tenuti dal 2001 al day hospital di Psichiatria clinica e Dipendenze del Policlinico Gemelli, e dalla fine di giugno si trasferiranno nella sede dell’associazione in via Catone, a Prati. «Assistiamo giovani, anche minorenni, provenienti soprattutto da Roma, dal Lazio e anche da altre regioni del Centro – spiega ancora Fanella -. Nella prima fase il ragazzino cerca di negare il suo problema. “Mi sono ubriacato una volta sola con gli amici”, dice di solito. Un meccanismo di difesa che tuttavia cade quando il paziente prende fiducia in chi lo ascolta, che ha un approccio soft per non far chiudere gli adolescenti. Ed è allora che emergono storie allarmanti: situazioni familiari sballate, appartenenza a gruppi nei quali i minori si sentono importanti al punto da non rispettare né regole né autorità. E scavando nelle famiglie che sembrano a posto emergono problemi soprattutto fra i genitori».

«Smetto quando voglio», ma il 35% ha ricadute quasi subito

Il 20 per cento degli assistiti è rappresentato da ragazze che abitualmente si sbronzano nei fine settimana. «Le incontriamo prima tutti i giorni, poi a giorni alterni, in gruppo con lo psicoterapeuta. Senza il supporto farmacologico, quando è possibile cerchiamo di evitarlo – racconta ancora Fanella -. Il patto con loro è l’astinenza dall’alcol, ma più di qualcuna non regge e continua a bere nonostante gli incontri. La ricaduta fisiologica, almeno all’inizio, è del 30-35 per cento. “Smetto quando voglio”, dicono, ma l’alcol è più forte di loro. Ci devono – come li avvertiamo – “sbattere il sedere”». Addirittura, stando ai dati dell’ultimo «Alcohol prevention day» di aprile all’Istituto superiore di sanità – ripresi dalla onlus -, comportamenti non moderati nel consumo di bevande alcoliche sono stati osservati negli adolescenti a partire dagli 11 anni e nei ragazzi fino ai 17 nel 21,5 per cento del totale di chi abusa di queste bevande. Roma non fa eccezione.

Alcol e videopoker online, micidiale mix di dipendenze

«I numeri sono questi anche qui», avverte lo psicoterapeuta che dirige una squadra di specialisti che solo nel 2015 ha assistito circa 600 pazienti. A far clamore è soprattutto la fascia d’età che coinvolge il “binge drinking”, ma anche il gioco d’azzardo compulsivo (il Lazio è secondo nella classifica nazionale nella spesa pro capite per il gioco) -, dipendenze che sfuggono ai controlli e sono ormai mimetizzate nel tessuto sociale. «Il primo – sottolinea lo specialista – è legato anche agli incidenti stradali del sabato sera, il secondo all’uso di internet: i ragazzini giocano al videopoker online mentre smanettano sul computer». Dipendenze comportamentali che si mischiano con altre e che – la scoperta è recente – possono avere un carattere genetico, e non si esclude nemmeno l’ereditarietà. Gli screening svolti negli istituti scolastici romani hanno dimostrato come alcuni ragazzi manifestino la loro propensione ad avvicinarsi a comportamenti a rischio con alcol, droghe o gioco. Nella maggioranza non compariranno mai, ma c’è chi nella sua vita aspetta solo l’innesco giusto. Lo switch che potrebbe farlo cadere nel baratro.

 
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Interclub – Valeggio S/M (Vr) 20 maggio 2016

 

 

Ieri, 20 maggio 2016, alle ore 20.30, presso l’Istituto Gaetano Toffali di Valeggio sul Mincio (Vr), si è tenuto l’annuale Interclub Acat organizzato dal Club Acat “Castelscaligero” di Villafranca.

 

La serata è stata ricca di testimonianze sincere e commoventi. Ha partecipato un numeroso gruppo di persone facenti parte dei vari Club dell’Acat Villafranca “Castelscaligero” e con l’occasione è stata presentata la nuova delegazione del Direttivo, il cui Presidente, votato all’unanimità nell’incontro del 04 maggio 2016, è risultata essere Simonetta Venturi.

Congratulazioni e buon lavoro da tutti noi.

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Il neo-presidente Simonetta Venturi

Alcune immagini della serata

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Furti inventati, troppe carte prepagate, oggetti scomparsi. Ecco come individuare un malato d’azzardo

 

(Articolo di Giovanni Maria Bellu tratto dal sito http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/ludopatia-storie-buona-politica-circolare-beffa/ del 19 maggio 2016)

 

Le storie delle vittime della ludopatia si somigliano un po’ tutte. Spesso quando i familiari capiscono è troppo tardi. Servirebbe la buona politica ma è di pochi giorni fa la “circolare beffa”.

C’è la giovane e promettente atleta che, colpita da un infortunio, crede di potersi distrarre con i “Gratta e Vinci” ma rapidamente ne diventa schiava: in pochi mesi  brucia tutti i soldi dei premi  delle vittorie sportive, butta via anche il denaro messo da parte per l’università, mente ai genitori sostenendo di aver fatto un prestito a un amico. C’è la madre di famiglia che racconta del marito che improvvisamente comincia a essere vittima di strane  (e inventate) disavventure: dice di aver perso il borsello, subito un borseggio, prestato del denaro al solito amico insolvente. E cominciano a scomparire oggetti di valore, gioielli. Ma ancora non è niente, perché la storia (e il matrimonio) finiscono con la perdita della casa. C’è poi il brillante informatico che ha uno dei rarissimi autentici colpi di fortuna con le slot e crede di aver scoperto la formula vincente:  perde rapidamente tutto ciò che aveva vinto ma non si ferma, brucia nelle macchinette anche i soldi messi da parte per il dentista e comincia a inventare scuse sempre meno credibili per ottenere piccoli prestiti dai familiari e dagli amici, finché viene scoperto.

Si somigliano un po’ tutte le storie delle vittime della ludopatia.

E’ sempre individuabile il momento in cui il gioco diventa vizio e il vizio diventa  una dipendenza non diversa da quella dei consumatori di eroina. E’ il momento in cui si creano le premesse per la rovina economica. Che non è nemmeno  la sorte peggiore. Perché a volte, quando le bugie non bastano più, per recuperare il denaro c’è chi passa al crimine.

Chi è riuscito a uscirne

Le storie che si conoscono sono quelle di chi è riuscito a sconfiggere la dipendenza ed è nelle condizioni di raccontare il momento della consapevolezza. Che  coincide col momento in cui i familiari finalmente capiscono.  Troppo tardi, purtroppo. Perché la casa è andata perduta, i debiti con le banche e le finanziarie hanno raggiunto cifre elevatissime. Il disastro si è compiuto. Con la terapia si riesce a superare la dipendenza, ma la situazione economica è compromessa.

Eppure esistono tecniche e strumenti per capire se una persona è entrata nel tunnel.

E per fermarla prima che si spinga troppo avanti. Tanto che un istituto bancario – la Bper, Banca popolare dell’Emilia Romagna – ha elaborato un vademecum per i familiari delle vittime di ludopatia. Si tratta di un “manuale pratico” che dà indicazioni su come individuare per tempo l’insorgere della dipendenza. Il ludopatico, infatti, non si limite a inventare menzogne, a simulare furti, a presentarsi come vittime di inesistenti truffe, ma quando ha un conto in banca lo prosciuga in silenzio. E per evitare che la cosa venga scoperta, fa in modo che i documenti bancari non vengano più spediti a casa, dove il coniuge potrebbe vederli, ma a un indirizzo diverso come quello dell’ufficio o dell’abitazione di un amico. Ecco, l’interruzione brusca dell’arrivo delle lettere dalla banca è un primo campanello d’allarme. Così come il crescere degli anticipi di contante con la carta di credito. Oltre che l’emissione di assegni intestati a tabaccherie o l’acquisto di carte prepagate.

Il vademecum

Nel presentare il vademecum, Eugenio Garavini, vice direttore generale vicario di Bper, ha sottolineato che i familiari dispongono di strumenti d’intervento immediato. Si può, per esempio, segnalare lo stato di disagio alla banca chiedendo che al ludopatico non vengano più consegnati i libretti degli assegni. Nel caso in cui il conto sia cointestato, il coniuge – non appena comincia ad avere dei sospetti – può chiedere alla banca che gli venga inviata personalmente la copia dell’estratto. Altra precauzione da adottare, se si ha una cassetta di sicurezza, è verificare immediatamente se sono stati prelevati oggetti di valore.  Ci sono poi azioni che possono essere fatte anche nelle fasi più avanzate, quando la ludopatia è stata riconosciuta e certificata. Per esempio chiedere al giudice tutelare la nomina di un amministratore di sostegno.

Ma è chiaro che tutti i buoni consigli di questo vademecum (che è scaricabile dal sito di Bper banca) possono consentire di attenuare i danni, ma non risolvono il problema. Molto possono fare le banche che, come ha tenuto a sottolineare Garavini, “non sono tutte uguali”. La Bper, per esempio,  emette delle carte di credito che non sono abilitate a effettuare pagamenti per i giochi on line. E fin da tre anni fa ha emesso una circolare per sensibilizzare il personale.

Ma non basta ancora.

Il fenomeno ha raggiunto una tale dimensione sociale   (i giocatori ad alto rischio sarebbero circa un milione e quelli patologici più di 250mila) che è indispensabile un “intervento di rete” , come ha sottolineato don Armando Zappolini, promotore della campagna “Mettiamoci in gioco”. Un intervento che coinvolga “la buona politica, il mondo delle associazioni e quello delle imprese”. Quanto alla “buona politica”, purtroppo, le cose non vanno per il meglio. E’ di pochi giorni fa la notizia della “circolare beffa” del l’Agenzia delle dogane che determinerà un ulteriore aumento delle slot machine presenti in Italia.

 
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Vittime del gioco d’azzardo, l’86% sono uomini

 

(Articolo di Margherita Terasso tratto dal sito http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/05/17/news/vittime-del-gioco-d-azzardo-l-86-sono-uomini-1.13495026 del 17 maggio 2016)

 

Hanno un’eta media di 55 anni. Presentati i risultati delle terapie di gruppo del Centro di Campoformido.

Oltre 180 persone (tra giocatori e loro familiari) coinvolte, dieci gruppi di terapia “attivi”, dalle 600 alle 1.000 sedute per ogni gruppo. Dopo anni di attività, il metodo proposto dal Centro di Campoformido per curare i malati d’azzardo, si è decisamente consolidato. Una struttura forte, guidata dallo psicoterapeuta Rolando De Luca, che ha dato risultati interessanti.

Nella sala consiliare del Comune di Campoformido, è stata presentata «la ricerca sulla terapia di gruppo con giocatori d’azzardo e familiari: risultato a tre anni di trattamento», convegno organizzato da Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie, in collaborazione con la Caritas diocesana e la Consulta nazionale antiusura. È stata l’occasione per mostrare al pubblico molti dei risultati della terapia proposta a Campoformido.

Dopo i saluti del sindaco Monica Bertolini, quelli di Adriano Valvasori, presidente dell’Agita e quelli “telefonici” di Maurizio Fiasco, presidente Alea, lo psicoterapeuta ha illustrato la relazione sui 18 anni di lavoro. «Lo Stato, che prima promuove l’azzardo e poi fa finta di occuparsene, incassa 90 miliardi di euro tramite il gioco: è possibile vivere questa contraddizione – accusa –? Noi vogliamo risolvere un malessere interiore, di cui l’azzardo è solo la punta dell’iceberg». Con una terapia di gruppo – in cui è fondamentale la presenza di un familiare – rinascere è possibile: «È un lavoro lungo, perché non è sufficiente eliminare il gioco, bisogna far emergere quello che si nasconde dietro, arrivando ad un cambiamento profondo».

Alcuni dati. L’86 % dei giocatori in terapia sono uomini e il 14 % donne. Queste ultime hanno un’età media di 55 anni, «più alta di quella dei giocatori maschi, che è di 47 anni – spiega De Luca – in molti casi esse giungono al Centro da sole, senza il supporto dei familiari, e in condizioni critiche: è difficile riuscire a portare a termine la terapia, in questi casi». Si gioca alle new slot (33%), ma non mancano i frequentatori di casinò (21%) e gli appassionati di grattaevinci e lotto (14 e 10%).

Per quanto riguarda i risultati terapeutici, il 92% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca più e il restante 8%, pur frequentando ancora il Centro, gioca anche se in modo limitato. Le ricadute? «Normali durante il percorso, un problema al di fuori: significano ricaduta nel sintomo». Ultimo dato, ma non meno importante, l’indice di disoccupazione tra i partecipanti: del 2%.

L’incontro, moderato dal caporedattore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, è proseguito poi con l’intervento di Gianni Savron, medico e psicoterapeuta, che ha presentato «la ricerca sperimentale sulla terapia di gruppo con giocatori d’azzardo e familiari: risultati a tre anni di trattamento a Campoformido».

Subito dopo è stato il turno di Rodolfo Picciulin, psicologo e psicoterapeuta dell’associazione di ricerca clinica nel campo della Psicoanalisi Applicata di Gorizia, che ha discusso della «verifica dei risultati di una psicoterapia di gruppo a lungo termine»