A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivio Categoria: Alcolismo

Bere alcol accelera l’invecchiamento delle cellule secondo studio USA

Bere alcol accelera l’invecchiamento delle cellule secondo studio USA

 

(Articolo di Gianluca Rini tratto dal sito http://www.greenstyle.it/bere-alcol-accelera-invecchiamento-delle-cellule-secondo-studio-usa-228355.html del 27 giugno 2017)

 

Bere troppo alcol rende le cellule più vecchie. Una ricerca condivisa alla riunione scientifica annuale della Società di Ricerca sull’Alcolismo di Denver ha mostrato che le persone che bevono molto sono più a rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, diabete e tumori. In particolare si è visto che l’alcol influisce sulla lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alla fine dei cromosomi.

I telomeri sono i marcatori dell’invecchiamento e della salutegenerale. Ogni volta che una cellula si replica viene perso un piccolo pezzo di telomero. Quindi queste piccole parti di DNA si accorciano con l’età. Ma alcuni gruppi di telomeri possono diventare più corti per motivi differenti dall’invecchiamento.

Narushisa Yamaky, membro della Clinica di Medicina Universitaria di Kobe, ha spiegato che lo studio dimostra una correlazione tra una lunghezza ridotta dei telomeri e il consumo di alcol.

Gli autori dello studio hanno reclutato 255 partecipanti tra i 41 e gli 85 anni e hanno raccolto numerose informazioni. Alcune persone avevano l’abitudine di bere alcol, altre non ne consumavano. Analizzando i dati e dei campioni di DNA i ricercatori sono giunti alle conclusioni.

Sono state trovate anche delle associazioni tra l’accorciamento dei telomeri e la carenza di tiamina, la vitamina B1. Questa vitamina è implicata principalmente nel processo di respirazione cellulare. Una quantità ridotta di tiamina può causare danni ai neuroni.

Anche se è poco chiaro come agisca nel causare alterazioni neurali, è evidente che lo stress ossidativo determinato dall’alcol possa provocare l’accorciamento dei telomeri e quindi possa causare anche la morte dei neuroni.

Festa Famiglie 2017 – Borghetto 25 giugno 2017

Festa Acat “Castelscaligero” 25 giugno 2017

Domenica 25 giugno 2017, dalle ore 10.30, presso le Colonie Elioterapiche in Località Borghetto di Valeggio sul Mincio (Vr)

si terrà una giornata di festa per le famiglie, organizzata dall’Acat “Castelscaligero” di Villafranca (Vr)

 

 

cartolina acat villafranca castel scaligeri liberati dall'alcol

 

L’evento sarà aperto a tutti i soci dei vari Club, famigliari, amici e simpatizzanti. Per tutta la giornata si potrà divertirsi assieme, socializzare e degustare aperitivi analcolici.

 

Pranzo all’aperto, dolci offerti dai volontari, pomeriggio con possibilità di passeggiate nella natura, animazione e musica.

La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, da versare al proprio Servitore Insegnante, entro il 20 giugno 2017.

Nuovo libro sull’alcol

Canicattì, successo per la presentazione del libro di Letizia Drogo sul rapporto tra giovani e alcol

 

(Articolo tratto dal sito http://www.canicattiweb.com/2017/05/28/canicatti-successo-per-la-presentazione-del-libro-di-letizia-drogo-sul-rapporto-tra-giovani-e-alcol/ del 28 maggio 2017)

 

Ha riscosso grandissimo successo la presentazione del libro “Per non berci la vita – I ragazzi e l’alcol: riflessioni, indagini ed alternative possibili” di Letizia Drogo, psicologa e psicoterapeuta che tocca il delicato tema del rapporto tra l’alcol e i giovani.
Di fronte a decine di studenti provenienti dall’II. SS. “Galileo Galilei” – Canicattì e dall’I.C. “Senatore Salvatore Gangitano” di Canicattì, accompagnati dai rispettivi docenti, si è sviluppato un dibattito a 360° al quale hanno contribuito diversi relatori.
Dopo i saluti del presidente dell’Associazione Athena Giovanni Salvaggio e l’intervento di due esponenti del Club delle Mamme, la presidente Mirella Salerno Guccione e Chiara Farruggia, il Responsabile Sanitario Mariella Di Grigoli ha introdotto e moderato i successivi interventi: l’Avv. Patrizia Amato si è soffermata sulle conseguenze penali della guida in stato di ebbrezza; il Direttore tecnico della Juventus Academy Diego Ficarra ha parlato del ruolo fondamentale dello sport quale veicolo per superare le devianze; Don Massimiliano D’Auria, il quale ha esordito affermando “Questa è la Canicattì che mi piace, la Canicattì che voglio”, ha illustrato ai ragazzi presenti come il vero divertimento è quello che si vive lontano dagli eccessi.
Non sono mancati momenti di riflessione, come quelli offerti dai ragazzi della III A dell’I.C. Gangitano, accompagnati dalla Prof.ssa Melania Curto che hanno realizzato una toccante performance teatrale (visibile sulla pagina facebook dell’Associazione) che ha commosso il pubblico presente; uno di loro, il giovanissimo Flavio, ha poi voluto leggere una propria riflessione sul valore della vita e sulla necessità di proteggerla da ogni tentazione. Anche i ragazzi dell’Istituto Tecnico Galilei, accompagnati dalla Prof.ssa Patrizia Marchese Ragona hanno partecipato all’evento ponendo alcune domande all’autrice del libro.

Abuso alcol e salute

Abuso di alcol: la salute vale più di un drink

 

(Articolo tratto dal sito http://toscananews24.it/?p=51303 del 15 maggio 2017)

 

Firenze. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute, in Italia i “grandi bevitori” sono circa 3,7 milioni, in crescita rispetto al passato, con un netto incremento tra i giovanissimi. In aumento anche coloro che bevono fuori pasto e i cosiddetti “binge drinkers”, coloro che bevono in maniera smodata per raggiungere rapidamente lo stato di ubriachezza. Top Doctors fa luce sui gravi rischi per la salute con l’obiettivo di prevenire e informare gli utenti, per contrastare il fenomeno del consumo di alcol, in particolare tra i giovani.

Uno dei fenomeni che preoccupa maggiormente il ministero è quello dei bevitori fuori dai pasti: dal 25,8% nel 2013, al 26,9% nel 2014, al 27,9% nel 2015. Un trend in costante crescita che è fondamentale arginare. Basti pensare che nel 2015, il 64,5% degli italiani over 11 (ovvero 35,6 milioni di persone) ha bevuto almeno un drink alcolico, ovvero il 77,9% degli uomini e il 52% delle donne. Stabili, rispetto al 2015, i comportamenti di consumo abituale eccessivo o di binge drinking, che hanno riguardato 8 milioni e 643.000 persone (15,9% della popolazione e 25% dei consumatori).

Dati ancor più preoccupanti se si pensa che l’alcol, nel mondo, arriva a causare 3,3 milioni di morti. L’abuso di bevande alcoliche porta inoltre all’insorgenza di oltre 200 patologie, alcune delle quali molto gravi e potenzialmente mortali. In realtà l’alcol non è fattore eziologico di malattie infettive, tuttavia l’alcolismo può favorire la comparsa di malattie come tubercolosi, polmonite e Aids, oltre ad essere legato a doppio filo con numerose problematiche sociali e atti di violenza e criminalità.

Abuso e dipendenza

Secondo fonti Istat, la popolazione giovane (18-24 anni) è quella più a rischio per il binge drinking (consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione), frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17% dei ragazzi. Oltre all’abuso, la dipendenza è una grave piaga sociale.

L’individuo dipendente dall’alcol non può fare a meno di bere e non riesce a controllarne il consumo. Ciò può dipendere da un abuso continuativo di bevande alcoliche, ma anche da una predisposizione genetica o da condizioni ambientali.

La mancata assunzione di alcol da parte di una persona che ne è dipendente provoca sintomi psicologici e fisici da astinenza. Inoltre, chi soffre di dipendenza da alcol perde progressivamente la capacità di relazionarsi, lavorare ed agire, con evidenti gravi conseguenze personali, familiari e sociali.

L’impatto sulla salute

L’alcol ingerito a forti dosi altera il metabolismo, influisce sulla pressione sanguigna, influenza il ritmo del cuore e può causare forme d’intossicazione anche gravi. Danni epatici gravi come la cirrosi, malattie cardiache, nervose e certi tipi di tumori sono le principali conseguenze di un uso smodato e prolungato nel tempo di bevande alcoliche. “L’organo più danneggiato dall’abuso di alcol è il fegato, essendo il principale deputato alla sua metabolizzazione”, commenta il professor Luigi Bolondi. “Con un crescendo di effetti negativi, possono quindi insorgere: steatosi epatica o fegato grasso – importante accumulo di trigliceridi a livello epatico – condizione reversibile se l’individuo smette di bere”.

Tuttavia, se il soggetto continua ad abusare di alcol, la steatosi finisce col compromettere la funzionalità del fegato, a causa del manifestarsi di un processo infiammatorio che prende il nome di epatite alcolica. “Con il passare del tempo tale condizione può evolversi dando origine ad un processo fibrotico (cicatriziale), noto come cirrosi epatica. Tale malattia, totalmente irreversibile e progressiva, può causare, anche se non necessariamente, epatocarcinoma, cioè la comparsa di un tumore al fegato”, continua il professor Vittorio Gallo. Oltre a causare danni al fegato, al cervello e ad altri organi, bere elevate quantità di alcolici può aumentare il rischio di sviluppare diversi tumori. Infine, un consumo seppur moderato può aumentare il rischio di morte per incidenti stradali, omicidi e suicidi, infortuni più o meno gravi.

Un aiuto dagli specialisti

Gli specialisti medici hanno sviluppato conoscenze specifiche sui problemi alcol-correlati e sono in grado di fornire informazioni approfondite sul quadro clinico provocato dall’assunzione patologica di alcol. Sarà compito del medico fornire supporto per l’eventuale apporto farmacologico, decidere se siano necessarie delle cure, suggerire terapie di appoggio individuali o di gruppo, come anche indirizzare ad opportuni altri specialisti qualora siano manifesti anche danni fisici.

“Se ci si rivolge ad un medico specialista (neurologo, epatologo, angiologo) per una qualsiasi forma di malattia, che si possa anche considerare non imputabile all’alcol, è bene far sempre presente la propria situazione di bevitore. Le patologie derivanti dall’uso inadeguato di alcol sono più numerose, frequenti e diffuse all’intero organismo di quanto si possa pensare, ma intervenire in tempo può realmente fare la differenza” conclude il professor Luigi Bolondi.

Bullismo e alcol

Bullismo, effetti sulla salute a lungo termine: depressione, abuso di alcol e stupefacenti

 

(Articolo tratto dal sito http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/2017/05/09/bullismo-gli-effetti-sulla-salute-a-lungo-termine-depressione-abuso-di-alcol-e-stupefacenti/ del 09 maggio 2017)

 

ROMA – Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l’immediato, si ripercuotono nel tempo. I bimbi che lo subiscono fin dalle scuole elementari hanno molte probabilità di soffrire di depressione, nonché di fumare, abusare di alcol e sostanze stupefacenti negli anni successivi all’episodio. Lo dimostra uno studio dell’Università di Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics, che ha analizzato i dati provenienti da sei nazioni statunitensi. Una ricerca condotta dal 2004 al 2011 che scandaglia la vita scolastica di 4,297 ragazzi seguiti nel corso di cinque anni.

LEGGI – Allarme bullismo, dalle aule ai social network: ne è vittima un adolescente su tre 

Grazie a un’analisi comparativa, i ricercatori hanno scoperto che le vittime “predilette” dai bulli sono ragazzi, minoranze sessuali e giovani che convivono con malattie croniche. Mentre età, obesità, razza/etnia, scarso rendimento scolastico e bassi introiti famigliari non sembrano trovarsi tra i motivi che mettono i più giovani nella condizione di essere presi di mira. Ma ancora più interessanti delle cause, sono gli effetti che l’abuso ha sulla salute dei piccoli. Non si tratta di una ripercussione soltanto immediata, che intacca la vita quotidiana, determinando una chiusura dei ragazzi in se stessi. Il bullismo presenta il proprio conto anche dopo anni.

“Chi ha subito abusi in quinta elementare ha più probabilità di mostrare sintomi di grave depressione l’anno successivo e ancora più probabilità di usare alcol, marijuana e tabacco dopo cinque anni”, ha detto Valerie Earnshaw, psicologa e autrice dello studio. “I sintomi depressivi mostrati nella ricerca aiutano a spiegare anche perché il bullismo è associato all’utilizzo di sostanze, suggerendo che i giovani potrebbero sfruttarle come forma di auto-medicamento per alleviare queste emozioni negative”. In particolare, in seconda superiore il 24 percento delle vittime prese in considerazione nella ricerca ha fatto uso di alcol, il 15,2 percento di marijuana, e l’11,7 percento di tabacco.

Il commento. “È vero: il tasso di depressione è altissimo tra adolescenti o giovani adulti che hanno subito forme di bullismo”, spiega a Repubblica Maura Manca, psicoterapeuta. “Questo perché, soprattutto nel caso di vittime sistematiche, i ragazzi si identificano nel ruolo di bullizzati. E costruiscono le loro relazioni sulla base della paura, dell’insicurezza e della mancanza di espressione. Una volta adulti, la repressione porta alla depressione, a disturbi del sonno, e nei casi più gravi si arriva anche all’autolesionismo. Mentre l’abuso di sostanze, per quel che riguarda la mia esperienza, è meno frequente”.

Come si possono evitare questi effetti a lungo raggio? “Interventi tempestivi”, ribatte Manca. “Bisogna riconoscere subito i segnali d’isolamento, ricostruire intorno al giovane una rete di relazioni che lo sostenga, capire a che livello è arrivato il problema. E prevedere, se necessario, il supporto di uno specialista”.

Troppo alcol tra i giovani

Alcolisti under 30, figli degli “shottini”

 

(Articolo di Cristina Privitera tratto dal sito http://www.lanazione.it/commento/giovani-1.3075122 del 30 aprile 2017)

 

Bevono tanto, troppo i ragazzini. La cronaca racconta ogni settimana di adolescenti, maschi e femmine, che finiscono in coma etilico e delle conseguenti chiusure dei locali che danno cocktail e ‘shottini’ a go-go senza chiedere la carta d’identità. E i numeri sono in crescita, allarmanti. Non solo per le percentuali che parlano del fenomeno dilagante delle grandi ubriacature una volta a settimana – dai 16 anni dicono le statistiche lo fa il 43,4% dei ragazzi, sopra i 18 anni anni si arriva al 62,5 – ma anche perché è ormai un dato acclarato che l’alcol in dosi massicce fa malissimo soprattutto ai giovanissimi, a chi ha meno di 21 anni.

Chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio assai maggiore di diventare alcolista rispetto a chi comincia dopo i 21. Non sarà allora un caso se chi si rivolge ai centri di trattamento per dipendenza da alcol nella Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) è sempre più giovane: il 10,7% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni. E’ l’altra faccia, quella oscura dell’allegra movida dei giovanissimi: l’alcolismo precoce.

Abuso di alcol

Abuso di alcol, l’appello di Codacons al Ministero della Salute

 

(Articolo tratto dal sito http://www.helpconsumatori.it/secondo-piano/abuso-di-alcol-lappello-di-codacons-al-ministero-della-salute/108811 del 21 novembre 2016)

 

In Italia aumentano i consumatori occasionali di alcol ma c’è ancora troppa poca informazione sui rischi per la salute e sulla dipendenza. La denuncia parte dal Codacons che, dati alla mano, ha inviato una lettera al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per chiedere un maggiore impegno sul fronte della lotta all’abuso di alcol. Tra il 2005 e il 2016 la percentuale dei consumatori giornalieri di bevande alcoliche è scesa dal 31% al 22,1%. Fronte di questo dato che potrebbe sembrare confortante aumenta, invece, la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 38,6% al 41%) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,7% al 26,9%). Nel complesso, i comportamenti di consumo di alcol che eccedono rispetto alle raccomandazioni per non incorrere in problemi di salute (consumo abituale eccedentario e binge drinking) hanno riguardano 8 milioni e 265 mila persone (15,2% della popolazione).

Comportamenti che eccedono rispetto alle raccomandazioni si osservano più frequentemente tra i giovani di 18-24 anni (rispettivamente 22% e 8,7%) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (21,5% e 17,3%). La popolazione più a rischio per il binge drinking è infatti proprio quella delle fasce più giovani (18-24 anni): il 14,5% dei giovani (21% dei maschi e 7,6% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione.

L’associazione di consumatori propone al Ministero di provvedere a illustrare chiaramente gli effetti nocivi dell’alcol sul fegato, così come si mostra l’effetto del fumo sui polmoni. Inoltre la polizia giudiziaria dovrebbe intervenire più spesso nei locali e sono tanti che somministrano alcolici a giovanissimi.

Drunkoressia – Abuso bevande alcoliche

Drunkoressia

 

(Articolo tratto dal sito http://www.sicurezzalimentare.it/index.php/drunkoressia/?utm_source=Newsletter+UNC&utm_campaign=f4d526b371-Newsletter_Le_Scelte_Del_Consumatore_VIII33_280916&utm_medium=email&utm_term=0_1ef3bd3c27-f4d526b371-186256705&ct=t(Newsletter_Le_Scelte_Del_Consumatore_VIII33_280916) del 26 settembre 2016)

 

Diverse sono le malattie legate a disturbi alimentari che purtroppo colpiscono soprattutto i più giovani. Oltre a quelle più conosciute come anoressia e bulimia, ce ne sono altre di cui si parla meno, ma non per questo meno gravi: una di queste è la drunkoressia, una malattia legata ad una grave abuso di bevande alcoliche molto più grave dell’alcolismo per i suoi possibili drammatici effetti acuti. Questa “disturbo” alimentare, o meglio una vera e propria malattie,  è caratterizzata dall’assunzione  di elevate quantità di bevande alcoliche a digiuno. Risulta che alcuni, prima di iniziare a bere, provocano il vomito per vuotare interamente lo stomaco.

Un motivo per cui i “drunkoressici” bevono alcol a digiuno è che vogliono evitare di assumere altri nutrienti calorici contenuti nel cibo. In pratica l’unica fonte energetica alimentare diviene l’alcol..

Quindi paradossalmente le persone ammalate sono magari convinte di seguire un regime dietetico  che consente loro di evitare il sovrappeso e l’obesità.

Altro risultato che si ottiene bevendo a digiuno è quello di un rapido assorbimento dell’alcol anche a livello gastrico e quindi il raggiungimento quasi immediato dello stato di ubriachezza.

In pratica si provoca uno stato di intossicazione acuta da alcol con le conseguenze ben conosciute sulla perdita di coscienza ed altri disturbi neuro comportamentali.

I disturbi acuti provocati dall’ubriachezza sono reversibili. Può essere sufficiente smettere di bere per uno – due giorni (dipende dalla quantità di alcol assunto e dalla costituzione fisica di ciascun individuo), per ritornare in condizioni normali. Bisogna però passare una fase di disturbi  (spossatezza, sonnolenza, mal di testa, ecc.) alle volte anche dolorosi. Probabilmente chi abusa abitualmente di alcol non vuole avere questi disturbi e quindi continua a bere perdendo completamente lo stato cosciente.

I “drunkoressici” oltre che avere dei problemi fisici personali,  sono anche u

n grave problema sociale. Queste persone possono venirsi a trovare in breve tempo nelle condizioni di incapacità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Hanno poi bisogno di assistenza che spesso i familiari non possono fornire. Infine, venendosi trovare in uno stato di incoscienza, possono divenire pericolosi per sé e per chi sta a loro vicino.

Gli effetti a lungo termine di una assunzione eccessiva di alcol sono devastanti e molti studi hanno dimostrato che l’alcol è una sostanza cancerogena.

Purtroppo le persone ammalate di “drunkoressia” (ma anche quelle affette da alcolismo) cercano di nascondersi e di non fare conoscere la loro malattia che spesso, in particolare quelli meno gravi, è conosciuta soltanto in ambito familiare.

Bisogna invece portare a conoscenza dei cittadini che esistono strutture dedicate alla cura delle malattie causate dall’abuso di alcol disseminate in tutto il Paese(Centri alcolisti anonimi, AUSL, ospedali,CUFRAD, ecc.) i cui indirizzi si possono trovare navigando in internet.

Il ricorso a Centri specializzati può evitare di venirsi a trovare in condizioni di irreparabilità e consentire di ritornare ad una vita normale.

Ovviamente la famiglia e gli amici possono fare molto tenendo sotto controllo le persone a rischio “alcol” (soprattutto i giovani) e se si accorgono della esistenza del problema, non sottovalutarlo, ma intervenire con la dovuta cautela e delicatezza ricorrendo, se necessario, anche all’aiuto delle strutture sanitarie preposte.

Scuola Territoriale 1° Modulo 2016

L’Associazione Acat Villafranca “Castel Scaligero”

come ogni anno organizza una serie di incontri per tutte le famiglie dei vari Club del territorio.

 

Scuola Alcologica Territoriale di 1° Modulo

 

Conduce il corso il Servitore Insegnante Marika Mezzani.

Per le serate inerenti la salute condurrà il corso il Dott. Gianpaolo Brunetto.

 

 

Il corso avrà la durata di SETTE settimane, ogni venerdì, con inizio il 07 ottobre 2016 alle ore 20,30 presso la Sede Acat, a Villafranca, in Via Fantoni 1, e terminerà il 18 novembre 2016.

Alcol e gravidanza

Alcol: 50% delle donne italiane consuma alcolici in gravidanza, mettendo a rischio il feto

 

(Articolo tratto dal sito http://www.laragnatelanews.it/salute/alcol-50-delle-donne-italiane-consuma-alcolici-in-gravidanza-mettendo-a-rischio-il-feto/17106.html del 20 settembre 2016)

 

In Italia con il passare degli anni è stato ampiamente ribadito come il consumo di bevande alcoliche, soprattutto tra i più giovani, sia cresciuto in maniera preoccupante, ed è ampiamente noto come l’alcol, soprattutto quando se ne abusa, possa avere molteplici effetti negativi sulla salute, in particolare negli adolescenti che si trovano nell’età dello sviluppo mettendo in serio pericolo la loro salute, ma allo stesso modo il consumo eccessivo e prolungato crea problemi a qualsiasi età.

I rischi sono maggiori, tuttavia, quando si parla di donne in dolce attesa. Il consumo di alcolici, anche solo moderato, può infatti creare danni al feto, ed è per questo che ormai da molti anni i medici vietano il consumo di bevande alcoliche in gravidanza. Ma nonostante in molti conoscano le possibili conseguenze, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero almeno il 50% o 60% le donne italiane che consumano alcol in gravidanza, mettendo in serio pericolo la salute del feto.

I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità evidenziano abitudini sconcertanti che, di fatto, portano ad ignorare il consiglio dei medici, spingendo il 50% delle donne italiane a mantenere anche in gravidanza le stesse abitudini di sempre. In base a questo dato, i ricercatori ritengono che almeno la metà delle donne italiane in gravidanza consuma due bicchieri al giorno, esponendo il feto ad un rischio enorme. L’alcol è infatti in grado di superare la placenta esponendo il feto alle sostanze alcoliche che non riesce a metabolizzare, come invece riesce a fare l’organismo di un adulto, e aumenta i rischi di danni cerebrali e malformazioni, ma anche di aborti e nascite premature. Nel caso in cui il consumo di alcol in gravidanza sia maggiore, ad esempio 3 o più bicchieri al giorno, i rischi inevitabilmente aumentano e si può arrivare alla conseguenza  più grave, considerata la sindrome alcolico fetale, che provoca danni irreversibili nel feto.

In generale, comunque, il rischio aumenta in base alla quantità di alcol che si consuma, ma è sempre presente  a prescindere dalla dose di alcol che si consuma. E’ per questo che la cosa migliore che le donne in dolce attesa devono fare è smettere di consumare alcolici, ma una decisione analoga è consigliata anche nel momento in cui si pianifica una gravidanza, considerando che gli organi vitali del feto iniziano a formarsi già nelle prime settimane. E se molti dei problemi provocati dal consumo di alcol in gravidanza possono essere notati da subito, è importante ricordare che altri danni, legati soprattutto alle capacità cognitive dei piccoli, possono essere notati solo con il passare del tempo.

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