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Interclub – Villafranca (Vr) 30 settembre 2016

 

 

Il giorno 30 settembre 2016, alle ore 20.30, presso la Sala Franzini, (Duomo di Villafranca) (Vr), si terrà l’annuale Interclub Acat organizzato dal Club Acat  Villafranca 451.

 

Il tema dell’evento sarà:

 

“Coraggio, club e fede nessuno è più solo nelle sue sfide”

 

 
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Festa Acat “Castelscaligero” 12 giugno 2016

 

 

Domenica 12 giugno 2016, dalle ore 10.30, presso le Colonie Elioterapiche in Località Borghetto di Valeggio sul Mincio (Vr)

si terrà una giornata di festa, organizzata dall’Acat “Castelscaligero” di Villafranca (Vr)

 

 

cartolina acat villafranca castel scaligeri liberati dall'alcol

 

L’evento sarà aperto a tutti i soci dei vari Club, famigliari, amici e simpatizzanti. Per tutta la giornata si potrà divertirsi assieme, socializzare e degustare aperitivi analcolici.

 

Pranzo all’aperto, dolci offerti dai volontari, pomeriggio con possibilità di passeggiate nella natura, animazione e musica.

La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, da versare al proprio Servitore Insegnante, entro il 01 giugno 2016.

 

 

I camici dei "dottori" clown

 

Come lo scorso anno, ci sarà anche il Gruppo Clown “InVita un Sorriso”   che allieterà e giocherà con i più piccoli, e che ringraziamo anticipatamente per la loro presenza.

www.invitaunsorriso.com

info@invitaunsorriso.com

 

 

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!

 

 
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Interclub – Valeggio S/M (Vr) 20 maggio 2016

 

 

Ieri, 20 maggio 2016, alle ore 20.30, presso l’Istituto Gaetano Toffali di Valeggio sul Mincio (Vr), si è tenuto l’annuale Interclub Acat organizzato dal Club Acat “Castelscaligero” di Villafranca.

 

La serata è stata ricca di testimonianze sincere e commoventi. Ha partecipato un numeroso gruppo di persone facenti parte dei vari Club dell’Acat Villafranca “Castelscaligero” e con l’occasione è stata presentata la nuova delegazione del Direttivo, il cui Presidente, votato all’unanimità nell’incontro del 04 maggio 2016, è risultata essere Simonetta Venturi.

Congratulazioni e buon lavoro da tutti noi.

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Il neo-presidente Simonetta Venturi

Alcune immagini della serata

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Scuola Territoriale 2° Modulo

 

Acat Villafranca Castel Scaligero

organizza

 

I giorni 12 aprile, 19 aprile e 26 aprile 2016, presso la Sede ACAT, in Via Fantoni 1 – Villafranca (Vr), alle ore 20,45, si svolgerà la “Scuola Territoriale di 2° Modulo”.

Il tema della SAT 2° Modulo sarà:

Il gioco d’azzardo

 

 

La Scuola si svolgerà nelle seguenti date:

  • 12 aprile 2016 –  Club Lugagnano e Sommacampagna
  • 19 aprile 2016 –  Club Villafranca 503 e Valeggio sul Mincio
  • 26 aprile 2016 – Club Vigasio – Povegliano/Dossobuono e Villafranca 451

 

Relatore delle serate: Dott. Roberto Dalla Chiara

 
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Alcol: 50% delle donne italiane consuma alcolici in gravidanza, mettendo a rischio il feto

 

(Articolo tratto dal sito http://www.laragnatelanews.it/salute/alcol-50-delle-donne-italiane-consuma-alcolici-in-gravidanza-mettendo-a-rischio-il-feto/17106.html del 20 settembre 2016)

 

In Italia con il passare degli anni è stato ampiamente ribadito come il consumo di bevande alcoliche, soprattutto tra i più giovani, sia cresciuto in maniera preoccupante, ed è ampiamente noto come l’alcol, soprattutto quando se ne abusa, possa avere molteplici effetti negativi sulla salute, in particolare negli adolescenti che si trovano nell’età dello sviluppo mettendo in serio pericolo la loro salute, ma allo stesso modo il consumo eccessivo e prolungato crea problemi a qualsiasi età.

I rischi sono maggiori, tuttavia, quando si parla di donne in dolce attesa. Il consumo di alcolici, anche solo moderato, può infatti creare danni al feto, ed è per questo che ormai da molti anni i medici vietano il consumo di bevande alcoliche in gravidanza. Ma nonostante in molti conoscano le possibili conseguenze, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero almeno il 50% o 60% le donne italiane che consumano alcol in gravidanza, mettendo in serio pericolo la salute del feto.

I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità evidenziano abitudini sconcertanti che, di fatto, portano ad ignorare il consiglio dei medici, spingendo il 50% delle donne italiane a mantenere anche in gravidanza le stesse abitudini di sempre. In base a questo dato, i ricercatori ritengono che almeno la metà delle donne italiane in gravidanza consuma due bicchieri al giorno, esponendo il feto ad un rischio enorme. L’alcol è infatti in grado di superare la placenta esponendo il feto alle sostanze alcoliche che non riesce a metabolizzare, come invece riesce a fare l’organismo di un adulto, e aumenta i rischi di danni cerebrali e malformazioni, ma anche di aborti e nascite premature. Nel caso in cui il consumo di alcol in gravidanza sia maggiore, ad esempio 3 o più bicchieri al giorno, i rischi inevitabilmente aumentano e si può arrivare alla conseguenza  più grave, considerata la sindrome alcolico fetale, che provoca danni irreversibili nel feto.

In generale, comunque, il rischio aumenta in base alla quantità di alcol che si consuma, ma è sempre presente  a prescindere dalla dose di alcol che si consuma. E’ per questo che la cosa migliore che le donne in dolce attesa devono fare è smettere di consumare alcolici, ma una decisione analoga è consigliata anche nel momento in cui si pianifica una gravidanza, considerando che gli organi vitali del feto iniziano a formarsi già nelle prime settimane. E se molti dei problemi provocati dal consumo di alcol in gravidanza possono essere notati da subito, è importante ricordare che altri danni, legati soprattutto alle capacità cognitive dei piccoli, possono essere notati solo con il passare del tempo.

 
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Rapporto Espad: giovani italiani fumano e bevono più dei coetanei europei

 

(Articolo di EL tratto dal sito http://www.helpconsumatori.it/salute/rapporto-espad-giovani-italiani-fumano-e-bevono-piu-dei-coetanei-europei/107159 del 20 settembre 2016)

 

Boom di baby fumatori per l’Italia: il consumo di tabacco (e non solo) è il più alto rilevato tra gli adolescenti europei e le percentuali sono al di sopra della media anche per quanto riguarda l’alcol e altre sostanze stupefacenti. A sollevare le preoccupazione nei confronti del panorama delle nuove generazioni è il rapporto del progetto Espad (European Survey Project on Alcohol and other Drugs) che ha coinvolto 35 Paesi europei e un totale di 96.043 studenti, che nel 2015 hanno partecipato all’indagine rispondendo nelle proprie classi a un questionario anonimo. “Lo studio si ripete ogni quattro anni ed è ormai in grado di fornire le tendenze nelle ultime due decadi dei comportamenti a rischio degli adolescenti: assunzioni di sostanze tra cui tabacco, alcol, droghe illecite, inalanti, prodotti farmaceutici e nuove droghe, utilizzo problematico di internet, gaming online e gioco d’azzardo”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Ifc-Cnr e principal investigator italiano del progetto.

Analizzando le varie voci prese in esame nella ricerca, emerge che in Italia, rispetto al 1995 (anno della prima rilevazione), il consumo di alcol e/o tabacco è diminuito ma desta forte preoccupazione la crescita del fenomeno del “binge drinking” (ossia l’assunzione smodata di alcol finalizzata al raggiungimento dell’ubriachezza nel più breve tempo possibile).

Ad aver sperimentato l’uso di tabacco è il 58% degli studenti (64% nel 1995). Il 37% ha fumato nell’ultimo mese, una diffusione quindi molto più elevata rispetto alla media dei coetanei europei (46%) e stabile nel tempo, a differenza degli altri paesi dove ha fatto registrare considerevoli diminuzioni. Anche per quanto riguarda gli studenti che fumano quotidianamente, gli italiani rimangono stabili nel corso degli ultimi 20 anni al 21%, a un livello più elevato della media comunitaria (12%).

L’uso di alcol, come per il tabacco, rimane su livelli elevati ma con tendenze positive dal 1995. Tra gli adolescenti europei il consumo una tantum è diminuito dall’89% all’80% e l’uso corrente dal 56% al 48%. In Italia, ad aver bevuto alcolici almeno una volta nella vita è l’84% degli studenti, percentuale in diminuzione sia rispetto al piccolo del 2007 (90%), sia rispetto al 1995 (88%). Il consumo corrente interessa invece il 57%, facendo registrare la prima diminuzione dal 2003 (63%). Non si osservano differenze per il ‘binge drinking’ (34% contro una media europea del 13%).

L’uso di droghe resta stabile su livelli molto elevati. In media il 18% degli studenti riferisce di aver assunto una sostanza illecita almeno una volta. La sostanza più diffusa è la cannabis: riferisce di averla provata almeno una volta il 16% degli studenti (in Italia il 27% l’ha sperimentata almeno una volta e il 15% nell’ultimo mese). Tre studenti su 10 considerano la cannabis facilmente disponibile, più di altre droghe illecite: ecstasy (12%), cocaina (11%), amfetamine (9%), metamfetamine (7%) e crack (8%). Il 4% degli studenti (dall’1% al 10%) ha sperimentato le nuove sostanze psicoattive almeno una volta, mentre il 3% (dall’1% all’8%) ne ha riferito un uso recente (almeno una volta nell’ultimo anno).

 Ma a costituire una minaccia di dipendenza non sono più soltanto droghe e alcol. Un nuovo e concreto rischio di patologie viene direttamente dalla rete Internet, dove i ragazzi trascorrono buona parte del loro tempo e della loro vita. Dall’uso dei social media al surfing, dallo streaming al gaming, dal gioco d’azzardo al commercio di prodotti: il panorama di attività a cui dedicarsi online è veramente molto vasto.

In media, gli studenti europei sono connessi quasi 6 giorni su 7 a settimana. Le ragazze frequentano regolarmente, ovvero quattro o più giorni alla settimana, i social media più dei coetanei (83% contro 73%). In tutti i Paesi, il gioco online è invece più diffuso tra i maschi (39% contro il 7%), che hanno anche riferito di giocare d’azzardo più delle coetanee, sia nell’ultimo anno (23% contro il 5%) che frequentemente (12% contro 2%).

In Italia, gli studenti si connettono in media circa 6 giorni su 7 e l’attività prevalente (4 o più giorni alla settimana) è l’utilizzo dei social media, con l’80% degli studenti, seguito dal gaming (22%), mentre il 3% riferisce di aver giocato frequentemente d’azzardo, in media con i valori rilevati a livello europeo.

Psicologi, sociologi, terapisti e genitori sono allertati.

 

 
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Abuso alcol. Se si fa attività fisica, mortalità ridotta del 20%

 

(Articolo tratto dal sito http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=43069 del 19 settembre 2016)

 

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Sidney ha infatti confermato un rischio aumentato di decesso per tumori legati all’alcolismo, nonché per tutte le cause, tra coloro che bevono frequentemente rispetto alle persone che invece non bevono. Tuttavia, il rischio elevato diminuisce o addirittura si annulla se chi beve svolge regolarmente attività fisica.

Un nuovo studio sostiene che l’esercizio fisico – sia fatto con moderazione, sia più energicamente – può compensare alcuni degli effetti dannosi per la salute prodotti dal consumo costante di alcool. La ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Sidney ha infatti confermato un rischio aumentato di decesso per tumori legati all’alcolismo, nonché per tutte le cause, tra coloro che bevono frequentemente rispetto alle persone che invece non bevono. Tuttavia, il rischio elevato diminuisce o addirittura si annulla se chi beve svolge regolarmente attività fisica.

“L’alcool è il farmaco psicotropo più usato e, al contrario di molti altri, è socialmente e culturalmente accettato”, dice l’autore principale dello studio, Emmanuel Stamatakis, professore associato di esercizio fisico, salute e attività fisica presso l’Università di Sydney, in Australia. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), quasi il 90% degli americani riferisce di bere alcolici. Inoltre, più della metà degli americani adulti non pratica nessuna attività fisica.

Lo studio
“Studi precedenti avevano legato l’uso di alcool a un rischio aumentato di alcuni tumori e cardiopatie, malattie del fegato e diversi disturbi mentali”, scrive il team che ha condotto la ricerca nell’articolo pubblicato dal British Journal of Sports Medicine. Tuttavia, poche ricerche, a oggi, hanno fatto luce sul ruolo dei comportamenti di salute positivi, come attività fisica o dieta, nella prevenzione e nella diminuzione dei rischi a lungo termine dell’uso di alcool. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 36.000 uomini e donne over 40 che hanno preso parte alle indagini annuali sulla salute in Inghilterra (Health Survey for England) o Scozia (Scottish Health Survey) negli anni ’90 e ‘2000.

I partecipanti sono stati raggruppati in sei categorie: astemi, ex alcolisti, bevitori occasionali o bevitori più che occasionali. La classificazione è avvenuta all’interno delle attuali linee guida sulle quantità alcoliche che possono essere assubnte (meno di 14 unità alcoliche standard britanniche – equivalenti a 8 unità alcoliche standard statunitensi – a settimana per le donne e meno di 21 unità britanniche o 12 statunitensi per gli uomini). Le ultime due categorie erano rappresentate da coloro che bevevano in maniera “pericolosa” (da 14 a 35 unità britanniche a settimana per le donne o da 21 a 49 unità per gli uomini) e “dannosa” (più di “pericolosa”). I ricercatori hanno anche categorizzato l’esercizio fisico settimanale in termini di equivalenti metabolici (MET), una misura del dispendio energetico. Una media di 7.5 MET a settimana, per esempio, si traduce in poco più di due ore di camminata veloce coprendo circa 4,8 km all’ora.

I risultati
Dopo aver considerato altri fattori, tra cui età, razza, sesso, peso, classe sociale, fumo e altre malattie, i ricercatori hanno scoperto che le persone che bevevano senza superare i limiti contenuti nelle linee guida e che facevano un esercizio fisico scarso o nullo avevano il 16% in più delle probabilità di morire per qualsiasi causa durante il corso dello studio rispetto agli astemi e il 47% in più delle probabilità di morire per cancro. I bevitori “pericolosi” presentavano rischi simili a quelli che rispettavano le linee guida e il bere alcool in maniera “dannosa” portava con sé un rischio aumentato del 58% di decesso per tutte le cause e un rischio dell’87% più elevato di morte per cancro.

Con 7.5 MET a settimana, le persone che bevevano mantenendosi all’interno delle linee guida manifestavano lo stesso rischio di mortalità per tutte le cause di coloro che non avevano mai bevuto e un rischio superiore dell’11% di decesso per cancro. I bevitori pericolosi presentavano un rischio aumentato del 18% di mortalità per tutte le cause e del 9% di decesso per cancro. Con 15 MET a settimana, chi rispettava le linee guida presentava un rischio di decesso inferiore dal 10% al 20% rispetto agli astemi. Inoltre, anche i bevitori dannosi presentavano lo stesso rischio degli astemi di decesso per cancro e un rischio superiore del 13% di mortalità per tutte le cause.

A tutti i livelli di esercizio, il bere in maniera “dannosa” portava con sé un rischio significativamente elevato di mortalità. “I benefici dell’esercizio includono anche ridotta infiammazione e maggiore capacità immunitaria”, scrive il team, mentre l’alcool presenta l’effetto opposto.

Fonte: British Journal of Sports Medicine

Carolyn Crist

 
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Scoperta la causa biologica responsabile della dipendenza dall’alcool. Lo studio apre la strada alla ricerca di nuove strategie contro l’alcolismo

 

(Articolo di Giovanni D’Agata tratto dal sito http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=87643 del 31 agosto 2016)

 

Un nuovo studio pubblicato martedì su Molecular Psychiatry fornisce inediti dettagli sul meccanismo coinvolto nell’ “alcool-addiction” o dipendenza da alcool. La ricerca ha individuato un enzima che si “spegne” nelle cellule nervose del lobo frontale quando si sviluppa la dipendenza dell’alcool e che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti contro l’alcolismo. La scoperta è frutto di una grossa ricerca pluriennale condotta dall’ Università di Linköping in Svezia. Secondo quanto spiegato nell’articolo, la riduzione dell’attività di un enzima coinvolto nella comunicazione tra neuroni nella corteccia prefrontale sarebbe responsabile della dipendenza da alcool, scoprendo così che è una causa biologica a causare l’alcolismo, spiegando anche la difficoltà o addirittura l’incapacità sperimentata dagli alcolisti a liberarsi dalla loro dipendenza. Gli esperti sono arrivati a scoprire che in primo luogo ha indotto una dipendenza da alcool in ratti esponendoli 14 ore al giorno ai vapori di alcol e, per sette settimane. Successivamente hanno poi sottratto questi stessi ratti all’alcool per tre settimane osservando che questi roditori sono diventati alcolisti perché ha evidenziato sintomi differenti di dipendenza, ad esempio un comportamento ansioso e aumentando il consumo di alcool quando è diventato disponibile. Estelle Barbier, ricercatrice del Center for Social and Affective Neuroscience de l’Université Linköping en Suède, ha trovato di recente che in questi ratti in «astinenza» dopo tre settimane di privazione, una diminuzione nell’espressione dell’enzima Prdm2 nel cervello, in particolare nella corteccia prefrontale.  « “La funzione di questo enzima è di aggiungere un gruppo metile a istoni, che sono proteine che si trovano nel cuore del DNA dei geni. Questo cosiddetto enzima epigenetico aiuta a regolare l’espressione dei geni, nel caso di geni coinvolti nella neurotrasmissione e che promuove il rilascio dei neurotrasmettitori nelle sinapsi (spazio tra i neuroni). Una riduzione dell’attività della Prdm2 conduce ad una diminuzione nell’espressione di questi geni e quindi ad una probabile diminuzione della neurotrasmissione “, ha spiegato la Barbier ed i suoi colleghi poi aggiunto chinina alla soluzione di alcool servito ai ratti al fine di renderlo molto amaro, anche ripugnante per i ratti. I roditori comunque sono stati esposti all’alcool continuando a bere alcool nonostante la sua proprietà negativa, a differenza dei ratti normali che si sono disinteressati a questa bevanda contaminata.   Tale comportamento compulsivo, dove i ratti hanno così bisogno di sentire gli effetti di psicostimolanti dell’alcool, lo consumano anche se non il suo gusto non è buono, confermando che i ratti erano ancora schiavi alle loro dipendenze. “Tale comportamento compulsivo spingerà gli alcolisti a continuare a bere nonostante anche se consapevoli di perdere il loro lavoro e la loro famiglia, o di provocare incidenti d’auto», ha inoltre spiegato il biologo molecolare. Ha ricordato che una delle parti del cervello che controlla i comportamenti compulsivi, impulsivi e il processo decisionale è la corteccia prefrontale. « Tuttavia, è proprio in questa zona del cervello che abbiamo trovato la diminuzione nell’enzima  », “ha inoltre spiegato. Ci sono proprio dei farmaci che sono stati approvati dalla FDA e che sono attualmente usati nella ricerca sul cancro che potrebbero essere un possibile percorso terapeutico. C’è tuttavia il pericolo che essi possono causare effetti collaterali. Lo studio è stato svolto interamente nel ratto. Anche se l’alcolismo rappresenta una dipendenza complessa, in cui intervengono pure fattori sociali e psicologici, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’aver individuato l’enzima così fortemente associato al consumo di alcol, commentano i ricercatori, apre la strada alla ricerca di nuove strategie anti-alcool. In ogni caso la consapevolezza, é l’elemento più importante per guarire, più di ogni medicina, anche se la lotta a questo fenomeno, non meno diffuso nel Nostro Paese rispetto agli altri europei, per la quale la nostra associazione é da sempre in prima linea, va affrontata alla base e con la prevenzione da parte dello Stato, come avviene da anni contro il tabagismo.

 
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Studio Shock , Alcol provoca Tumori, bere può causare fino a 7 tipi di Cancro

 

(Articolo tratto dal sito http://www.contattolab.it/choc-alcol-e-tumori-bere-alcol-puo-causare-direttamente-7-forme-di-cancro/ del 24 luglio 2016)

 

Uno studio pubblicato sulla rivista «Addiction» è sicura: bere alcolici può provocare il tumore orofaringeo, alla laringe, all’esofago, al fegato, al colon, al retto e alla mammella. A rischio anche chi beve poco.

Bere abitualmente alcol provoca almeno sette tipologie di verse di Cancro, e poco importa se il consumo non è eccessivo, anche in questo caso il rischio anche se diminuito è fortemente presente. A sostenerlo uno studio americano pubblicato sulla rivista scientifica Addiction, i ricercatori hanno analizzato decine di studi degli anni passati con lo scopo di trovare delle correlazioni tra fumo-alcol-tumori, ed effettivamente dai risultati emersi, esiste un forte legame tra le tre componenti! L’alcol incide negativamente nella comparsa del cancro al seno, al colon, al fegato e altri tipi di tumore. Secondo i ricercatori ci sarebbero delle prove schiaccianti , quantomeno sufficienti per affermare che bere alcolici rappresenta una casa diretta delle patologie tumorali. Non si conoscono ancora i meccanismi biologici perchè questo accada, tuttavia sempre più evidenze scientifiche, hanno portato alla luce elevati fattori di rischio anche per il cancro alla prostata, al pancreas, alla pelle. In questi casi il rischio di ammalarsi dipende anche da quanto si beve.

Studi epidemiologici dimostrano come bere alcolici anche in quantità moderata può causare inoltre tumore orofaringeo, alla laringe, all’esofago, al fegato, al retto e alla mammella. Secondo gli esperti non bisogna sottovalutare il problema, il fenomeno alcolico nel corso degli anni ha preso una bruttissima piega, soprattutto i più giovani non riescono a comprendere la gravità di questo vizio! Bisogna oltremodo attivare nel corso degli anni e soprattutto negli istituti scolastici degli ampi programmi didattici atti a debellare il fenomeno fin dalle radici, il solo spot televisivo che gira raramente non è ormai più efficace.

Alcol e cancro

Bere è un vizio pericoloso oltre che stupido, l’alcol può davvero mettere a rischio la salute degli esserei umani, e poco importa se si beve poco o tanto, il fattore di rischio rimane comunque sensibile in entrambi i casi. I dati dell’Istat per quanto riguarda il consumo di alcol in Italia sono allarmanti, il 75% consuma abitualmente alcol, il primo bicchiere lo si consuma attorno agli 11 anni, il 10% dei giovani racconta di ubriacarsi almeno 3 giorni a settimana. Purtroppo il problema è soprattutto giovanile, ed è in costante crescita. Giovani che proprio non riescono a concepire che il bere mette in serio rischio la loro salute. Ogni anno all’uso dell’alcol sono associati, direttamente o indirettamente: malattie generiche, patologie tumorali, omicidi, incidenti stradali, cirrosi epatiche, malattie cardiovascolari.

 
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Drunkoressia: non mangiare per bere alcolici

 

(Articolo tratto dal sito http://www.stile.it/2016/07/17/drunkoressia-non-mangiare-bere-alcolici-id-119266/ del 17 luglio 2016)

 

Rimpiazzare il cibo con bevande alcoliche. E’ il nuovo, preoccupante disordine alimentare di molti giovani.

Binge Drinking

 

Non è esattamente un ‘nuovo’ disordine alimentare, ma è relativamente ‘nuova’ la discussione attorno ad esso. Si chiamadrunkoressia, dall’inglese ‘drunkorexia’, e definisce un comportamento per cui si bevono alcolici invece di mangiare. Nello specifico, non si mangia per poter bere senza ingrassare. Il termine definisce infatti uno stadio a metà tra l’anoressia e l’alcolismo. Ed è una ‘tendenza’ pericolosa molto diffusa tra i giovani, specialmente tra le donne.

La drunkoressia è un problema

Fu l’Università del Missouri a porre l’accento sulla questione nel 2012, rilevando che il 67% degli studenti dichiarava di diminuire appositamente le calorie dei pasti privilegiando quelle alcoliche. Il 21% dichiarava di evitare il cibo anche per ubriacarsi più velocemente. Oggi gli studi si sono moltiplicati, e continuano a dare risultati piuttosto preoccupanti.

La drunkoressia è un comportamento comune negli ambienti universitari. Una ricerca recentemente presentata e realizzata dall’Università di Houston tira una nuova (fonte), preoccupante somma: 8 studenti su 10 hanno esperienza di drunkorexia. Mentre una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica del National Center for Biotechnology Information afferma che si tratta di un vero e proprio pattern comportamentale. Un disturbo che sta prendendo la piega di una ‘tendenza’ tra i giovani. Nonostante ciò, non è ancora chiaro se alla base vi siano più la dipendenza da alcol o la propensione ad avere disturbi alimentari.

La socialità un fattore importante

Una grossa differenza rispetto ad altri tipi di disturbi alimentari è che la drunkoressia non è stigmatizzata. Anzi, è un comportamento che si diffonde attraverso la socialità. Specialmente tra le ragazze, affermano le prime ricerche, più facilmente inclini a considerare la questione del peso come importante. E in effetti gli alcolici sono estremamente calorici. Naturalmente, precisano gli esperti, i danni derivanti dal bere ripetutamente a stomaco vuoto sono numerosi. I comportamenti a rischio aumentano, così come la possibilità di coma etilici, svenimenti, e naturalmente problemi di stomaco, postumi fortissimi, un enorme stress per l’organismo che viene intossicato.

 
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Alcool e giovani, bere ad alto volume fa male

 

(Articolo di Fulvio Binetti tratto dal sito http://www.bintmusic.it/blog/essere/alcool-e-giovani-bere-alto-volume/ del 11 luglio 2016)

 

Le statistiche lo confermano: ragazzi e ragazze bevono troppo. Sul problema alcool e giovani anche la musica fa la sua parte: si beve di più se la musica nei locali è ad alto volume. Il ruolo dei social.

 

D’estate la voglia di evasione è tanta. Sapendo di non doversi alzare la mattina per andare al lavoro o a scuola, tanti ne approfittano per tirar tardi in qualche baretto e alzare un pò il gomito. Ma i rischi sono dietro l’angolo e non è solo la spensieratezza delle vacanze a far bere, purtroppo. Nel rapporto tra alcool e giovani ci si mette anche la musica: si beve di più nei bar dove le canzoni sono sparate ad alto volume.

Lo sostiene uno studio clinico sperimentale sull’alcolismo dal titolo Alcoholism: Clinical & Experimental Research pubblicato qualche tempo fa sul WebMd. Gli studiosi, in accordo con i gestori di un locale, hanno osservato il comportamento di vari gruppi di ragazzi tra i 18-25 anni che bevevano birra in un bar il sabato sera. Alzando ilvolume della musica di sottofondo i ragazzi finivano regolarmente il bicchiere di birra circa tre minuti prima del normale.

Nicolas Gueguen, ricercatore di scienze comportamentali dell’Università francese della Bretagna meridionale che ha diretto lo studio, ha osservato che oltre all’aumento della velocità di assunzione degli alcolici, con un tempo di bevuta media che scende da 14,51 a 11,45 minuti, con l’aumentare del volume della musica da 72 a 88 decibel aumentano anche le dosi, passando da 2,6 a 3,4 bicchieri a persona.

L’esperimento, seppur non realizzato su vasta scala, fornisce alcune indicazioni precise e forse rivela perchè in alcuni locali la musica è talmente alta che risulta addirittura difficile parlare. Cosa che potrebbe essere il vero motivo per cui un maggiore volume sonoro fa aumentare il consumo di alcol: se diventa difficile parlarsi, tanto vale bere. Peccato che così facendo non solo ci si rovina il fegato, ma anche le orecchie.

Alcool e giovani, nuove tendenze

Spesso si sottovalutano i pericoli di pratiche condivise tra amici, come il binge drinking che fa assumere dosi elevate di alcolici in poco tempo. Ma non ci si dovrebbe mai dimenticare che consumare alcool in eccesso è gravemente tossico: i danni alla salute esagerando con birra, vino e specialmente superalcolici possono essere infiniti. Tra i giovani sono sempre più diffusi fenomeni di dipendenza: la facilità con cui sul mercato si possono trovare bevande ad hoc, confezionate dalle multinazionali a prezzi irrisori, fa il resto.

Il problema in certe province italiane sta assumendo proporzioni devastanti e lo stesso ministero della salute cerca di porre l’attenzione contro l’abuso con campagne mirate. Fortunatamente sembra che in altre zone i cosiddetti millennials (ragazzi tra i 21 e i 35 anni) stiano considerando bere sempre meno “cool”. La tendenza a bere con una certa moderazione è confermata da varie ricerche condotte in Usa, Gran Bretagna, Olanda, Brasile e Messico, ma qualche segnale c’è anche in Italia.

Responsabili di questo cambiamento positivo del rapporto tra alcool e giovani per una volta sarebbero i social media. Il motivo è semplice: apparire ubriachi sui social non rappresenta un motivo di orgoglio, ma anzi è considerato un danno alla propria reputazione. Oltre ad amici e amiche, c’è da considerare la figura che si fa con genitori e insegnanti. Allora per non stare male, non perdere il controllo e guadagnarci in salute, da oggi in poi abbassiamo anche un pò il volume.

 
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Alcolismo. Psicoterapia e ketamina per evitare le ricadute. Al via studio inglese

 

(Articolo di Kate Kelland tratto dal sito http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=41459 del 08 luglio 2016)

 

La ketamina potrebbe essere presto testata come trattamento per gli alcolisti. Alcuni ricercatori inglesi hanno iniziato a reclutare volontari per verificare se la ketamina, conosciuta anche come la droga party ‘Special K’ , potrebbe rivelarsi utile nel ridurre i tassi di ricaduta tra le persone con problemi di alcolismo grave.

Dopo aver condotto studi pilota che avrebbero mostrato come la ketamina – combinata con la psicoterapia – potrebbe interferire nella disintossicazione rendendo meno probabili le recidive degli alcolisti, gli scienziati sono alla ricerca di 96 volontari con disturbo grave da alcol e che recentemente sono stati in astinenza. La ketamina è un farmaco autorizzato, ampiamente usato come anestetico e per alleviare il dolore. Tuttavia è usato anche come droga e può portare il consumatore all’abuso.

“La ketamina – ha dichiarato Celia Morgan, che guiderà la ricerca presso l’Università di Exeter – è un farmaco ben tollerato e può contribuire ad alleviare i sintomi depressivi. Inoltre uno studio pilota suggerisce che potrebbe anche ridurre, dimezzandoli, i tassi di ricaduta nell’alcol. Questo studio ci permetterà di valutare se la ketamina, in associazione alla psicoterapia, può effettivamente aiutare gli alcolisti a fare a meno dell’alcol”.

Il disegno dello studio
Metà dei partecipanti alla ricerca riceverà un basso dosaggio di ketamina per via iniettiva una volta a settimana per tre settimane e sarà sottoposta a sette sessioni di 90 minuti di psicoterapia. Un gruppo di controllo sarà sottoposto alla medesima terapia ma con iniezioni di soluzione salina. Il team della Morgan confronterà i risultati dopo sei mesi, utilizzando i dati raccolti tramite un dispositivo che, montato sulla caviglia di ogni partecipante, controllerà l’assunzione di alcol attraverso un esame del sudore.

La ricerca sui topolini ha dimostrato che la ketamina potrebbe indurre cambiamenti nel cervello che favoriscono nuove connessioni e facilitano l’apprendimento di cose nuove in tempi brevi e i ricercatori sperano che questo potrebbe rendere più efficaci le sedute di psicoterapia. Uno studio pilota ha evidenziato che tre dosi di ketamina combinate alla psicoterapia hanno ridotto in 12 mesi i tassi medi di recidiva dal 76% al 34% e gli studiosi pensano che sono proprio le proprietà antidepressive della ketamina ad aver contribuito a questo miglioramento. 


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) circa 3,3 milioni di individui muoiono ogni anno per l’eccessivo consumo di alcol e l’abuso di questa sostanza contribuisce all’insorgenza di oltre 200 malattie e problematiche legate ad infortuni da alcol. “L’alcolismo può avere un impatto terribile – ha detto Kathryn Adcock, responsabile di Neuroscienze e Salute mentale del Medical Research Council, che ha finanziato in parte lo studio – Purtroppo gli attuali trattamenti sono associati ad elevati tassi di recidiva, con le persone che spesso ricominciano a bere dopo solo brevi periodi di tempo”.

 
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Scoperti i neuroni anti-sbronza che ci fanno smettere di bere

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ok-salute.it/psiche-e-cervello/neuroscienze/scoperti-neuroni-anti-sbronza-ci-fanno-smettere-bere/ del 08 luglio 2016)

 

L’eccessivo consumo di alcol rischia però di disattivarli, aprendo la strada alla dipendenza

 

Individuato nel cervello l’interruttore anti-sbornia: è formato da un gruppetto di neuroni che si accendono per fermarci quando beviamo, evitando che un drink tiri l’altro. La loro preziosa funzione di freno inibitore può essere compromessa dall’eccessivo consumo di alcol, anche se occasionale: intontiti dalle bevute, questi neuroni rischiano così di disattivarsi, aprendo la strada alla dipendenza. Lo hanno osservato nei topi i ricercatori della Texas A&M University, che pubblicano i risultati dei loro studi su Biological Psychiatry.

I neuroni anti-sbronza, chiamati D2, sono cellule nervose sensibili alla dopamina situate nella regione del cervello nota come striato dorsomediale. Fanno parte di un circuito nervoso inibitorio, che funziona come un semaforo rosso che impone di fermarsi. Nella stessa area del cervello sono presenti anche altri neuroni dopaminergici, chiamati D1, che invece hanno la funzione opposta, agiscono cioè come un semaforo verde che dà il via libera all’azione.

Il nostro comportamento dipende dal perfetto bilanciamento tra questi due circuiti. Quando però si beve un po’ troppo, anche occasionalmente, il semaforo rosso dei neuroni D2 inizia ad affievolirsi, facendo prevalere i neuroni D1 che portano a perdere il controllo della situazione.

«Pensiamo al binge drinking, quel comportamento sempre più diffuso tra i giovani che porta a fare delle vere e proprie abbuffate alcoliche», spiegano i ricercatori. «Questi ragazzi fanno essenzialmente la stessa cosa che nei nostri esperimenti ha portato all’inibizione dei neuroni buoni anti-sbronza, finendo per entrare in un circolo vizioso che favorisce il consumo di alcolici».

Manipolando questi neuroni nei topi di laboratorio, i ricercatori texani sono riusciti a modificare il loro comportamento alterando il consumo di alcol. E’ ancora presto per dire se questa teoria può essere applicata anche all’uomo, ma gli esperti credono che in un futuro non troppo lontano sarà possibile sviluppare nuovi farmaci o particolari terapie dielettrostimolazione cerebrale che possano potenziare i neuroni anti-sbronza. «E’ il nostro obiettivo finale – affermano i ricercatori – speriamo che queste scoperte possano un giorno contribuire a curare l’alcolismo».