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Se lo smartphone diventa una droga

 

(Articolo di Enrico Caporale tratto dal sito http://www.lastampa.it/2017/05/18/cultura/scuola/e20/attualita/giovani-e-smartphone-/se-lo-smartphone-diventa-una-droga-AF9AjIVeGnlhGQZ4DpNAMN/pagina.html del 19 maggio 2017)

 

Sempre più giovani vivono prigionieri dei social network e gli esperti paragonano la dipendenza dai cellulari all’alcolismo. La tecnologia, dopo aver rivoluzionato il modo di comunicare, sta diventando un pericolo? E che cosa si può fare per correre ai ripari?

Ottanta ragazzini di terza media senza il cellulare per 48 ore. E’ l’iniziativa messa in campo ad aprile 2017 da alcuni insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Goito, Comune nella provincia di Mantova, per accendere un faro su quella che sta diventando una vera e propria emergenza: la dipendenza da smartphone. Prima di iniziare l’esperimento i professori hanno consegnato un questionario. Alla domanda sulla quantità di ore perse sul telefonino si è scoperto che la maggior parte dei ragazzi ne trascorre tra le due e le quattro al giorno. Troppo? Per il professor Luca Bassani, il primo ad avere avuto l’idea delle 48 ore di “disintossicazione”, certamente sì. I giovani attraverso lo smartphone chattano, scattano foto, ascoltano musica, navigano su Internet e giocano eterne partite a Minecraft, Clash Royale o Pokemon Go. Lo stesso che spesso ripetono a casa di fronte a tablet e Pc. Fatto l’esperimento, gli insegnati hanno registrato i risultati. Il dato più significato è che i ragazzi hanno raccontato di aver recuperato in quei due giorni abitudini perdute, come uscire con gli amici, discutere in famiglia e persino leggere. Ma che cosa ci insegna il caso di Goito? La tecnologia, dopo aver rivoluzionato il modo di comunicare, sta diventando un pericolo? E che cosa si può fare per correre ai ripari?

Secondo David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, “l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze, perché causa interferenze nella produzione della dopamina”, il neurotrasmettitore che regola la ricompensa: in altre parole incoraggia le persone a svolgere attività che credono possano dare piacere. L’esperto di marketing e autore di diversi libri motivazionali Simon Sinek paragona la dipendenza dalla tecnologia all’alcolismo. “Nei momenti di stress i Millenials non si rivolgono a una persona – spiega -, ma a un dispositivo elettronico e ai social media, i quali offrono un sollievo temporaneo”. I ragazzi, ma sempre più spesso anche gli adulti, sarebbero quindi incapaci di raggiungere una vera gratificazione relazionale, perché rinchiusi nel mondo filtrato di Facebook, Instagram e WhatsApp. Uno studio dell’università ungherese Lorand Eotvos mostra come i giovani privati del telefonino diventano nervosi, manifestano segni di stress, agitandosi o toccandosi parti del corpo, e il loro battito cardiaco aumenta. Ciò dimostrerebbe l’esistenza di una forma di attaccamento al cellulare, proprio come quella che si prova verso partner, parenti o amici. Il telefonino, infatti, non è più soltanto uno strumento utilizzato per chiamare e ricevere, ma rappresenta l’insieme delle connessioni sociali di un individuo. E senza ci si sente perduti.

Una buona notizia però c’è: sul New York Times, evidenzia il giornalista Mattia Feltri, “è uscita un’inchiesta secondo cui nell’ultimo decennio gli adolescenti americani hanno progressivamente ridotto il consumo di sigarette, alcol e droghe in perfetta coincidenza con la proliferazione imperiosa di tablet e smartphone”. “Pare che i social network – scrive ancora Feltri – appaghino il desiderio di una vita propria e indipendente più di una sbronza di gruppo. Sarà comunque una dipendenza, ma certo meno inquietante”. In ogni caso tra genitori e insegnanti c’è anche chi crede che un uso virtuoso degli apparecchi elettronici, magari in classe e dopo corsi di educazione digitale, è possibile.

“Chi comprerà l’iPhone non potrà più farne a meno”, annunciavano i guru dell’hitech al debutto, nel 2007, del primo smartphone targato Apple. Da quel successo è nata l’economia delle app, cavalcata da colossi come Facebook e Twitter, progetti rivoluzionari come Airbnb e Uber, che hanno stravolto il modo di viaggiare e comunicare. Fino a diventare parte essenziale delle nostre vite. E per molti un problema. Secondo i dati del “Digital in 2017 Global Overview”, il report che ogni anno fotografa la Rete nel mondo, il tempo trascorso dagli italiani sui social media è di circa due ore al giorno e il Paese si conferma tra quelli con la più alta penetrazione di telefonini rispetto alla popolazione mondiale, con un tasso dell’85%. Charles Chu, giornalista di Quartz, ha calcolato che nel tempo che spendiamo sui social network in un anno potremmo leggere ben 200 libri. Ma non è tutto. Una ricerca pubblicata sulla rivista Archives of Sexual Behavior, che ha monitorato l’attività degli statunitensi sotto le lenzuola tra il 1989 e il 2014, ha registrato un calo vertiginoso dei rapporti sessuali tra le giovani coppie, dove anche il piacere è sempre più virtuale. “Il sesso è bello – scrive Federico Taddia su La Stampa – ma può aspettare. Prima c’è Facebook, un Pokemon da acchiappare o Instagram da aggiornare”. Un consiglio per i ragazzi? Spegnere ogni tanto i telefonini come hanno fatto gli studenti di Goito e guardarsi negli occhi, parlarsi, toccarsi, ascoltare.

 
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Abuso di alcol: la salute vale più di un drink

 

(Articolo tratto dal sito http://toscananews24.it/?p=51303 del 15 maggio 2017)

 

Firenze. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute, in Italia i “grandi bevitori” sono circa 3,7 milioni, in crescita rispetto al passato, con un netto incremento tra i giovanissimi. In aumento anche coloro che bevono fuori pasto e i cosiddetti “binge drinkers”, coloro che bevono in maniera smodata per raggiungere rapidamente lo stato di ubriachezza. Top Doctors fa luce sui gravi rischi per la salute con l’obiettivo di prevenire e informare gli utenti, per contrastare il fenomeno del consumo di alcol, in particolare tra i giovani.

Uno dei fenomeni che preoccupa maggiormente il ministero è quello dei bevitori fuori dai pasti: dal 25,8% nel 2013, al 26,9% nel 2014, al 27,9% nel 2015. Un trend in costante crescita che è fondamentale arginare. Basti pensare che nel 2015, il 64,5% degli italiani over 11 (ovvero 35,6 milioni di persone) ha bevuto almeno un drink alcolico, ovvero il 77,9% degli uomini e il 52% delle donne. Stabili, rispetto al 2015, i comportamenti di consumo abituale eccessivo o di binge drinking, che hanno riguardato 8 milioni e 643.000 persone (15,9% della popolazione e 25% dei consumatori).

Dati ancor più preoccupanti se si pensa che l’alcol, nel mondo, arriva a causare 3,3 milioni di morti. L’abuso di bevande alcoliche porta inoltre all’insorgenza di oltre 200 patologie, alcune delle quali molto gravi e potenzialmente mortali. In realtà l’alcol non è fattore eziologico di malattie infettive, tuttavia l’alcolismo può favorire la comparsa di malattie come tubercolosi, polmonite e Aids, oltre ad essere legato a doppio filo con numerose problematiche sociali e atti di violenza e criminalità.

Abuso e dipendenza

Secondo fonti Istat, la popolazione giovane (18-24 anni) è quella più a rischio per il binge drinking (consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione), frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17% dei ragazzi. Oltre all’abuso, la dipendenza è una grave piaga sociale.

L’individuo dipendente dall’alcol non può fare a meno di bere e non riesce a controllarne il consumo. Ciò può dipendere da un abuso continuativo di bevande alcoliche, ma anche da una predisposizione genetica o da condizioni ambientali.

La mancata assunzione di alcol da parte di una persona che ne è dipendente provoca sintomi psicologici e fisici da astinenza. Inoltre, chi soffre di dipendenza da alcol perde progressivamente la capacità di relazionarsi, lavorare ed agire, con evidenti gravi conseguenze personali, familiari e sociali.

L’impatto sulla salute

L’alcol ingerito a forti dosi altera il metabolismo, influisce sulla pressione sanguigna, influenza il ritmo del cuore e può causare forme d’intossicazione anche gravi. Danni epatici gravi come la cirrosi, malattie cardiache, nervose e certi tipi di tumori sono le principali conseguenze di un uso smodato e prolungato nel tempo di bevande alcoliche. “L’organo più danneggiato dall’abuso di alcol è il fegato, essendo il principale deputato alla sua metabolizzazione”, commenta il professor Luigi Bolondi. “Con un crescendo di effetti negativi, possono quindi insorgere: steatosi epatica o fegato grasso – importante accumulo di trigliceridi a livello epatico – condizione reversibile se l’individuo smette di bere”.

Tuttavia, se il soggetto continua ad abusare di alcol, la steatosi finisce col compromettere la funzionalità del fegato, a causa del manifestarsi di un processo infiammatorio che prende il nome di epatite alcolica. “Con il passare del tempo tale condizione può evolversi dando origine ad un processo fibrotico (cicatriziale), noto come cirrosi epatica. Tale malattia, totalmente irreversibile e progressiva, può causare, anche se non necessariamente, epatocarcinoma, cioè la comparsa di un tumore al fegato”, continua il professor Vittorio Gallo. Oltre a causare danni al fegato, al cervello e ad altri organi, bere elevate quantità di alcolici può aumentare il rischio di sviluppare diversi tumori. Infine, un consumo seppur moderato può aumentare il rischio di morte per incidenti stradali, omicidi e suicidi, infortuni più o meno gravi.

Un aiuto dagli specialisti

Gli specialisti medici hanno sviluppato conoscenze specifiche sui problemi alcol-correlati e sono in grado di fornire informazioni approfondite sul quadro clinico provocato dall’assunzione patologica di alcol. Sarà compito del medico fornire supporto per l’eventuale apporto farmacologico, decidere se siano necessarie delle cure, suggerire terapie di appoggio individuali o di gruppo, come anche indirizzare ad opportuni altri specialisti qualora siano manifesti anche danni fisici.

“Se ci si rivolge ad un medico specialista (neurologo, epatologo, angiologo) per una qualsiasi forma di malattia, che si possa anche considerare non imputabile all’alcol, è bene far sempre presente la propria situazione di bevitore. Le patologie derivanti dall’uso inadeguato di alcol sono più numerose, frequenti e diffuse all’intero organismo di quanto si possa pensare, ma intervenire in tempo può realmente fare la differenza” conclude il professor Luigi Bolondi.

 
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Note di regia di “Alcolista”

 

(Articolo tratto dal sito http://www.cinemaitaliano.info/news/41393/note-di-regia-di-alcolista.html del 09 maggio 2017)

 

Note di regia di "Alcolista"
L’ alcool è una sostanza stupefacente legale e sottovalutata dai giovani, ma può sortire effetti ben più devastanti di quelli causati dalle cosiddette droghe pesanti. L’abuso di alcool da parte dei minori più influenzabili è quasi un gioco, ma alla lunga può diventare un incubo. Questo film vorrebbe raccontare attraverso un impianto narrativo tipicamente thriller, la storia di un uomo che ha perso tutto e che iniziando a bere precipita ancora più in basso fino a perdere la propria integrità morale. Per il ruolo del protagonista, ho voluto scegliere un attore che abbia provato realmente sulla sua pelle la dipendenza alcolica: Bret Roberts, infatti, era alcolista. Abbiamo lavorato insieme al personaggio inserendo nel film delle scene e dei dettagli tratti da situazioni reali vissute da un vero alcolista. Daniel affronta sostanzialmente due drammi: il primo è la perdita della moglie e della figlia in un incidente stradale, il secondo è la patologia determinata dall’alcolismo che lo sta divorando lentamente. Il meccanismo che lo porta a bere, è un classico da manuale medico: cercare di anestetizzare la sua sofferenza. Mi sembra interessante soffermarsi su quello che è lo stato psicologico della persona alcolizzata (con l’uso di allucinazioni e delirio) ma anche sullo stato fisico e i danni che provoca verso se stesso e verso gli altri (sia attraverso la decadenza fisica che rispetto ai reati che può provocare chi vive in uno stato mentale privo di lucidità). Il film manifesta una condanna netta nei confronti dell’abuso etilico mostrandone tutti i lati negativi, tuttavia l’alcool non è visto come unico responsabile; il film vuole suggerire una riflessione in merito a chi affronta la vita attraverso una chiave di interpretazione prettamente nichilista e pessimista.

Dal punto di vista registico, mantengo come importante modello di riferimento lo stile del cinema thriller americano, dove ho trovato diversi film che ritengo un esempio per la costruzione di un climax tensivo. In merito alla rappresentazione visiva dello stato emotivo del protagonista e in particolare della sua afflizione allucinatoria intendo creare situazioni apprensive contaminate da un registro horror. Uno stile di ripresa classico con movimenti di macchina fluidi e stabili. Importante anche la cura del dettaglio e della fotografia, soprattutto negli interni, immagini in grado di creare una perfetta fusione tra l’habitat del protagonista e il suo mondo interiore.

Uno dei miei principali obbiettivi nella realizzazione di questo film è far vivere allo spettatore un senso di inquietudine e di sfasamento, tipico di chi non è in pace con se stesso e cerca disperatamente una soluzione alle proprie sofferenze.

Lucas Pavett

 
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Bullismo, effetti sulla salute a lungo termine: depressione, abuso di alcol e stupefacenti

 

(Articolo tratto dal sito http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/2017/05/09/bullismo-gli-effetti-sulla-salute-a-lungo-termine-depressione-abuso-di-alcol-e-stupefacenti/ del 09 maggio 2017)

 

ROMA - Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l’immediato, si ripercuotono nel tempo. I bimbi che lo subiscono fin dalle scuole elementari hanno molte probabilità di soffrire di depressione, nonché di fumare, abusare di alcol e sostanze stupefacenti negli anni successivi all’episodio. Lo dimostra uno studio dell’Università di Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics, che ha analizzato i dati provenienti da sei nazioni statunitensi. Una ricerca condotta dal 2004 al 2011 che scandaglia la vita scolastica di 4,297 ragazzi seguiti nel corso di cinque anni.

LEGGI - Allarme bullismo, dalle aule ai social network: ne è vittima un adolescente su tre 

Grazie a un’analisi comparativa, i ricercatori hanno scoperto che le vittime “predilette” dai bulli sono ragazzi, minoranze sessuali e giovani che convivono con malattie croniche. Mentre età, obesità, razza/etnia, scarso rendimento scolastico e bassi introiti famigliari non sembrano trovarsi tra i motivi che mettono i più giovani nella condizione di essere presi di mira. Ma ancora più interessanti delle cause, sono gli effetti che l’abuso ha sulla salute dei piccoli. Non si tratta di una ripercussione soltanto immediata, che intacca la vita quotidiana, determinando una chiusura dei ragazzi in se stessi. Il bullismo presenta il proprio conto anche dopo anni.

“Chi ha subito abusi in quinta elementare ha più probabilità di mostrare sintomi di grave depressione l’anno successivo e ancora più probabilità di usare alcol, marijuana e tabacco dopo cinque anni”, ha detto Valerie Earnshaw, psicologa e autrice dello studio. “I sintomi depressivi mostrati nella ricerca aiutano a spiegare anche perché il bullismo è associato all’utilizzo di sostanze, suggerendo che i giovani potrebbero sfruttarle come forma di auto-medicamento per alleviare queste emozioni negative”. In particolare, in seconda superiore il 24 percento delle vittime prese in considerazione nella ricerca ha fatto uso di alcol, il 15,2 percento di marijuana, e l’11,7 percento di tabacco.

Il commento. ”È vero: il tasso di depressione è altissimo tra adolescenti o giovani adulti che hanno subito forme di bullismo”, spiega a Repubblica Maura Manca, psicoterapeuta. “Questo perché, soprattutto nel caso di vittime sistematiche, i ragazzi si identificano nel ruolo di bullizzati. E costruiscono le loro relazioni sulla base della paura, dell’insicurezza e della mancanza di espressione. Una volta adulti, la repressione porta alla depressione, a disturbi del sonno, e nei casi più gravi si arriva anche all’autolesionismo. Mentre l’abuso di sostanze, per quel che riguarda la mia esperienza, è meno frequente”.

Come si possono evitare questi effetti a lungo raggio? “Interventi tempestivi”, ribatte Manca. “Bisogna riconoscere subito i segnali d’isolamento, ricostruire intorno al giovane una rete di relazioni che lo sostenga, capire a che livello è arrivato il problema. E prevedere, se necessario, il supporto di uno specialista”.

 
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Alcolisti under 30, figli degli “shottini”

 

(Articolo di Cristina Privitera tratto dal sito http://www.lanazione.it/commento/giovani-1.3075122 del 30 aprile 2017)

 

Bevono tanto, troppo i ragazzini. La cronaca racconta ogni settimana di adolescenti, maschi e femmine, che finiscono in coma etilico e delle conseguenti chiusure dei locali che danno cocktail e ‘shottini’ a go-go senza chiedere la carta d’identità. E i numeri sono in crescita, allarmanti. Non solo per le percentuali che parlano del fenomeno dilagante delle grandi ubriacature una volta a settimana – dai 16 anni dicono le statistiche lo fa il 43,4% dei ragazzi, sopra i 18 anni anni si arriva al 62,5 – ma anche perché è ormai un dato acclarato che l’alcol in dosi massicce fa malissimo soprattutto ai giovanissimi, a chi ha meno di 21 anni.

Chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio assai maggiore di diventare alcolista rispetto a chi comincia dopo i 21. Non sarà allora un caso se chi si rivolge ai centri di trattamento per dipendenza da alcol nella Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) è sempre più giovane: il 10,7% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni. E’ l’altra faccia, quella oscura dell’allegra movida dei giovanissimi: l’alcolismo precoce.

 
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Evento di Sensibilizzazione

 AcatCastelscaligero – Villafranca 09 aprile 2017

presso “Istituto Carlo Anti” Via Magenta 7 - Villafranca -Vr

Alcol… piacere di conoscerti

“Dall’illusione del piacere del bere all’incubo dei disagi alcolcorrelati”

 

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In occasione del mese della prevenzione sull’abuso dell’alcol, abbiamo organizzato il 4° evento “Alcol… piacere di conoscerti”  per comunicare e informare i giovani e meno giovani dei danni causati da questa dipendenza.

Certi di una buona affluenza di persone sensibili a questo problema, vi aspettiamo DOMENICA 09 aprile 2017. Grazie a tutti.

Acat  Villafranca “Castelscaligero”

 
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Scuola Territoriale 2° Modulo

 

Acat Villafranca Castel Scaligero

organizza

 

I giorni 17 marzo, 24 marzo e 31 marzo 2017, presso la Sede ACAT, in Via Fantoni 1 – Villafranca (Vr), alle ore 20,45, si svolgerà la “Scuola Territoriale di 2° Modulo”.

Il tema della SAT 2° Modulo sarà:

LA MOTIVAZIONE

 

 

La Scuola si svolgerà nelle seguenti date:

  • 17 marzo 2017 – Club Villafranca 503 e Villafranca 451
  • 24 marzo 2017 – Club Valeggio, Vigasio e Dossobuono
  • 31 marzo 2017 – Club Lugagnano e Sommacampagna

 

Relatore delle serate: Dott. Roberto Dalla Chiara

 

Al termine della serata del 31 marzo, il direttivo Acat Castelscaligero offrirà un piccolo buffet a tutti i partecipanti dei corsi.

 
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Adolescenti e dipendenze, una tecnica per identificare i giovani a rischio

 

(Articolo di Marta Musso tratto dal sito https://www.galileonet.it/2017/02/adolescenti-dipendenze-tecnica-identificare-giovani-rischio/ del 06 febbraio 2017)

 

Secondo uno studio americano la risonanza magnetica funzionale sarebbe in grado di identificare le aree cerebrali più vulnerabili negli adolescenti, prevedendo il loro rischio di sviluppare disturbi legati all’abuso di sostanze.

La tecnica di neuroimaging a risonanza magnetica (Mri) si è dimostrata essere uno strumento promettente per prevedere la vulnerabilità degli adolescenti riguardo l’abuso di sostanze. È quanto riporta l’ultima analisi di un gruppo di ricercatori della Oregon State University, che spiega come questa tecnologia possa aiutare a identificare i giovani con maggiore rischio di sviluppare disturbi legati all’abuso di alcol e droga e consentire, così, lo sviluppo di nuovi metodi di prevenzione. Un esempio, raccontano i ricercatori sulle pagine di Current Opinion in Behavioral Sciences, potrebbe essere quello di includere esercizi neuropsicologici che possono potenziare le reti cognitive più vulnerabili nel cervello degli adolescenti.

Oggi, l’abuso di droga e alcol tra i minorenni è sempre più riconosciuto come un problema sociale e di salute pubblica, che porta con sé conseguenze a lungo termine, come un minor rendimento scolastico, deficit neurocognitivi e problemi psicosociali.

Secondo l’analisi, i giovani che iniziano a bere prima dei 15 anni hanno un tasso di dipendenza da alcol 4 alle 6 volte maggiore rispetto a coloro che non bevono fino ai 21 anni. “Siamo riusciti finalmente a stabilire le alterazioni strutturali e neurali nel cervello dovute all’abuso di droga e alcol”, spiega il co-autore dello studio Anita Cservenka.

“Sta diventando chiaro che alcune di queste alterazioni possono esistere prima dell’abuso di qualsiasi sostanza e spesso si trovano nei giovani che hanno una storia familiare con disturbi da alcol e droghe.

uesto fattore di rischio può giocare un ruolo importante nel futuro dei giovani, insieme ad altri fattori di rischio, come l’influenza dei coetanei, la personalità e le interazioni psicosociali”.

La storia familiare è un forte predittore dell’abuso di sostanze, spiega Cservenka, in quanto aumenta il rischio di sviluppare disturbi legati all’alcol negli adolescenti dalle tre alle cinque volte. I risultati dell’analisi, infatti, evidenziano una significativa sovrapposizione delle scansioni cerebrali tra quelli con una storia familiare con disturbi legati all’alcol e ad altre sostanze e i giovani che iniziano ad abusarne durante l’adolescenza.

L’analisi, inoltre, mostra che nei giovani con una storia familiare di alcool e di sostanze presentano un volume più piccolo delle aree del sistema limbico, come l’ippocampo (che supportano funzioni psichiche come emotività e memoria a breve termine) e un’associazione positiva tra il fattore di rischio familiare e il volume del nucleus accumbens, ovvero il sistema di neuroni coinvolto in numerosi meccanismi, tra cui il rinforzo e la dipendenza.

Altri fattori di rischio per l’abuso di sostanze nei giovani che sono state identificate sono: basse prestazioni negli esercizi di funzionamento esecutivo, come la memoria di lavoro e l’inibizione, minori volumi nelle regioni di controllo cognitivo e di ricompensa. Un altro fattore, aggiungono i ricercatori, potrebbe essere i sistemi di emozione e di ricompensa che si sviluppano prima di quelli di controllo cognitivo, lasciando quindi i giovani più vulnerabili a comportamenti a rischio.

“Stiamo solo iniziando a comprendere i fattori di rischio per l’abuso di sostanze e le conseguenze del consumo di sostanze adolescenti con questi studi a lungo termine”, spiega la ricercatrice. “Queste informazioni dovrebbero aiutarci a individuare quali giovani potrebbero essere più a rischio e quali aree del cervello sono più vulnerabili, in modo indirizzare con più precisione la ricerca e lavorare meglio per prevenire questi problemi. Se la risonanza magnetica ha evidenziato una debolezza nella memoria a breve termine, per esempio, giochi per computer potrebbero contribuire a rafforzare l’area del cervello competente. Infine – conclude Cservenka – approcci simili potrebbero essere utilizzati anche per aiutare ad affrontare problemi come lo stress e la depressione”.

 
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Sindrome alcolica fetale: ogni anno 119.000 bambini al mondo nascono con questa patologia

 

(Articolo tratto dal sito https://picchionews.it/curiosita/sindrome-alcolica-fetale-ogni-anno-119-000-bambini-al-mondo-nascono-con-questa-patologia del 13 gennaio 2017)

 

 

Sindrome alcolica fetale: ogni anno 119.000 bambini al mondo nascono con questa patologia

Uno studio del centro di dipendenza e salute mentale del Canada offre le prime stime a livello mondiale del numero di donne che bevono alcol durante la gravidanza: ben il 10 % e dimostra come ogni anno circa 119.000 bambini nascano con la sindrome da alcolismo fetale in conseguenza di questo consumo, secondo i dati pubblicati su ‘The Lancet Global Health’. La ricerca dimostra anche ampie variazioni tra regioni e paesi, poiché in alcuni stati si stima che vi siano punte nelle quali più del 45 % beve alcol durante la gravidanza. In altri, come il Canada, dove ci sono indicazioni cliniche a favore dell’astinenza durante la gravidanza, si ritiene che, nonostante tutto, ben il 10 % continua a bere in gravidanza. Le conseguenze più gravi di questo consumo è quasi che 15 persone ogni 10.000 nel mondo soffrono un disordine da alcool fetale, che è caratterizzato da problemi mentali, comportamentali e di apprendimento ed anche disabilità fisiche. La stima è stata effettuata sulla base di giudizi approfonditi della letteratura medica e dell’analisi statistica e cercano di aiutare paesi ad approntare iniziative e politiche di sanità pubblica, quali i sistemi di monitoraggio e migliori programmi educativi sui rischi del bere alcol durante la gravidanza.

I cinque paesi con maggior consumo di alcol durante la gravidanza si collocano in Europa e sono la Danimarca, Bielorussia, Russia, Regno Unito e Irlanda. E l’Europa era anche la “regione” che aveva una maggiore prevalenza, del 2.6 % più alta della media mondiale. I livelli più bassi di alcol durante la gravidanza e di sindrome alcolica fetale, d’altra parte, sono stati trovati nelle regioni del Mediterraneo orientale e nel sud-est asiatico, dal momento che in generale sono regioni con consumo inferiore. Non tutte le donne che bevono durante la gravidanza avranno un bambino con questo disturbo, si stima che riguardi solo i neonati di 1 su 67 madri bevitrici, ha sostenuto Svetlana Popova, autrice principale di questo lavoro. Tuttavia, la ricercatrice ammette che questa statistica è molto riduttiva e non comprende altri tipi di disturbi che possono anche essere collegati al consumo di alcol. Infatti, anche se è ben stabilito che l’alcol può danneggiare qualsiasi organo o sistema del feto durante il suo sviluppo, in particolare il cervello, ancora non si sa esattamente che cosa renda un feto più suscettibile, in termini di quantità o di frequenza del consumo durante la gravidanza, così l’influenza di altri fattori come la genetica, lo stress, il fumo e la nutrizione. Di conseguenza, Popova insiste che “molto probabilmente è comunque meglio astenersi completamente dal consumo di alcol durante la gravidanza”.

 
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Drunkorexia: un preoccupante fenomeno che sta spopolando tra i giovani

 

(Articolo di Paola Ferrario tratto dal sito http://www.gingergeneration.it/n/drunkorexia-240273-n.htm del 10 Gennaio 2017)

 

Prima un aperitivo. Poi un calice di vino: magari bianco, poi via con i superalcolici: il primo cocktail, uno «shottino», il secondo cocktail. Per chiudere a fine serata con un amaro. È la drunkorexia, un comportamento alimentare disordinato che include un elevato apporto di alcool (il termine è americano e coniuga la parola drunk che significa ubriaco con orexia che significa appetito).

Se infatti bere alcool durante il periodo studentesco è un fenomeno piuttosto comune, diverso e ben più grave è questa nuova forma di malattia: una combinazione di abuso di alcool più comportamenti associati ai disturbi alimentari, tra cui il consumo limitato di cibo, abbuffate e vomito, abuso di lassativi ed eccesso di esercizio fisico.

Drunkorexia: un preoccupante fenomeno che sta crescendo tra i giovani. Abbina disordini alimentari come rifiuto di cibocon l'abuso di alcool.

“Le studentesse universitarie sembrano adottare questi comportamenti per aumentare paradossalmente gli effetti dell’alcool ma, allo stesso tempo, per ridurre le calorie introdotte con il cibo inducendosi il vomito, aumentando l’esercizio fisico, o rifiutando del tutto il cibo” ha spiegato a Science Daily, Dipali V. Rinker, psicologa e ricercatrice presso l’Università di Houston.

Questo fenomeno preoccupa molto perché include disturbi alimentari e disturbi legati all’alcool. Dati preoccupanti, se si considera l’impatto negativo che ha l’alcol sulla salute: soprattutto se assunto in dosi massicce. Ecco spiegato il non raro abbinamento tra la drunkorexia e alcuni disturbi del comportamento alimentare: in primis l’anoressia e la bulimia nervosa.

Sì, perché, sembrerà strano, ma i giovani che trangugiano alcol in quantità spropositate sono spesso dei cultori della forma fisica, si allenano con estrema regolarità e mangiano con parsimonia.

Ma di fronte all’alcol, perdono qualsiasi forma di controllo. Quindi, attenzione. Gli effetti dell’alcool a stomaco vuoto sono pesantissimi, possono portare ulcere e tumori. Idem, non nutrirsi adeguatamente: carenze di vitamine, proteine e sali minerali, intaccano il sistema osseo, muscolare e nervoso.