A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivio Categoria: Gioco d’azzardo

Adolescenti e gioco d’azzardo

La paghetta finisce nelle slot machine: duecentomila adolescenti italiani malati

 

(Articolo di Gabriele Martini tratto dal sito http://www.lastampa.it/2016/03/24/italia/cronache/la-paghetta-finisce-nelle-slot-machine-duecentomila-adolescenti-italiani-malati-qPv6CmBkRFaFBaRmQJPM3I/pagina.html del 24 marzo 2016)

 

La legge non funziona. Aumentano i giocatori d’azzardo tra i 14 e i 19 anni. Il 7% riferisce di puntare soldi quattro o più volte a settimana.

Otto e mezza di mattina, tabaccheria del centro di Torino. Il ragazzino indossa un capellino con visiera e scarpe firmate. Avrà 14 anni, al massimo 15. Quando è il suo turno parla senza esitazioni: «Un miliardario». Allunga cinque euro e si china sul bancone. Gratta. Non vince.

Nel paese dell’azzardo (87,8 miliardi di euro il giro d’affari italiano nel 2015) le nuove leve di giocatori sono sempre più giovani. Tentano la fortuna al bar prima di sedersi tra i banchi di scuola; trascorrono pomeriggi nelle sale scommesse; dopo cena svuotano la carta di credito dei genitori nelle slot machine per telefonini e tablet.

La percentuale di studenti nella fascia di età tra 15 e 19 anni che nell’ultimo anno ha giocato d’azzardo è in crescita: dal 39% del 2014 al 42% del 2015. Lo dice in Consiglio nazionale delle ricerche, in un’indagine che «La Stampa» ha potuto visionare in anteprima. L’esercito dei baby scommettitori (in prevalenza maschi: 51% contro il 32% delle femmine) conta un milione e 200 mila adolescenti. Con un paradosso: in Italia il gioco d’azzardo è vietato per legge ai minorenni. Eppure.

I controlli sono quasi inesistenti e gli esercenti di ricevitorie e sale slot raramente chiedono la carta d’identità. Sempre più spesso, proprio come accade tra gli adulti, anche gli adolescenti si ammalano di gioco. Sono oltre 200 mila i ragazzi under 19 che puntano soldi quattro o più volte a settimana. Si tratta del 7% dei giovanissimi italiani. I giochi più diffusi sono gratta e vinci, scommesse sportive, Bingo e slot machine.

Secondo i dati raccolti dalla Casa del giovane di Pavia nelle scuole lombarde almeno uno studente su due ha giocato d’azzardo. «L’acceso all’azzardo è sempre più facile. Le app dedicate si moltiplicano e le macchinette sono ovunque», spiega lo psicologo Simone Feder, animatore del movimento No Slot che da anni fa prevenzione nelle scuole. «I ragazzini mi chiedono: “Se fa male, perché è legale?”. Il problema non è rappresentato soltanto dai soldi che buttano, ma dal tempo che sprecano». Tempo sottratto alla vita.

Conferenza no-slot Verona

Sale slot, l’esperto: “Lodevole che borgo Trento si schieri contro ma bisogna informare”

(Articolo tratto dal sito http://www.veronasera.it/cronaca/sale-slot-borgo-trento-contro-bisogna-informare-esperto-16-marzo-2016.html del 16 marzo 2016)

 

Lo psicologo e psicoterapeuta esperto di dipendenze patologiche Cesare Guerreschi, ha tenuto una conferenza presso l’hotel San Marco dove ha parlato delle problematiche legate a come viene affrontata nella società la piaga del gioco d’azzardo patologico.

Un centinaio di persone hanno seguito martedì pomeriggio a Verona, presso l’hotel San Marco, la conferenza del noto psicologo e psicoterapeuta esperto di dipendenze patologiche prof. Cesare Guerreschi. Quest’ultimo ha parlato delle principali problematiche legate a come viene affrontata nella società una piaga quale il gioco d’azzardo patologico, con riferimenti anche alle polemiche locali, ha infine presentato il suo libro “Non è un gioco” (edizioni San Paolo).
Il presidente della Società Italiana Intervento Patologie Compulsive ha dichiarato:

Abbiamo seguito con interesse le proteste del quartiere sull’apertura della sala videolottery a Borgo Trento. È lodevole che un quartiere intero si schieri per proteggere i propri abitanti, è da capire che i cittadini chiedano una risposta concreta ai politici rispetto le loro preoccupazioni. Quello che per i politici è più semplice fare è restringere l’orario di esercizio delle slot-machine, che vengono quindi spente per gran parte della giornata.

Questo è quello che è successo a Verona. In realtà quel che serve è informare, formare e prevenire, nonché curare qualora sia necessario. Il proibizionismo o il liberismo in materia di gioco sono disastrosi, due soluzioni estreme che non portano a nulla. Nel caso della deriva proibizionista in corso in Italia i risultati sono sotto gli occhi di tutti, gli apparecchi illeciti come i totem sostituiscono le macchine regolari, pertanto il problema si aggrava. È il caso di sedersi tutti insieme ad un tavolo: politici, amministratori, gestori, operatori sociali e riflettere su quali siano le soluzioni corrette.

Ha concluso il prof. Guerreschi, dopo aver parlato dei sintomi del gioco d’azzardo patologico e su come riconoscerli ed intervenire. L’esperto quindi bacchetta i Sindaci che, a suo dire, si vanterebbero della loro capacità di combattere il gioco d’azzardo patologico solo per essere riusciti a vietare, o quasi, il gioco nel loro Comune, senza fare alcuna formazione e dare alcuna informazione. Secondo Guerreschi, vietare il gioco legale spalanca le porte a quello illegale se non viene dato nessun supporto preventivo ai giocatori, peggiorando così la situazione.

Limite orario gioco a Castelnuovo (Vr)

Slot Machine, Castelnuovo imita Verona: sale limitate ad otto ore al giorno

(Articolo tratto dal sito http://www.veronasera.it/politica/slot-machines-castelnuovo-imita-verona-sale-limitate-otto-ore-14-marzo-2016.html del 14 marzo 2016)

 

Il primo cittadino Giovanni Peretti ha emesso un’ordinanza per limitare gli orari delle sale giochi presenti sul territorio comunale, un provvedimento molto simile a quello preso da Tosi nel capoluogo scaligero

Il sindaco di Castelnuovo del Garda, Giovanni Peretti, ha firmato un’ordinanza che limita ad otto ore al giorno l’apertura di tutte le sale giochi presenti sul territorio comunale. Uguale limitazione di orario anche per il funzionamento degli apparecchi da gioco, con vincita in denaro, presenti in altre tipologie di esercizi.
Il provvedimento prevede per le sale giochi autorizzate l’apertura dalle 16 alle 24. Anche gli apparecchi di intrattenimento e svago, con vincita in denaro, che si trovano all’interno degli esercizi autorizzati come bar, ristoranti, alberghi, rivendite tabacchi, ricevitorie lotto e agenzie di scommesse, dovranno rispettare lo stesso orario, al di fuori del quale dovranno essere spenti.

“In base agli accordi stabiliti nella Conferenza dei sindaci dell’Ulss 22 – spiega il sindaco – con questo provvedimento vogliamo porre una limitazione ad un fenomeno sempre più preoccupante come la dipendenza dal gioco d’azzardo, riconosciuto malattia sociale dall’Organizzazione mondiale della Sanità”.
“La sanzione va da un minimo di 25 euro ad un massimo di 500 – spiega l’assessore al Commercio Elena Tenero –, mentre nei casi di particolare gravità e recidiva si può arrivare alla sospensione dell’attività da uno a sette giorni”.
L’ordinanza dispone inoltre che in tutti gli esercizi vi sia l’obbligo di esposizione di un cartello di avvertimento sul rischio di dipendenza dal gioco con vincita in denaro e, all’esterno del locale, degli orari di funzionamento degli apparecchi per il gioco.
È vietato infine pubblicizzare le vincite effettuate nel locale.“

Test per dipendenza gioco

C’è il test per scoprire se si è dipendenti

 

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/valpolicella/c-%C3%A8-il-test-per-scoprirese-si-%C3%A8-dipendenti-1.4671956 del 25 febbraio 2016)

 

Sei un potenziale malato di Gap, gioco d’azzardo patologico? Lo puoi scoprire con un test attraverso il sito dell’Ulss 22: nella pagina «ambulatorio gioco d’azzardo», che fa parte della sezione Dipartimento delle dipendenze, c’è un collegamento che si apre cliccando sulla scritta in grassetto «Effettua il test per scoprire che giocatore sei». I rischi che si corrono sono autentici, come dimostrano i servizi che abbiamo pubblicato nell’edizione di ieri e le delibere dei sindaci per limitare a otto le ore in cui si può giocare alle slot. «Giocare d’azzardo è un comportamento che può mettere a rischio l’equilibrio psicofisico», spiegano all’Ulss 22. «Quando ci accorgiamo che il gioco diventa per noi o per un nostro familiare non più divertimento ma una necessità e si tenta di “rifarsi” dei soldi persi, è giunto il momento di riflettere su quello che sta accadendo. (…)

Dipendenza gioco

“Più uomini, ma è diffusa moltissimo tra i giovani”

 

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/valpolicella/pi%C3%B9-uomini-ma-%C3%A8-diffusamoltissimo-tra-i-giovani-1.4669592 del 24 febbraio 2016)

 

Il direttore del Centro dipendenze dell’Ulss 22, lo psichiatra Raffaele Ceravolo, ha iniziato il nuovo anno scrivendo a sindaci e assessori dei servizi sociali dei Comuni della Valpolicella. Snocciola alcuni dati sul Gap (gioco d’azzardo patologico) per scuotere magari le coscienze e favorire un’ampia presa di posizione da parte delle amministrazioni, per quanto nei loro poteri. Le autorizzazioni per le attività legate al gioco d’azzardo, infatti, arrivano direttamente dal governo e i via libera vengono dati dalla questura.

Dottor Ceravolo, la Valpolicella è una zona più a rischio di altre?

«Il Gap è fenomeno che si diffonde ed è bene che anche qui i Comuni si attrezzino e facciano quanto di loro competenza per evitare il dilagare del fenomeno. La crescita dell’offerta di luoghi di gioco non può che indurre l’aumento dei giocatori e, di conseguenza, anche di quelli patologici». (…)

Prevenzione gioco nelle scuole

Il gioco d’azzardo si combatte a scuola

 

(Articolo di Anna Spena tratto dal sito http://www.vita.it/it/article/2016/02/23/il-gioco-dazzardo-si-combatte-a-scuola/138395/ del 23 febbraio 2016)

 

Milano no Slot Educa e Forma è il primo progetto di prevenzione al gioco d’azzardo dedicato ai ragazzi. Finanziato dal Comune di Milano e da Regione Lombardia, propone incontri di sensibilizzazione e formazione sul tema, nelle scuole elementari e medie delle nove zone della città. L’obiettivo è coinvolgere seimila studenti.

All’interno di Milano No Slot, iniziativa promossa dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo, c’è un progetto tutto dedicato ai giovanissimi. Si chiama Milano No Slot Educa e Forma ed è rivolto a tutti i ragazzi delle classi V delle scuole primarie e delle I e II classi delle scuole secondarie.

Il progetto sviluppa campagne di prevenzione rivolte alle comunità scolastiche delle nove zone di Milano che consistono in interazioni con alunni e studenti sul valore e sul significato del gioco; incontri formativi; kit didattici per corpo docente ed azioni di sensibilizzazione per le famiglie. Sono due le associazioni a cui è stato affidato il progetto: Associazione Culturale Internazionale Cuore e Parole Onlus che gestisce direttamente gli incontri con le scuole e i ragazzi; e l’Associazione Orthos che invece si occupa della seconda fase del progetto e propone incontri di formazione pomeridiani per i genitori e i docenti.
Oggi all’Istituto Comprensivo Galvani (zona 2 della città) si è tenuto il terzo dei nove incontri previsti.

«Quello che stiamo cercando di fare con i ragazzi», spiega Paola Brodoloni fondatrice di Cuore e Parole Onlus, «è un percorso che li aiuti a capire che l’azzardo non può essere considerato un gioco». L’associazione, fondata nel 2004, da qualche anno si occupa in modo particolare della navigazione sicura sul web. «Uno dei primi momenti in cui i bambini, già da piccolissimi, entrano in contatto con l’azzardo è quando iniziano a scaricare da internet le applicazioni a pagamento di videogiochi», dice Paola Brodoloni. «Anche se quello non è propriamente il meccanismo del gioco d’azzardo, i più piccoli vengono implicitamente portati a pensare che per giocare, o per passare al livello successivo del gioco, sia necessario pagare».

La richiesta di organizzare incontri di formazione per i ragazzi è arrivata dalle stesse scuole. «Gli insegnanti ci hanno chiesto “cosa dobbiamo rispondere alle mamma dei bambini quando ci chiedono informazioni che riguardano il gioco d’azzardo?”», racconta Brodoloni. «Così la nostra idea è stata quella di portare all’interno delle scuole delle nove zone di Milano un vero e proprio progetto di prevenzione rispetto al gioco d’azzardo. Dopo un primo momento di incontro in classe dove i bambini fanno brainstorming con degli esperti e formatori, c’è un workshop, tenuto da due esperti dell’accademia delle Belle Arti di Brera, dove gli alunni elaborano quello che hanno sentito e capito durante l’incontro cui hanno partecipato. Sempre in classe, portiamo dei grandi pannelli composti da vari strati di colore, lo strato superiore però è il nero. I bambini vanno ad incidere, con degli strumenti di riciclo, i pannelli. Lasciano il loro segno, creano uno slogan, i disegni racchiudono un po’ tutto quello che ci siamo raccontati nella parte di dialogo. Abbiamo scelto il graffito per la sua simbologia istantanea. Ricorda il gesto che si fa per “grattare” il gratta e vinci. Però mentre lì gratti per scoprire se hai vinto, qui i bambini lo fanno per scoprire il messaggio positivo».

Ad oggi, con questo terzo incontro, i ragazzi che hanno partecipato al progetto sono stati circa 600. Ma l’obbiettivo è di arrivare a coinvolgere, prima della fine del progetto, 6000 alunni.

Perché è così importate la prevenzione nelle scuole lo spiega Anna Polgatti, educatrice specializzata in azzardopatie, che lavora con La Casa del Giovane di Pavia. Presenza fissa a tutti gli incontri in programma. «Bisogna agire prima dell’età adolescenziale», dichiara. «I ragazzi hanno ben in testa cos’è l’azzardo. E ne sono preoccupati anche rispetto ai loro familiari. Molto spesso succede che inizino a scommettere già a dieci anni, lo fanno con i loro coetanei. Si innesca una sorta di passaparola tra di loro. Mentre per i gratta e vinci e le slot machine sono gli stessi parenti che, più o meno, inconsapevolmente, li portano ad avere questo tipo di approccio».

Per le scuole interessate a partecipare al progetto scrivere a segreteria@cuoreparole.org

Ordinanza orari slot Verona

Se 8 ore vi sembrano poche davanti a una slot

 

(Articolo di Roberta Lunghini tratto dal sito http://www.west-info.eu/it/se-8-ore-vi-sembrano-poche-davanti-a-una-slot/?utm_source=La+Newsletter+di+West&utm_campaign=91dcb2da1a-Newsletter_West_ITA&utm_medium=email&utm_term=0_862d4a4c9f-91dcb2da1a-284329457 del 18 febbraio 2016)

 

A Verona, gli amanti dell’azzardo da adesso in avanti potranno giocare solo per 8 ore al giorno. È entrata in vigore, infatti, l’ordinanza del Sindaco che dispone, sia per l’apertura delle sale slot e videolottery che per il funzionamento delle macchinette presenti negli esercizi commerciali autorizzati, i seguenti orari: dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22. L’obiettivo è duplice: ridurre il range temporale in cui gli scommettitori possono accedere a questi apparecchi e disincentivare il gioco tra i più giovani. Un intervento reso necessario dal dilagare della ludopatia sul territorio: nel 2015 sono risultate circa 176 le persone in terapia per GAP (Gioco d’Azzardo Patologico). Senza contare che la percentuale dei pazienti e dei familiari seguiti dal Servizio Dipendenze è cresciuta del 13,5% nel 2014 e dell’11,9% nel 2015.

Ordinanza orari gioco a Verona

Slot, si può arrivare alla chiusura delle sale

 

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/slot-si-pu%C3%B2-arrivare-br-alla-chiusura-delle-sale-1.4652999 del 17 febbraio 2016)

 

Multe da 300 a 450 euro, per chi sgarra, a cui possono aggiungersi sette o anche 30 giorni di sospensione dell’attività. È quanto riceverà chi non rispetterà l’ordinanza del sindaco Flavio Tosi, in vigore da oggi, che limita da 14 a massimo otto ore al giorno l’orario di apertura di sale slot e videolottery sia l’accensione degli apparecchi con vincita in denaro in bar, tabaccherie e altri esercizi.

La Giunta comunale ha approvato le sanzioni pecuniarie e di tipo sospensivo per i casi di violazione dell’ordinanza. È un provvedimento che mira a prevenire il fenomeno della ludopatia, cresciuta del 12 per cento, l’anno scorso. Al punto che al Serd (Servizi ambulatoriali dipendenze) c’erano 176 persone in terapia per gioco d’azzardo patologico. Il numero di slot machine nel territorio comunale, del resto, è rilevante: sono 2.017, di cui 380 in sale apposite, che consentono vincite fino a 500mila euro.

Rischi del gioco

Tutti i rischi del gioco che diventa una malattia

 

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/garda-baldo/tutti-i-rischi-br-del-gioco-br-che-diventa-br-una-malattia-1.4650399 del 16 febbraio 2016)

 

Informare gli esercenti, titolari di bar e locali, oltre che i cittadini su quale sia il modo corretto di approcciare il gioco d’azzardo, e in particolare, quello legato alle slot machine presenti ormai in molti bar ed esercizi pubblici. È questo il principale obiettivo dell’incontro intitolato «Regole del gioco responsabile», che si terrà questa mattina nell’auditorium San Giovanni di Torri del Benaco e dedicato al gioco d’azzardo. Si tratta di un corso di formazione della durata di quattro ore, dalle 9 alle 13.

L’evento è organizzato dalla Società italiana Intervento Patologie Compulsive e gode del patrocinio dei Comuni di Torri, Garda ed Affi. A tenere questa giornata di approfondimento su un tema così delicato come quello della ludopatia sarà lo psicologo e psicoterapeuta Cesare Guerreschi, esperto in patologie legate alle dipendenze, ambito in cui opera da oltre vent’anni.

Dipendenza slot-machine

Dieci anni d’inferno davanti alle slot machine

 

(Articolo di Francesca Valente tratto dal sito http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/02/14/news/dieci-anni-d-inferno-davanti-alle-slot-machine-1.12952816 del 14 febbraio 2016)

 

«Non ci stavo più di mezz’ora al giorno ma mi giocavo anche 200 euro al colpo Mia moglie ha scoperto tutto, poi per fortuna ho trovato il gruppo di auto aiuto».

FELTRE. D.B. ha 51 anni, un paio di occhi che brillano e un sorriso sereno e rassicurante. Ha una lunga esperienza nel settore commerciale e una famiglia, con cui abita nel Feltrino. Oggi sta bene, ma ha dovuto superare un grandissimo scoglio: per 10 anni è stato malato di macchinette. Qualcuno la chiama “ludopatia”, qualcun altro “gioco d’azzardo patologico”. Sara Sebben, la dottoressa che coordina il gruppo di auto aiuto dell’Acat Dolomiti Feltrine, preferisce il termine “denaromania”: «Perché se invece di vincere soldi si vincessero caramelle, nessuno giocherebbe».

D.B. ha iniziato a farlo 13 anni fa, proprio nel bar davanti a casa. «Era un periodo brutto, con una serie di difficoltà e lutti familiari. Un giorno sono andato al bar, ho visto la macchinetta e ho iniziato a giocare». Da quel giorno, per sette anni, il tintinnare della monetina che scivola nella bocchetta della slot machine era il suono più confortante. «Non ci perdevo più di mezz’ora al giorno ma arrivavo a giocare anche 200 euro al colpo, perché quando sei sotto perdi di vista il valore del denaro», ammette senza vergogna. «Più le cose a casa peggioravano, più io mi rintanavo nel gioco. Ma non era il vero motivo, perché appena tutto è passato, ho continuato a giocare. Cercavo di non perdere mai troppi soldi, altrimenti non sarei riuscito a giustificarlo a mia moglie. In famiglia non è mai mancato niente».

Fortunatamente, nel 2010, è scoppiata la prima bomba: «La banca mi aveva sospeso la rata del debito, così ho chiesto a mia moglie di cambiare istituto per rinegoziarlo. Lei si è insospettita, ma io non ho saputo mentirle. Le ho detto tutto e le ho promesso che non avrei più giocato». Per un mese ci è anche riuscito. Poi ci è ricaduto. «Ho continuato a giocare insistentemente, senza nemmeno avere la paura di essere visto. In quei momenti, l’unica frase che mi girava per la testa era “tanto posso smettere quando voglio”. Ma era una menzogna».

Per fortuna che la moglie, per evitare ulteriori crisi, teneva sotto stretto controllo i conti della famiglia, seppur separati: «Un giorno di tre anni fa mi ha chiesto che fine avessero fatto quei 40 euro spariti dal mio conto. Non mi ci è voluto molto per confessare». L’aiuto fermo e saldo della donna, assieme a quello dei suoceri, è stato fondamentale: «Hanno contattato il Serd, con cui ho iniziato una percorso con lei una volta alla settimana per un mese. Poi ho continuato per tre mesi da solo». All’epoca oltre al Serd non c’era niente: chi non ricorreva o rifiutava il servizio era condannato alla sola forza volontà. Ma il 6 febbraio 2014, come uno squarcio nell’ombra della dipendenza, è nato il gruppo di auto aiuto. «Al primo incontro eravamo in quattro», ricorda D.B., che continua a partecipare nonostante non ne abbia più bisogno, visto che non tocca più una slot da due anni. «Voglio esserci perché ci tengo».

E ci tengono anche i partecipanti, perché in lui vedono una figura di riferimento, un esempio da imitare e il risultato di un percorso che anche loro stanno facendo. «Oggi sono una persona tranquilla, frequento lo stesso bar ma non ho più avuto l’impulso di giocare».

Ora che D.B. ha finito di aiutare se stesso, pensa soltanto di aiutare gli altri: «Ho provato a convincere qualcuno a venire al gruppo, ma finora ho ricevuto solo risposte sgarbate». A questo, la dottoressa replica: «Non è mai tempo perso. Non bisogna lasciarsi sminuire, lo scopo è informare che dalla spirale si può uscire».

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