A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivio Categoria: Gioco d’azzardo

Testimonianza dipendenza gioco

Gioco d’azzardo. Il testimone: «Vera schiavitù»

 

(Articolo di Pino Ciociola tratto dal sito http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/video-intervista-gioco-azzardo-patologico.aspx del 12 febbraio 2016)

 

Un baratro: “Diventa una dipendenza che mina la tua esistenza quotidiana”. E poi si affonda: “C’è la caduta libera…”. Giuseppe fino a un paio di anni fa è stato schiavo del gioco: “Scommesse sportive”. Vinse la prima scommessa forte, tremila euro su una partita di calcio, e credette di “poter incrementare i miei guadagni di volta in volta”.

Ma non andò così: “Nel momento in cui entri nella fase compulsiva, uscire dal gioco è praticamente impossibile. E vivi solo per quello, giocare è il tuo primo pensiero quando ti svegli al mattino e l’ultimo prima di addormentarti la sera”.

Due anni fa è entrato in comunità, quella della Fondazione Exodus a Cassino. Si è salvato. “Noi non siamo medici o insegnanti, ma cerchiamo di essere fratelli maggiori”, spiega Luigi Maccaro il responsabile.

Verona e gioco d’azzardo

Lotta al gioco d’azzardo, il Comune
limita le aperture delle sale a 8 ore

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ilgazzettino.it/nordest/verona/lotta_al_gioco_d_azzardo_comune_verona_limita_le_aperture_delle_sale_8_ore-1542808.html del 10 febbraio 2016)

 

VERONA – Giro di vite a Verona sul gioco d’azzardo. La Giunta comunale ha definito oggi il provvedimento che prevede di limitare ad otto ore al giorno l’apertura di tutte le sale slot e videolottery presenti sul territorio comunale. Lo ha reso noto il sindaco Flavio Tosi, spiegando che «a partire dalla prossima settimana sarà attivato un tavolo di confronto con tutti i sindaci dei Comuni che fanno parte dell’Ulss 20, al fine di condividere in maniera unitaria questo provvedimento e far sì che su tutto il territorio sia adottata la stessa ordinanza».

Schiavi del gioco d’azzardo

«Mio marito, schiavo del gioco d’azzardo. Ne siamo usciti, ora aiuto gli altri»

 

(Articolo di Tiziana Pisati tratto dal sito http://sociale.corriere.it/mio-marito-schiavo-del-gioco-dazzardo-ne-siamo-usciti-ora-aiuto-gli-altri/ del 08 febbraio 2016)

 

PIACENZA – «Credevo che mio marito avesse un’amante. Tante bugie, liti, silenzi; troppi. E tutte quelle assenze e i soldi che andavano in fumo. Finché l’ho scoperto schiavo del gioco d’azzardo. Non ho mai provato vergogna per lui e dico ai miei figli che la cosa più importante è affrontare i problemi cercando di conoscerne più aspetti possibili, avere fiducia nelle persone a cui vuoi bene, valorizzare tutto ciò che c’è di buono». Una donna positiva e forte Maria (che chiameremo così perché abbiamo scelto di rispettare la sua privacy): uscita dal calvario personale e familiare – «Perdi tutto, non solo i soldi, ma fiducia nell’altro che di colpo scopri bugiardo, e in te stessa, perché ti chiedi: ma come ho fatto a non accorgermi di nulla? ti senti sola, tradita e impotente, una fallita, combatti con mille paure, rabbia, sensi di colpa» – ha scelto di dare una mano ai tanti mariti, fratelli, figli, mogli, come lei vittime indirette del gioco patologico: «Parlarne è ancora molto doloroso per me, ma voglio continuare a lottare per gli altri, così aiuto anche me stessa».

«Controllate ogni centesimo, non isolatevi». Madre di quattro figli, un lavoro da artigiana che vorrebbe riprendere così come sta facendo con l’intera sua vita coniugale, familiare e sociale. Per testimoniare che «risalire dall’abisso è possibile», per aiutare altri come lei a non ripetere quelli che ritiene siano stati i suoi sbagli ha rifatto il percorso di gruppi di counseling (ascolto e sostegno) che l’associazione “La Ricerca” e la cooperativa “L’Arco” offrono ai familiari dei giocatori d’azzardo: «Per leggerezza non davo il giusto valore ai soldi, invece fin dai primi segnali che qualcosa non torna bisogna controllare anche il centesimo che sparisce senza spiegazione, non isolarsi, circondare il malato di persone consapevoli del problema. Nessuno viene ad aiutarti spontaneamente».

Week-end di sostegno e gruppi di autoaiuto. «Il medico di famiglia mi aveva addirittura consigliato un tso! Il parroco: sopporta figlia mia! Solo grazie ad uno psicologo che mi ha indirizzata al Sert mio marito ha potuto frequentare il percorso terapeutico di recupero ed io accedere ai gruppi di counseling. L’Arco e La Ricerca hanno proposto anche week-end di sostegno e pacificazione per familiari e giocatori insieme, occasioni importanti che aiutano davvero». Ed è per questo che Maria è già pronta ad entrare nella squadra dei gruppi di automutuoaiuto familiari che cooperativa e associazione stanno avviando (tutte iniziative che sin qui non hanno mai potuto contare su fondi pubblici).

Comune contro gioco d’azzardo

Il Comune ora si schiera contro il gioco d’azzardo

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/garda-baldo/il-comune-ora-si-schiera-br-contro-il-gioco-d-azzardo-1.4625704?refresh_ce#scroll=200  del 06 febbraio 2016)
 
 
GARDA BALDO

Tutti contro il gioco di azzardo. «Perché le slot inducono a spendere anche centinaia di euro al giorno. Perché é evidente il problema della compulsività che spinge molti a stazionare ore davanti alle macchinette mangiasoldi, soprattutto cittadini in difficoltà economiche e disagio sociale».

Sono solo le prime ragioni elencate dal sindaco Stefano Passarini, nell’ultimo Consiglio, quando è stato approvato, alla unanimità, il regolamento comunale di polizia locale, inserendo due articoli «chiave». Il 57 e 58, relativi l’uno a determinare i luoghi dove è vietata l’apertura di sale pubbliche da gioco e la nuova collocazione di apparecchi per il gioco di azzardo lecito, l’altro gli orari d’esercizio. (…)

Leggi l’articolo integrale sul giornale in edicola

Gioco e patologia

Azzardo, se il gioco diventa patologia

 

(Articolo di Silvana Mazzocchi tratto dal sito http://www.repubblica.it/rubriche/passaparola/2016/02/02/news/gioco_d_azzardo-132558433/ del 02 febbraio 2016)

 

Un fenomeno in costante aumento, con molti possibili ricaschi sull’economia, la società, la salute, la legalità. Lo affronta l’economista Fabio La Rosa in un saggio interdisciplinare. “Le famiglie più povere spendono molto più di quanto possano permettersi”.

Il gioco d’azzardo non va mai in crisi e, negli ultimi cinque anni,  ha avuto un incremento che sfiora il 90% anche se, paradossalmente, la crescita del settore, non è coincisa con l’impennata delle entrate erariali che sono invece diminuite. L’ultima radiografia di un fenomeno in continuo mutamento e in perenne ascesa  nonostante l’alto rischio di ludopatia,( disturbo psicopatologico che induce una dipendenza simile a quella provocata dalla droga) è offerta da  Il gioco d’azzardo in Italia. Contributi per un approccio interdisciplinare. Il libro (Franco Angeli editore), a cura di Fabio La Rosa, professore associato di economia aziendale presso l’Università di Enna “Kore”, è stato realizzato da un gruppo di ricerca sul tema istituito presso la stessa Università e formato da esperti provenienti anche da altri atenei. Per un anno, sedici saggi hanno analizzato e osservato il fenomeno attraverso una pluralità di letture e punti di vista: economico, aziendale, sociologico, psicologico e giuridico. E diversi piani d’indagine: le relazioni tra gioco d’azzardo e crisi economica, il mercato e i suoi costi sociali, le particolari tipologie di gioco. Il risultato ottenuto è la fotografia completa della crescente complessità del gioco d’azzardo, realtà di non facile controllo, con impatti talvolta imprevedibili su individuo, aziende, economia della nazione, criminalità organizzata e collettività.

Una parte dell’indagine è stata dedicata alla ludopatia, ovvero al disturbo psicopatologico  riconosciuto dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-V-2013, che inquadra il gioco d’azzardo nell’ambito delle cosiddette “dipendenze comportamentali”.  Difficile, se non impossibile, quantificare il fenomeno: secondo una stima azzardata nel 2009 riguardante i giocatori d’azzardo “problematici”, il loro numero  varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale (da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti), mentre il calcolo dei giocatori “patologici” (dipendenza) è calcolabile dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti). Un numero certamente cresciuto negli anni e che è ipotizzabile coinvolga ormai almeno due milioni di persone.

Il gioco d’azzardo è in continua evoluzione. Quali sono i dati più recenti del giro d’affari di quello legale e di quello illegale?
“L’analisi dei rapporti che intercorrono tra il gioco d’azzardo legale e la commissione di reati trae spunto dal modus operandi della criminalità organizzata e di come questa sfrutti il gioco d’azzardo legale come mezzo per riciclare denaro o concedere prestiti a tassi usurari. In questa situazione, oltre gli effetti degenerativi del fenomeno sulla società civile, è necessario considerare come il suddetto settore finisca con il costituire per la criminalità organizzata un’appetibile fonte di guadagno. Il canale che si attiva produce una frattura tra gli interessi del mercato e quelli dell’intero sistema economico, danneggiando gli operatori autorizzati che rispettano le regole, generando così forme di mercato di monopolio. Le condotte criminali sono per lo più finalizzate all’alterazione del sistema gestito e garantito dallo Stato, ponendo in essere azioni che possono arrivare all’alterazione delle macchinette clonando il sistema di elaborazione del concessionario, falsificandone, in tal modo, i flussi di comunicazione inerenti ai dati di gioco. Grazie a tale meccanismi la criminalità organizzata non solo riesce ad appropriarsi degli importi maturati e spettanti ai Monopoli a titolo d’imposta ma, corrompendo anche il concessionario, realizza la piena infiltrazione nell’intero sistema.
Su tale premessa, i dati sul giro d’affari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (2013) confermano che nel periodo tra gennaio – ottobre 2012 il gioco d’azzardo ha subito un incremento del 12,7% circa, passando da 62,3 a 70 miliardi, mentre secondo le stime dell’Eurispes (2012), il gioco d’azzardo rappresenta per le organizzazioni criminali circa il 13% del loro fatturato, ossia circa 23 miliardi di euro. Analizzando il nesso causale che lega la crisi economica, la crescita dell’offerta ludica e la varietà dei giochi d’azzardo, dai dati dell’ADM emerge che, nonostante la crisi, il gioco d’azzardo, ha conosciuto una crescita esponenziale: il comparto rappresenta il 4% del PIL e il valore delle giocate è aumentato, dal 2008 al 2012, da 47,5 a 88,6 miliardi di euro, determinando un incremento, nell’ultimo quinquennio, di oltre l’86%. Paradossalmente, però, la crescita esponenziale del settore dell’offerta ludica, non è coincisa con un analogo incremento delle entrate erariali che hanno, invece, registrato una sensibile contrazione”.

Il gruppo di ricerca che lei preside dal 2014 è nato dopo la proposta del Parlamento regionale di costruire due nuovi casinò in Sicilia. Come hanno lavorato i sedici saggi e a quali conclusioni siete giunti?
 “I sedici saggi offrono un’istantanea attuale di un fenomeno in inarrestabile mutamento sotto una pluralità di chiavi di lettura: economica, aziendale, sociologica, psicologica e giuridica. L’obiettivo primario è stato quello di pervenire a un’analisi interdisciplinare che fosse di supporto per tutti i soggetti interessati dalla filiera del gioco d’azzardo, nel tentativo di migliorarne i risultati e le performance in ognuno dei profili indagati, nel pieno rispetto delle “regole del gioco” concorrenziale, delle esigenze erariali dello Stato e del giocatore, in quanto individuo. In ciò favorendo una comprensione del fenomeno che fosse altresì il più possibile scevra dalle influenze e dagli interessi che i soggetti istituzionali del comparto mirano costantemente ad esercitare. Non è un caso che i suddetti profili d’indagine talvolta risultino in contrasto tra loro. In questo senso il volume si presta a una lettura critica nel tentativo di comporre interessi opposti. Del resto, in contrasto appaiono talvolta anche le fonti e i dati prodotti dai diversi soggetti istituzionali coinvolti dal fenomeno, da quelli che incentivano a quelli che contrastano il gioco d’azzardo. La risposta a tali contraddizioni dovrebbe essere cercata nella complessità del fenomeno, ma anche nelle sue molteplici sfaccettature e declinazioni che rendono ogni analisi inevitabilmente parziale e spesso monodimensionale in termini di prospettiva. Ne consegue che delineare un quadro conclusivo del fenomeno è pressoché impossibile. Il gioco d’azzardo è del resto un settore dell’economia pervaso da contraddizioni: temi quali il gioco “legale” (in contrapposizione a quello illegale perché non amministrato dallo Stato) e, nell’ambito di questo, il gioco “responsabile” (in contrasto evidente con un fenomeno che poco sembra avere di razionale), arricchiscono i palesi paradossi e conflitti interni del fenomeno. Si pensi al ruolo dello Stato che promuove insistentemente il gioco, fonte di elevati introiti, ma cerca di contrastarne al contempo la diffusione, o al settore non profit, finanziato spesso dai grandi concessionari del gioco. Se di conclusioni vogliamo parlare, ciò che emerge sinteticamente è un quadro di disuguaglianze socio-economiche, accentuate dalla recessione economica. Anche nel nostro Paese, al crescere del reddito, aumenta la spesa assoluta in giochi e, in linea con alcune ricerche di altri Paesi, le famiglie con redditi più bassi tendono a spendere più che proporzionalmente rispetto alle loro disponibilità economiche. Parimenti, le aziende italiane del gioco d’azzardo registrano una riduzione della performance economica durante gli anni di crisi, sebbene le aziende del segmento slotmachines e videolottery presentino risultati superiori alle aziende degli altri segmenti.

Uno degli aspetti più delicati del gioco d’azzardo è il rischio ludopatia. È stimabile il fenomeno dei giocatori compulsivi, in aumento perfino tra i minorenni?
 Le ludopatie rappresentano oggi un disturbo psicopatologico riconosciuto (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-V-2013 inquadra il gioco d’azzardo nell’ambito delle cosiddette “dipendenze comportamentali”). Questo cambiamento riflette la crescente e consistente evidenza che alcuni comportamenti, come il gambling, attivano il sistema di ricompensa del cervello, con effetti simili a quelli delle droghe. Le ludopatie si caratterizzano come una costrizione inconscia a ripetere, dominata dalla necessità di giocare, che si trasforma in una sofferenza nel momento in cui il giocatore si trova obbligato ad astenersi dalla pratica del gioco. Caratteristica di tale dipendenza non è soltanto la voglia della vittoria, ma soprattutto quell’insieme di emozioni forti e nuove che portano ad un’alterazione del sistema bio-comportamentale, e spingono alla ricerca della ricompensa, con conseguente perdita della percezione del tempo, del controllo sul gioco e della valutazione della quantità economica del danno. Come si legge nella “Relazione annuale al Parlamento su droga e dipendenze 2015”, “la dimensione del fenomeno in Italia è difficilmente stimabile e non esistono studi accreditati, esaustivi e validamente rappresentativi del fenomeno”. Secondo i dati del Rapporto Eurispes 2009, in Italia il gioco d’azzardo coinvolge fino al 70-80% della popolazione adulta (circa 30 milioni di persone). La stima però dei giocatori d’azzardo “problematici” (a rischio) varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale (da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti), mentre la stima dei giocatori d’azzardo “patologici” (dipendenza) varia dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti). Secondo i dati di ricerca forniti dal Dipartimento per le politiche antidroga (2012-13) la pratica del gioco d’azzardo riguarda il 49,4% degli studenti intervistati. Il problema è andato crescendo, in questi ultimi anni, anche a causa della sempre maggiore diffusione delle opportunità di gioco, le nuove applicazioni degli smartphone e della pubblicità dell’azzardo. Infine è opportuno riflettere sul contenuto della legge di stabilità 2015, che ha destinato, “a partire dal 2015, una quota annua di 50 milioni di euro per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d’azzardo”.

Tema ludopatia a “Diretta Verona”

Slot, i cittadini: “Il Comune deve regolamentarle”

(Articolo di Elisa Pasetto tratto dal sito http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/slot-i-cittadini-br-il-comune-deve-br-regolamentarle-1.4585830 del 21 gennaio 2016)

 

La febbre del gioco d’azzardo ha contagiato i veronesi? Le sale slot, che continuano a proliferare nonostante, secondo gli esperti, la ludopatia sia ormai una piaga sociale, sono solo un’occasione per distrarsi tentando la fortuna o un luogo dove si mettono realmente a rischio le finanze familiari e persino la salute? Sono solo alcune delle domande a cui si tenta di dare una risposta stasera su Telearena a «Diretta Verona», la trasmissione condotta da Mario Puliero.

«Sale slot a Verona: gioco o pericolo?», il titolo della puntata, che vede come ospiti in studio il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, l’assessore comunale alle Attività economiche Marco Ambrosini, Claudio Marconi, psicologo dell’Ulss 21 in campo contro le dipendenze da gioco e la giornalista de L’Arena Alessandra Vaccari. Commentatore sarà il giornalista Alfredo Meocci.

Dopo l’allarme per una prossima nuova apertura di una sala slot in via Todeschini, Paolo Padovani, che coordina la pagina Facebook “Sei di Borgo Trento se…”, annuncia: “In realtà c’è già chi pensa ad aprire una seconda sala slot”.

I cittadini, però, non ci stanno e hanno alzato le barricate: “I nostri timori? Riguardano l’ordine pubblico, soprattutto in un contesto residenziale, vicino a parrocchie e scuole”.

Lo conferma Alessandra Vaccari: “Il gioco d’azzardo non è solo una questione etica o sanitaria. Le sale slot sono catalizzatori di criminalità: girano molti contanti, qui le rapine e i furti sono all’ordine del giorno”.

Parte la testimonianza registrata di Marco (il nome è di fantasia), 42 anni, della Bassa, che racconta la sua storia: “Spendevo anche 4mila euro al giorno, ho bruciato 500mila euro in pochi anni. Ormai ero uno schiavo”.

Claudio Marconi, psicologo, sottolinea infatti: “Il tipo di desiderio che prova chi vuole tornre a giocare è assimilabile in tutto e per tutto alla dipendenza da sostanze”.

In collegamento dalla sede della Seconda Circoscrizione interviene il senatore Giovanni Endrizzi (M5S): “Il gioco d’azzardo ti arriva sotto casa e, attraverso internet, anche in casa”. E infatti fa scuola l’esempio di Bolzano, come racconta il presidente dell’associazione La Sentinella: “Da noi nel 2010 l’amministrazione ha chiuso sale slot e videopoker, ma sono triplicati i giocatori patologici, perché la gente si rivolgeva alle interfacce su internet. Compresi i minori”.

E a Verona, cosa si fa? “Il Comune non guadagna dalle sale ‪‎slot‬ e non è lui che le autorizza, ma la questura”, chiarisce Abrosini. “Può solo regolamentarle, lavorando sulla distanza dai luoghi “sensibili” e sugli orari di apertura”. E pensare che, come ricorda il consigliere comunale Elisa La Paglia (Pd), “il consiglio comunale aveva già deliberato nel 2014 che le sale ‪slot ‬non potessero nascere a meno di 250 metri da scuole, chiese e luoghi storici. Serviva solo cambiare una norma urbanistica. La Giunta non l’ha ancora fatto, ora deve procedere”. “Allora non potevamo, il Tar del veneto aveva appena bocciato un’analoga azione del Comune di Vicenza”, ribatte Ambrosini. “Ora proveremo a stendere un regolamento che possa nonessere impugnato dai gestori delle sale giochi”. “E comunque il problema del gioco d’azzardo non è solo nostro”, conclude Claudio Marconi, “l’Italia è quarta al mondo per la spesa, dopo Usa, Cina e Giappone. Servirebbe innanzitutto una direttiva europea seria”.

All’Università popolare si parla di gioco d’azzardo

All’Università popolare si parla di gioco d’azzardo.

(Articolo di L.C. tratto dal sito http://www.larena.it/territori/grande-verona/bussolengo/all-universit%C3%A0-br-popolare-br-si-parla-di-gioco-br-d-azzardo-1.4560718 del 11 gennaio 2016)

 

Riprende l’attività dell’Università popolare di Bussolengo: dopodomani alle 15,30 al teatro parrocchiale di Santa Maria Maggiore il tema dell’ incontro, aperto a tutti, sarà «La ludopatia: l’azzardo non è un gioco». Ne parlerà la psicologa Nadia Giacomazzi, esperta in tecniche corporee e di rilassamento del Ciserpp (Centro italiano studi e ricerche in psicologia e psicomotricità), che collabora da alcuni anni con l’Auser.

«Il gioco d’azzardo patologico», spiega Marcellino Bonizzato, uno dei responsabili dell’Unipop di Bussolengo, «va diffondendosi sempre più anche nella popolazione over 65 anni. Diversi sono i fattori: la perdita di un ruolo sociale, l’aumento della solitudine, i cambiamenti neurologici legati all’età, l’accesso al gioco d’azzardo che è semplice e alla portata di tutti. Durante la lezione verranno affrontati aspetti epidemiologici, sociologici e psicologici di questa malattia».

Giocatori d’azzardo e bevitori eccessivi

Allarme feste per i giocatori d’azzardo e bevitori eccessivi

 

(Articolo tratto dal sito http://www.lextra.info/allarme-feste-giocatori-dazzardo-ed-bevitori-eccessivi/ del 24 dicembre 2015)

 

Intervista ai due portavoce del Comitato spontaneo provinciale dei Famigliari e degli ex giocatori ed ex-bevitori: la direttrice della UOC Dipendenze della ASL di Viterbo, la dr.ssa Anna Rita Giaccone e il dott. Luca Piras della Provincia di Viterbo sul pericolo che le feste possono rappresentare per i giocatori d’azzardo compulsivi e per i bevitori eccessivi.

D: Da chi è composto questo Comitato?

R: Si tratta di un Comitato Spontaneo sorto ormai da tempo per far sentire la voce degli ex giocatori, degli ex bevitori e dei loro famigliari che in questo territorio provinciale hanno fatto l’esperienza dei Gruppi di Mutuo-Aiuto della ASL e della Provincia di Viterbo. Si tratta dello stesso Comitato che tempo fa ha lanciato con successo l’iniziativa del Certificato di Responsabilità Sociale agli Esercizi Pubblici senza Slot.

I giocatori d’azzardo compulsivi e i bevitori eccessivi di alcolici rappresentano le due grandi tipologie costitutive delle dipendenze patologiche: la dipendenza da sostanze (es. l’alcol) o la dipendenze da comportamenti (es. il gioco d’azzardo con Slot, Gratta e vinci, lotterie, ecc). Molte dinamiche neurologiche, psicopatologiche e sociali sono comuni in entrambi i tipi di dipendenza: non è quindi un caso che utilizziamo per entrambe la metodologia dei Gruppi di mutuo-aiuto tra persone che hanno questo tipo di problemi.

Quando un giocatore o un bevitore riesce a smettere di bere o di giocare diventa un esperto di questo tipo di problemi perché basandosi sulla propria personale esperienza acquista una lucidità d’analisi e una competenza emotiva incredibile. Anche i famigliari di queste persone acquisiscono una competenza e una voglia di aiutare altri famigliari potente e contagiosa. Noi abbiamo l’onore di rappresentare e dare voce a questa comunità spontanea di persone che hanno affrontato il proprio problema personale e vogliono fare qualcosa anche per gli altri.

D: Perché il Comitato dei famigliari e degli ex ha lanciato questo particolare allarme?

R: Perche chi lo compone ha vissuto in prima persona, come famigliare o come persona dipendente, la criticità dei periodi delle festività. Le feste di questo periodo, ma in generale tutte le festività, possono creare a queste persone delle situazioni potenzialmente critiche che si aggiungono alle problematiche tipiche dell’abuso alcolico che già sperimentano. I motivi sono duplici.

D: Nelle festività cosa può accadere ai bevitori eccessivi o ai giocatori d’azzardo?

R: Quando una persona è diventata dipendente dall’alcol o dal gioco d’azzardo vive una situazione di separatezza rispetto alla realtà circostante: famiglia, lavoro, ecc. perché il focus della sua esistenza diventa la possibilità di poter continuare a giocare o bere a seconda dei casi. Su questa situazione tipica di ogni dipendenza le feste costituiscono un moltiplicatore sia degli stimoli e delle occasioni al bere (feste, incontri, brindisi, ecc) o al giocare (nuove e tradizionali Lotterie natalizie, nuovi Gratta e Vinci, ecc). 

Inoltre il bevitore o il giocatore solitamente si sente emotivamente molto distante dall’aria di festa che vede intorno a sé e a cui non riesce a partecipare. Percepisce come più evidente la sua solitudine quando tutti s’incontrano e festeggiano in famiglia con parenti o amici. Con le feste il confronto tra la propria situazione ed una presunta serenità degli altri diventa quindi bruciante. Il contatto tra questa sua situazione interna con quella esterna delle feste può far aumentare l’abuso alcolico o la compulsione al gioco d’azzardo incontrollato.

Un altro fattore che genera criticità è costituito da un particolarissimo meccanismo di condizionamento psicologico utilizzato dalle pubblicità dei prodotti alcolici e dalle lotterie di fine anno. Vediamo come funziona rispetto agli alcolici. Si tratta di “un’associazione cognitiva” che i pubblicitari creano tra i prodotti alcolici e l’ambientazione sociale di successo tipica delle ambientazioni in cui i personaggi della pubblicità li usano: es. gli alcolici vengono sempre inseriti in spot in cui c’è una situazione di convivialità festosa, di amici e famiglie che s’incontrano o dove si vedono persone che sembrano uscite da un film hollywoodiano, che comodamente sedute su una poltrona sorseggiano l’alcolico in abitazioni grandi e belle, con il caminetto acceso e la neve fuori. In questo tipo di pubblicità si cerca di creare l’associazione tra la bevanda alcolica e la connotazione sociale del bevitore di successo.

Ma anche rispetto alla promozione del gioco d’azzardo i pubblicitari si scatenano utilizzando meccanismi psicologici di “contrasto cognitivo” tra la percezione della propria situazione economica e sociale rispetto a quella che potrebbe diventare con il biglietto giusto della Lotteria o del Gratta e Vinci. Facendo leva sull’aspirazione diffusa al denaro e alla ricchezza come misura della felicità e della realizzazione personale vengono proposti ad un basso costo apparente biglietti che potrebbero cambiare la vita a chiunque. Infatti ogni gioco d’azzardo è congegnato per far vincere soltanto “il biscazziere” (Stato e gestori vari) e mai il giocatore. L’esempio delle Slot è illuminante: anche quando il giocatore vince qualcosa lo riperde subito, continuando a giocare tanto che ad un certo punto continua a giocare non per vincere ma per tentare di recuperare i tanti soldi persi.

D: Cosa si può fare per affrontare queste situazioni? Cosa possono fare le persone che hanno il problema del bere?

R: Le feste natalizie e di fine anno non rappresentano solo delle potenziali situazioni problematiche, paradossalmente possono anche essere delle occasioni di cambiamento. Questi bevitori continuamente si propongono “di smettere” ma la compulsione al gioco o al bere legata è fortissima, facendo crollare ogni proposito e così via nel tempo lungo un’escalation di degradazione fisica e dei rapporti sociali, famigliari e di lavoro. Può sembrare curioso ma per queste persone in tale situazione ogni piccolo evento della quotidianità può essere “magicamente” utilizzato per un nuovo tentativo da intraprendere: può essere il Natale, l’anno nuovo, la nascita di un figlio, la fine di un rapporto affettivo, ecc. Ecco quindi che i propositi tante volte infranti dall’attrazione per l’alcol o per il gioco d’azzardo, possono essere utilizzati per un nuovo tentativo: questa volta con l’aiuto dei servizi pubblici e di altre persone, quelle dei Gruppi, che il problema lo vogliono affrontare, unendosi.

Il segreto è questo: devono semplicemente smettere di ri-provarci da soli. Devono cioè provare a farsi aiutare. Ogni giocatore o ogni bevitore ha già promesso tantissime volte che “da domani” non avrebbe più giocato o bevuto. Poi quel giorno è stato uguale a tutti gli altri, fatto cioè di altre rovinose giocate o di altre continue bevute, di promesse e poi di sensi di colpa.

Otto locali pubblici hanno detto no alle slot machine

Otto locali pubblici hanno detto no alle slot machine

 

(Articolo di Camilla Madinelli tratto dal sito http://www.larena.it/territori/garda-baldo/otto-locali-pubblici-br-hanno-detto-no-br-alle-slot-machine-1.4528281 del 23 dicembre 2015)

 

A Cavaion come in molti altri paesi del lago nemico dichiarato pubblicamente da varie amministrazioni comunali, da Bardolino fino a Brenzone e Malcesine. Gli esperti in servizio alle Ulss, medici di base e psicologi non hanno dubbi: il gioco d’azzardo è una piaga da combattere, sociale e non solo sanitaria, per le ricadute sia su chi continua a giocare, ammalandosi di ludopatia, sia sui familiari che vengono trascinati in un vortice di debiti.

Nei paesi del lago, sulla scia dell’ordinanza del sindaco bardolinese Ivan De Beni, la scelta che va per la maggiore è la limitazione degli orari di apertura di sale giochi e locali riservati a video poker o video lottery. (…)

Leggi l’articolo integrale sul giornale in edicola

Divieto di spot gioco d’azzardo

Gioco d’azzardo, Adoc plaude a divieto di spot dalle 7 alle 22

 

(Articolo tratto dal sito

http://www.agi.it/rubriche/la-voce-del-consumatore/2015/12/11/news/gioco_dazzardo_adoc_plaude_a_divieto_di_spot_dalle_7_alle_22-157931/ del 11 dicembre 2015)

 

Freno a diffusione ludopatia tra minorenni e adolescenti

 

La Legge di Stabilità interviene anche sul settore dei giochi, prevedendo dal prossimo sia il divieto all’installazione di nuovi apparecchi “awp” sia il divieto alla messa in onda di spot sui giochi dalle 7 alle 22. L’Adoc plaude alle novità, richieste a gran voce dall’Associazione dei consumatori.

“Finalmente si mette nero su bianco il divieto di mandare in onda pubblicità sul gioco d’azzardo in fascia protetta, una misura che l’Adoc invocava da tempo – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – dal 2016, quindi, dalle 7 alle 22, sia su radio che tv, non sarà possibile trasmettere spot con vincita in denaro. Siamo molto favorevoli a questa soluzione, siamo convinti che imporre un divieto alla pubblicità dei giochi d’azzardo possa contribuire a limitare il fenomeno, in particolare per quanto riguarda la diffusione tra i minorenni e gli adolescenti. Secondo una recente indagine Swg per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, infatti, il 44% degli under 18 ha sperimentato almeno una volta il gioco d’azzardo.

Ben venga quindi il divieto. Che auspichiamo possa essere totale, analogamente a quanto avviene per tabacco e superalcolici. Come Adoc plaudiamo anche all’impossibilità di installare nuovi apparecchi “awp”, che prevedono vincite in denaro, dal prossimo anno sarà possibile solo sostituire quelli già esistenti. “

Per quanto riguarda la pubblicità, l’Adoc evidenzia che è vietata quella che si rivolge o fa riferimento, anche in forma indiretta, a minori e li rappresenti intenti al gioco; che utilizza disegni, personaggi o persone direttamente legate a minori, capaci di generare un diretto interesse su di loro o che induce a ritenere che il gioco contribuisca a crescere la propria autostima, considerazione sociale, successo.

Eventuali violazioni della normativa saranno punite con sanzioni pecuniarie, che vanno da centomila a cinquecentomila euro, irrogate dall’Agcom al committente della pubblicità, a chi la effettua e al proprietario del mezzo con cui viene diffusa.

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