A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivi Tag: alcolismo

Ketamina anti-ricadute

Alcolismo. Psicoterapia e ketamina per evitare le ricadute. Al via studio inglese

 

(Articolo di Kate Kelland tratto dal sito http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=41459 del 08 luglio 2016)

 

La ketamina potrebbe essere presto testata come trattamento per gli alcolisti. Alcuni ricercatori inglesi hanno iniziato a reclutare volontari per verificare se la ketamina, conosciuta anche come la droga party ‘Special K’ , potrebbe rivelarsi utile nel ridurre i tassi di ricaduta tra le persone con problemi di alcolismo grave.

Dopo aver condotto studi pilota che avrebbero mostrato come la ketamina – combinata con la psicoterapia – potrebbe interferire nella disintossicazione rendendo meno probabili le recidive degli alcolisti, gli scienziati sono alla ricerca di 96 volontari con disturbo grave da alcol e che recentemente sono stati in astinenza. La ketamina è un farmaco autorizzato, ampiamente usato come anestetico e per alleviare il dolore. Tuttavia è usato anche come droga e può portare il consumatore all’abuso.

“La ketamina – ha dichiarato Celia Morgan, che guiderà la ricerca presso l’Università di Exeter – è un farmaco ben tollerato e può contribuire ad alleviare i sintomi depressivi. Inoltre uno studio pilota suggerisce che potrebbe anche ridurre, dimezzandoli, i tassi di ricaduta nell’alcol. Questo studio ci permetterà di valutare se la ketamina, in associazione alla psicoterapia, può effettivamente aiutare gli alcolisti a fare a meno dell’alcol”.

Il disegno dello studio
Metà dei partecipanti alla ricerca riceverà un basso dosaggio di ketamina per via iniettiva una volta a settimana per tre settimane e sarà sottoposta a sette sessioni di 90 minuti di psicoterapia. Un gruppo di controllo sarà sottoposto alla medesima terapia ma con iniezioni di soluzione salina. Il team della Morgan confronterà i risultati dopo sei mesi, utilizzando i dati raccolti tramite un dispositivo che, montato sulla caviglia di ogni partecipante, controllerà l’assunzione di alcol attraverso un esame del sudore.

La ricerca sui topolini ha dimostrato che la ketamina potrebbe indurre cambiamenti nel cervello che favoriscono nuove connessioni e facilitano l’apprendimento di cose nuove in tempi brevi e i ricercatori sperano che questo potrebbe rendere più efficaci le sedute di psicoterapia. Uno studio pilota ha evidenziato che tre dosi di ketamina combinate alla psicoterapia hanno ridotto in 12 mesi i tassi medi di recidiva dal 76% al 34% e gli studiosi pensano che sono proprio le proprietà antidepressive della ketamina ad aver contribuito a questo miglioramento. 


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) circa 3,3 milioni di individui muoiono ogni anno per l’eccessivo consumo di alcol e l’abuso di questa sostanza contribuisce all’insorgenza di oltre 200 malattie e problematiche legate ad infortuni da alcol. “L’alcolismo può avere un impatto terribile – ha detto Kathryn Adcock, responsabile di Neuroscienze e Salute mentale del Medical Research Council, che ha finanziato in parte lo studio – Purtroppo gli attuali trattamenti sono associati ad elevati tassi di recidiva, con le persone che spesso ricominciano a bere dopo solo brevi periodi di tempo”.

Neuroni anti-sbornia

Scoperti i neuroni anti-sbronza che ci fanno smettere di bere

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ok-salute.it/psiche-e-cervello/neuroscienze/scoperti-neuroni-anti-sbronza-ci-fanno-smettere-bere/ del 08 luglio 2016)

 

L’eccessivo consumo di alcol rischia però di disattivarli, aprendo la strada alla dipendenza

 

Individuato nel cervello l’interruttore anti-sbornia: è formato da un gruppetto di neuroni che si accendono per fermarci quando beviamo, evitando che un drink tiri l’altro. La loro preziosa funzione di freno inibitore può essere compromessa dall’eccessivo consumo di alcol, anche se occasionale: intontiti dalle bevute, questi neuroni rischiano così di disattivarsi, aprendo la strada alla dipendenza. Lo hanno osservato nei topi i ricercatori della Texas A&M University, che pubblicano i risultati dei loro studi su Biological Psychiatry.

I neuroni anti-sbronza, chiamati D2, sono cellule nervose sensibili alla dopamina situate nella regione del cervello nota come striato dorsomediale. Fanno parte di un circuito nervoso inibitorio, che funziona come un semaforo rosso che impone di fermarsi. Nella stessa area del cervello sono presenti anche altri neuroni dopaminergici, chiamati D1, che invece hanno la funzione opposta, agiscono cioè come un semaforo verde che dà il via libera all’azione.

Il nostro comportamento dipende dal perfetto bilanciamento tra questi due circuiti. Quando però si beve un po’ troppo, anche occasionalmente, il semaforo rosso dei neuroni D2 inizia ad affievolirsi, facendo prevalere i neuroni D1 che portano a perdere il controllo della situazione.

«Pensiamo al binge drinking, quel comportamento sempre più diffuso tra i giovani che porta a fare delle vere e proprie abbuffate alcoliche», spiegano i ricercatori. «Questi ragazzi fanno essenzialmente la stessa cosa che nei nostri esperimenti ha portato all’inibizione dei neuroni buoni anti-sbronza, finendo per entrare in un circolo vizioso che favorisce il consumo di alcolici».

Manipolando questi neuroni nei topi di laboratorio, i ricercatori texani sono riusciti a modificare il loro comportamento alterando il consumo di alcol. E’ ancora presto per dire se questa teoria può essere applicata anche all’uomo, ma gli esperti credono che in un futuro non troppo lontano sarà possibile sviluppare nuovi farmaci o particolari terapie dielettrostimolazione cerebrale che possano potenziare i neuroni anti-sbronza. «E’ il nostro obiettivo finale – affermano i ricercatori – speriamo che queste scoperte possano un giorno contribuire a curare l’alcolismo».

App per combattere il binge drinking

D-Arianna, la app per combattere il binge drinking

 

(Articolo tratto dal sito http://www.quotidiano.net/d-arianna-la-app-per-combattere-il-binge-drinking-1.2137441 del 22 giugno 2016)

 

Sviluppata dall’Università di Milano-Bicocca, D-Arianna è un’applicazione che calcola i rischi dell’assunzione compulsiva di alcolici, o binge drinking. E sembra funzionare. 

Stesso principio del binge watching: fare una scorpacciata di qualcosa. Anche il termine binge drinking sta entrando nel nostro vocabolario: indica l’assunzione, una dopo l’altra, di oltre cinque bevande alcoliche per gli uomini e quattro per le donne.

Inutile dire che si tratta di un’abitudine che rischia di portare all’alcolismo. Ma c’è chi cerca di porvi rimedio: D-Arianna è una app tutta italiana che sta riscontrando molto successo. È stata sviluppata al dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca e sta spopolando anche nel Regno Unito, dove è stata inserita nella National health apps library.

Come funziona? La app per smartphone, che si scarica gratuitamente dagli store di Apple e Google, stima il rischio di cadere nell’alcolismo e lo fa attraverso una serie di domande sulle abitudini di consumo di alcol e sostanze stupefacenti. La cosa interessante è che l’idea sembra funzionare: una sperimentazione ha rivelato che l’utilizzo di D-Arianna ha causato un calo del binge drinking dal 37 al 18% in chi l’ha scaricata.

La rivista Journal of adolescent health ha pubblicato i risultati condotti su 507 giovani tra i 18 e i 24 anni, contattati nei dintorni di pub, discoteche e aree concerti dell’area di Milano. Tre sono i livelli di rischio elaborati dalla app combinando vari fattori: basso (0-43%), moderato (43,1-82%), alto (82,1-100%). Due settimane dopo il primo test ne è stato condotto un altro identico, che ha evidenziato un dimezzamento del binge drinking fra i partecipanti.

Quando smetti di bere

Alcol: cosa succede al corpo quando smetti di bere

 

(Articolo di Rossana Andreato tratto dal sito http://www.greenstyle.it/alcol-cosa-succede-al-corpo-quando-si-smette-di-bere-197662.html del 22 giugno 2016)

 

Il problema del consumo eccessivo di alcol in molti Paesi è una vera e propria piaga. Non si parla solo di alcolismo, ma anche di persone, che senza essere perennemente ubriache, fanno comunque un uso smodato di questa bevanda. Gli effetti sullasalute sono noti, ma ora una guida realizzata dal Dr. Niall Campbell, consulente e psichiatra per adulti presso il Priory Hospital Roehampton di Londra, potrebbe scoraggiare dall’abuso di alcol.

Il Dr. Campbell ha illustrato tutti i vari step che si possono attraversare quando ci si stacca dalla bottiglia e si sta più attenti alla propria salute: di giorno in giorno si può vedere la propria salute e il proprio aspetto migliorare. Non è semplice smettere con quella che può essere una vera e propria dipendenza, ma quantificare i benefici di una depurazione dell’organismo e pensare anche al risparmio economico che questo può comportare potrebbe convincere i più almeno a provarci.

Vediamo come reagisce il nostro corpo, man mano che viene meno il consumo di alcol:

  • Dopo 24 ore – se si è nella fase immediatamente successiva ad una sbornia, si potrebbero avere tremori, sudorazione eccessiva, mal di testa, che diminuiscono man mano che passano le ore. Il corpo inizia gradualmente a disintossicarsi, il livello di zuccheri nel sangue si normalizza e ci sente pian piano sempre meglio.
  • Dopo una settimana – smettere di bere può anche farci dormire meglio: quando abbiamo abusato di alcol il nostro corpo, tramite la sudorazione, perde liquidi e questo determina quella disidratazione che ci fa svegliare più volte durante la notte in cerca di acqua da bere. Inoltre un consumo intenso di alcol può rendere le cellule del sangue più grandi, questo ci rende più stanchi in quanto le cellule fanno fatica a trasportare le particelle di ossigeno.
  • Dopo 15 giorni – a lungo andare gli alcolici possono anche disturbare la funzionalità del nostro stomaco, la cui parete si può irritare determinando fenomeni come il reflusso gastro-esofageo. A più di una settimana dall’astinenza si può notare come questo effetto regredisca. A questo punto si può anche cominciare a notare una perdita di peso, l’alcol ha un quantitativo di calorie piuttosto elevato, soprattutto se paragonato alle sue capacità nutritive (praticamente nulle). Basti pensare che un bicchiere di vino da 250 ml può arrivare a 228 calorie. Con due bicchieri è come se avessimo mangiato un panino con prosciutto, formaggio e maionese.
  • Dopo 3-4 settimane – con il passare del tempo l’uso eccessivo di alcol fa aumentare anche la pressione sanguigna. Smettere permette che questa si normalizzi a distanza di qualche settimana.
  • Dopo un mese – ad un mese da quando abbiamo ridotto l’uso di bevande alcoliche, anche sulla nostra pelle può manifestarsi un beneficio. L’alcol ad alti livelli è tossico e rende la pelle più spenta e meno elastica, ma bastano poche settimane per recuperare luminosità e bloccare l’invecchiamento.
  • Dopo 4-8 settimane – il fegato, appesantito da un precedente lavoro eccessivo che comportava la trasformazione del glucosio in eccesso in grasso ne trarrà giovamento. Sarà così possibile evitare la patologia del “fegato grasso”, che può portare anche alla cirrosi epatica.
  • Dopo 12 settimane – si può dire di poter percepire un netto miglioramento delle nostre condizioni di salute e del nostro aspetto. Si avranno più energie e anche l’umore ne risentirà in modo positivo. A questo punto il corpo avrà quasi del tutto dimenticato gli “strapazzi” del passato e in quel momento le cattive abitudini risulteranno molto meno allettanti.

Moda binge drinking

Binge drinking: nuova moda alcolica tra i giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.italyjournal.it/2016/06/13/binge-drinking-moda-giovani-puo-uccidere/ del 13 giugno 2016)

 

Bolzano è la città che ne fa più uso e può creare danni immediati o a lungo termine. Anche l’Unione Europea è preoccupata per il fenomeno.

‘Binge drinking’: ovvero bere almeno sei bicchieri di sostanza alcoliche in una sera soltanto. Va di moda in particolare tra i giovani e può essere fatale. Esportata dal Nord Europa, oggi è praticata con costanza a Bolzano, nettamente la città del nostro Paese che ne fa più uso.

Si tratta di una ‘pratica’ che vede spesso protagoniste le persone astemie, dunque ancora meno abituate a sopportare l’alcol. In una sera soltanto, si beve tutto ciò che abbia una qualche gradazione alcolica. Il ‘binge drinker’, attenzione, è chi abbia bevuto anche solo una volta in un anno più di sei bicchieri in una sera. E’ un fenomeno che in Italia viene costantemente monitorato dal 2003. Il motivo? A breve termine è foriero di incidenti stradali, a lungo termine porta sindromi psicotiche ed epatopatie.

L’Unione Europea è impegnata con l”Action plan on youth drinking and on heavy episodic drinking’. Il paradosso, infatti, è che il fenomeno dell’alcolismo è in costante calo un po’ ovunque, al contrario del binge drinking. Probabilmente perché si sottovalutano i rischi di fare una serata sola fuori dalle righe, in compagnia degli amici.

L’ultimo rapporto Istisan, del 2016, parla della fascia d’età tra i 18 e i 24 anni come di quella più colpita (21% di binge drinker tra i maschi, 7,6% tra le femmine). La prevalenza maschile è netta in tutte le fasce d’età, tranne che in quella tra gli 11 e i 15 anni, quando neanche ci si dovrebbe avvicinare all’alcol. Fortunatamente, tra i 16 e i 17 anni, le percentuali sono in calo nell’ultimo anno.

Dicevamo di Bolzano: qui un bevitore su quattro è considerato un binge drinker. E i morti causati dall’alcol, proprio in questa provincia, sono tre volte quelli del resto d’Italia. Solitamente, è a casa di amici che si presenta più facilmente questa tentazione. Poi c’è la birreria, che precede il ristorante. A casa propria è al quarto posto, di poco davanti alla discoteca. Chiudono: ‘per strada’ e ‘in altro luogo’.

Giovani e binge drinking

Dilaga il «binge drinking», è allarme
A 11 anni alcolisti nei fine settimana

 

(Articolo di Rinaldo Frignani tratto dal sito http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_28/dilaga-binge-drinking-allarme-11-anni-alcolisti-fine-settimana-667cdec6-2439-11e6-b229-67fb25338505.shtml del 28 maggio 2016)

 

A decine in cura a Roma per l’«abbuffata alcolica», molti i minorenni. «Mi disintossico ma lo faccio soltanto per far contenti i miei genitori». Due su dieci sono ragazzine.

L’«abbuffata alcolica» comincia di solito di venerdì e si conclude all’alba di domenica. Ma non c’è una regola fissa. Anche perché il «binge drinking» non può averla, specialmente se chi lo subisce ha meno di 18 anni, a volte anche meno di 14. E non ha nemmeno luoghi prestabiliti, visto che nei locali pubblici è di solito più difficile ubriacarsi (almeno così dovrebbe essere) mentre acquistare autonomamente vino, birra e whisky è comunque molto più semplice. Un fenomeno in crescita a Roma e nel Lazio che rispecchia l’andamento nazionale dove, negli ultimi anni, quasi il 20 per cento della popolazione che eccede nell’assunzione di alcolici proviene proprio alla categoria dei più giovani, se non dei giovanissimi.

Lo psicoterapeuta: «I drammi nascosti delle famiglie a posto»

«Appartengono a qualsiasi categoria sociale, molti hanno un padre alcolista e una madre giocatrice d’azzardo, altri invece vengono da famiglie apparentemente normali. Al primo incontro minimizzano: “Sono venuto qui per far contenti i miei genitori”». Così lo psicoterapeuta Fabrizio Fanella, presidente de «La Promessa», una onlus creata nel ‘94, accreditata dal 2013 presso la Regione Lazio, in prima linea nella lotta e nello studio dei comportamenti compulsivi in generale, a cominciare proprio dall’alcolismo. Gli incontri vengono tenuti dal 2001 al day hospital di Psichiatria clinica e Dipendenze del Policlinico Gemelli, e dalla fine di giugno si trasferiranno nella sede dell’associazione in via Catone, a Prati. «Assistiamo giovani, anche minorenni, provenienti soprattutto da Roma, dal Lazio e anche da altre regioni del Centro – spiega ancora Fanella -. Nella prima fase il ragazzino cerca di negare il suo problema. “Mi sono ubriacato una volta sola con gli amici”, dice di solito. Un meccanismo di difesa che tuttavia cade quando il paziente prende fiducia in chi lo ascolta, che ha un approccio soft per non far chiudere gli adolescenti. Ed è allora che emergono storie allarmanti: situazioni familiari sballate, appartenenza a gruppi nei quali i minori si sentono importanti al punto da non rispettare né regole né autorità. E scavando nelle famiglie che sembrano a posto emergono problemi soprattutto fra i genitori».

«Smetto quando voglio», ma il 35% ha ricadute quasi subito

Il 20 per cento degli assistiti è rappresentato da ragazze che abitualmente si sbronzano nei fine settimana. «Le incontriamo prima tutti i giorni, poi a giorni alterni, in gruppo con lo psicoterapeuta. Senza il supporto farmacologico, quando è possibile cerchiamo di evitarlo – racconta ancora Fanella -. Il patto con loro è l’astinenza dall’alcol, ma più di qualcuna non regge e continua a bere nonostante gli incontri. La ricaduta fisiologica, almeno all’inizio, è del 30-35 per cento. “Smetto quando voglio”, dicono, ma l’alcol è più forte di loro. Ci devono – come li avvertiamo – “sbattere il sedere”». Addirittura, stando ai dati dell’ultimo «Alcohol prevention day» di aprile all’Istituto superiore di sanità – ripresi dalla onlus -, comportamenti non moderati nel consumo di bevande alcoliche sono stati osservati negli adolescenti a partire dagli 11 anni e nei ragazzi fino ai 17 nel 21,5 per cento del totale di chi abusa di queste bevande. Roma non fa eccezione.

Alcol e videopoker online, micidiale mix di dipendenze

«I numeri sono questi anche qui», avverte lo psicoterapeuta che dirige una squadra di specialisti che solo nel 2015 ha assistito circa 600 pazienti. A far clamore è soprattutto la fascia d’età che coinvolge il “binge drinking”, ma anche il gioco d’azzardo compulsivo (il Lazio è secondo nella classifica nazionale nella spesa pro capite per il gioco) -, dipendenze che sfuggono ai controlli e sono ormai mimetizzate nel tessuto sociale. «Il primo – sottolinea lo specialista – è legato anche agli incidenti stradali del sabato sera, il secondo all’uso di internet: i ragazzini giocano al videopoker online mentre smanettano sul computer». Dipendenze comportamentali che si mischiano con altre e che – la scoperta è recente – possono avere un carattere genetico, e non si esclude nemmeno l’ereditarietà. Gli screening svolti negli istituti scolastici romani hanno dimostrato come alcuni ragazzi manifestino la loro propensione ad avvicinarsi a comportamenti a rischio con alcol, droghe o gioco. Nella maggioranza non compariranno mai, ma c’è chi nella sua vita aspetta solo l’innesco giusto. Lo switch che potrebbe farlo cadere nel baratro.

Interclub Acat Verona Sud

INTERCLUB ACAT Vr Sud MAG. 2016

“Abbuffata alcolica”

Binge Drinking: etimologicamente il termine ci riporta letteralmente “abbuffata alcolica”

 

(Articolo di Ornella De Rosa tratto dal sito http://magazinepragma.com/psicologicamente/binge-drinking-si-diffonde-sempre-piu-giovani/ del 09 maggio 2016)

 

Con tale termine si descrive un fenomeno complesso che si va diffondendo a macchia d’olio soprattutto tra i giovani. Si tratta di mischiare varie bevande alcoliche sotto un impulso incontrollato, dove non è la mente razionale a gestire ma la mente emotiva, di cui  si diventa ostaggio. Le caratteristiche sono che l’assunzione di alcol avviene in maniera molto rapida, senza sorseggiare ma ingoiando quantità al di sopra della soglia di tolleranza fino a sentirsi male. Lo scopo è quello di provare ebbrezza fino ad ubriacarsi con serie conseguenze per la salute.

Questo fenomeno si sta diffondendo in maniera esponenziale soprattutto tra gli adolescenti maschi. Inizialmente sicuri di poter gestire in maniera semplice il fenomeno, si ritrovano in situazione estreme  e incontrollate. Si rivela ormai una problematica psico-sociale su cui intervenire in maniera decisa e determinata.

Il Binge Drinking è più probabile che si verifichi in situazioni sociali, feste, party, serate in discoteca, eventi. La pericolosità  è molto sottovalutata ma, a lungo andare, si può trasformare in una vera e propria patologia, l’alcolismo, e quindi portare allo sviluppo della dipendenza da alcool.

Oltre a gravi danni fisiologici, come danni al sistema cardiaco, ormonale, epatico,  un impatto negativo si evidenza anche sulla salute psicologica e cognitiva. Possono verificarsi anche danni psicologici, come depressione, disturbi dell’umore, difficoltà nella gestione delle emozioni, depressione, insonnia ,disturbi sessuali, irritabilità, alterazione della memoria a breve e a lungo termine, disturbi di concentrazione e apprendimento. Tutto ciò ha un alto impatto sulla quotidianità, e sulla qualità della vita del binge drinker  che mette in grave rischio la sua salute fisica e psicologica.

Le motivazioni sono varie e comuni a tante altre dipendenze come una fuga dalla realtà, bassa autostima, senso di solitudine, per disinibirsi prima di un rapporto sessuale. Il binge drinker agisce sotto l’impulso della mente emotiva, dove le emozioni assumono il controllo, il comando e i pensieri e i comportamenti sono regolati dall’emozione del momento. Il comportamento è impulsivo  e le situazioni sono affrontate in modo reattivo e smisurato.

L’alcol diventa un modo temporaneo per rendere meno intensa l’esperienza emotiva, calmandosi, stordendosi, anestetizzando le emozioni. Ma il sollievo ottenuto è soltanto temporaneo. Occorre trovare  un sistema di regolazione delle emozioni. Imparare modalità efficaci per far fronte alla sofferenza mentale in maniera tale che quando un’emozione sgradevole si presenterà si saprà gestirla.

Il problema non sono le emozioni, ma il comportamento adottato per rispondere allo stimolo emotigeno. Soffocare le emozioni con l’alcol interferisce con i comportamenti che possono dar luogo a veri e propri miglioramenti della propria vita. Bisogna spezzare il legame tra provare emozioni sgradevoli e servirsi dell’alcol per farvi fronte, cercando una strategia giusta affinché la gestione delle emozioni diventi funzionale a se stessi.

Alcol e felicità

L’alcol dà solo l’illusione di essere felici

 

(Articolo tratto dal sito http://news.in-dies.info/26286/ del 07 maggio 2016)

 

L’ alcol può dare momentaneamente l’illusione di rendere felici ma per periodi più lunghi, una bella sbronza non rende più soddisfatti della vita, secondo due nuovi studi, uno guidato da un esperto dell’Università di Kent, un altro guidato da un altro esperto dell’Università del Sussex.

Gli studi, fatti per una ricerca intitolata ‘Can alcohol make you happy?’, hanno trovato che le persone che avevano sviluppato problemi di alcolismo erano meno soddisfatte della vita.

Anche se si discute spesso dell’effetto dell’alcool sulla felicità durante i dibattiti politici e legislativi, la cosa è stata raramente oggetto di un serio studio accademico. Invece, i governi hanno semplicemente usato il presupposto di una certa economia, secondo cui ognuno agisce sempre razionalmente e nel suo interesse, anche quando è ubriaco o dipendente dall’alcol, hanno detto gli autori degli studi.

Gli autori dei lavoro, il dottor Ben Baumberg Geiger (della School of Social Policy, Sociology and Social Researc dell’Università del Kent) e il dottor George MacKerron (University of Sussex), hanno fatto il loro studio, uno utilizzando un’applicazione per iPhone e l’altro tramite una ricerca tradizionale.

Il primo studio ha coinvolto gli utilizzatori di iPhone, che tendono a essere giovani e ricchi, mentre il secondo ha esaminato persone di 30-42 anni di età.

I risultati di entrambi gli studi, sono apparsi su  ‘Social Science & Medicine’, e hanno indicato che, togliendo altri fattori come le malattie, che possono influenzare il benessere, non c’è alcuna connessione tra il bere e l’essere felici per un periodo di tempo. Quando l’alcool è diventato un problema, inoltre, si riducono le sensazioni di benessere.

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App contro binge drinking

Alcol, l’app D-Arianna riduce rischio binge drinking tra i giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.askanews.it/regioni/lombardia/alcol-l-app-d-arianna-riduce-rischio-binge-drinking-tra-i-giovani_711797449.htm del 28 aprile 2016)

 

Sviluppata da Univ. Milano-Bicocca per prevenire le forti bevute.

 

Roma, 28 apr. (askanews) – Dal 37 al 18 per cento. Di tanto si è ridotto il rischio di binge drinking – ovvero l’assunzione di elevate quantità di alcol in brevi periodi di tempo – grazie all’uso di D-Arianna, l’applicazione per smartphone realizzata dai ricercatori del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca. L’app è stata sviluppata nell’ambito di una ricerca condotta da Giuseppe Carrà e Massimo Clerici, rispettivamente ricercatore e professore associato di psichiatria nell’ateneo milanese, insieme con Paul E. Bebbington, professore emerito della stessa disciplina dello University college di Londra. I risultati della sperimentazione dell’applicativo – scaricabile gratuitamente da Google Play e Apple Store e inserito nella National health apps library del Regno Unito – sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of adolescent health”.

Il binge drinking è definito come l’assunzione consecutiva di più di cinque bevande alcoliche per gli uomini e quattro per le donne. D-Arianna consente di stimare il relativo rischio grazie a una serie di domande sulle abitudini di consumo di alcol e sostanze stupefacenti e non solo. La ricerca ha riguardato 507 giovani tra i 18 e i 24 anni, 264 donne e 243 uomini, reclutati in prossimità di pub, discoteche e aree concertistiche dell’area metropolitana di Milano.

Dodici intervistatori, formati per dieci giorni, di età vicina a quella del campione, hanno intervistato i giovani nei luoghi più caratteristici della movida milanese, dove la concentrazione di locali notturni è particolarmente elevata. Tra le domande proposte dall’app, il rapporto con alcol, fumo e droghe a livello personale e nella propria cerchia di amici, l’età in cui si è iniziato a fare uso di alcol e altre sostanze, il successo negli studi, l’attività lavorativa svolta, il background familiare e sociale, le convinzioni riguardo agli effetti, anche sociali, prodotti dall’uso dell’alcol.

Sulla base delle risposte, combinando i pesi relativi dei fattori correlati al binge drinking, derivanti dalla meta-analisi, attraverso un’equazione di stima del rischio, si è ottenuto un unico punteggio complessivo e sono stati individuati tre livelli di rischio: basso (0-43%), moderato (43.1-82%), alto (82.1-100%). Dopo due settimane il test è stato ripetuto ed eseguendo lo stesso calcolo è emerso che il fenomeno del binge drinking tra i partecipanti si è più che dimezzato, passando appunto dal 37 al 18 per cento. “La combinazione tra il rigore metodologico della ricerca sulla prevenzione dei fattori di rischio – dicono Carrà e Clerici – con la tecnologia si è dimostrata efficace e interessante per la popolazione giovanile, che ha molta dimestichezza con gli smartphone”.

L’applicazione è stata sviluppata dalla software house Eikondata in due versioni, rispettivamente in lingua italiana (Android, iPhone) e inglese (Adroid, iPhone), ed è rivolta principalmente ai giovani coinvolti o potenzialmente coinvolti nel fenomeno del binge drinking, come ad esempio i frequentatori più assidui di discoteche e luoghi di ritrovo. La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione della comunità Monza e Brianza onlus, sostenuta dalla Fondazione Cariplo.

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