A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivi Tag: alcolismo

Alcol e comunità

Alcol, 1200 utenti salvati in vent’anni di comunità

 

(Articolo di Davide Nordio tratto dal sito http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/04/23/news/alcol-1200-utenti-salvati-in-vent-anni-di-comunita-1.13352905 del 23 aprile 2016)

 

Il centro residenziale del San Giacomo, unico in Veneto, combatte l’abuso La psicologa Pasinato: «Consumi in calo ma aumenta la dipendenza tra le donne».

CASTELFRANCO. Una modalità unica nel Veneto nel combattere l’abuso di alcool: compie vent’anni la comunità residenziale alcologica dell’Usl 8 con sede all’ospedale San Giacomo, gestita da una partnership composta da pubblico, privato-sociale e volontariato.

Venti posti per affrontare situazioni problematiche correlate all’alcol, quando l’auto-aiuto non è sufficiente. «Ma attenzione», spiega la direttrice della struttura gestita dalla cooperativa Sonda, Francesca Dorella, «senza escludere la famiglia, anzi coinvolgendola in questo percorso che può durare da 45 giorni fino a tre mesi, ma che in casi particolari può prorogarsi fino a un anno».

Essendo una realtà unica nel suo genere è logico che la struttura funziona a ritmo continuo, con presenze che per il 30 per cento arrivano da altre Usl. Il convegno tenutosi ieri al San Giacomo sui vent’anni della comunità (che finora ha ospitato complessivamente 1.200 persone) è stata anche l’occasione per fare il punto sul problema dell’abuso di alcol che presenta dati chiaroscuri, in riferimento solo agli adulti.

«Negli ultimi cinque anni», spiega la psicologa del Serat, Mariagrazia Pasinato, «si è assistito a una flessione dei nuovi casi, passati dai 242 del 2011 ai 204 del 2015. Il risultato è frutto in parte anche di un calo generale dei consumi che fa sì che la piramide del consumo di restringa e, conseguentemente, anche la punta rappresentata dall’abuso. I nuovi pazienti sono in genere rappresentati per la metà da persone con problemi di dipendenza vera e propria e per la metà da persone coinvolte nell’iter per il rinnovo della patente di guida».

Il dato negativo invece riguarda le donne: da un solo caso su quattro al femminile di qualche anno fa siamo arrivati a uno su due. «Un fenomeno sommerso quello dell’alcolismo femminile», continua Pasinato, «derivante spesso dalla solitudine di queste persone. Vorrei però sottolineare il prezioso lavoro svolto dai centri di auto-aiuto che ottiene risultati nel 90 per cento dei casi, senza il ricorso alla comunità residenziale e quindi con minori costi per la collettività».

Appare ormai certo che «nè il proibizionismo, nè l’invito ad un consumo moderato o consapevole hanno dimostrato di essere una soluzione per combattere l’abuso di alcol», conclude Pasinato, «serve una informazione chiara e corretta in un ambiente che continua ad essere permeato dalla cultura del bere».

Tabella età minima per bere in Europa

Età minima per bere, mappa dell'Europa

Causa alcoldipendenza

Alcol, oltre 720 mila consumano quantità dannose causa di alcoldipendenza

 

(Articolo tratto dal sito http://www.fondazioneserono.org/disabilita/ultime-notizie-disabilita/alcol-oltre-720-mila-consumano-quantita-dannose-causa-alcoldipendenza/?utm_source=wysija&utm_medium=email&utm_campaign=News_disabilita_20_4_2016 del 19 aprile 2016)

 

Sono circa 8 milioni in Italia i consumatori a rischio di età superiore agli 11 anni, stimati dall’ISTAT e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Di questi, 720 mila sono “heavy drinkers”, ossia bevitori pesanti, che consumano una quantità di alcol dannosa per la salute (l’Organizazione Mondiale della Salute  – OMS – definisce “dannosi” i consumi giornalieri di oltre 40 g di alcol per le donne e più di 60 g per gli uomini).

Tuttavia, appena il 10% di questi heavy drinkers (poco meno di 73 mila) viene intercettato e avviato ai servizi alcologici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il 90% dei consumatori dannosi resta sommersa, non è intercettata, non fa ricorso ai servizi di diagnosi, cura e riabilitazione e non riceve alcuna forma di trattamento. Questi alcuni dei numeri che delineano il consumo di alcol in Italia, in particolare di quello dannoso alla salute, presentato recentemente in occasione dell’Alcohol Prevention Day presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’Osservatorio Nazionale Alcol (e Centro OMS per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problematiche alcol correlate) del CNESPS dell’ISS.

“Da una visione d’insieme emerge che nel nostro Paese oltre 720.000 individui non solo sono “a rischio” – afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio – ma già pazienti con danno d’organo e dipendenza causati dall’ alcol, condizioni tali da richiedere una delle forme di trattamento disponibili nei servizi di alcologia in grado di arrestare la progressione del danno, di prevenire le complicanze e l’evoluzione verso forme più complesse di dipendenza, nonché di avviare un possibile percorso terapeutico e di riabilitazione”.

Alla luce di questo, va avanti Scafato, “risulta grave il debito formativo professionale medico sull’identificazione precoce e l’intervento breve da anni richiamato dai Piani Nazionali di Prevenzione e non ancora integrato nella pratica clinica quotidiana corrente. L’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) ha già predisposto e fornito ad alcune Regioni lo standard europeo di formazione specifica su identificazione precoce e intervento breve (IPIB) comprensive degli aggiornamenti delle linee guida europee BISTAIRS e RARHA presentate oggi, anch’esse, in ISS. Alle Regioni interessate l’ISS, tramite il Centro OMS e l’Osservatorio Nazionale Alcol, offre lo svolgimento della formazione regionale e l’attuazione di corsi avanzati di aggiornamento, formazione professionale e medica continua da svolgere secondo regime convenzionale per l’integrazione dello screening AUDIT nei contesti di medicina generale e adeguata gestione del caso”.

I consumatori dannosi di alcol

In Italia (che pure ha ridotto significativamente i consumi, attestandosi a circa sei litri l’anno pro capite e la mortalità specifica), la prevalenza dei consumatori dannosi di alcol è più elevata tra gli uomini rispetto alle donne con una differenza significativa nell’Italia Nord-occidentale e nelle regioni del sud rispetto alla media nazionale. Nel corso degli anni 2007-2014 non si sono osservate diminuzioni soddisfacenti e il confronto tra gli ultimi due anni non mostrano differenze statisticamente significative mostrandosi stabile il numero dei consumatori dannosi in necessità di trattamento. L’analisi effettuata nel quadriennio 2011-2014 mostra che la prevalenza dei consumatori dannosi di alcol in Italia è più elevata tra gli uomini rispetto alle donne. In alcune realtà territoriali (Liguria, Toscana, Umbria, Lazio e Sicilia) la differenza di genere non è significativa. E’ il Molise la Regione con la quota significativamente più elevata rispetto alla media nazionale di consumatori dannosi di sesso maschile. La prevalenza di consumatori dannosi di alcol di sesso maschile è superiore rispetto alla media italiana anche in Basilicata, Valle d’Aosta, Abruzzo, e Sardegna. Piemonte e Toscana sono le Regioni in cui si registrano prevalenze superiori alla media italiana delle consumatrici dannose di alcol.

Aumenta il ricorso ai servizi di alcologia e di assistenza territoriali, ma in maniera disomogenea attraverso rinnovabili capacità di intercettazione estremamente variabile sul territorio nazionale anche in funzione della prevalenza di personale non interamente dedicato. Ciò si riflette anche in differenze sostanziali nella modalità di trattamento non orientato da linee guida di riferimento né da valutazioni di efficacia. In dieci anni i servizi alcologici sono aumentati del 14%, a fronte di un aumento dell’utenza del 35%. I servizi o gruppi di lavoro per l’alcoldipendenza identificati nel 2014 sono stati 504 all’interno dei quali sono state preposte alle attività 4.596 unità di personale di cui solo il 22,9% addette esclusivamente e il 77,1% parzialmente.

Consumatori abituali eccedentari e i consumatori a rischio

Diversi studi nel corso degli ultimi anni hanno evidenziato un aumento del rischio, se pure limitato, anche con una quantità di etanolo che rientra nel cosiddetto consumo a basso rischio, cioè pari a 10 g/die. Sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono quindi state individuate le soglie di consumo di bevande alcoliche che si consiglia di non superare abitualmente per non incorrere in problemi per la salute. I nuovi limiti, basati sulle valutazioni pubblicate nel 2014 dai nuovi Livelli di assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN), già acquisite dal Ministero della Salute, stabiliscono che è consigliato non superare mai quantità di alcol definite a più basso rischio sottolinando che qualunque livello di consumo il rischio esiste.

Sotto i diciotto anni qualunque consumo deve essere evitato e sconsigliato sino a completa maturazione del sistema enzimatico e del cervello (tra i 21 e i 25 anni), per le donne adulte e gli anziani(ultra 65enni) il consumo giornaliero non deve superare una UA (un bicchiere corrisponde ad una UA standard contenente 12 grammi di alcol puro) mentre per gli uomini adulti il consumo giornaliero non deve superare le due UA al giorno, indipendentemente dal tipo di bevanda consumata.

Le rilevazioni disponibili attraverso le serie storiche delle basi di dati rilevano che in media, negli ultimi anni , il 15% circa degli uomini e il 6% circa delle donne hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto quotidianamente nel consumare bevande alcoliche (nel 2014 per un totale di circa 5.800.000 persone). La percentuale più elevata per entrambi i sessi, si rileva tra gli adolescenti di 16-17 anni e tra gli anziani ultra 65enni. La percentuale più bassa viceversa si registra nella fascia di età 18-24 anni. I consumatori a rischio, considerati come quelli che eccedono su base quotidiana le linee guida e/o dichiarano episodi di binge drinking (intossicazione episodica ricorrente) sono mediamente circa 8 milioni l’anno con 1,5 milioni di giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni di cui quasi 800.000 minori al disotto dell’età minime legale, ponendo considerazioni del mancato rispetto della legalità e delle norma che vietano vendita e somministrazione ai minori. Tra gli ultra65enni si registrano circa 2,7 milioni di consumatori a rischio, il doppio che tra i giovani ponendo un serio richiamo all’esigenza di interventi che se promossi tra i giovani nelle scuole devono poter riguardare anche coerentemente gli anziani che generano costi molto maggiori per il SSN.

Consumatori binge drinking

Il binge drinking è una modalità di consumo di bevande alcoliche caratteristica delle fasce di popolazione giovanile (sebbene non esclusiva) e sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa. Con questo termine si vuole normalmente identificare una modalità di “consumo eccessivo episodico” concentrato in un arco ristretto di tempo di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo. In Italia questo tipo di comportamento è da molti anni rilevato dall’ISTAT attraverso l’indagine Multiscopo sulle famiglie come un consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche, indipendentemente dal genere, concentrato in un’unica occasione di consumo. I dati mostrano che mediamente non meno di 3.300.000 persone di età superiore a 11 anni nel corso degli ultimi anni ha dichiarato di bere sino all’intossicazione, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione. Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (nel 2014 , M=21%; F=7,6%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente per raggiungere i valori minimi nell’età anziana . La percentuale di binge drinker di sesso maschile è sempre statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione degli adolescenti, ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto della maggiore età.

Comunicato Stampa ISS

Abuso alcol e prevenzione

Abuso di alcol. Iss: “Più integrazione tra professionisti, famiglie e associazionismo”

 

(Articolo tratto dal sito http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=38715 del 15 aprile 2016)

 

Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Alcol Istituto Superiore Sanità e Direttore CC Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega: “È opportuno che le Regioni garantiscano piena attuazione degli interventi specifici previsti nel piano nazionale di prevenzione”.

Con l’obiettivo di analizzare l’impatto e le conseguenze cliniche e sociali che il consumo di alcol può avere sul paziente e sul sistema sanitario e di proporre possibili soluzioni si è tenuto a Genova il Convegno ‘Alcol e salue: costi, conseguenze, soluzioni e associazionismo’, realizzato grazie al contributo non condizionato di Mylan. “Questa giornata ha l’obiettivo di identificare i soggetti a rischio per garantire il miglior percorso di cura attraverso un nuovo modo di lavorare che, prevede la stretta interazione (approccio ecologico sociale) tra i professionisti della salute, le famiglie e l’associazionismo”. Ha dettoGianni Testino, Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria, Irccs Aou San Martino-Ist

“In Italia, si stima che quasi 1 milione di persone abbiano necessità di essere intercettati negli ambiti di assistenza sanitaria primaria e inviati ai servizi specialistici dove attualmente solo il 10% circa delle persone che avrebbe bisogno di riabilitazione sanitaria e di reinserimento sociale viene curato. È opportuno che le Regioni garantiscano piena attuazione degli interventi specifici previsti nel piano nazionale di prevenzione”. Ha aggiunto Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Alcol Istituto Superiore Sanità e Direttore CC Organizzazione Mondiale della Sanità.

“L’indagine sulla popolazione generale 18-64 anni, segnala che il 90% ha consumato alcol nella vita. Il consumo di alcol negli ultimi 12 mesi ha riguardato oltre l’80% delle persone. Come emerge dallo studio Espad Italia 2015, il consumo di alcol tra gli studenti 15/19 anni è molto diffuso e aumenta col crescere dell’età. I maschi consumano più delle coetanee femmine anche se non con significative differenze. Il binge drinking negli ultimi 30 giorni ha riguardato il 34,5% degli studenti 15/19 anni e il 42% tra i 18/19 anni”. Ha raccontato Sergio Schiaffino, Dirigente Settore Assistenza Sanitaria e Socio Sanitaria alle fasce deboli, Politiche Sociali e Famiglia, Regione Liguria

“L’alcol è un fattore di rischio per pancreatite e per la cronicizzazione della malattia, con comparsa d’insufficienza d’organo, con riduzione di produzione di insulina e di enzimi digestivi pancreatici che, comportano la comparsa di diabete e di mal digestione (presenza di grassi nelle feci/steatorrea)”. Ha spiegato Luca Frulloni, Direttore Gastroenterologia dell’Università di Verona.

“Mylan è a fianco delle Istituzioni, dei medici, delle famiglie e delle associazioni, per portare all’attenzione di tutti gli attori del sistema salute la piaga dilagante dell’alcolismo e individuarne i migliori percorsi di assistenza e di trattamento”. Ha tenuto a precisare Cinzia Falasco Volpin, Amministratore Delegato Mylan.

Prevenzione dipendenza alcol

Alcol: fenomenologia di una dipendenza

 

(Articolo di Nicla Panciera tratto dal sito http://www.lastampa.it/2016/04/14/scienza/benessere/alcol-fenomenologia-di-una-dipendenza-GErcLQFJkrjvqk0CmFnuVL/pagina.html del 14 aprile 2016)

 

Ecco come riconoscere un disturbo subdolo e molto diffuso, cui è dedicato l’Alcohol Prevention Day.
Potremmo chiamarli alcolisti invisibili, sono quelli che non hanno alcun problema perché il loro è un piacere innocuo, amano bere qualche drink da soli o in compagnia. Le cose non stanno sempre così. Infatti, non occorre avere la barba lunga e l’aspetto trasandato, si può condurre una vita normale, con un lavoro e degli amici, e ugualmente avere un grosso problema con l’alcol, cui sono riconducibili 3,3 milioni di decessi nel mondo, secondo l’Oms. L’alcol è responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie, tra cui quelle epatiche, disturbi cardiovascolari ed alcuni tipi di cancro, che costano alla società almeno 17 milioni di anni di vita persi. Per cercare di arginare questo problema, aumentando la consapevolezza e la responsabilità individuale di ciascuno, si tiene oggi l’Alcohol Prevention Day,sostenuto e finanziato dal Ministero della Salute e svolto e promosso in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia, l’Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento – AICAT ed Eurocare.

 

UNA SOCIETÀ PLASMATA DALL’ALCOL

A differenza delle altre condotte di abuso, l’alcol appartiene alla nostra tradizione sociale e culturale. «Per questa ragione, i primi passi verso un consumo problematico e patologico vengono mossi nell’inconsapevolezza del soggetto, le cui abitudini del bere sono spesso guardate con indulgenza, quando non caldeggiate e condivise» spiega la dottoressa Mariagrazia Movalli, responsabile dell’Unità funzionale di alcologia del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Ospedale San Raffaele. L’instaurarsi o meno di una condotta d’abuso dipenderà dalla predisposizione individuale e da fattori concomitanti.

 

LA VIA VERSO LA PATOLOGIA  

«Inizialmente l’individuo predisposto può provare semplicemente piacere (diversamente dal soggetto che prova reazioni spiacevoli già alle prime bevute e con buone probabilità diventerà un astemio), e si determinano dellemodificazioni transitorie del funzionamento cerebrale che rinforzano nel soggetto la voglia di replicare l’esperienza positiva e piacevole del bere. Così, se l’ambiente è favorente, si può strutturare gradualmente un’abitudine» ci spiega la dottoressa Movalli. Infatti, un effetto comune all’assunzione di tutte le sostanze d’abuso è la modulazione del circuito cerebrale della gratificazione, caratterizzato dalla risposta dopaminergica a livello del nucleo accumbens . L’attivazione di questo circuito ha proprietà motivazionali e incentivanti la ricerca dell’effetto. Ma alcol ha anche una peculiarità, ed è «la riduzione della capacità critica circa il proprio stato psichico che contribuisce a sottovalutare il problema e a non comprenderlo del tutto. Sono i primi passi di una storia che può configurare un Disturbo da uso di alcol » (Il DSM-5, infatti, non separa più l’abuso e la dipendenza da sostanze, ma le unisce nell’unico “disturbo da uso di sostanze” più o meno grave).

 

ATTENZIONE AI CAMPANELLI D’ALLARME

Non lo ammetterà neppure a sé stesso, ma chi non ha un rapporto sano con l’alcol può percepirlo e inizierà a porsi delle domande, che spesso scaturiscono dall’osservazione di sé. E quando ciò non dovesse accadere, saranno comunque gli esami del sangue, alcuni disturbi oppure le persone vicine a segnalare l’esistenza di un problema. «Il soggetto può iniziare a sentirsi in colpa e provare un senso di vergogna per la sua impotenza nel controllare le bevute e le conseguenze di stati di ebbrezza, percepita come moralmente inaccettabile» spiega la Movalli che è anche specialista in psicologia clinica. Altre caratteristiche aiutano ad identificare la persona a rischio. Possono comparire black out di memoria, una progressiva tolleranza all’alcol, tanto che ci si accorge di reggere bene e di non ubriacarsi mai. L’organismo sviluppa dei meccanismi di adattamento alla sostanza tossica, per esempio cambiamenti del metabolismo per cui l’effetto ad una stessa dose di alcol è inferiore a prima e dura meno. Possono comparire segnali di astinenza a causa della progressiva diminuzione del livello alcolemico nel sangue, come ad esempio stati ansiosi, cattivo umore, sudorazione, tachicardia, lieve tremore. Spesso questi sintomi si riducono al primo bicchiere; questo porta all’instaurarsi di un’alternanza di fasi di abuso e di momenti in cui il soggetto è in grado di mantenere un funzionamento adeguato, come nelle ore lavorative.

 

LE DIPENDENZE MULTIPLE  

In attesa del primo bicchiere, il soggetto può anche imparare a ricorrere ad ansiolitici per sedare l’ansia e i primi sintomi d’astinenza. Compare l’inizio di un fenomeno sempre più diffuso, quello del poli-abuso o della dipendenza da sostanze multiple con un consumo patologico di sostanze con effetti analoghi o opposti, come ad esempio l’alcol e la cocaina. «Dopo le abbuffate alcoliche, la cocaina restituisce l’impressione della lucidità e dell’equilibrio motorio, dando al soggetto l’illusione del controllo e arricchendo di fatto l’esperienza del piacere».

Un altro caso diffuso è quello dei ludopatici, a rischio di alcolismo perché il bere consente loro di aggirare la consapevolezza che giocare è sbagliato «ma questa forse è la volta buona». Oltre al gioco, analoghi meccanismi riguardano altri comportamenti di dipendenza, come verso i videogiochi o il lavoro.

 

NATI PER SVILUPPARE DIPENDENZE?  

I fattori di vulnerabilità individuali sono di natura genetica, che determinano l’assetto metabolico e neurobiologico, e ambientale, come l’esposizione precoce alla sostanza o crescere in un contesto particolarmente permissivo o disturbato. Il figlio di un alcolista ha una probabilità dalle tre alle cinque volte maggiore di sviluppare comportamenti d’abuso e condotte di dipendenza. Naturalmente non sempre la situazione evolve verso la patologia. L’instaurarsi di una dipendenza, da sostanza o da comportamento, è un meccanismo che agisce su un circuito cerebrale evolutivamente molto importante e reattivo, quello della ricompensa e del piacere, che ci porta a ricercare tutto ciò che ci piace, ovvero quanto in natura è funzionale alla nostra sopravvivenza e riproduzione. La patologia subentra con la crescente difficoltà a smettere di premere sulla leva del piacere.

 

LA VULNERABILITÀ RESTA PER SEMPRE

Alcolista un giorno, alcolista per sempre. Lo sanno gli alcolisti anonimi che difficilmente si definiscono «ex-alcolisti». In seguito alla riorganizzazione plastica delle connessioni neurali dovuta all’instaurarsi del comportamento d’abuso, compaiono nuovi modelli di attivazioni cerebrali che rendono difficile liberarsene. Di questo bisogna tenere conto nel trattamento, poiché è alla base della grande vulnerabilità verso le ricadute e l’instaurarsi di nuove dipendenzein coloro che hanno smesso di bere (fenomeno conosciuto come addiction transfer). Per questo si raccomanda di non bere più. «C’è chi rimane astinente per sempre, chi va incontro a ricadute e remissioni periodiche, col trattamento i periodi di remissione si allungano e sono connotati da benessere e le ricadute si attenuano». Quel che è certo è che per costoro diventare un bevitore sociale sarà estremamente difficile.

 

GIOVANI E BINGE DRINKING

Il binge drinking è la modalità di consumo di bevande alcoliche più diffusa tra i giovani. «Anche se non è giornaliero, si tratta di una vera e propria dipendenza, perché viene a mancare il controllo del proprio comportamento e subentra, dopo i primi bicchieri, la reazione impulsiva a bere fino ad ubriacarsi» racconta la dottoressa. Oltre agli effetti anche gravi dell’intossicazione acuta, tale comportamento è particolarmente pericoloso perché l’adolescenza è una fase critica dello sviluppo sociale e cerebrale. Per questo, spesso chi ha iniziato a bere molto giovane ha anche i disturbi più gravi. «L’alcol, che indubbiamente è un lubrificante sociale, tuttavia, in questo caso svolge la funzione di modulatore delle emozioni e il giovane tenderà a vivere molte esperienze, anche le più importanti per il futuro, sotto quest’effetto». Il risultato è un difetto cronico di alcune funzioni mentali di ragionamento e di pianificazione delle scelte e delle strategie e la parziale conoscenza di sé stesso, per non parlare dei danni che l’alcol provoca all’organismo.

 

CHE FARE? INTERVENIRE PRESTO PER RESTITUIRE IL CONTROLLO DI SÉ

Per intervenire in aiuto ai pazienti è necessario stabilire l’entità e la specificità del problema di ciascuno, in altre parole capire fino a che punto l’alcol ha compromesso la funzionalità e la salute mentale e fisica del soggetto. Lo specialista valuterà la situazione, compresa l’eventuale presenza di altri disturbi psichiatrici: nei casi più lievi e iniziali sarà sufficiente un buon counseling psicologico abbinato a farmaci anticraving, altrimenti, potrà esser necessario ricorrere alla disintossicazione in regime ospedaliero e a programmi di cura più intensivi e riabilitativi. «Devo capire se al mio paziente hanno ritirato la patente, se non ha più il lavoro, se ha perso del tutto il controllo della propria vita. Oppure se il suo bere è un tentativo di autocura, una reazione a difficoltà economiche, ad un lutto o una tragedia». Un esempio recente riguarda la reazione al terremoto dell’Aquila; da allora, l’abuso di alcol è cresciuto del 40%, stando agli accessi al Sert. E sono aumentati della stessa percentuale anche coloro che hanno deciso di intraprendere un percorso terapeutico. Questi possono non dover essere trattati come casi di alcolismo e la condotta di abuso può cessare al venire meno della situazione problematica.

Rischio salute abuso alcol

Alcool: 8 milioni di italiani rischiano la salute, di questi 1,5 milioni sono giovani

 

(Articolo di Ilaria Quattrone tratto dal sito http://www.meteoweb.eu/2016/04/alcol-8-milioni-di-italiani-rischiano-la-salute-di-questi-15-milioni-sono-giovani/668186/ del 14 aprile 2016)

 

8 milioni di italiani rischia la salute a causa dell’alcool, di questi 1,5 milioni sono italiani ed il 90% di loro ignora la possibilità di curarsi o di essere aiutato.

Sono 8 milioni gli italiani a rischio di alcool, tra questi si contano 1,5 milioni di giovani con un’età tra gli 11 ed i 25 anni. Di questi 8 milioni, 720 mila sono“heavydrinkers”, cioè dei bevitori che consumano grosse quantità di alcol. Di questi, solo il 10% è stato intercettato e avviato ai servizi del Servizio Sanitario Nazionale. Il 90% non fa, invece, ricorso ai servizi di diagnosi, cura e riabilitazione e non riceve nessun trattamento. “Da una visione d’insieme emerge che nel nostro Paese oltre 720.000 individui non solo sono ‘a rischio’ – ha detto Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio – ma gia’ pazienti con danno d’organo e dipendenza causati dall’alcol, condizioni tali da richiedere una delle forme di trattamento disponibili nei servizi di alcologia in grado di arrestare la progressione del danno, di prevenire le complicanze e l’evoluzione verso forme piu’ complesse di dipendenza, nonche’ di avviare un possibile percorso terapeutico e di riabilitazione“.

Secondo Scafato, “risulta grave il debito formativo professionale medico sull’identificazione precoce e l’intervento breve da anni richiamato dai Piani Nazionali di Prevenzione e non ancora integrato nella pratica clinica quotidiana corrente“. L’analisi mostra che coloro che sono più dediti all’alcool sono gli uomini. Infine, il bere per ubriacarsi rimane una pratica molto diffusa tra i ragazzi dagli 11 ai 25 anni d’età.

Nuove dipendenze dei giovani

Gioco d’azzardo e abuso di tranquillanti: le nuove dipendenze dei giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.bsnews.it/notizia/45533/09-04-2016-Gioco-dazzardo-e-abuso-di-tranquillanti-le-nuove-dipendenze-dei-giovani- del 10 aprile 2016)

 

Il gioco d’azzardo diventa dipendenza anche tra i più giovani, oltre alle droghe e all’alcol. A confermarlo uno studio condotto dal Calabrone su incarico del Comune di Brescia nell’ambito del progetto «Principio Attivo». Il campione analizzato era composto da 423 ragazzi e ragazze tra i 18 e i 19 anni di otto istituti superiori bresciani.

In ambito droghe è emerso che c’è una relazione diretta tra  consumo di stupefacenti in ambito familiare e abuso da parte ragazzi. Inoltre metà del campione, almeno una volta, ha fatto uso di cannabis, mentre contenuto è il consumo di ecstasy e cocaina (intorno al 4%).

Sul fronte alcol il 14% del campione ammette di essersi ubriacato 1 o 2 volte nell’ultimo mese e va crescendo la pratica del «binge drinking», cioè bere grandi quantità di alcol in poco tempo.

Altro fattore preoccupante è il gioco d’azzardo: diffuso tra i maschi, la metà lo ha sperimentato almeno una volta nell’ultimo mese. Tra le giovani, invece, è l’abuso di tranquillanti, presi senza ricetta, a essere preponderante e l’autolesionismo, che riguarda rispettivamente il 14,9% e il 13,9% del campione.

Acat contro l’alcolismo

Acat, oltre 450 ore dedicate alla lotta contro l’alcolismo

 

(Articolo di and.gilioli tratto dal sito http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/03/31/news/acat-oltre-450-ore-dedicate-alla-lotta-contro-l-alcolismo-1.13217977 del 31 marzo 2016)

 

Solidarietà, condivisione ed empatia: sono queste le tre armi con cui i “Club Alcolisti in Trattamento” combattono la dipendenza, da alcol ma anche da gioco e psicofarmaci, aiutandosi a vicenda e…

Solidarietà, condivisione ed empatia: sono queste le tre armi con cui i “Club Alcolisti in Trattamento” combattono la dipendenza, da alcol ma anche da gioco e psicofarmaci, aiutandosi a vicenda e collaborando, inoltre, con il Sert e altre associazioni. A Sassuolo l’Acat, presieduta da Mario Pifferi, alcolista per 20 anni e oggi “servitore insegnante” nei gruppi, coordina l’attività di 4 club, offrendo anche un servizio di punto informativo nella sede di piazza San Paolo.

«Il primo club sassolese – racconta Pifferi, che oggi sta vivendo sulla sua pelle le terribili conseguenze patologiche che l’abuso di alcol comporta – è nato nel ’92 e nel ’94 è nata l’Acat, che li coordina. Il percorso che si svolge nei club coinvolge a pieno le famiglie, che molto spesso sentono il problema molto di più dell’alcolista. Nei club ci si aiuta parlando, confrontandosi e raccontando se stessi e i propri problemi, perché il punto focale non è la dipendenza in sé (alcol, psicofarmaci, gioco compulsivo, disturbi alimentari). Molti dei partecipanti, infatti, hanno dipendenze diverse dall’alcolismo o sono seguiti dall’Ausl per problemi psicologici. Per questo negli incontri cerchiamo di andare al nocciolo del problema, analizzando le cause che hanno indotto una persona a rifugiarsi in atteggiamenti di dipendenza». I club si riuniscono una volta a settimana, coordinati da un “servitore insegnante”, che a volte è egli stesso un ex alcolista. Nel 2015 le ore di incontro sono state 450, con 31 famiglie partecipanti, e ben 40 sono state le richieste di informazioni. Diciassette le persone che dopo anni di frequenza hanno abbandonato il club, adottando un sano stile di vita. «Purtroppo – continua Pifferi – gli accessi sono in calo poiché la società considera normale il consumo di alcolici e quindi i soggetti dipendenti non si sentono tali fino a quando non si scontrano con le conseguenze più dure e non vedono via di scampo. A sostenere il nostro lavoro sono i fondi che arrivano da Regione e Comuni, ma sono pochi e a malapena riusciamo a tenere aperta la sede tre mattine a settimana».

Appello ai giovani no-alcol

«Non berti il cervello, usalo», la Bassa Bresciana lancia l’appello ai giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_marzo_18/non-berti-cervello-usalo-brescia-appello-alcol-giovani-5f1e0dc4-ecff-11e5-a691-1e1091159f0c.shtml?refresh_ce-cp del 18 marzo 2016)

 

Nasce da una provocazione raccolta dal «Centro per la famiglia di Orzinuovi» la campagna antialcol che interesserà Verolanuova, Manerbio, Roccafranca e Flero.

Alla fine la foto di quei bagni lordati dall’eredità di un sabato sera ad alto tasso alcolico, pubblicati sui social dal direttore dell’oratorio di Orzinuovi, don Luciano Ghidoni, aveva sortito l’effetto sperato: aveva mosso le coscienze, fatto riflettere su quello che per tanti giovani, soprattutto adolescenti, sembrava l’approdo necessario di ogni fine settimana, non divertente se non annegato nella birra, ammazzato da una raffica di «shottini» o colorato da una brocca formato XL di pirlo.
«Non berti il cervello, usalo!» è nato così, da una provocazione raccolta dal «Centro per la famiglia di Orzinuovi» e da un tavolo al quale si sono seduti, società sportive, associazioni giovanili, forze dell’ordine, amministratori e, soprattutto, i gestori dei bar della cittadina della Bassa Bresciana.

Sempre più famiglie chiedono aiuto per gestire i figli

«Si tratta – spiega Ettore Botti presidente del centro “Per la famiglia”, cooperativa di ispirazione cattolica, che offre consulenza e assistenza sui problemi della coppia e sulle fatiche di crescere i figli – di un percorso nel quale vogliamo prenderci cura degli adolescenti con un’opera che sia di prevenzione contro l’abuso di alcol e di educazione. Abbiamo messo attorno ad un tavolo una serie di realtà che operano nella comunità e abbiamo chiesto loro un impegno concreto ad affrontare il tema sottoscrivendo una carta dei valori e dei comportamenti virtuosi».
Sempre più famiglie bussano in questi mesi alla porta del Centro (in via Tito Speri a Orzinuovi, provincia di Brescia) per chiedere un aiuto su come gestire il figlio adolescente che il sabato sera torna a casa ubriaco o il cui abuso lo ha fatto finire in pronto soccorso.

Le tappe del progetto

Che fare? «Ognuno deve impegnarsi a svolgere il compito che gli deriva dal suo ruolo – osserva Botti -: il barista a far rispettare le regole e i divieti sulla somministrazione degli alcolici; le autorità alla repressione e ai controlli; le scuole all’educazione; le associazioni a divulgare messaggi positivi che mirano ad un comune obiettivo: la salute psichica e fisica dei ragazzi, la tutela dei minori, l’educazione al rispetto di se stessi, degli altri e dei beni comuni, il divertimento sano e la legalità». Principi che diventano le tappe di un percorso che si aprirà ufficialmente il 17 aprile ad Orzinuovi con una corsa podistica e la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Poi inizieranno gli incontri per i genitori e, nelle scuole della zona, quelli per i giovani. Bar e negozi esporranno il logo dell’iniziativa come certificazione che li si lavora per arginare e prevenire l’abuso di alcol fra i giovanissimi. Un progetto quello di Orzinuovi (già capofila di un percorso di educazione sui social network) destinato a fare scuola anche altrove. Si sono già mostrati interessati all’iniziativa i comuni di Verolanuova, Manerbio, Roccafranca e Flero.

Alcol fra gli adolescenti

Cresce il pericolo alcol fra gli adolescenti

 

(Articolo tratto dal sito http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/03/16/news/cresce-il-pericolo-alcol-fra-gli-adolescenti-1.13140088 del 16 marzo 2016)

 

Il 12% dei ragazzi di appena undici anni beve almeno una volta alla settimana.

Gli adolescenti di oggi attuano sempre più comportamenti a rischio: bevono, fumano e consumano droghe quasi regolarmente. Ciò che preoccupa maggiormente sono i dati rilevati in Italia circa il consumo e l’abuso di alcol. A undici anni il 12% dei ragazzi beve alcolici almeno una volta alla settimana; a quindici anni la percentuale sale al 37%, la più alta d’Europa.

Il maggior incremento si osserva tra le ragazze. La guida in stato d’ebbrezza è la prima causa di morte nella popolazione giovanile europea.

Non si beve tutti i giorni, ma nel fine settimana. E si va molto al pub. Sembra esserci un’assenza di idee di divertimento sano e alternativo e si finisce per aderire ad una subcultura in base alla quale, alla fine, si fa così e basta.

Il weekend è il momento in cui lo sballo irrompe la gestualità quotidiana e modifica la vita di studenti modello e giovani operai.

Gli ospedali registrano picchi d’urgenze soprattutto tra il venerdì e il sabato sera, quando arrivano persone ferite in incidenti stradali. Si tratta soprattutto di giovani in cui si riscontrano, in maggioranza, problemi tossicologici legati al consumo di alcol.

Si comincia presto dicono le statistiche, ma questi ragazzi non sono etilisti; l’alcolismo si manifesta dopo anni, anche se ci sono dei casi limite di persone al di sotto dei vent’anni.

Oggi il pub è un punto di aggregazione in cui prevale l’offerta di alcolci. Gli esperti sostengono che non esista una dipendenza istantanea dall’alcol, ma un uso che può diventare abituale e quotidiano, poiché il fenomeno dello sballo si diffonde e “normalizza” certi tipi i comportamenti.

Solitamente i ragazzi che hanno problemi con l’alcol non chiedono aiuto da soli, le famiglie, semmai, li portano nei centri di recupero quando cominciano a sospettare che fumino o facciano uso di sostanze stupefacenti, in quanto la droga, rispetto all’alcol crea più allarme sociale.

I giovani sono ignari o poco o poco informati sugli effetti e i pericoli dell’alcol e sulle conseguenze che il consumo di alcolici ha sul proprio organismo a breve e a lungo termine.

Spinti dallo sperimentare i propri limiti ,dall’appartenenza al gruppo, dal trasgredire le regole o dai problemi personali, i ragazzi fanno talvolta vere e proprie abbuffate di alcolici.

Famosi gli “shottini” ma anche la birra e i coktail, che vengono spesso serviti nei locali pubblici, in genere, anche ai minori di 18 anni, vero e proprio reato per l’esercente, punibile dal codice penale.

Anche le feste in casa sono spesso all’insegna dell’alcol, di cui i ragazzi provvedono a fare provviste al supermercato. È la cultura dello sballo, dello stordimento a tutti i costi, e che in alcuni casi può portare a comportamenti criminali, vere e proprie aggressioni se non peggio. E spesso l’abuso di alcol si accompagna al consumo di stupefacenti in un mix micidiale.

Tra i possibili danni a lungo termine dell’abuso di alcol e della dipendenza da esso vi sono danni gastrici, epatici, cardiaci, al sistema nervoso e tumori. Senza contare i danni psicologici.

La facile reperibilità dell’alcol, il suo grado di accettazione sociale, la scarsa coscienza dei danni provocati dal suo abuso su un organismo in via di sviluppo, la disinibizione e l’euforia che provocano la sua assunzione, concorrono ad alimentare il fenomeno del suo consumo smodato in età giovanile.

Si fa poco per mettere in guardia i ragazzi e responsabilizzarli.

Una buona educazione alla salute nelle scuole, già prima del periodo sensibile, sarebbe davvero utilissima per creare nei ragazzi la consapevolezza di cosa l’alcol è in realtà, e dei rischi a cui conduce il bere in modo irresponsabile.

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