A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivi Tag: alcolismo

Alcol e tumori

Scafato a ITCG Matteucci: alcol è causa tumori

 

(Articolo tratto dal sito http://www.diregiovani.it/comunica/scafato-itcg-matteucci-alcol-causa-tumori/ del 15 marzo 2016)

 

Roma – Bere per status symbol, per rimuovere i freni inibitori, per proiettarsi verso il ‘divertimento piu’ sfrenato’. Tutti elementi che fanno si’ che il consumo di alcol rappresenti uno dei pericoli piu’ grandi per le nuove generazioni. Di questo si e’ parlato oggi all’ITCG Matteucci di Roma, in occasione della campagna ‘Non perderti in un bicchiere!’, a cura del professor Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol del CNESPS (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) e promossa dal ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanita’ e da Diregiovani. Il direttore del CNESPS ha quindi messo in guardia gli studenti dell’istituto superiore del quartiere Talenti sui rischi che possono causare le dipendenze. Tra queste la piu’ pericolosa di tutte, secondo Scafato, e’ appunto quella dall’alcol. Non solo per gli incidenti mortali – migliaia ogni anno – o per i tantissimi casi di coma etilico a seguito di ‘sbronze colossali’, soprattutto tra i minori. Ma anche per le malattie gravi che puo’ causare, tra tutte, il cancro: su quasi 17 milioni di morti di cancro ogni anno, nel mondo, il “10% sono legati all’alcol”. Scafato ha quindi mostrato con dati concreti e testimonianze dirette o indirette, gli effetti che il consumo di bevande alcoliche puo’ causare negli individui. Tra questi, molte cosiddette ‘star’, alcune di loro uscite (chi piu’ chi meno) dal vortice della dipendenza – ad esempio le pop star Britney Spears, Lady Gaga o il protagonista di Harry Potter, Daniel Radcliffe – altre che ne sono invece rimaste fatalmente vittime. Tra tutti, Whitney Houston e Amy Winehouse.

Non solo alcol, ma anche vecchie e nuove dipendenze. Oltre alle droghe ‘ordinarie’, in primis cannabis e cocaina, anche smarthphone, sexting e giochi on line. Spesso piu’ fatali delle sostanze stupefacenti. Come intervenire? Secondo il medico, “con una massiccia campagna di comunicazione nelle scuole” ma soprattutto educando i genitori, spesso “i primi a sottovalutare il fenomeno e i pericoli a esso correlati”. Agli studenti e’ stata data anche una dimostrazione pratica delle alterazioni dovute al consumo di alcol, con degli occhiali specifici. I ragazzi, tra stupore e curiosita’, hanno seguito attentamente le spiegazioni del direttore del CNESPS: “E’ stata una giornata importante- ha detto Alessandro- abbiamo scoperto quanto possa essere nocivo l’alcol, anche rispetto alle droghe cosiddette ‘leggere’”. “La cosa che mi ha colpito maggiormente e’ che l’alcol puo’ essere causa di ben 14 tumori- ha spiegato ancora lo studente- e’ una cosa che non sapevo”.

Corso sull’alcolismo – Acat

Alcol, fumo e alimenti, al via il corso

 

(Articolo tratto dal sito http://www.larena.it/territori/grande-verona/s-giovanni-l/alcol-fumoe-alimenti-al-via-il-corso-1.4700451 del 08 marzo 2016)

 

L’Acat (associazione club alcologici territoriali), organizza con inizio il 15 marzo alle 20 negli spazi della parrocchia di Pozzo un ciclo gratuito di otto serate sull’alcolismo e su come uscirne. L’iniziativa è finalizzata a illustrare le modalità di prevenzione e promozione alla salute e le metodologie per vincere il problema soprattutto grazie all’attività dei club Acat. L’ Acat è articolata in 13 club, attivi a Borgo Roma, Santa Lucia, Castel d’Azzano, Ca’ di David, e San Giovanni Lupatoto. I club sono formati da un insieme di persone e famiglie che si incontrano tutte le settimane per stare insieme scegliendo liberamente un nuovo stile di vita. Vi partecipano soprattutto famiglie con problemi di dipendenza da alcol e con problemi alcolcorrelati, ma anche con altri tipi di sofferenza-dipendenza: fumo, gioco, droga, solitudine e disordini alimentari. Gli incontri sono settimanali e durano un’ora e mezza. (…)

Leggi l’articolo integrale sul giornale in edicola

 

Alcolismo nei film

Quando i film curano l’alcolismo anziché incentivarlo

 

(Articolo di Beatrice Credi tratto dal sito http://www.west-info.eu/it/quando-i-film-curano-lalcolismo-anziche-incentivarlo/?utm_source=La+Newsletter+di+West&utm_campaign=e62c9b50fa-Newsletter_West_ITA&utm_medium=email&utm_term=0_862d4a4c9f-e62c9b50fa-284329457 del 01.03.2016)

 

In assoluta controtendenza rispetto ai suoi colleghi, uno psichiatra francese utilizza film nella cura dei pazienti dipendenti da alcol. Il dottor Henry Gomez, infatti, non considera, al contrario della maggioranza degli specialisti, che le scene presenti nelle pellicole abbiano un impatto negativo sul consumo di bevande alcoliche. Al contrario, come spiega nel libro appena pubblicato “Le Cinéma comme langage de soin”, l’abitudine ad alzare il gomito spesso mostrata nei film aiuta i pazienti a riflettere sulla loro situazione. “Invece di demonizzare il prodotto, si deve mettere in discussione le ragioni per le quali le persone bevono”, dice Gomez. Il quale aggiunge che la visione di immagini in cui sono protagoniste persone con problemi di alcolismo possono, inoltre, aiutare chi si sta curando ad avere una rappresentazione positiva di se stessi e convincerli della loro capacità di uscire dalla dipendenza.

Alcol e violenza

Una bambina di 8 anni scrive a una marca di whisky prima di morire

 

(Articolo tratto dal sito http://it.aleteia.org/2016/02/29/una-bambina-di-8-anni-scrive-a-una-marca-di-whisky-prima-di-morire/ del 29 febbraio 2016)

 

“Per favore, allontanati da papà e lasciaci essere di nuovo felici”

 

Laura aveva appena 8 anni quando è morta dopo essere stata aggredita dal padre alcolizzato.

Poco prima di morire, ha scritto una lettera a una famosa marca di whisky. In quello che è purtroppo diventato una sorta di testamento spirituale, chiedeva che “Jack” – e si capisce subito perché lo chiamasse così – uscisse dalla sua casa e dalla sua vita, restituendole il papà che aveva una volta.

Stanca dell’alcolismo, raccontava il punto di vista di una bambina che assiste quotidianamente alla violenza domestica, l’assenza paterna e tanti altri effetti collaterali provocati dall’alcolismo.

“Caro Jack, non dire a papà che ti ho mandato questa lettera, potrebbe arrabbiarsi con me”, inizia il testo.

“Mamma ha detto che non dobbiamo odiare nessuno. Nonostante tutto, non riesco a odiarti. Volevo solo chiederti un favore: esci dalla nostra vita”.

Papà ha perso il lavoro per causa tua. Abbiamo dovuto vendere la casa per pagare i conti. Senza lavoro, c’era poco denaro in casa per comprare del cibo. Molte volte mia madre ha passato la fame perché io e mia sorella potessimo mangiare”.

“Quando sono caduta dalla bicicletta, volevo che papà mi prendesse in braccio, ma lui stava con te. Non lo hai fatto venire al mio esame, né al mio saggio di danza, e questo mi ha reso molto triste”.

“Da quando papà ti ha conosciuto, non torna a casa prima di mezzanotte. Che diavolo fate fino a quell’ora?”, chiedeva Laura.

E poi la violenza: “Ha iniziato a far male alla mamma, prima a parole, poi con la cinta. Quando succedeva dovevamo nasconderci dalla vicina, se non ce n’era anche per noi. Man mano che crescevo mi hai presa come un punching ball. Non c’erano più giocattoli che potesse ancora rompere. Non so cosa gli hai detto per farlo cambiare tanto. So solo che mamma rivuole il papà che ha sposato”.

“Per favore, allontanati da lui e lasciaci essere di nuovo felici”, concludeva la bambina. “Spero che capirai. Laura”.

Quella di Laura è una storia abbastanza forte da poter fungere da esempio per chiunque. L’alcolismo è una dipendenza grave, e per combatterlo bisogna chiedere aiuto. Perché non ci siano altri bambini come Laura, che aveva ancora tutta una vita davanti ed è morta a causa di un mostro che “nonostante tutto” non riusciva a odiare.

Alcol: fenomeno giovanile

Il culto dello sballo un fenomeno giovanile ancora sommerso

 

(Articolo di Alessandra Ceschia tratto dal sito http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/02/28/news/il-culto-dello-sballo-un-fenomeno-giovanile-ancora-sommerso-1.13036023 del 28 febbraio 2016)

 

L’esperto Gianni Canzian: sempre più diffuso l’abuso di sostanze. Eppure l’alcolismo sembra in progressiva diminuzione.

UDINE. Non è tanto l’alcolismo a scatenare disordini e liti, quanto l’abuso di alcol. Sembrerebbe una distinzione di poco conto, ma così non è. L’osservazione giunge dal dottor Gianni Canzian direttore del Dipartimento dipendenze dell’Azienda per l’assistenza sanitaria 3 Alto Friuli.

«L’alcolismo è un fenomeno in diminuzione, come lo è il numero di morti che provoca – osserva Canzian – la quantità di persone in crisi di astinenza si è dimezzata negli ultimi anni. Quello che è invece aumentato e che porta il nostro Paese ad avvicinarsi a quelli del Nord Europa è l’abuso. Vale a dire l’ubriacatura che rientra nell’ambito del divertimento pericoloso».

Non un consumo sistematico di sostanze alcoliche, ma un uso tanto mirato quanto sconsiderato, finalizzato allo sballo che ricorre principalmente nei fine settimana o in occasione di feste e che coinvolge soprattutto i ragazzi più giovani. Ed è prevalentemente questa la categoria di persone che più spesso si rende protagonista di liti, comportamenti aggressivi o provoca disordini nei locali.

«In genere l’alcolista sviluppa una serie di disturbi di natura sanitaria – sintetizza Canzian – che coinvolgono principalmente il fegato, ma di norma non manifesta problemi comportamentali poichè, con il tempo, raggiunge un maggiore controllo, non altrettanto si può dire del bevitore abusatore, che può avere comportamenti più aggressivi, abbandonandosi anche a esplosioni di violenza».

Si tratta di un fenomeno che non affiora nella letteratura sanitaria, in quanto raramente i bevitori abusatori arrivano ai Dipartimenti delle dipendenze. L’alcolista ci arriva perché inviato dal medico di base, quando gli esami del sangue rivelano valori sballati, o perché sottoposto all’alcoltest quando è al volante, ma il bevitore abusatore può essere giovane o giovanissimo e sfuggire a ogni genere di controlli, perfino a quelli dei genitori.

«Nel tempo – fa notare Canzian – si è passati da una “cultura” del bere mediterranea a una di tipo anglosassone, questo ha mutato radicalmente quantità e qualità di sostanze alcoliche consumate».

Se un tempo i friulani erano cronici consumatori di “tajuts”, ora si tracannano birre e superalcolici nel week-end. Così, se gli alcolisti sono in genere adulti maturi, quando non anziani, i bevitori abusatori sono tendenzialmente giovani.

«La soglia anagrafica si è abbassata parecchio – conferma Canzian – i ragazzi cominciano ad abusare delle sostanze alcoliche nel passaggio fra le scuole medie e quelle superiori, in qualche raro caso addirittura prima. E se anche il primato resta maschile, il consumo fra le donne è in aumento. È una declinazione negativa della “parità dei sessi” che le donne hanno già raggiunto nella dipendenza dal fumo». In ogni caso, l’abuso sviluppato in età adolescenziale può scomparire con la maturità, ma può anche evolvere verso la dipendenza.

Alcol e gravidanza

Bere in gravidanza predispone all’alcol figli e nipoti

 

(Articolo tratto dal sito http://news.in-dies.info/24611/ del 27 febbraio 2016)

 

Bere in gravidanza non solo nuoce al neonato, ma anche ai figli futuri del bambino, per tre generazioni.

Uno studio americano ha scoperto che bere anche piccole quantità di alcool durante la gravidanza può aumentare il rischio di dipendenza da alcol addirittura nei figli e nei nipoti.

I ricercatori della Binghamton University negli Stati Uniti hanno trovato che bere alcol durante la gravidanza può avere effetti transgenerazionali, che incidono non solo sul feto esposto direttamente, ma anche sulle generazioni future.

L’esposizione prenatale all’alcol eleva il rischio di discendenti di essere predisposti alla dipendenza da questa sostanza, in futuro, modificando lo stato neurologico e fisico di una persona. Tali alterazioni vengono trasmesse in via transgenerazionale.

Finora gli studi erano stati fatti sui figli, ma non sui nipoti. La ricerca scientifica sul consumo di alcol durante la gravidanza si era concentrata principalmente sugli effetti rilevati sui feti esposti direttamente. Se erano state coinvolte più generazioni, gli studi avevano riguardato solo le attività cellulari, ma non i comportamenti.

Alcuni scienziati americani, invece, hanno fatto uno studio su dei ratti femmina in gravidanza, dando la dose equivalente di alcol a un bicchiere di vino per quattro giorni di fila, tra i 17 e i 20 giorni di gestazione, periodo, che corrisponde al secondo trimestre di gravidanza per una donna. Hanno poi testato il comportamento della prole giovanile dei ratti di fronte ad acqua e alcol.

La sensibilità all’alcol degli animali è stata misurata iniettando una dose elevata di alcol in grado di ubriacarli, quindi misurando il tempo che impiegavano per recuperare.

I risultati, pubblicati sulla rivista ‘Alcoholism: Clinical and Experimental Research’, hanno mostrato che bere alcol durante la gravidanza, anche a basse dosi, aumenta il rischio di alcolismo non solo nel bambino ma anche nei nipoti.

I risultati hanno mostrato che nel ratto, quando una madre consuma l’equivalente di un bicchiere di vino per quattro volte, durante la gravidanza, figli e nipoti, fino alla terza generazione, sono più a rischio di alcolismo.

L’alcool agisce come una tossina, che interessa le diverse fasi dello sviluppo fetale durante la gravidanza.

Gli scienziati non sanno ancora come le abitudini della nonna possano ancora avere un effetto persistente decenni più tardi, anche se sospettano che sia qualcosa che ha a che fare con il cambiamento dell’espressione dei geni dovuto all’alcol.

Fonte: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/acer.12978/abstract

Donne e alcol

Botte e minacce a sua sorella “perché si ubriaca”

 

(Articolo di D.N. tratto dal sito http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/botte-e-minacce-a-sua-sorella-perch%C3%A9-si-ubriaca-1.4670916 del 24 febbraio 2016)

 

La picchia per punirla, o per educarla. Il motivo? Sua sorella continua a ricadere nel vizio dell’alcolismo, nonostante le cure e i ricoveri.

È un dramma familiare quello di cui si discuterà fra qualche settimana in tribunale. A. T., 47 anni, residente nell’hinterland della città (le iniziali sono dovute alle condizioni di salute della vittima, altrimenti riconoscibile), dovrà presentarsi davanti al giudice Maria Trenti per difendersi dalle accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni della sorella L., di 45 anni, che abita con lui e con l’anziano padre invalido.

I fatti contestati sarebbero avvenuti fra il 2013 e l’aprile dell’anno successivo. In svariate occasioni l’imputato, che lavora come operaio, avrebbe picchiato, offeso e minacciato la sorella più giovane. L’avrebbe percossa con calci e pugni, le avrebbe tirato i capelli, l’avrebbe strattonata, le avrebbe lanciato addosso nei momenti d’ira tutti gli oggetti che gli passavano per le mani, le avrebbe torto un dito. In casa avrebbe creato «un clima di terrore», tanto che la sorella era fuggita dall’abitazione per qualche settimana, per sfuggire alle violenze. In un caso, avvenuto durante le vacanze di Natale, lui l’avrebbe picchiata con forza, spaccandole il naso e perforandole un timpano, tanto che L. era stata costretta a farsi accompagnare in ospedale, dove era stata medicata e giudicata guaribile in un mese.

L. non ha mai voluto sporgere denuncia e la procura, con il pubblico ministero Floris, ha proceduto d’ufficio dopo la relazione dei carabinieri, che oltre ad ascoltare la vittima (che ha confermato gli episodi, spiegando di non comprendere i motivi per i quali il fratello alza le mani), hanno sentito anche altri famigliari. Secondo questi ultimi, le ragioni dell’operaio andrebbero ricercate nei problemi della sorella, rimasta in cura per anni per uscire dal tunnel dell’alcol. Ogni volta che la trova ubriaca, A. T. diventa una furia e la picchia, arrabbiato perché la sorella ricasca nel suo errore. Anche nell’occasione delle botte più feroci, lui l’avrebbe trovata a letto ubriaca, tanto che aveva allontanato un famigliare, intervenuto in soccorso: «Sono stanco di vederla in queste condizioni». Ora l’imputato avrà modo di difendersi in tribunale.

Bisogno di alcol

Alcol: un piacere o un bisogno a Cuneo e altrove?

 

(Articolo-intervista a Dott.sse Giulia Mattalia e Debora Bessone tratto dal sito http://www.cuneocronaca.it/notizia.php?nID=7216 del 19 febbraio 2016)

 

GIULIA MATTALIA e DEBORA BESSONE – L’alcol nella nostra società è consumato quotidianamente: fin da bambini siamo abituati a vedere adulti che consumano alcolici, solitamente in modo moderato e socialmente accettabile (ad esempio durante i pasti o in occasioni sociali). Tuttavia è esperienza comune anche assistere a situazioni di abuso di alcol, da parte di persone di ogni età: basti pensare ad esempio a situazioni di divertimento, dove è comune vedere giovani e meno giovani consumare alcolici fino ad ubriacarsi.

Ma cosa rende questa bevanda così potente? Chimicamente l’alcol esercita un’azione depressiva sul sistema nervoso, ovvero lo “spegne”. Questo ha degli effetti sia dal punto di vista fisico che psicologico. Nel primo caso, l’alcol agisce sulla respirazione, sul cuore, sulla circolazione, deprimendone il normale funzionamento; altera tutte le funzioni dell’organismo e, per quanto disinibisca certi tipi di comportamento, come quello sessuale, ne compromette la prestazione.

Ma è appunto la disinibizione l’effetto psicologico e comportamentale maggiormente osservabile. Esso è assolutamente soggettivo e, per alcune persone, se ne possono registrare gli effetti già con dosi limitate. Spesso si dice che l’alcol sia “coraggio liquido”, per sottolineare il fatto che l’azione deprimente agisce anche sull’ansia, diminuendola e ammorbidendo alcune paure e inibizioni. Oltre a questi effetti disinibitori, questa bevanda crea ripercussioni anche sulla memoria, sulla difficoltà di concentrazione e di comprensione. Tutto ciò provoca un rallentamento dei riflessi, motivo principale per cui è necessario non mettersi alla guida quando si ha bevuto.

Ma al di là degli effetti che l’alcol può avere su chi ne fa uso, vorremmo concentrare la nostra riflessione sul motivo che può spingere una persona a bere. L’alcol assume un’importante rilevanza dal punto di vista sociale, come forma di aggregazione e di condivisione: il giovane si avvicina ad esso spesso in occasioni di feste e uscite con gli amici. In alcuni casi si limita a qualche drink, ma a volte esce già con la consapevolezza di arrivare a fine serata con una sbornia. Tutto ciò appare socialmente accettabile, soprattutto dal gruppo dei pari, fino ad arrivare al paradosso secondo cui chi non ne fa uso viene deriso e a volte lasciato fuori dai festeggiamenti.

L’effetto disinibente dell’alcol ha poi conseguenze che possono apparire positive: basti pensare a situazioni potenzialmente imbarazzanti (come cantare davanti a sconosciuti in un karaoke, o dichiararsi a una persona che ci piace) che con l’aiuto di questa sostanza ci appaiono meno difficili da affrontare; tuttavia proprio perché ci dà quel “coraggio liquido” di cui pensiamo di aver bisogno, a volte fa sì che si dicano o si facciano cose pericolose e che possono avere conseguenze anche drammatiche.

Ciò che spesso rimane nell’ombra, però, è il fatto che l’alcol non risolve i problemi, li nasconde per qualche ora, ma essi tornano a farsi vivi non appena l’effetto della sbornia finisce: se si è timidi si torna timidi, se si ha ansia si ritorna ansiosi, se si è preoccupati si rimane preoccupati, e via di seguito.

Ma qual è il passaggio da un uso sporadico di alcol, magari in occasioni di svago sociale, a una vera e propria dipendenza? Il problema sorge quando l’alcol diventa una necessità e la persona non riesce più a farne a meno.

Purtroppo scivolare nella dipendenza non è così difficile, soprattutto se vi sono una serie di fattori che interagiscono: l’alcolismo è una malattia cronica con fattori genetici, psicosociali e ambientali che ne influenzano l’insorgenza. Come ogni dipendenza, le sue principali manifestazioni sono i sintomi di astinenza (malessere dovuto all’interruzione dell’uso della sostanza), tolleranza (cioè la situazione in cui il soggetto ha necessità di aumentare la quantità di sostanza per ottenere l’effetto desiderato) e il cosiddetto carving, che consiste nel persistente e irrefrenabile desiderio di fare uso della sostanza per sperimentarne gli effetti.

Inoltre, tutto ciò spesso è accompagnato dalla negazione del problema; ciò significa che difficilmente la persona che ne soffre chieda aiuto, ma sono i familiari e chi ci vive insieme spesso a dover fare il primo passo affinché il caro riconosca il problema e si faccia aiutare. Un altro ostacolo non indifferente alla terapia è il senso di vergogna che i dipendenti da sostanze provano nel momento in cui iniziano ad essere consapevoli di avere un problema: si vergognano perché non riescono a smettere, perché dicono bugie, perché spendono molti soldi, e così via.

Il trattamento dell’alcolismo prevede un lavoro multidisciplinare che vede coinvolti interventi farmacologici, psicologici e psicosociali. È un lavoro complesso e faticoso, che parte dalla raccolta della storia di vita per arrivare a lavorare sul significato che la sostanza ha assunto per quella persona; si cerca di riscoprire le emozioni e i pensieri che si volevano annullare con l’alcol, forse perché scomodi o non gestibili. Tutto ciò per poter dare un senso quello che accade e alle emozioni che fino a quel momento, per la difficoltà a saperle riconoscere e affrontare, sono state tenute sotto controllo in modo disfunzionale proprio attraverso l’uso della sostanza.

Abuso di alcol dopo la pensione

Dopo la pensione l’abuso di alcol è dietro l’angolo

 

(Articolo di Giacomo Alfiero tratto dal sito http://www.west-info.eu/it/dopo-la-pensione-labuso-di-alcol-e-dietro-langolo/ del 08 febbraio 2016)

 

Occhio alla pensione: uno studio del ministero della sanità inglese ha mostrato che la fine della vita lavorativa porta con sé un aumento vertiginoso dell’abuso di alcol. Il report, condotto sul campione record di quasi 20.000 pazienti, evidenzia come il 40% dei casi di abuso di bevande alcoliche dopo i cinquant’anni dipenda proprio dal pensionamento. Il motivo? Le persone alla fine della loro carriera tendono a concentrarsi di più sui problemi dell’invecchiamento (la morte del coniuge, la paura delle malattie e il dolore degli acciacchi) e trovano conforto proprio nell’alcol. Al punto che il consumo medio è di 50 bicchieri a settimana per gli uomini e 35 per le donne. Cifre fuori dalla normalità che hanno indotto la Gran Bretagna a stanziare £25 milioni per la nuova campagna di prevenzione “Drink Wise, Age Well”, letteralmente: “Bevi con saggezza, invecchia bene”.

Alcol e guida

Un trentino su dieci ammette di guidare sotto effetto dell’alcol

 

(Articolo tratto dal sito http://www.trentotoday.it/cronaca/alcol-sondaggio-trentino-patente-guida.html del 08 febbraio 2016)

 

L’assessore Zeni riporta i dati emersi in un sondaggio su un campione di quasi 5000 trentini adulti: a mettersi al volante ubriachi sono soprattutto uomini anziani ed italiani.

Alcol e volante, un trentino su dieci ammette che talvolta le due cose purtroppo vanno di pari passo: tra la popolazione adulta trentina di età compresa fra i 18 e i 69 anni, nel periodo 2008-2014, su 4.971 intervistati il 10% dei guidatori dichiara di aver condotto il proprio mezzo sotto l’effetto dell’alcol, ossia dopo aver bevuto nell’ora precedente almeno due unità di bevande alcoliche, e il 7% dice di aver viaggiato con persone che guidavano sotto l’effetto dell’alcol.

A rendere noto il dato, emerso dal sistema di monitoraggio “Psssi” (Progressi delle Aziende Sanitarie per la salute in Italia) è l’assessore alla salute Luca Zeni nella sua risposta a un’interrogazione del consigliere provinciale Giacomo Bezzi (FI). La guida sotto l’effetto dell’alcol, prosegue Zeni, è un comportamento più diffuso tra gli uomini (3% delle donne vs 14% degli uomini), tra i più anziani (4,5% nelle persone di 18-24 anni vs 12% 25-34 anni, 9% 35-49 anni e 12% 50-69 anni), tra i cittadini italiani (2% tra gli stranieri vs 10% italiani), tra le persone con basso livello di istruzione (7% tra i laureati vs 16% nessun titolo/elementare). L’assessore rivela che il 43% dei guidatori ha avuto controlli da parte delle forze dell’ordine durante l’ultimo anno (precedente al momento dell’intervista). I controlli con alcoltest avvengono nel 13% dei casi, con una maggiore propensione a sottoporre a questa verifica gli uomini (17% vs 6% delle donne) e i più giovani (19% dei 18-34enni vs 10% degli ultra 34enni).

L’assessore ha anche ricordato le misure di prevenzione attuate dalla Provincia, con percorsi nelle scuole e campagne di sensibilizzazione che coinvolgono l’Apss, oltre alle misure repressive messe in campo dalle forze dell’ordine, che prevedono comunque, dopo la denuncia, dei cicli di incontri con consulenza alcologica. Nel 2016 con il contributo di alcuni operatori volontari è prevista inoltre la ripresa del “Progetto pub-discoteche” finalizzato a dissuadere alla guida persone risultate positive all’etilometro, da effettuarsi in maniera anonima e gratuita presso il furgone messo a disposizione dalla Provincia, parcheggiato davanti a discoteche e pub.

 

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