A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivi Tag: alcolismo

Emergenza alcolismo

Vasto. Una emergenza: l’alcolismo

 

(Articolo di Elio Bitritto tratto dal sito http://quiquotidiano.it/2016/02/06/una-emergenza-lalcolismo/ del 06 febbraio 2016)

 

“Sballo del sabato sera”, “stragi del sabato sera”, “binge drinking”(questa ultima espressione è tradotta letteralmente con “abbuffata alcolica”): potremmo scrivere queste espressioni su tante, troppe lapidi di tanti troppi ragazzi che credono di dimostrare, tracannando in rapida successione alcol al alta gradazione, la loro maggiore età, la loro emancipazione e chissà cos’altro. In pratica si raggiunge una rapida ubriacatura che porta, inevitabilmente, ad una perdita di controllo.  Questo il tema del service proposto agli alunni dell’Istituto F. Palizzi dal Lions Club Adriatica Vittoria Colonna. Alla presenza della dott.ssa Maria Rita Di Fabrizio, officer distrettuale per la Legalità, del delegato di zona Ludovico Jasci, e di numerosi soci del club, si è tenuto un incontro dedicato agli alunni dell’istituto. Dopo l’introduzione del tema da parte del presidente gen. Luigi Bacceli e del dirigente scolastico prof Gaetano Fuiano, la cerimoniera del club Adriana Di Lanciano ha presentato i relatori, dr Fernando Fantini, responsabile del SERT Lanciano-Vasto, dott.ssa Amina Di Fonzo, psicoterapeuta e sociologa, Isp. della Polizia Stradale Carmine Pontassuglia Questi, con parole semplici e filmati efficaci, sono riusciti ad avvincere  i presenti, soprattutto gli alunni, per oltre due ore. Soprattutto è stato evidenziato un insieme, piuttosto ampio, dei diversi effetti dell’alcol sui vari sistemi del corpo umano da quello neurologico, al cardiaco, dal gastrointestinale all’ematico, dal sistema immunitario a quello endocrino e muscolo-scheletrico. In pratica non esiste settore del corpo umano che sia esente dai danni che l’alcolismo, in particolare il binge drinking, inducono sull’organismo. Danni per gli assuntori, spesso adolescenti e, in diverse occasioni appena dodicenni, tanto più accentuati quando si pensi all’età alla quale si comincia. Diversi filmati, alcuni drammatici, altri divertenti, hanno consentito di cogliere i diversi aspetti del mondo che ruota attorno all’alcol in tutte le sue sfaccettature. L’incontro con gli alunni, i docenti e le personalità presenti é stato completato dalla testimonianza, particolarmente interessante, di una signora alla quale, per “scherzo” e per vederne le reazioni, i parenti le davano da bere vino dall’età di otto anni con conseguenze drammatiche per una forma di alcolismo dalla quale con grande difficoltà ha cercato e ancora cerca di venirne fuori. Al termine il dirigente scolastico dr Gaetano Fuiano ha invitato gli alunni a tener conto delle testimonianze e dei pericoli, purtroppo sottovalutati dalle stesse istituzioni, che l’alcolismo può determinare, soprattutto alla luce della mortalità che ne consegue, certamente molto maggiore di quella legata alla assunzione di droghe.

Alcol, giovani e tv

Alcol e giovani: quanto conta la tv?

 

(Articolo di Donatella Barus – Fondazione Umberto Veronesi – tratto dal sito http://www.iodonna.it/benessere/salute-prevenzione/2016/01/25/alcol-e-giovani-quanto-conta-la-tv/?refresh_ce-cp del 25 gennaio 2016)

 

I mezzi di comunicazione (social network compresi) rafforzano i modelli di consumo.

Anche nell’era degli smartphone e di internet è ancora così importante la televisione nell’influenzare i comportamenti in tema di alcol? Sì, secondo un team di ricercatori americani che hanno pubblicato una analisi sul numero di gennaio del Journal of Studies on Alcohol and Drugs. Negli Stati Uniti, i produttori di alcolici seguono un sistema di auto-regolamentazione per limitare le pubblicità sui media o i programmi seguiti da minori. Un sistema però giudicato insufficiente dagli autori della ricerca, che sottolineano come dal 2005 al 2012 i bambini siano stati esposti 15 milioni di volte a spot che sfuggono alle linee-guida. E raccomandano perciò la creazione di “no buy list”, ovvero liste di programmi tv che i produttori dovrebbero evitare, con particolare attenzione alle fasce orarie mirate ai giovani e ai programmi via cavo a basso costo.

GLI EFFETTI – Non sarà la soluzione al problema del consumo precoce di alcolici, ma è un passo importante secondo i ricercatori, perché “le immagini della pubblicità contribuiscono a impostare le aspettative dei bambini sull’alcol, possono creare una predisposizione positiva verso il bere, spingere a iniziare o a bere troppo”. Secondo diverse analisi, in effetti, l’esposizione a messaggi positivi sull’alcol ha la potentissima funzione di normalizzare il consumo di bevande alcoliche agli occhi di bambini e ragazzi, che familiarizzano con il gesto, imparano a riconoscere i brand e vi si affezionano. Una paziente analisi sulle ore di programmazione tv in Italia, condotta nel 2001 dall’Osservatorio nazionale alcol,  parlava di un “atto-alcol” ogni 13 minuti, “una frequenza praticamente doppia rispetto a quella registrata per gli atti-fumo e pari a 1 ogni 26 minuti – 6 all’ora”. Nella maggior parte dei casi il bicchiere era associato a momenti di convivialità e all’idea di successo.

LIMITI – In Italia la pubblicità radiotelevisiva di alcolici è vietata nei programmi rivolti ai minori e nei 15 minuti che li seguono e li precedono, non può “rivolgersi espressamente ai minori né “incoraggiare il consumo smodato di bevande alcoliche”. Non può attribuire all’alcol “efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità” o rappresentare minori che bevono alcol o presentare in modo positivo l’assunzione di bevande alcoliche.

SOCIAL NETWORK E NON SOLO – Ma l’industria pubblicitaria da tempo ha imparato a occupare i nuovi spazi, social network compresi. Nonostante i vari sistemi di filtro basati sull’età, recenti ricerche hanno evidenziato una notevole permeabilità  ai messaggi delle aziende produttrici di alcolici dei profili Twitter e Instagram riconducibili a utenti anche molto giovani. L’advertising, comunque, raggiunge alte proporzioni di ragazzi senza bisogno di spot tradizionali: tutta l’industria dello spettacolo, della musica, dello sport e, più in generale, del divertimento è territorio di caccia per fidelizzare nuovi consumatori.

Alcol e reato

Quando bere alcol può diventare un reato

 

(Articolo di Gino Grillo tratto dal sito http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/01/15/news/quando-bere-alcol-puo-diventare-un-reato-1.12785476 del 15 gennaio 2016)

 

Molto ascoltata dagli studenti la lezione del funzionario di polizia Alessandro Miconi.

TOLMEZZO. Un’attenta e partecipativa platea di studenti ha preso parte ieri all’incontro della polizia di Stato tenuto dal vicequestore aggiunto dottor Alessandro Miconi sul tema dell’alcolismo. Chiamati a questo incontro, tenutosi nell’aula magna dell’Ipsia Candoni un centinaio di studenti delle classi quarte con indirizzo professionale, tecnico industriale e liceo di scienze. Dopo l’introduzione della dirigente scolastica Manuela Mecchia, Miconi ha parlato della piaga dell’alcolismo. Il programma della giornata prevedeva di trattare anche il tema dell’uso e abuso delle sostanze stupefacenti, ma l’attenzione riservata all’uso dell’alcol da parte degli allievi ha fatto rimandare questo argomento a una data successiva. Miconi dopo avere spiegato come la piaga dell’alcolismo sia abbastanza diffusa anche fra i giovani di Carnia e Pedemontana, ha illustrato quali possano essere le motivazioni che avvicinano i giovani all’alcol. Fra queste le più ricorrenti la disinibizione che l’alcol può dare in casi di timidezza, l’imitazione del gruppo, la voglia di farsi accettare, il copiare l’atteggiamento degli adulti e i problemi esistenziali tipici della giovane età.

Molte le domande degli studenti che riguardavano le false credenze sull’alcol: il vicequestore ha smitizzato il fatto che l’alcol possa dare calore in ambienti freddi, che aiuti a digerire e a riprendersi da uno choc, evidenziando invece i rischi sia sanitari che legali a cui si può incorrere. «L’alcol – ha spiegato Miconi – può portare anche a conseguenze a danni collaterali che hanno influenza penale: reati come “bravate”, furti o risse vedono aggravarsi le sanzioni in caso di ubriachezza. Inoltre chi guida può perdere la patente, ma attenti, anche condurre una bicicletta con un tasso alcolico sopra la norma fa incorrere in sanzioni penali».

 

L’incontro è il primo di un ciclo di tre organizzati con l’istituto tolmezzino che si terranno durante l’anno scolastico: il 12 febbraio tratterà la sicurezza stradale, mentre il 10 marzo si toccherà il tema del bullismo.

L’Acat aiuta

Il compagno in lacrime «Ora lasciatemi in pace»

 

(Articolo di Francesco Turchi tratto dal sito http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2016/01/13/news/il-compagno-in-lacrime-ora-lasciatemi-in-pace-1.12771398 del 13 gennaio 2016)

 

Giuseppe Nocerino si chiude nel silenzio: «Non ho voglia di parlare con nessuno» L’associazione alcolisti: «Lei voleva uscirne e lui era al suo fianco agli incontri».

 

EMPOLI. «Non voglio parlare con nessuno, lasciatemi in pace». La voce rotta dal pianto di un uomo disperato. Giuseppe Nocerino, 38 anni, compagno di Beata Balon, non ha più voglia di parlare. Di raccontare cos’è successo nella casa al civico 28 di via Pasteur a Ponzano, dove ieri qualcuno ha portato una rosa, accompagnata da un biglietto: «Ciao, ti avevo appena conosciuto».

Quei momenti così drammatici Giuseppe l’ha già raccontati decine di volte agli inquirenti. Pronuncia poche parole, vuole restare da solo con il suo dolore, mettere un muro tra sé e il mondo esterno.

A confortarlo c’è un amico che ha conosciuto al club Acat (Associazione club alcologici territoriali) di Empoli, dove accompagnava Beata, alle prese da tempo con problemi di alcolismo: «Non sta bene – spiega Luca – quello che doveva dire l’ha detto agli inquirenti. È un momento delicato, è giusto lasciarlo tranquillo».

Giuseppe, stando a quanto raccontano i responsabili di Acat, aveva deciso di sostenere la battaglia contro l’alcol intrapresa da Beata. L’accompagnava puntualmente agli incontri dell’associazione, dove è prevista la presenza di un familiare o di un amico che condivide il dramma della persone alle prese con la dipendenza. Beata era seguita anche dal Centro alcologico regionale a Careggi. Ed era lì – sempre secondo alcuni conoscenti – che aveva conosciuto Giuseppe, che all’epoca lavorava come agente in un istituto privato che si occupava della vigilanza all’ospedale.

Poi Nocerino aveva perso il lavoro e, dopo un periodo di disoccupazione, per sei mesi aveva lavorato alla Revet di Empoli, prima di tornare nel settore della vigilanza come addetto all’antitaccheggio in un centro commerciale fiorentino.

«La loro relazione – racconta il presidente di Acat Empoli, Andrea Nocentini – andava avanti tra alti e bassi. D’altra parte posso assicurare che non è semplice stare accanto a una persona che ha questo tipo di problema. Che viene superato soltanto da una bassissima percentuale di alcolisti, siamo intorno al 5%. Giuseppe accompagnava Beata agli incontri dove viene spiegato a familiari o amici il comportamento da tenere per aiutare l’alcolista a superare la dipendenza».

A fine 2014 la 46enne Balon, nata a Varsavia ma residente in Italia fin dai primi anni Novanta, aveva deciso di lasciare il club Acat di Empoli, per iniziare a frequentare quello di Sovigliana, sempre insieme a Giuseppe: «In lei c’era la volontà di uscirne – spiega Iva Borgioli, punto di riferimento dell’associazione a Empoli -. Per un periodo l’avevo vista molto positiva, Giuseppe aveva anche frequentato un corso per diventare servitore-insegnante: si tratta di persone che hanno vissuto il dramma dell’alcolismo in prima persona, oppure accanto a un familiare. E si mettono a disposizione per aiutare gli altri, sulla base della propria esperienza: purtroppo nessuno ha la bacchetta magica. Per quello che ho avuto modo di vedere, il suo compagno voleva aiutarla, hanno fatto il cammino insieme. Poi però nell’ultimo anno li ho persi di vista». La notizia della morte di Beata in circostanze tutte da chiarire ha colpito al cuore Iva e tutti coloro che avevano frequentato la coppia: «Siamo sconvolti».

Alcol, nessuna dose è sicura

Vino, birra e alcol: nessuna dose è sicura e non ci sono benefici. Se si vuole fare prevenzione, è meglio non bere.

 

(Articolo di Fabio Di Todaro tratto dal sito http://www.ilfattoalimentare.it/vino-alcol-benefici-uk.html del 12 gennaio 2016)

 

Non esiste una quantità di alcol sicura per la salute dell’uomo, e nessuna dose è in grado di apportare benefici. Il governo della Gran Bretagna, nella persona di Sally Davies, consigliere in materia di salute dell’esecutivo, ha messo nero su bianco le evidenze da tempo note alla comunità scientifica. L’aggiornamento delle linee guida per il consumo di bevande alcoliche avverte i consumatori sulle possibili conseguenze legate all’abuso e smonta i falsi miti legati al consumo di vino rosso. Addio a qualsiasi azzardato legame con un miglioramento della salute cardiovascolare, neurologica e, soprattutto, con il rischio oncologico. Anche piccole quantità di alcol aumentano la probabilità di sviluppare almeno quattordici tipi diversi di tumore, tra cui quello al seno nelle donne. Un’evidenza già contenuta all’interno del precedente documento, relativo al 1995, e confermata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione. «Se si vuole fare prevenzione oncologica, è meglio non bere».

È la prima volta che un governo nazionale dice fuori dai denti che anche una birra a settimana può aumentare la probabilità di malattia. L’esecutivo inglese, a vent’anni dalla sua ultima pronuncia in materia, ha deciso di rivedere al ribasso le indicazioni sul consumo di bevande alcoliche. Se nel 1995 si parlava di un consumo massimo di 14 (per le donne) e 21 (per gli uomini) unità alcoliche a settimana, le nuove linee guida – redatte partendo dalle evidenze emerse in letteratura dal 2012 – uniformano i consumi raccomandati per gli uomini a quelli già indicati alle donne. Un taglio drastico, se si considera che molti specialisti soprassiedono di fronte al consumo di quattro unità alcoliche al giorno (pari ad altrettanti bicchieri da 125 millilitri) da parte della popolazione maschile. Tradotto in un’unità di misura più pratica, per tutelare il proprio stato di salute d’ora ogni consumatore non dovrebbe andare oltre il consumo di tre litri di birra e sette bicchieri di vino a settimana. Tra le nuove raccomandazioni si legge anche che «il consumo massimo di 14 unità alcoliche non dovrebbe mai essere concentrato in uno o due giorni, ma spalmato almeno su tre, se non di più». Inoltre occorrerebbe astenersi dal consumo di birra, vino e superalcolici almeno due giorni a settimana. «In modo che il fegato possa rigenerarsi».

«Con la diffusione delle nuove linee guida puntiamo a dare le informazioni più recenti per fare scelte consapevoli», dichiara Sally Davies. Concorde sulle posizioni espresse nel documento pure Peter Anderson, esperto nel campo delle dipendenze e docente all’Università di Newcastle, secondo cui sarebbe però stato più efficace parlare di «consumi occasionali e quotidiani: è difficile che un consumatore monitori i consumi settimanali». Riportati su base giornaliera non si dovrebbero assumere più di due bicchieri: sia per l’uomo sia per la donna. Per il consumo sporadico, invece, meglio non andare oltre quattro “drink” a sera. La presentazione del documento è stata propizia anche per smentire le proprietà “miracolose” del resveratrolo e ribadire che le donne in gravidanza dovrebbero astenersi completamente. «L’alcol -sostiene Emanuele Scafato, gastroenterologo, epidemiologo e direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità  – attraversa la placenta a una concentrazione equivalente a quella ingerita dalla madre, che dovrebbe farne a meno già nei mesi che precedono la gravidanza, se programmata. Le conseguenze della violazione di una regola di buon senso dipendono dalla quantità, dalla frequenza e dal periodo di consumo. Si va dal rischio di aborto all’insorgenza di difetti congeniti e ritardi nello sviluppo del neonato. Come documentato da una metanalisi appena apparsa su The Lancet- prosegue Scafato-  bere alcol in gravidanza aumenta (per il bambino) anche il rischio di sviluppare oltre quattrocento malattie. A rischio è soprattutto il primo trimestre, in cui la donna può non sapere di essere incinta».

Il documento ha provocato la reazione da parte dell’industria, delusa per il mancato coinvolgimento nella stesura delle linee guida. Nulla da fare, invece, nonostante le operazioni di lobbying in passato avessero portato più volte il governo a rimandare il giro di vite. Secondo Brigid Simmonds, amministratore delegato della British Beer and Pub Association, «adesso la Gran Bretagna non è più in linea con i consumi raccomandati da Stati Uniti, Francia, Italia e Spagna. In quasi tutti i Paesi le linee guida riconoscono delle differenze nella fisiologia e nel metabolismo tra i due sessi. Ridurre i consumi raccomandati per gli uomini vuol dire classificarli come soggetti a rischio, anche se la quota di consumatori che bevono oltre i limiti è già passata dal 41 al 34 per cento tra gli uomini e dal 33 al 26 per cento tra le donne». Una linea così drastica rischia di «far rientrare nella fascia dei consumatori a rischio tutti quegli uomini che consumano tra 14 e 21 unità alcoliche a settimana», fa eco Mike Benner, amministratore delegato della Società dei birrai indipendenti. «Sono stati ignorati i benefici sul benessere e lo stato d’animo che derivano dal consumo responsabile di una bevanda alcolica in ambienti ad alto tasso di socializzazione come i pub».

Considerazioni che, secondo Scafato, prescindono dall’evidenza scientifica: «Bere con moderazione, per il piacere che comporta, è fine a se stesso. Ritenere o, peggio, far ritenere che ciò giovi alla salute, senza fornire elementi di giudizio sulla prevalenza dei problemi causati dall’alcol alla salute, non favorisce le scelte informate che la scienza ha il dovere di supportare per evitare il rischio legato all’inconsapevolezza dei danni che l’alcol determina anche a quantità che le linee guida identificano in meno di un bicchiere al giorno, in media».

Consumo di alcol in calo tra i giovani

Alcol: consumo moderato diventa di tendenza tra giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/cibo_e_salute/2016/01/12/alcol-consumo-moderato-diventa-di-tendenza-tra-giovani_038b8c0e-a152-49b2-a043-6cbf4b64be68.html del 12 gennaio 2016)

 

Ricerca Heineken,per 38%’millennial’ no eccessi tutte sere fuori.

 

ROMA – Il consumo moderato di alcol sta diventando “cool” tra i millennial, ovvero i giovani tra 21 e 35 anni. Lo rileva un’ indagine realizzata da Canvas8 per conto di Heineken in cinque Paesi (Usa, Gran Bretagna, Olanda, Brasile e Messico). Il 75% dei millennial, infatti, dichiara di limitare la quantità di alcol che beve durante la maggior parte delle serate che passa fuori casa. Il 38% modera il consumo d’alcol tutte le volte.

A questo si correla la diffusione dei social media, che in questo gruppo d’età è particolarmente forte: per i millennial il controllo della propria immagine su questi canali è di primaria importanza e cercano, dunque, di evitare situazioni che possano metterli in imbarazzo, come mostrarsi alterati a causa di un consumo irresponsabile di alcol.

La ricerca sottolinea inoltre che il gusto (41%) e la qualità (32%) sono prioritarie nella scelta di cosa bere e che il prezzo è importante nelle scelte per meno di una persona su cinque (19%). Inoltre, il 97% pensa che bere eccessivamente non aiuti a incontrare qualcuno e ad avere una relazione e il 71% crede che la sua vita sia migliore quando modera il proprio comportamento.

Più di uno su tre (36%) si è sentito schernito per essere apparso ubriaco in una foto pubblicata sui social media.

“Questo studio dimostra – commenta Alfredo Pratolongo, direttore Comunicazione e Affari istituzionali di Heineken Italia – che la moderazione nel consumo di alcol sta diventando una scelta attiva per una generazione che ha consapevolezza della propria immagine e che vuole mantenere il controllo. Bere responsabilmente consente ai millennial di definire e controllare la propria reputazione e di raccogliere e gestire al meglio tutte le opportunità che vengono loro offerte”. Heineken ha svolto un’indagine affidata a Duepuntozero Doxa anche in Italia da cui emerge che per la maggior parte dei giovani intervistati bere responsabilmente significa non eccedere (66%), ma anche rispettare la vita propria e altrui e conoscere i propri limiti. I termini che più di frequente sono stati associati dagli intervistati al concetto di bere responsabilmente sono: vita, non rischiare, divertimento, controllo, limiti, non guidare, giusta quantità.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i giovani a scegliere di comportarsi responsabilmente durante le serate? Le motivazioni principali sono tre: il 53% non eccede per non stare male, il 47% per non incorrere in sanzioni amministrative e il 44% per non perdere il controllo. Dal 13 gennaio sarà on air Moderate Drinkers Wanted, la nuova campagna di Heineken parte della piattaforma globale di comunicazione “Enjoy Heineken Responsibly” nata nel 2004 per promuovere il consumo responsabile. Per la prima volta le donne sono il cuore della campagna, con il compito di incoraggiare gli uomini, con toni leggeri, a moderare il consumo d’alcol quando passano una serata.

Cala il consumo alcol nei giovani

Alcol e giovani: i consumi finalmente calano

 

(Articolo tratto dal sito http://www.bimbisaniebelli.it/bambino/12-16-anni/alcol-giovani-consumi-finalmente-calano-96944 del 08 gennaio 2016)

 

Buone notizie per alcol e giovani: gli adolescenti italiani riducono il consumo di bevande alcoliche. Fondamentale l’intervento della famiglia, che non deve avere paura di affrontare l’argomento.

Cala il consumo di alcol tra gli adolescenti. La buona notizia arriva dall’Osservatorio permanente giovani e alcol, che ha effettuato un’indagine con la Società italiana di medicina dell’adolescenza e l’Associazione laboratorio adolescenza. I genitori devono essere contenti, ma non possono rilassarsi: il loro ruolo è ancora fondamentale per contenere il fenomeno.

Tanti adolescenti astemi

Il 16% dei teenagers italiani dichiara di non aver mai assaggiato una sostanza alcolica e quasi il 24%, pur avendo avuto una o più esperienze in passato, attualmente non beve. Quattro ragazzini su 10, insomma, risultano astemi: di più rispetto all’ultimo sondaggio effettuato nel 2012. Diminuiscono sia i bevitori occasionali sia quelli abituali.

Si inizia dopo i 10 anni

Anche se cala il consumo di alcol tra gli adolescenti, per oltre 8 giovanissimi su 10 l’alcol fa parte dell’esperienza personale. Quasi il 38% ha bevuto per la prima volta dopo i 10 anni, mentre il 26,4% tra i 6 e i 10 anni e l’8% addirittura sotto i 6. In questi casi, fortunatamente, l’episodio resta occasionale, legato a ricorrenze o feste, e avviene sotto il controllo di adulti. A dimostrazione che il contesto familiare mantiene una funzione positiva e regolativa. L’esperienza dell’ubriachezza tocca almeno una volta il 18,5% degli intervistati: trainante in questi casi l’effetto del gruppo.

No al consumo precoce

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcol: dopo, si può iniziare con un bicchiere di vino al giorno fino ad arrivare al massimo a due in età adulta. Sulla base di evidenze scientifiche, infatti, chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio 4 volte maggiore di sviluppare dipendenza da alcol in età adulta rispetto a chi non inizia prima. Meglio ancora se si incomincia dopo i 21 anni.

Effetti sull’organismo

Il consumo precoce, inoltre, ha effetti negativi dal punto di vista neurologico, con sbalzi d’umore, perdita di controllo e aggressività, ma anche gastroenterologico, con danni gravi sul fegato e pancreas (steatosi epatica, cirrosi e pancreatite), ipertensione e cardiopatie.

Via di fuga dai problemi

Perché i giovani bevono? Nell’ordine: per appartenere al gruppo, divertirsi o sballarsi, dimenticare i problemi. E qui entra in gioco il ruolo fondamentale della famiglia come fonte di informazione, supporto e dialogo. Occorre passare messaggi corretti e insegnare che con l’alcol i problemi non si risolvono, ma anzi si moltiplicano.

DA SAPERE

 

PARLARNE A CASA 

L’argomento alcol non sembra molto presente nelle discussioni tra genitori e figli: le famiglie che trattano frequentemente il problema risultano una minoranza. E questo non è un bene, perché rimane sempre il pericolo che l’alcol entri nella vita degli adolescenti e vi rimanga a lungo.

 

Capodanno, divertirsi senza alcol

Capodanno. Notte a rischio, divertirsi senza alcol

 

(Articolo tratto dal sito http://www.diregiovani.it/news/46609-capodanno-rischio-alcol-scafato-cneps.dg del 29 dicembre 2015)

 

ROMA – “L’alcol non è per tutti, se è per un adulto, non lo è per un minore. La notte di Capodanno è a rischio”. Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol del Cneps (Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute) dell’Istituto superiore di sanità, lancia un appello in vista di Capodanno: giovani fate attenzione, genitori “siate coerenti nel ruolo educativo”. “Nei luoghi di aggregazione le modalità di festeggiamento consisteranno in brindisi di fine anno- spiega al portale Diregiovani.it- È chiaro che il tipo di modalità di festeggiamento è una scelta. In ogni caso l’alcol non è per tutti. Per un adulto, ma non per un minore”.

E i genitori “siano coerenti nel ruolo educativo”. Questo perché, dice ancora il direttore riferendosi ancora ai genitori, “se si preoccupano, in una sera qualunque, che i ragazzi non bevano e guidino, quella di Capodanno è una notte sicuramente più a rischio, quella in cui si contano, come nei festivi, il maggior numero di feriti e decessi, tutti evitabili”. Importante il rispetto delle regole: “Se si decide di consumare anche solo un bicchiere, conviene aspettare due o tre ore, infatti sotto i 21 anni alla guida è alcol zero. Conviene cedere a chi non ha bevuto per evitare anche sanzioni”.

Manifestare allegria alla fine dell’anno “significa tante cose. Bisogna essere attenti nei momenti in cui c’è bisogno di vigilanza”, del resto c’è il rischio “di essere oggetto al centro di fenomeni ‘alcol correlati’, come puo’ essere una rissa”. Meglio, quindi “divertirsi, ricordarsi, provare emozioni che nulla hanno a che vedere con l’uso di una sostanza psicoattiva. Bello passare momenti felici, happy hour significa mantenersi vigili ma pure rilassati”.

I ragazzi, durante le festività “sono molto più spesso inclini a consumare bevande alcoliche- dice ancora Scafato- Il consiglio è quello di cercare di non lasciarsi convincere ad avere comportamenti non tollerati dall’organismo. Importante è che possano avere l’opportunità di avere delle alternative. Delle bevande analcoliche consentono un divertimento sicuro alla pari di qualsiasi altro tipo di bevanda”.

Giocatori d’azzardo e bevitori eccessivi

Allarme feste per i giocatori d’azzardo e bevitori eccessivi

 

(Articolo tratto dal sito http://www.lextra.info/allarme-feste-giocatori-dazzardo-ed-bevitori-eccessivi/ del 24 dicembre 2015)

 

Intervista ai due portavoce del Comitato spontaneo provinciale dei Famigliari e degli ex giocatori ed ex-bevitori: la direttrice della UOC Dipendenze della ASL di Viterbo, la dr.ssa Anna Rita Giaccone e il dott. Luca Piras della Provincia di Viterbo sul pericolo che le feste possono rappresentare per i giocatori d’azzardo compulsivi e per i bevitori eccessivi.

D: Da chi è composto questo Comitato?

R: Si tratta di un Comitato Spontaneo sorto ormai da tempo per far sentire la voce degli ex giocatori, degli ex bevitori e dei loro famigliari che in questo territorio provinciale hanno fatto l’esperienza dei Gruppi di Mutuo-Aiuto della ASL e della Provincia di Viterbo. Si tratta dello stesso Comitato che tempo fa ha lanciato con successo l’iniziativa del Certificato di Responsabilità Sociale agli Esercizi Pubblici senza Slot.

I giocatori d’azzardo compulsivi e i bevitori eccessivi di alcolici rappresentano le due grandi tipologie costitutive delle dipendenze patologiche: la dipendenza da sostanze (es. l’alcol) o la dipendenze da comportamenti (es. il gioco d’azzardo con Slot, Gratta e vinci, lotterie, ecc). Molte dinamiche neurologiche, psicopatologiche e sociali sono comuni in entrambi i tipi di dipendenza: non è quindi un caso che utilizziamo per entrambe la metodologia dei Gruppi di mutuo-aiuto tra persone che hanno questo tipo di problemi.

Quando un giocatore o un bevitore riesce a smettere di bere o di giocare diventa un esperto di questo tipo di problemi perché basandosi sulla propria personale esperienza acquista una lucidità d’analisi e una competenza emotiva incredibile. Anche i famigliari di queste persone acquisiscono una competenza e una voglia di aiutare altri famigliari potente e contagiosa. Noi abbiamo l’onore di rappresentare e dare voce a questa comunità spontanea di persone che hanno affrontato il proprio problema personale e vogliono fare qualcosa anche per gli altri.

D: Perché il Comitato dei famigliari e degli ex ha lanciato questo particolare allarme?

R: Perche chi lo compone ha vissuto in prima persona, come famigliare o come persona dipendente, la criticità dei periodi delle festività. Le feste di questo periodo, ma in generale tutte le festività, possono creare a queste persone delle situazioni potenzialmente critiche che si aggiungono alle problematiche tipiche dell’abuso alcolico che già sperimentano. I motivi sono duplici.

D: Nelle festività cosa può accadere ai bevitori eccessivi o ai giocatori d’azzardo?

R: Quando una persona è diventata dipendente dall’alcol o dal gioco d’azzardo vive una situazione di separatezza rispetto alla realtà circostante: famiglia, lavoro, ecc. perché il focus della sua esistenza diventa la possibilità di poter continuare a giocare o bere a seconda dei casi. Su questa situazione tipica di ogni dipendenza le feste costituiscono un moltiplicatore sia degli stimoli e delle occasioni al bere (feste, incontri, brindisi, ecc) o al giocare (nuove e tradizionali Lotterie natalizie, nuovi Gratta e Vinci, ecc). 

Inoltre il bevitore o il giocatore solitamente si sente emotivamente molto distante dall’aria di festa che vede intorno a sé e a cui non riesce a partecipare. Percepisce come più evidente la sua solitudine quando tutti s’incontrano e festeggiano in famiglia con parenti o amici. Con le feste il confronto tra la propria situazione ed una presunta serenità degli altri diventa quindi bruciante. Il contatto tra questa sua situazione interna con quella esterna delle feste può far aumentare l’abuso alcolico o la compulsione al gioco d’azzardo incontrollato.

Un altro fattore che genera criticità è costituito da un particolarissimo meccanismo di condizionamento psicologico utilizzato dalle pubblicità dei prodotti alcolici e dalle lotterie di fine anno. Vediamo come funziona rispetto agli alcolici. Si tratta di “un’associazione cognitiva” che i pubblicitari creano tra i prodotti alcolici e l’ambientazione sociale di successo tipica delle ambientazioni in cui i personaggi della pubblicità li usano: es. gli alcolici vengono sempre inseriti in spot in cui c’è una situazione di convivialità festosa, di amici e famiglie che s’incontrano o dove si vedono persone che sembrano uscite da un film hollywoodiano, che comodamente sedute su una poltrona sorseggiano l’alcolico in abitazioni grandi e belle, con il caminetto acceso e la neve fuori. In questo tipo di pubblicità si cerca di creare l’associazione tra la bevanda alcolica e la connotazione sociale del bevitore di successo.

Ma anche rispetto alla promozione del gioco d’azzardo i pubblicitari si scatenano utilizzando meccanismi psicologici di “contrasto cognitivo” tra la percezione della propria situazione economica e sociale rispetto a quella che potrebbe diventare con il biglietto giusto della Lotteria o del Gratta e Vinci. Facendo leva sull’aspirazione diffusa al denaro e alla ricchezza come misura della felicità e della realizzazione personale vengono proposti ad un basso costo apparente biglietti che potrebbero cambiare la vita a chiunque. Infatti ogni gioco d’azzardo è congegnato per far vincere soltanto “il biscazziere” (Stato e gestori vari) e mai il giocatore. L’esempio delle Slot è illuminante: anche quando il giocatore vince qualcosa lo riperde subito, continuando a giocare tanto che ad un certo punto continua a giocare non per vincere ma per tentare di recuperare i tanti soldi persi.

D: Cosa si può fare per affrontare queste situazioni? Cosa possono fare le persone che hanno il problema del bere?

R: Le feste natalizie e di fine anno non rappresentano solo delle potenziali situazioni problematiche, paradossalmente possono anche essere delle occasioni di cambiamento. Questi bevitori continuamente si propongono “di smettere” ma la compulsione al gioco o al bere legata è fortissima, facendo crollare ogni proposito e così via nel tempo lungo un’escalation di degradazione fisica e dei rapporti sociali, famigliari e di lavoro. Può sembrare curioso ma per queste persone in tale situazione ogni piccolo evento della quotidianità può essere “magicamente” utilizzato per un nuovo tentativo da intraprendere: può essere il Natale, l’anno nuovo, la nascita di un figlio, la fine di un rapporto affettivo, ecc. Ecco quindi che i propositi tante volte infranti dall’attrazione per l’alcol o per il gioco d’azzardo, possono essere utilizzati per un nuovo tentativo: questa volta con l’aiuto dei servizi pubblici e di altre persone, quelle dei Gruppi, che il problema lo vogliono affrontare, unendosi.

Il segreto è questo: devono semplicemente smettere di ri-provarci da soli. Devono cioè provare a farsi aiutare. Ogni giocatore o ogni bevitore ha già promesso tantissime volte che “da domani” non avrebbe più giocato o bevuto. Poi quel giorno è stato uguale a tutti gli altri, fatto cioè di altre rovinose giocate o di altre continue bevute, di promesse e poi di sensi di colpa.

Morti per patologie causa alcol

La denuncia: “In 10 anni 700 morti per le patologie legate all’alcolismo”

 

(Articolo di Donatella Schettini tratto dal sito http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/12/20/news/in-10-anni-700-morti-per-le-patologie-legate-all-alcolismo-1.12651774 del 20 dicembre 2015)

 

I dati riferiti dal responsabile del servizio dell’Azienda sanitaria. In provincia di Pordenone più colpito il Distretto nord. Altissimi i costi sociali.

PORDENONE. Il 2,4 per cento dei decessi totali in provincia di Pordenone negli ultimi 10 anni è attribuibile all’alcol. Stiamo parlano di circa 700 persone. È il bilancio del servizio di alcologia della Azienda per l’assistenza sanitaria 5 di Pordenone.

L’incontro. Il servizio ha organizzato come ogni anno il tradizionale appuntamento natalizio con il brindisi con i pazienti seguiti e le associazioni che si occupano di queste problematiche.

L’incontro si è tenuto venerdì: il vescovo Giuseppe Pellegrini ha celebrato la messa nella cappella dell’ospedale e poi ci si è spostati nella sede del servizio. Ha fatto gli onori di casa il responsabile Paolo Cimarosti che nel formulare gli auguri ha ricordato l’importanza di curare la persona nella sua totalità.

Anche il direttore generale della Aas 5, Paolo Bordon, ha portato il suo saluto. Nel corso dell’omelia, il vescovo ha evidenziato l’importanza della forza che deriva dallo Spirito Santo e dal gruppo: «Avete sperimentato situazioni di difficoltà – ha detto monsignor Pellegrini – e quando tutto sembrava perso, con la forza e la decisione e l’aiuto di tante persone le avete superate».

Le vittime. Uno studio realizzato dal servizio, ha calcolato i decessi o i ricoveri attribuibili al consumo di queste sostanze nel decennio 2005-2014. È emerso che in questo periodo in provincia di Pordenone i decessi attribuibili all’alcol sono stati circa 700, pari al 2,4 per cento di quelli totali.

Le età e le cause. Lo studio ha evidenziato delle differenze, in base all’età e al genere. La fascia in cui si registra la percentuale maggiore di decessi per alcol è quella tra i 15 e i 34 anni, con il 17,4 per cento delle morti. Valori più elevati si registrano nel sesso maschile, 18,7 per cento.

Segue la fascia tra i 35 e i 64 anni con una percentuale del 6,4 per cento. «Le principali cause di mortalità alcol-correlata – spiega il dottor Paolo Cimarosti – sono risultate le patologie del fegato e gli eventi accidentali, tra cui in particolare le cadute e gli incidenti stradali». L’area dove si registra la percentuale più alta di mortalità alcol correlata è il Distretto nord.

I ricoveri. Lo studio ha preso in considerazione anche i ricoveri nelle strutture negli ospedali della provincia. Il dato, in questo caso, è riferito al 2014: i ricoveri ospedalieri che sono imputabili al consumo di alcol sono stati 644, pari all’1,5 per cento del numero complessivo. Anche in questo caso la maglia nera va al distretto Nord, dove si sono registrati tassi di ospedalizzazione più elevati della provincia. Le principali cause del ricovero sono cadute, patologie del fegato e ictus.

I costi. È stato anche calcolato quanto “pesa” sulle casse del servizio sanitario regionale questo tipo di problematica. Nel 2014 i costi legati alla ospedalizzazione alcol correlata (pari al 2,2 per cento dei ricoveri complessivi) si attestano su quasi tre milioni di euro.

Le giornate di degenza in ospedali sono state 5.274. La conclusione è che «l’impatto stimato sulla salute e sui servizi sanitari del consumo di alcol è risultato rilevante in termini di mortalità, ospedalizzazione e spesa sanitaria».

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