A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

  • Chi siamo
  • I nostri club
  • Appuntamenti / Vita sociale
  • Dove siamo / Contatti
  • Gallery
  • Biblioteca
  • ACAT
    • Foto e immagini
    • Appuntamenti
    • Interclub
  • Notizie
    • Alcolismo
    • Articoli di vario interesse
    • Appuntamenti / Vita sociale
    • Gioco d’azzardo

Archivi Tag: Alcolismo giovanile

Perchè accorciarsi la vita?

A causa dell’alcolismo si vivrà di meno

(Articolo di Bartolo Scandizzo tratto dal sito http://www.unicosettimanale.it/news/attualita/682703/a-causa-dellalcolismo-si-vivra-di-meno del 13 febbraio 2018)

Il fenomeno riguarda in misura preoccupante i giovani che frequentano locali notturni e in modalità associata: in comitive o gruppi di amici.

Saranno gli adulti di domani con l’uso esagerato e precoce di bevande alcoliche. A questa accoppiata hanno dedicato un articolo gli esperti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, apparso sulla rivista Alcohol and alcoholism, puntando il dito sugli effetti nefasti per il fegato. «Aumentano malattie croniche e progressive. Ci troveremo di fronte a una generazione di giovani adulti con malattie epatiche che oggi si vedono nei 70enni».

Valerio Nobili, responsabile della struttura semplice di Epatopatie metaboliche e autoimmuni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, spiega senza esitazioni: «In questo momento siamo di fronte a un allarme sociale. Fra i giovanissimi osserviamo due patologie che stanno crescendo in maniera esponenziale negli ultimi 15 anni: l’uso e l’abuso di bevande alcoliche e l’obesità. Se un bambino è obeso, ha quindi un’elevata probabilità di avere un fegato grasso, e se in età adolescenziale diventa anche un bevitore subisce l’effetto di due danni che non si sommano fra loro, ma si moltiplicano in modo esponenziale». Impossibile non legare questi comportamenti all’aumento, che pure rilevano Nobili e colleghi, di malattie croniche e progressive del fegato, come infiammazioni, steatosi (o “fegato grasso”) e fibrosi

«Ai ragazzi in sovrappeso – aggiunge Nobili – bisogna sommare i 3-400mila 14-16enni che fanno uso e abuso di alcol». Fra i comportamenti a rischio che i pediatri del Bambin Gesù hanno avuto modo di rilevare, c’è la «scoperta» del bere a stomaco vuoto, chiamata con un brutto neologismo drunkoressia. «Dopo un digiuno prolungato l’alcol viene assorbito completamente, con danni acuti gravi e potenzialmente letali (encefalopatia alcolica) e con danni a lungo termine se il comportamento è ripetuto. Questi ragazzi rischiano di arrivare a 35 anni con un fegato gravemente compromesso».

«Negli anni ’90 avevamo un acme dei fegati cirrotici intorno ai 60-70 anni, oggi si colloca in anticipo di 20 anni almeno. Ecco perché abbiamo scritto che questi bambini compromettono le loro aspettative di vita di almeno 20 anni. Una previsione – ricorda Nobili – tristemente avanzata già nel 2005 in un articolo sul New England Journal of Medicine: la generazione attuale di bambini sarà forse la prima dal dopoguerra ad avere un’aspettativa di vita inferiore a quella dei propri genitori».

Che fare? «Occorre unire gli sforzi, insieme alle istituzioni e ai pediatri – riassume Nobili -. Qualche esempio? Portare la frutta nelle scuole, promuovere il consumo di pesce (gli acidi grassi Omega-3, di cui è ricco specialmente il pesce azzurro, sono dei potenti “sgrassanti” naturali per il fegato e nella dieta dei bambini italiani la loro quantità è pari a un quinto di quella raccomandata). Bisogna trovare spazi per l’attività fisica, promuovere gli spostamenti a piedi. Tutto questo costa, denaro e impegno, ma il costo futuro di milioni di giovani adulti malati sarà infinitamente più alto.

Questo per la prevenzione. Per quel che riguarda invece gli interventi di recupero, c’è bisogno che i Piani sociali di zona prendano in carico il problema e attivino percorsi sperimentali per tentare di accompagnare fuori dalla zona a rischio soprattutto i giovani delle scuole superiori.

Anche i dirigenti scolastici dovrebbero farsi parte in causa nel sensibilizzare gli studenti che si apprestano ad organizzare i famosi Mak P (la festa scolastica organizzata in Italia al termine del quinto anno di scuola superiore, cento giorni prima della fine dell’anno scolastico) a limitare in modo consapevole l’uso di bevande alcoliche e far sottoscrivere ai partecipanti un impegno ad autocontrollarsi nell’uso di sostanze stupefacenti. Questo in considerazione del fatto che a questa “cerimonia” la stragrande maggioranza dei partecipanti sono minorenni in quanto la festa è aperta anche agli allievi delle classi inferiori a quella dell’ultimo anno.

Senza contare, poi, agli intrusi esterni che in molti casi vengono fatti entrare solo per implementare l’incasso della serata.

Insomma, prevenire invece che curare mi sembra ancora la migliore cura. Quando il vaso si sarà rotto, per quanto si è bravi ad incollare i cocci, sarà sempre un vaso rattoppato.

.

Il bere giovanile

Ministero della Salute:consumo di alcol tra giovani fenomeno preoccupante

Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante. I comportamenti di consumo diffusi tra i giovani richiedono una particolare attenzione e adeguati interventi, per la possibilità di gravi implicazioni di ambito non solo sanitario ma anche psico-sociale, data la facilità di associazione con altri comportamenti a rischio, assenze scolastiche, riduzione delle prestazioni scolastiche, aggressività e violenza, oltre alle possibili influenze negative sulle abilità sociali e sullo sviluppo cognitivo ed emotivo. Il binge drinking, modalità di consumo alcolico che comporta l’assunzione in un’unica occasione e in un ristretto arco di tempo di quantità di alcol molto elevate, è diffuso maggiormente tra i giovani di 18-24 anni; oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono per raggiungere i valori minimi nell’età anziana. La percentuale di binge drinker di sesso maschile è statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione degli adolescenti, (11-15 anni), ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto della maggiore età. Tra le bevande preferite dai giovani troviamo la birra soprattutto tra i ragazzi, seguita da aperitivi alcolici (alcolpops) mentre tre le ragazze gli aperitivi alcolici (alcolpops) sono al primo posto seguiti dalla birra. In Italia con la Legge 8 novembre 2012 n.189 vige il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, da ciò si deduce che i giovani di età inferiore ai 18 anni che consumano anche una sola bevanda alcolica durante l’anno presentano un comportamento a rischio nel consumo di alcol.

Bullismo e alcol

Bullismo, effetti sulla salute a lungo termine: depressione, abuso di alcol e stupefacenti

 

(Articolo tratto dal sito http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/2017/05/09/bullismo-gli-effetti-sulla-salute-a-lungo-termine-depressione-abuso-di-alcol-e-stupefacenti/ del 09 maggio 2017)

 

ROMA – Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l’immediato, si ripercuotono nel tempo. I bimbi che lo subiscono fin dalle scuole elementari hanno molte probabilità di soffrire di depressione, nonché di fumare, abusare di alcol e sostanze stupefacenti negli anni successivi all’episodio. Lo dimostra uno studio dell’Università di Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics, che ha analizzato i dati provenienti da sei nazioni statunitensi. Una ricerca condotta dal 2004 al 2011 che scandaglia la vita scolastica di 4,297 ragazzi seguiti nel corso di cinque anni.

LEGGI – Allarme bullismo, dalle aule ai social network: ne è vittima un adolescente su tre 

Grazie a un’analisi comparativa, i ricercatori hanno scoperto che le vittime “predilette” dai bulli sono ragazzi, minoranze sessuali e giovani che convivono con malattie croniche. Mentre età, obesità, razza/etnia, scarso rendimento scolastico e bassi introiti famigliari non sembrano trovarsi tra i motivi che mettono i più giovani nella condizione di essere presi di mira. Ma ancora più interessanti delle cause, sono gli effetti che l’abuso ha sulla salute dei piccoli. Non si tratta di una ripercussione soltanto immediata, che intacca la vita quotidiana, determinando una chiusura dei ragazzi in se stessi. Il bullismo presenta il proprio conto anche dopo anni.

“Chi ha subito abusi in quinta elementare ha più probabilità di mostrare sintomi di grave depressione l’anno successivo e ancora più probabilità di usare alcol, marijuana e tabacco dopo cinque anni”, ha detto Valerie Earnshaw, psicologa e autrice dello studio. “I sintomi depressivi mostrati nella ricerca aiutano a spiegare anche perché il bullismo è associato all’utilizzo di sostanze, suggerendo che i giovani potrebbero sfruttarle come forma di auto-medicamento per alleviare queste emozioni negative”. In particolare, in seconda superiore il 24 percento delle vittime prese in considerazione nella ricerca ha fatto uso di alcol, il 15,2 percento di marijuana, e l’11,7 percento di tabacco.

Il commento. “È vero: il tasso di depressione è altissimo tra adolescenti o giovani adulti che hanno subito forme di bullismo”, spiega a Repubblica Maura Manca, psicoterapeuta. “Questo perché, soprattutto nel caso di vittime sistematiche, i ragazzi si identificano nel ruolo di bullizzati. E costruiscono le loro relazioni sulla base della paura, dell’insicurezza e della mancanza di espressione. Una volta adulti, la repressione porta alla depressione, a disturbi del sonno, e nei casi più gravi si arriva anche all’autolesionismo. Mentre l’abuso di sostanze, per quel che riguarda la mia esperienza, è meno frequente”.

Come si possono evitare questi effetti a lungo raggio? “Interventi tempestivi”, ribatte Manca. “Bisogna riconoscere subito i segnali d’isolamento, ricostruire intorno al giovane una rete di relazioni che lo sostenga, capire a che livello è arrivato il problema. E prevedere, se necessario, il supporto di uno specialista”.

Troppo alcol tra i giovani

Alcolisti under 30, figli degli “shottini”

 

(Articolo di Cristina Privitera tratto dal sito http://www.lanazione.it/commento/giovani-1.3075122 del 30 aprile 2017)

 

Bevono tanto, troppo i ragazzini. La cronaca racconta ogni settimana di adolescenti, maschi e femmine, che finiscono in coma etilico e delle conseguenti chiusure dei locali che danno cocktail e ‘shottini’ a go-go senza chiedere la carta d’identità. E i numeri sono in crescita, allarmanti. Non solo per le percentuali che parlano del fenomeno dilagante delle grandi ubriacature una volta a settimana – dai 16 anni dicono le statistiche lo fa il 43,4% dei ragazzi, sopra i 18 anni anni si arriva al 62,5 – ma anche perché è ormai un dato acclarato che l’alcol in dosi massicce fa malissimo soprattutto ai giovanissimi, a chi ha meno di 21 anni.

Chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio assai maggiore di diventare alcolista rispetto a chi comincia dopo i 21. Non sarà allora un caso se chi si rivolge ai centri di trattamento per dipendenza da alcol nella Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) è sempre più giovane: il 10,7% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni. E’ l’altra faccia, quella oscura dell’allegra movida dei giovanissimi: l’alcolismo precoce.

Moda binge drinking

Binge drinking: nuova moda alcolica tra i giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.italyjournal.it/2016/06/13/binge-drinking-moda-giovani-puo-uccidere/ del 13 giugno 2016)

 

Bolzano è la città che ne fa più uso e può creare danni immediati o a lungo termine. Anche l’Unione Europea è preoccupata per il fenomeno.

‘Binge drinking’: ovvero bere almeno sei bicchieri di sostanza alcoliche in una sera soltanto. Va di moda in particolare tra i giovani e può essere fatale. Esportata dal Nord Europa, oggi è praticata con costanza a Bolzano, nettamente la città del nostro Paese che ne fa più uso.

Si tratta di una ‘pratica’ che vede spesso protagoniste le persone astemie, dunque ancora meno abituate a sopportare l’alcol. In una sera soltanto, si beve tutto ciò che abbia una qualche gradazione alcolica. Il ‘binge drinker’, attenzione, è chi abbia bevuto anche solo una volta in un anno più di sei bicchieri in una sera. E’ un fenomeno che in Italia viene costantemente monitorato dal 2003. Il motivo? A breve termine è foriero di incidenti stradali, a lungo termine porta sindromi psicotiche ed epatopatie.

L’Unione Europea è impegnata con l”Action plan on youth drinking and on heavy episodic drinking’. Il paradosso, infatti, è che il fenomeno dell’alcolismo è in costante calo un po’ ovunque, al contrario del binge drinking. Probabilmente perché si sottovalutano i rischi di fare una serata sola fuori dalle righe, in compagnia degli amici.

L’ultimo rapporto Istisan, del 2016, parla della fascia d’età tra i 18 e i 24 anni come di quella più colpita (21% di binge drinker tra i maschi, 7,6% tra le femmine). La prevalenza maschile è netta in tutte le fasce d’età, tranne che in quella tra gli 11 e i 15 anni, quando neanche ci si dovrebbe avvicinare all’alcol. Fortunatamente, tra i 16 e i 17 anni, le percentuali sono in calo nell’ultimo anno.

Dicevamo di Bolzano: qui un bevitore su quattro è considerato un binge drinker. E i morti causati dall’alcol, proprio in questa provincia, sono tre volte quelli del resto d’Italia. Solitamente, è a casa di amici che si presenta più facilmente questa tentazione. Poi c’è la birreria, che precede il ristorante. A casa propria è al quarto posto, di poco davanti alla discoteca. Chiudono: ‘per strada’ e ‘in altro luogo’.

Allarme alcol, sesso e dipendenze

Alcol, sesso e dipendenze: è allarme tra le adolescenti

 

(Articolo di Paola Dall’Anese tratto dal sito http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/04/21/news/alcol-sesso-e-dipendenze-e-allarme-tra-le-adolescenti-1.13342223 del 21 aprile 2016)

 

L’indagine dell’Usl 1 evidenzia la preoccupante omologazione di comportamenti tra maschi e femmine, soprattutto per quelli che sono considerati più a rischio.

BELLUNO. Ragazze terribili. Soltanto 16 anni fa erano i maschi ad avere comportamenti trasgressivi, ad abusare di alcol, fumo e droghe, ma anche ad essere emotivamente più fragili. In questi anni il cosiddetto sesso debole ha “recuperato” il terreno perduto e raggiunto i coetanei maschi, soprattutto per quel che riguarda gli atteggiamenti negativi.

È questa la tendenza che lo Spazio Adolescenti – Giovani dell’Usl 1 – tramite il coordinatore Galvano Pizzol e Alvaro Pra Baldi – ha rilevato nel corso dell’ultima indagine svoltasi nella primavera 2015. Sono stati esaminati 677 studenti di sette scuole superiori (dalla prima alla quinta) sparsi tra Belluno, Agordino e Cadore. «I ragazzi hanno bisogno di attenzione e punti di riferimento», ha detto il direttore dei servizi sociali Gian Antonio Dei Tos. «Punti di riferimento che vanno cercati nella famiglia», ha evidenziato anche la direttrice dell’ufficio scolastico, Michela Possamai.

Lo studio, arrivato alla quinta edizione (partito nel 1999 viene fatto ogni quattro anni), ha messo a confronto gli ultimi 16 anni per avere un quadro sui cambiamenti degli adolescenti, sui loro comportamenti a rischio e sull’immagine che hanno di loro stessi.

È emerso che sono le ragazze quelle ad avere maggiori fragilità a livello psicologico, anche se continuano ad avere i migliori risultati scolastici.

Le novità. A fronte di un aumento degli adolescenti che si astengono dall’uso continuato di sostanze (58% di maschi e 66% femmine), si evidenzia un andamento parallelo e omologo tra maschi e femmine nell’immagine di sè, con un incremento delle problematicità e una correlazione tra uso di sostanze e risultati scolastici insufficienti. Vanno sparendo le diversità di genere nei comportanti a rischio, come nell’uso delle cinture di sicurezza (il 13,3% dei maschi non le usa contro il 13,1% delle donne), nel salire su un’auto guidata da qualcuno che ha bevuto (il 18,7% dei ragazzi e il 26,5% delle femmine), nel fumare sigarette (entrambi i generi accendono la prima tra i 13 e i 14 anni), nel consumo di hashish (il primo consumo inizia per i maschi dopo i 14 anni, mentre per il sesso debole si è anticipata tra i 15-16) e nell’utilizzo di ectasy (2% per entrambi i generi).

Aumentano anche i comportamenti aggressivi e lesivi tra le donne. Nel 2011, il 9,3% delle minorenni si era trovata coinvolta in uno scontro fisico, mentre nel 2015 la percentuale è salito al 16,5%; per i maschi, invece, è stato evidenziato un calo dell’aggressività, dal 33,2% al 23%. «Insomma si denota una crescita della conflittualità sociale tra i giovani», dicono Pizzol e Pra Baldi.

Le dipendenze. Restano confermate le dipendenze da alcol, fumo e droghe, con un balzo anche qui in avanti del sesso debole. «Nel 2015 c’è stata una ripresa di chi usa hashish o marijuana (il 31,1% dei maschi contro il 25,8% del 2011, il 22,2% delle ragazze, contro il 15% di quattro anni prima). Il 25% di entrambi i sessi è fumatore abituale.

Comportamenti a rischio. Un altro problema si sta facendo avanti: l’aumento di rapporti sessuali non protetti. Il 15,8% dei giovani intervistati ha risposto di non aver mai usato alcun metodo anticoncezionale. «E questo è il valore più alto in questi 16 anni (era il 12,2% nel 2007). Questi comportamenti portano alla trasmissione di malattie veneree, ma anche a gravidanze in età giovanile (il 4,5% delle ragazze). Cresce anche la promiscuità sessuale dei maschi, che passa da 6,3% nel 2011 all’11,9% nel 2015.

Appello ai giovani no-alcol

«Non berti il cervello, usalo», la Bassa Bresciana lancia l’appello ai giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_marzo_18/non-berti-cervello-usalo-brescia-appello-alcol-giovani-5f1e0dc4-ecff-11e5-a691-1e1091159f0c.shtml?refresh_ce-cp del 18 marzo 2016)

 

Nasce da una provocazione raccolta dal «Centro per la famiglia di Orzinuovi» la campagna antialcol che interesserà Verolanuova, Manerbio, Roccafranca e Flero.

Alla fine la foto di quei bagni lordati dall’eredità di un sabato sera ad alto tasso alcolico, pubblicati sui social dal direttore dell’oratorio di Orzinuovi, don Luciano Ghidoni, aveva sortito l’effetto sperato: aveva mosso le coscienze, fatto riflettere su quello che per tanti giovani, soprattutto adolescenti, sembrava l’approdo necessario di ogni fine settimana, non divertente se non annegato nella birra, ammazzato da una raffica di «shottini» o colorato da una brocca formato XL di pirlo.
«Non berti il cervello, usalo!» è nato così, da una provocazione raccolta dal «Centro per la famiglia di Orzinuovi» e da un tavolo al quale si sono seduti, società sportive, associazioni giovanili, forze dell’ordine, amministratori e, soprattutto, i gestori dei bar della cittadina della Bassa Bresciana.

Sempre più famiglie chiedono aiuto per gestire i figli

«Si tratta – spiega Ettore Botti presidente del centro “Per la famiglia”, cooperativa di ispirazione cattolica, che offre consulenza e assistenza sui problemi della coppia e sulle fatiche di crescere i figli – di un percorso nel quale vogliamo prenderci cura degli adolescenti con un’opera che sia di prevenzione contro l’abuso di alcol e di educazione. Abbiamo messo attorno ad un tavolo una serie di realtà che operano nella comunità e abbiamo chiesto loro un impegno concreto ad affrontare il tema sottoscrivendo una carta dei valori e dei comportamenti virtuosi».
Sempre più famiglie bussano in questi mesi alla porta del Centro (in via Tito Speri a Orzinuovi, provincia di Brescia) per chiedere un aiuto su come gestire il figlio adolescente che il sabato sera torna a casa ubriaco o il cui abuso lo ha fatto finire in pronto soccorso.

Le tappe del progetto

Che fare? «Ognuno deve impegnarsi a svolgere il compito che gli deriva dal suo ruolo – osserva Botti -: il barista a far rispettare le regole e i divieti sulla somministrazione degli alcolici; le autorità alla repressione e ai controlli; le scuole all’educazione; le associazioni a divulgare messaggi positivi che mirano ad un comune obiettivo: la salute psichica e fisica dei ragazzi, la tutela dei minori, l’educazione al rispetto di se stessi, degli altri e dei beni comuni, il divertimento sano e la legalità». Principi che diventano le tappe di un percorso che si aprirà ufficialmente il 17 aprile ad Orzinuovi con una corsa podistica e la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Poi inizieranno gli incontri per i genitori e, nelle scuole della zona, quelli per i giovani. Bar e negozi esporranno il logo dell’iniziativa come certificazione che li si lavora per arginare e prevenire l’abuso di alcol fra i giovanissimi. Un progetto quello di Orzinuovi (già capofila di un percorso di educazione sui social network) destinato a fare scuola anche altrove. Si sono già mostrati interessati all’iniziativa i comuni di Verolanuova, Manerbio, Roccafranca e Flero.

No alcol – Ordinanza a Jesolo

ORDINANZA ANTI-SBALLO: NIENTE ALCOL
IN STRADA A PASQUA E PASQUETTA

 

(Articolo tratto dal sito http://www.leggo.it/news/italia/jesolo_ordinanza_sballo_alcol_pasqua-1615216.html del 16 marzo 2016)

 

JESOLO – Pasqua senza alcol a Jesolo: il sindaco ha emanato oggi un’ordinanza che fa divieto, nella zona del Lido, arenile compreso, di vendere per asporto (anche attraverso distributori automatici) bevande alcoliche dalle 22 di sabato 26 marzo alle 24 di lunedì 28 e di detenere e consumare alcolici in luogo pubblico, tranne l’interno dei bar.  «Il provvedimento – spiega il sindaco Valerio Zoggia – tutela non soltanto gli ospiti che giungeranno durante le festività pasquali, ma anche i locali del Lido. Ed è un chiaro segnale contro le ’feste alcoliche’ annunciate sui social network. I giovani che pensano di venire qui per ubriacarsi e creare problemi di ordine pubblico non sono i benvenuti». La violazione dell’ordinanza comporterà, oltre che pesanti sanzioni, anche denunce penali.

Giovani, droga e alcol

Droga e alcol sono al primo posto per sballo giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://medicalive.it/droga-e-alcol-sono-al-primo-posto-per-sballo-giovani/ del 08 marzo 2016)

 

Almeno una volta negli ultimi trenta giorni, l’1% studenti ha fatto uso di alcol e pasticche.

L’uso combinato di sostanze stupefacenti illegali (dalla cannabis fino alle smart drugs) insieme all’abuso alcol, guadagna il primo posto nella classifica dello “sballo del sabato sera” tra i giovani di eta’ compresa tra i 15 e i 19 anni. Lo spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, che ha condotto una ricerca proprio per analizzare il consumo di sostanze e comportamenti a rischio tra gli adolescenti italiani. Ed e’ stato il poliabuso, un mix di alcol e barbiturici, forse una delle cause che ha portato all’uccisione del ragazzo di 23 anni alla periferia di Roma da parte di due giovani che durante un festino avevano appunto abusato di alcol e cocaina. Dalla ricerca del Cnr, si evince che almeno una volta negli ultimi trenta giorni, l’1% degli studenti intervistati ha fatto uso di alcol e pasticche: “In particolare, – spiega la ricercatrice – ad aver consumato cocaina recentemente (negli ultimi 12 mesi) è circa il 2,6% degli studenti, mentre a consumarla correntemente (negli ultimi 30 giorni) è l’1,5% (2,2% maschi e 0,8% femmine), ovvero 40,000 studenti”. Tra i consumatori correnti di cocaina, circa un terzo ha fatto anche uso di alcol e pasticche negli ultimi trenta giorni: “Addirittura sei su dieci tra coloro che hanno consumato cocaina almeno una volta negli ultimi trenta giorni ha avuto anche un episodio di intossicazione alcolica nello stesso periodo (61% dei maschi e 56% delle femmine), ovvero 25,000 studenti, e l’86%, – prosegue la Molinaro – corrispondente a circa 34,000 studenti, ha avuto almeno un episodio di binge drinking, cioè 5 o più bevute di fila (85% dei maschi e 87% delle femmine)”.

Dall’analisi dello studio del Cnr c’e’ un altro dato allarmante: crescono gli utilizzatori di sostanze psicoattive “sconosciute”. Secondo la stima della Molinaro, “circa il 2,5% di studenti di eta’ compresa tra i 15 e i 19 anni ha assunto almeno una volta nella vita sostanze psicoattive sconosciute senza sapere di cosa si trattasse. Il 56% circa di questi studenti le ha assunte per non piu’ di 2 volte, ma per il 23% si e’ trattato di ripetere l’esperienza oltre 10 volte.

Alcol e atti vandalici

Atti vandalici in centro, Acat: «Colpa dell’abuso di alcol tra i giovani. Ecco cosa fare»

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ilgiunco.net/2016/02/03/atti-vandalici-in-centro-acat-colpa-dellabuso-di-alcol-tra-i-giovani-ecco-cosa-fare/ del 03 febbraio 2016)

 

GROSSETO – «I fatti gravissimi, che sabato scorso hanno trasformato il centro storico della nostra città in un saloon a cielo aperto, ci spingono ad intervenire come Associazione dei Club Alcologici Territoriali». Così l’Acat interviene non solo sugli atti vandalici messi a segno da alcuni ragazzi, ma anche sull’abuso di alcol tra i giovani che è spesso la causa o comunque una delle cause di tali comportamenti.

«È l’ennesimo episodio di un’escalation dei problemi correlati all’uso dell’alcol, che coinvolge i giovanissimi grossetani da molti anni un problema che si è accentuato negli ultimi mesi – si legge nella nota del club alcologico -. L’allarme aumenta se ricordiamo i numerosi episodi di coma etilico tra gli stessi giovani e la ripresa delle morti per overdose da droga degli ultimi mesi. Gli adulti hanno ridotto i consumi (abbiamo un basso tasso di forti bevitori rispetto ai tassi regionali), mentre tra i giovani sono aumentati i comportamenti a rischio (abbiamo il tasso di binge-drinking, 6 unità alcoliche in 2 ore di tempo, più alto della Toscana). Siamo di fronte ad un “spaccatura” generazionale: gli adulti sembrano aver lasciato i propri figli a se stessi, eppure sono le famiglie che educano al bere: i nostri minori iniziano a bere vino ai pasti in casa secondo la nostra cultura mediterranea, ormai indifendibile».

«Il fatto che la legge venga aggirata agevolmente da ragazzi maggiorenni, che comprano bevande alcoliche nei supermercati anche per i minorenni, dimostra lo scarso impatto delle pur necessarie politiche restrittive. Solo un reale aumento del costo delle bevande alcoliche, come consiglia l’Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbe essere un deterrente reale per i giovanissimi». Prosegue l’Acat.

«La partita si gioca sulla prevenzione – continua -: è stato lanciato dalle istituzioni socio-sanitarie (Società della salute-Coeso e Comune), in collaborazione con le associazioni di volontariato come le nostre, un piano della durata di 5 anni che coinvolgerà tutte le scuole (insegnanti e genitori in primo luogo e non solo i ragazzi) di ogni ordine e grado con un osservatorio che monitorerà epidemiologicamente il processo che punta alla riduzione drastica dei consumi giovanili (il gold standard per i minorenni secondo l’OMS è zero)».

«Su breve periodo c’è una risorsa gratuita: la nostra. Per i genitori in difficoltà sono aperti 16 Club in ogni quartiere della città, che si basano su un approccio familiare e che hanno risultati positivi nell’80% dei casi (valutazione dell’Istituto Superiore di sanità). I servizi socio-sanitari sanno dove trovarci (siamo in ogni circoscrizione e in ogni parrocchia) e per un accesso diretto – conclude Acat – basta chiamare tutti i mercoledì dalle 15 alle 17 0564 451126 o mandare un fax allo stesso numero».

Pagina successiva »

Prossimi eventi

Non ci sono eventi in arrivo al momento.

Visite Totali Sito

| _ |

CyberChimps WordPress Themes

CyberChimps ©2026
Il sito ACAT CastelScaligero utilizza cookie tecnici per una migliore navigazioneOk