A.C.A.T. Villafranca "Castel Scaligero"

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Archivi Tag: Alcolismo giovanile

Consumo di alcol in calo tra i giovani

Alcol: consumo moderato diventa di tendenza tra giovani

 

(Articolo tratto dal sito http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/cibo_e_salute/2016/01/12/alcol-consumo-moderato-diventa-di-tendenza-tra-giovani_038b8c0e-a152-49b2-a043-6cbf4b64be68.html del 12 gennaio 2016)

 

Ricerca Heineken,per 38%’millennial’ no eccessi tutte sere fuori.

 

ROMA – Il consumo moderato di alcol sta diventando “cool” tra i millennial, ovvero i giovani tra 21 e 35 anni. Lo rileva un’ indagine realizzata da Canvas8 per conto di Heineken in cinque Paesi (Usa, Gran Bretagna, Olanda, Brasile e Messico). Il 75% dei millennial, infatti, dichiara di limitare la quantità di alcol che beve durante la maggior parte delle serate che passa fuori casa. Il 38% modera il consumo d’alcol tutte le volte.

A questo si correla la diffusione dei social media, che in questo gruppo d’età è particolarmente forte: per i millennial il controllo della propria immagine su questi canali è di primaria importanza e cercano, dunque, di evitare situazioni che possano metterli in imbarazzo, come mostrarsi alterati a causa di un consumo irresponsabile di alcol.

La ricerca sottolinea inoltre che il gusto (41%) e la qualità (32%) sono prioritarie nella scelta di cosa bere e che il prezzo è importante nelle scelte per meno di una persona su cinque (19%). Inoltre, il 97% pensa che bere eccessivamente non aiuti a incontrare qualcuno e ad avere una relazione e il 71% crede che la sua vita sia migliore quando modera il proprio comportamento.

Più di uno su tre (36%) si è sentito schernito per essere apparso ubriaco in una foto pubblicata sui social media.

“Questo studio dimostra – commenta Alfredo Pratolongo, direttore Comunicazione e Affari istituzionali di Heineken Italia – che la moderazione nel consumo di alcol sta diventando una scelta attiva per una generazione che ha consapevolezza della propria immagine e che vuole mantenere il controllo. Bere responsabilmente consente ai millennial di definire e controllare la propria reputazione e di raccogliere e gestire al meglio tutte le opportunità che vengono loro offerte”. Heineken ha svolto un’indagine affidata a Duepuntozero Doxa anche in Italia da cui emerge che per la maggior parte dei giovani intervistati bere responsabilmente significa non eccedere (66%), ma anche rispettare la vita propria e altrui e conoscere i propri limiti. I termini che più di frequente sono stati associati dagli intervistati al concetto di bere responsabilmente sono: vita, non rischiare, divertimento, controllo, limiti, non guidare, giusta quantità.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i giovani a scegliere di comportarsi responsabilmente durante le serate? Le motivazioni principali sono tre: il 53% non eccede per non stare male, il 47% per non incorrere in sanzioni amministrative e il 44% per non perdere il controllo. Dal 13 gennaio sarà on air Moderate Drinkers Wanted, la nuova campagna di Heineken parte della piattaforma globale di comunicazione “Enjoy Heineken Responsibly” nata nel 2004 per promuovere il consumo responsabile. Per la prima volta le donne sono il cuore della campagna, con il compito di incoraggiare gli uomini, con toni leggeri, a moderare il consumo d’alcol quando passano una serata.

Cala il consumo alcol nei giovani

Alcol e giovani: i consumi finalmente calano

 

(Articolo tratto dal sito http://www.bimbisaniebelli.it/bambino/12-16-anni/alcol-giovani-consumi-finalmente-calano-96944 del 08 gennaio 2016)

 

Buone notizie per alcol e giovani: gli adolescenti italiani riducono il consumo di bevande alcoliche. Fondamentale l’intervento della famiglia, che non deve avere paura di affrontare l’argomento.

Cala il consumo di alcol tra gli adolescenti. La buona notizia arriva dall’Osservatorio permanente giovani e alcol, che ha effettuato un’indagine con la Società italiana di medicina dell’adolescenza e l’Associazione laboratorio adolescenza. I genitori devono essere contenti, ma non possono rilassarsi: il loro ruolo è ancora fondamentale per contenere il fenomeno.

Tanti adolescenti astemi

Il 16% dei teenagers italiani dichiara di non aver mai assaggiato una sostanza alcolica e quasi il 24%, pur avendo avuto una o più esperienze in passato, attualmente non beve. Quattro ragazzini su 10, insomma, risultano astemi: di più rispetto all’ultimo sondaggio effettuato nel 2012. Diminuiscono sia i bevitori occasionali sia quelli abituali.

Si inizia dopo i 10 anni

Anche se cala il consumo di alcol tra gli adolescenti, per oltre 8 giovanissimi su 10 l’alcol fa parte dell’esperienza personale. Quasi il 38% ha bevuto per la prima volta dopo i 10 anni, mentre il 26,4% tra i 6 e i 10 anni e l’8% addirittura sotto i 6. In questi casi, fortunatamente, l’episodio resta occasionale, legato a ricorrenze o feste, e avviene sotto il controllo di adulti. A dimostrazione che il contesto familiare mantiene una funzione positiva e regolativa. L’esperienza dell’ubriachezza tocca almeno una volta il 18,5% degli intervistati: trainante in questi casi l’effetto del gruppo.

No al consumo precoce

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcol: dopo, si può iniziare con un bicchiere di vino al giorno fino ad arrivare al massimo a due in età adulta. Sulla base di evidenze scientifiche, infatti, chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio 4 volte maggiore di sviluppare dipendenza da alcol in età adulta rispetto a chi non inizia prima. Meglio ancora se si incomincia dopo i 21 anni.

Effetti sull’organismo

Il consumo precoce, inoltre, ha effetti negativi dal punto di vista neurologico, con sbalzi d’umore, perdita di controllo e aggressività, ma anche gastroenterologico, con danni gravi sul fegato e pancreas (steatosi epatica, cirrosi e pancreatite), ipertensione e cardiopatie.

Via di fuga dai problemi

Perché i giovani bevono? Nell’ordine: per appartenere al gruppo, divertirsi o sballarsi, dimenticare i problemi. E qui entra in gioco il ruolo fondamentale della famiglia come fonte di informazione, supporto e dialogo. Occorre passare messaggi corretti e insegnare che con l’alcol i problemi non si risolvono, ma anzi si moltiplicano.

DA SAPERE

 

PARLARNE A CASA 

L’argomento alcol non sembra molto presente nelle discussioni tra genitori e figli: le famiglie che trattano frequentemente il problema risultano una minoranza. E questo non è un bene, perché rimane sempre il pericolo che l’alcol entri nella vita degli adolescenti e vi rimanga a lungo.

 

Alcool, in Italia ogni anno diciassettemila morti

Alcool, in Italia ogni anno diciassettemila morti

 

(Articolo tratto dal sito

http://www.dire.it/21-11-2015/25599-alcool-in-italia-ogni-anno-diciassettemila-morti/ del 21 novembre 2015)

 

ROMA  – Diciassettemila morti per le conseguenze dell’alcool ogni anno in Italia, 775.000 minori considerati consumatori a rischio nel nostro Paese che diventano 1,6 milioni se si prendono in considerazione i giovani fino a 25 anni; 1,7 milioni di possibili decessi per tumori legati al consumo di bevande alcoliche entro il 2030 nel mondo. Ed ancora: un minore su due che dichiara di consumare alcolici anche se proibito e 2 su 3 che hanno ammesso di averne acquistati nei negozi nonostante i divieti. Il tutto per una spesa sanitaria e sociale che in Italia supera i 25 miliardi. Sono numeri che fanno paura quelli elencati dal professor dell’Istituto superiore di sanità Emanuele Scafato, intervenuto in occasione della XII edizione del Sanit, il villaggio del benessere in programma dal 20 al 22 novembre al palazzo dei congressi dell’Eur, a Roma. Ad ascoltare la relazione sui danni causati dall’alcol oltre 1500 ragazzi in due giorni.

Sabato è stato il turno degli studenti dei licei romani Labriola, Manara e Giulio Cesare e dell’istituto comprensivo Magarotto. Il messaggio è chiaro: bere alcolici, soprattutto per chi non ha ancora raggiunto i 18 anni fa male. “Il danno- spiega Scafato- non è tanto l’intossicazione, l’ubriacatura, come sarebbe facile immaginare. L’alcol se non viene metabolizzato raggiunge le zone grasse e il cervello. I neuroni muoiono, soprattutto quelli della zona dell’ippocampo che è la regione dedicata alla memoria e all’orientamento visulspaziale. Il cervello rischia poi di cristallizzarsi e non si sviluppa. Inoltre è stato dimostrato che se raggiunge le zone adipose del seno con dosi superiori ad un bicchiere di qualsiasi bevanda, l’alcol può creare lesioni che possono trasformarsi in lesioni cancerose”.

Per far passare il messaggio ai ragazzi Scafato ha usato un’arma molto efficace: dopo aver fatto indossare ai ragazzi occhiali con lenti deformate che simulano gli effetti dell’alcol, ha ricordato alcune celebrità finite male per colpa di wodka, wisky e rum: da Whitney Houston, morta affogata dopo aver bevuto, ad Amy Winehouse, deceduta per coma etilico. Citando anche casi di alcolisti in vita che hanno distrutto la loro carriera, da Britney Spears ai celebri maghetti Harry Potter ed Ermione, dipendenti fin da quando avevano all’incirca 10 anni. I consigli per evitare tutto ciò sono chiari: “E’ sconsigliato ai giovani sotto i 18 anni di bere alcol, anche un solo bicchiere- ha concluso Scafato- non si tratta solo di motivazioni legali ma anche di salute: l’alcol è tossico e non viene metabolizzato dall’organismo”. Ma attenzione anche alle altre dipendenze, vecchie e nuove: fumo, droghe, ludopatia e dipendenza da internet. Anche per tutto ciò il consiglio è lo stesso: attivare la capacità critica ed informarsi bene prima di provare. Sempre.

L’effetto dell’alcol è deleterio perché il fegato non è «pronto»

L’effetto dell’alcol è deleterio perché il fegato non è «pronto»

 

(Articolo di Danilo di Diodoro tratto dal sito http://www.corriere.it/salute/pediatria/15_ottobre_16/effetto-dell-alcol-deleterio-perche-fegato-non-pronto-72f16432-73f0-11e5-846d-a354bc1c3c5e.shtml?refresh_ce-cp del 19 ottobre 2015)

 

L’enzima che permette la metabolizzazione funziona molto meno rispetto agli adulti, con la possibilità di danni maggiori soprattutto a livello neuronale e del fegato.

Un ruolo sicuramente parecchio negativo nello sviluppo corretto del sistema nervoso nel corso dell’adolescenza lo gioca anche il consumo continuativo di alcol. «Il ministero della Sanità ha stabilito che oltre un’unità alcolica per le donne (vale a dire poco più di un bicchiere di vino, ndr), e due unità alcoliche per l’uomo, l’alcol può causare effetti tossici», spiega la professoressa Paola Fadda, del Dipartimento di Scienze Biomediche, Sezione di Neuroscienze e Farmacologia Clinica, dell’Università di Cagliari. «In realtà non esistono quantitativi minimi al di sotto dei quali gli effetti tossici sono sicuramente evitati – prosegue la specialista -. Infatti, non tutta la popolazione ha le stesse risposte all’alcol. Gli adolescenti sotto i 20 anni sono più a rischio, e le ragazze più dei ragazzi, perché l’enzima alcol-deidrogenasi, quello che permette la metabolizzazione dell’alcol, funziona molto meno rispetto agli adulti, con la possibilità, quindi, di danni maggiori soprattutto a livello neuronale e del fegato».

Assottigliamento della corteccia cerebrale

I danni dell’alcol sullo sviluppo del cervello adolescente sono stati dimostrati anche da una ricerca effettuata con la risonanza magnetica eseguita su un gruppo di ragazzi rispettivamente a 18 anni, poi a 19 e infine 21. I risultati delle tre Risonanze successive hanno mostrato un assottigliamento della corteccia cerebrale tra gli utilizzatori di questa sostanza. «Un dato che potrebbe indicare un pruning non favorevole, e/o un’inibizione della moltiplicazione cellulare, oppure ancora la morte di cellule cerebrali» sottolineano gli autori dello studio, guidati dalla dottoressa Joanna Jacobus dell’University of California di San Diego, che hanno pubblicato la loro sperimentazione sulla rivista scientifica Developmental Cognitive Neuroscience.

Riduzione di vigilanza e attenzione

Uno dei motivi per cui bere alcolici è molto pericoloso per i giovani è che questa sostanza aggiunge il suo effetto, non solo disinibitore, alle mutazione già in corso nei giovani cervelli. Compromette le funzioni cerebrali in corteccia orbito-frontale e ippocampo, causando riduzione di vigilanza e attenzione, del coordinamento motorio, e delle capacità di giudizio e decisionale.

Giovani e alcol, divertirsi da morire…

Giovani e alcol, divertirsi da morire…

 

(Articolo di Stefania Castella tratto dal sito http://www.ilgiornaleweb.it/cultura/societa/2087_giovani-e-alcol-divertirsi-da-morire-au55.html del 08 ottobre 2015)

Sarebbe semplice dire “fa male” e basta. L’alcol è la prima causa di mortalità tra i giovani fino ai 29 anni. Che sia occasionale che sia abitudinario alzare il gomito al di sotto di una certa età è meccanicamente, scientificamente, più pericoloso che in altre fasi, in altre fasce. Gli enzimi determinati a scindere l’etanolo e tutte le sostanze nocive contenute in certi bicchierini, nel periodo adolescenziale non metabolizzano la stessa quantità di sostanze, come succede più avanti negli anni.

Sotto un certa soglia d’età quindi la tolleranza del nostro fegato, del corpo, tutto il corpo, dovrebbe essere pari a zero: Zero alcol, e per le donne dotate di una forte quantità di liquidi in meno, i danni sono ancora più gravi.

Eppure si beve, si beve in occasioni speciali, si beve per festeggiare la squadra, per sentirsi parte di un nucleo, per sentire quella leggerezza che l’età impone. Secondo i dati Espad (European School Project on Alcool and Other Drugs) progetto europeo di indagini sull’uso di alcol, droga e sostanze psicoattive nelle scuole, curato per la parte italiana dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, con il coinvolgimento e i dati relativi ad oltre 40 paesi europei di 2milioni di giovani coinvolti nell’ultimo anno, almeno in un’ occasione hanno bevuto più di un bicchierino il 50% perlomeno un decina di volte, il 20% almeno una volta al mese, il restante beve in più di un’occasione, diciamo pure regolarmente, molto, troppo.

Tutto può concorrere e influire, considerando le alte mura che si costruiscono durante questa delicatissima fase in cui tutto sembra essere contro, sballarsi per non pensare, sballarsi per protestare, spesso è una via irresistibile. Non è una questione di puro divertimento fine a se stessa o limitata ad un passatempo momentaneo, molte volte soprattutto chi rimane legato al bicchiere come alla stregua di una qualunque altra dipendenza, beve senza orari, senza controllo e per perdere il controllo.

E il controllo si perde purtroppo, e si perde fuori casa, in auto, in situazioni che espongono a più di un pericolo, perché vulnerabili. Incidenti che provocano danni a se stessi e agli altri, ma anche percorsi penosi di quasi deliri e un numero altissimo di suicidi, sembrano fantascienza fuori da ogni logica, non è così purtroppo.

L’alcol è vietato sotto una certa età ma non è questo che scoraggia la fascia di giovani dediti alla pessima abitudine molto in voga del “Binge drinking” ad esempio, assumere più sostanze in un arco di tempo il più breve possibile, senza pensare a cosa, come e quanto, insomma uno sballo totale e immediato, con danni però, non solo immediati ma sicuramente totali e purtroppo a lungo termine, al sistema nervoso, endocrino, ematico, immunitario, gastrointestinale.

Proprio questa fascia d’età dai 12 ai 25 anni delicata e facilmente influenzabile, per l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) dovrebbe essere racchiusa in quella “Finestra di vulnerabilità” intoccabile, in cui riconoscere che tutto questo veleno rappresenti un danno irreversibile per un cervello e un corpo in fase di assestamento e sviluppo. Sebbene in media gli italiani siano quelli che rispetto ai coetanei adolescenti europei bevono in percentuale meno, il problema non appare comunque più lieve. Contando i danni, anche un solo bevitore minorenne è un dato preoccupante per assurdo che sembri.

Davide quasi 29 anni mi dice che: “Per fortuna sono passato indenne per quella fase d’età. Non è una passeggiata l’adolescenza. Si, bevevamo alle feste ogni tanto, ma oggi è diverso. Oggi pare che si festeggia tutti i giorni e a tutte le ore. Non ho mai bevuto per dimenticare. Penso che tutti bevano per divertirsi. Le ragazze per sembrare diverse da come sono. Per sembrare più disinibite”. Marta ha appena 18 anni ma conosce l’esperienza della psicanalisi in un percorso quasi infernale durato parecchi mesi. Dal bicchierino per gioco, a più di un bicchierino. Dal divertimento momentaneo, al bisogno giornaliero. “Quello che pensavo spesso, è che all’inizio avevo intorno le amiche, insomma era una cosa da fare insieme. Ad un certo punto non mi fregava niente, bevevo anche da sola. Non avevo bisogno di nessuno e di nessun motivo”.

Uscire fuori da questa spirale è possibile, difficile ma possibile, e parlarne per farsi aiutare, l’unico modo. Cosa possiamo fare noi genitori? impotenza è il senso che più sentiamo venirci incontro, ma prima di perdere la forza per affrontare certi percorsi, è bene affrontare certi discorsi. Conoscere i propri figli e i loro amici, sapere leggere i cambiamenti di umore di questa fase difficile, distinguere le malinconie, le tristezze, alleggerire il senso di fallimento che spesso prende il sopravvento. Carpire quegli scatti improvvisi di rabbia e cambiamenti repentini nell’atteggiamento, osservare e soprattutto non avere paura di chiedere aspettandosi spesso non più di un paio di monosillabi. Insistere, non invadere, ma partecipare.

I Centri d’aiuto, di ascolto, e prima ancora il confronto e il parere di un medico, insomma l’isolamento, la vergogna, il silenzio, acuiscono quello che può essere un momento difficile che sembra insuperabile, uno dei tanti da affrontare con i nervi ben saldi. Ricordarsi che il “non si fa” equivale a dire ad un bambino che comincia ad affacciarsi alla vita, che quello che più lo incuriosisce è vietato, effetto contrario garantito. Accompagnare i discorsi, prima che diventino divieti assoluti, con le motivazioni, con i racconti, con la consulenza e il supporto che sta avvenendo anche nelle scuole. Ascoltare la voce di adulti che prima di condannare, spieghino cosa significhi farsi del male, l’esempio, in concreto, spesso può essere una delle vie percorribili più efficaci. Insomma un cammino difficile quello dell’adolescenza, per chi lo affronta da genitore e per chi lo affronta da protagonista adolescente, spesso confuso, in cerca di un’identità e un appiglio e spesso immerso nell’illusione che appannarsi la vista sia il modo più chiaro per vedere.

Quando il mondo spaventa ci si nasconde, e spesso dietro un bicchiere si crede di essere abbastanza coperti, non avere paura di rompere un po’ di vetri, la realtà va affrontata con la giusta dose, e non una dose di veleno, ma la giusta dose di consapevolezza e divertimento, senza essere appannati mai.

 

Giovani amanti dello sballo tra droga e alcol

Giovani amanti dello sballo tra droga e alcol, ecco come parlare in famiglia

(Articolo tratto dal sito http://www.ilgiorno.it/speciali/giorno-dei-ragazzi/droga-discoteca-1.1214156 del 12 agosto 2015)

Un’estate segnata da numerosi episodi di cronaca che vedono protagonisti giovani che sembrano rincorrere lo “sballo” senza freni, senza regole. Dibattiti sulla necessità di porre divieti, di chiudere i “divertimentifici”, di comprendere quali soluzioni “educative” adottare.

Uno dei deterrenti più efficaci contro il consumo di droghe o di alcool da parte dei giovani è, a costo di risultare scontati, un adulto che sia disposto a dedicare loro del tempo. Qualcuno che parli loro dei loro amici, di cosa succede a scuola, dello sport che praticano e delle cose a cui sono interessati. Maggiore è la misura in cui i genitori, gli altri familiari e i gli altri “grandi” della comunità partecipano alla vita dei figli e dei ragazzi, più elevata sarà la percezione della propria autostima nei giovani e più frequenti le occasioni di dialogo e di incontro. Si tratta di prendersi a cuore una responsabilità collettiva, dove si smette di giudicare chi cerca di farsi notare uscendo dai ranghi e insieme si condividono modalità educative mettendo al centro il benessere dei ragazzi.

Qualche esempio? Diventare una parte più attiva della vita dei figli cercando di trovare occasioni per stare con loro offrendo alternative e mostrando interesse per le loro attività. Ascoltarli, nelle rare occasioni in cui cercando il dialogo, mettendoli a loro agio, rispettando il loro punto di vista ed evitando il contrasto, ponendo attenzione ai segnali che danno, senza interromperli, ma piuttosto incoraggiandoli a rendervi parte delle loro difficoltà: insieme si può. Dare il buono esempio, non sottovalutando l’influenza che il comportamento adulto ha su di loro soprattutto quando si tratta del consumo di alcol o tabacco o dell’uso errato dei farmaci. Essere onesti con loro ed essere disposti a informarsi insieme a loro per trovare risposte, ma illustrando con chiarezza la vostra posizione e le vostre regole, incoraggiandoli a rispettarle e ad assumersi le loro responsabilità in caso di violazione. Scegliere il momento giusto, individuando l’occasione propizia quando questa si presenta. Poterebbe essere guardando insieme la TV, o quando sono loro a raccontare di qualcuno che appartiene alla loro cerchia di amici o di un compagno di scuola. Per finire è importante suggerire loro come agire in caso venissero a trovarsi in situazioni dove vi è la presenza di droghe o alcol. E per loro rassicurante far sapere la vostra disponibilità per il loro bene. Ad esempio, fate loro sapere che andrete sempre a prenderli in caso di necessità, a prescindere dall’ora.

 

Alcol e droga in discoteca: è davvero colpa delle famiglie?

Alcol e droga in discoteca: è davvero colpa delle famiglie?

 

(Articolo di Nadia Francalacci tratto dal sito http://www.panorama.it/news/cronaca/alcol-e-droga-discoteca-colpa-famiglie/ del 12 agosto 2015)

 

Dopo il sindaco di Gallipoli, arriva la denuncia del presidente dell’associazione nazionale locali da ballo: “Gli adolescenti sono abbandonati”.

 

“Colpa delle famiglie. Se le famiglie esercitassero un po’ più di controllo sui figli non morirebbe un 18enne la settimana in disco. Se non sai educare non procreare”.

Questo il post, scritto su Twitter da Francesco Errico, sindaco di Gallipoli, dopo la morte in una discoteca di Santa Cesarea (Lecce) di Lorenzo Toma, sta facendo discutere. Secondo il primo cittadino pugliese dietro le tragedie in discoteca, l’assunzione di droghe e alcol da parte dei giovani c’è la mancanza di valori e soprattutto della presenza delle famiglie.

Lorenzo Toma, è morto dopo una serata trascorsa in discoteca. Secondo i primi risultati dell’autopsia, avrebbe avuto una malformazione cardiaca, che probabilmente ne ha provocato la morte improvvisa. Ma pochi giorni fa, il 19 luglio, il 16enne di Città di Castello Lamberto Lucaccioni è stato ucciso da un’overdose di ecstasy nella discoteca Cocoricò di Rimini.

Maurizio Pasca, Presidente nazionale dell’associazione italiana locali da ballo (Silb), parliamo del post del sindaco di Gallipoli. Lei è d’accordo?

Sono spesso in contrapposizione con quello che dice il sindaco di Gallipoli, ma questa volta non riesco a dargli completamente torto. Diciamo che l’espressione è molto forte e il concetto è estremizzato ma effettivamente c’è della verità.

Si spieghi meglio…

Vorrei iniziare con una domanda: come è possibile che alle 6 o 7 del mattino quando i gestori hanno chiuso il locale trovino seduti fuori adolescenti di 14, 15 e16 anni ad aspettare i propri genitori? Dove sono i genitori di questi ragazzini? La risposta è: a divertirsi. Allora c’è effettivamente da chiedersi come sia possibile che dei genitori non abbiano la preoccupazione di dove si trovino i propri figli. Ma soprattutto come possano permettere che dei ragazzini, che sono poco più che bambini, rimangano in giro fino al mattino. Credo che Errico, il sindaco di Gallipoli, sotto questo profilo abbia ragione. Manca un controllo, manca un’assunzione di responsabilità da parte dei genitori. I genitori di questi ragazzi, che siano sposati o separati, non esercitano nessuna forma di controllo sui propri ragazzi.

È solo una questione di controllo?

Mancano dei valori e dei punti di riferimento. Però, non bisogna generalizzare perché sarebbe sbagliato. Esistono famiglie di genitori separati che riescono comunque a dare ai propri figli regole ferree e valori importanti che i giovani seguono. E questi ragazzi, che frequentano le discoteche, difficilmente si avvicinano a droghe o si ubriacano. Spesso chi usa sostanze stupefacenti o alcol sono giovani che non hanno un dialogo o un legame serio e costruttivo con i propri genitori.

Presidente, lei sostiene che la discoteca ha cambiato volto negli ultimi anni ed è diventata un palcoscenico. Che cosa intende?

Non è più un luogo di aggregazione. La discoteca, il locale da ballo frequentato dai giovani adolescenti, è diventato un palcoscenico dove esibirsi. E basta. I ragazzi usano i social per conoscersi e spesso entrano nei nostri locali in gruppi, in vere e proprie tribù. Non ci sono più ragazzi che, vestiti in modo elegante, decidono di trascorrere una serata di discoteca per conoscere una ragazza o un ragazzo. I giovani di oggi entrano con un abbigliamento molto discutibile, magari in canottiera che spesso si tolgono per rimanere nudi e mostrare il proprio corpo. Anche in questo il locale da ballo è molto cambiato e questo cambiamento è sicuramente lo specchio di un disagio che queste generazioni stanno vivendo. Ma la cosa ancora più grave è che questo disagio molto spesso è generato proprio dalla carenza o addirittura assenza del rapporto familiare.

 

 

I pericoli estivi per i teenager italiani

I pericoli estivi per i teenager italiani

 

(Articolo tratto dal sito  http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/medicina-generale/detail_226108_i-pericoli-estivi-per-i-teenager-italiani.aspx?c1=50 del 15 luglio 2015)

 

La maggiore libertà di cui godono gli adolescenti di oggi, rispetto a quelli di 30 anni fa, ha fatto sì che siano aumentati anche i pericoli per la salute dei giovani. Alcol, fumo, droga e malattie sessualmente trasmesse rappresentano i nemici da cui difendersi. Impresa non facile, anche a causa della disinformazione estremamente diffusa relativa a questi temi tra i teenager e i loro genitori.

Susanna Esposito, presidente Waidid-Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici, ha fotografato la situazione in occasione del suo impegno nella stesura delle prime Linee Guida europee sull’utilizzo della sigaretta elettronica in età adolescenziale e adulta. Il fumo di sigaretta è una delle problematiche più diffuse nell’adolescenza. I dati Doxa rivelano che il 13,2% dei ragazzi accende la sua prima sigaretta a 15 anni, percentuale che arriva al 44% per la fascia di età 15-24 anni.

Nel 2014 la sigaretta elettronica era apprezzata dal 14% dei giovani nel 2014, ma il suo uso si è ridotto nel tempo e oggi la utilizza solo l’1,6% dei giovani.

La stesura delle Linee Guida sull’uso della sigaretta elettronica tra i giovani è stata l’occasione anche per fotografare i più diffusi pericoli estivi per i ragazzi. L’alcol, ad esempio, continua a rappresentare un problema serio. Secondo gli esperti non si dovrebbero bere alcolici prima dei 16 anni, ma fenomeni come il binge drinking e la diffusione di cocktail creati associando energy drink e superalcolici hanno contribuito ad aumentare il consumo di alcol tra i giovani.

Le droghe possono compromettere il funzionamento del sistema nervoso centrale e possono provocare problemi ai polmoni e di natura pisicofisica. Anche la cannabis, abitualmente usata da molti giovani, può aumentare del 24% il rischio di patologie psichiatriche gravi, ad esempio disturbo bipolare e schizofrenia.

I videogiochi e i tablet sono strumenti molto amati dai teenager e le vacanze estive sono l’occasione perfetta per abusarne. Gli esperti raccomandando di non far superare le due ore di utilizzo.

Infine occhio alle malattie sessualmente trasmesse. Le più comuni sono la Candida e il Trichomonas che provocano infezioni dell’ultimo tratto delle vie genitali e guariscono facilmente con la giusta terapia, ma altre, come la Gonorrea o la Chlamidia, se non vengono diagnosticate in tempo possono causare problemi agli organi genitali interni e compromettere la fertilità.

Meno alcol tra i giovani, anche nel “consumo corrente”

Meno alcol tra i giovani, anche nel “consumo corrente”

 

(Articolo di Americo Mascarucci tratto dal sito http://www.intelligonews.it/articoli/9-luglio-2015/28436/meno-alcol-tra-i-giovani-anche-nel-consumo-corrente del 09 luglio 2015)

 

Buone notizie nel mondo giovanile, diminuisce il consumo di alcol negli adolescenti e nei giovani adulti.

E’ quanto emerge da uno studio promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani e Alcool (OPGA) e realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR), prendendo in esame le evidenze emerse dall’analisi, allargata agli ultimi 15 anni, delle principali sorvegliane epidemiologiche a carattere nazionale sul consumo di alcol nella fascia di età 15-34 anni.
 Tra le evidenze emerse, la conferma della netta distinzione fra l’area del consumo e quella delle eccedenze e l’influenza dei fattori ambientali (tra cui famiglia e gruppo dei pari) nello spiegare i comportamenti e il rischio vulnerabilità.
Per ESPAD®Italia dal 2002, la riduzione annua è dello 0,7% per i maschi e dal 2004 è dell’1,3% per le femmine. Non si evidenziano variazioni significative per i maggiorenni. Mentre Multiscopo-ISTAT registra, dal 2005, tra gli under 18 una diminuzione del 4% annuo per le femmine e del 3% annuo per i maschi. Nelle altre classi di età si osserva una lieve diminuzione solo nel genere maschile (-0,8% 18-24enni; -0,6% 25-34enni).
 
Anche sul cosiddetto “consumo corrente” (ultimi tre mesi/ultimo mese/ultima settimana dall’intervista) si osserva una complessiva diminuzione dei consumatori. Secondo Doxa-OPGA, infatti, dal 2005 al 2010 c’è stata una riduzione significativa tra i 25 ed i 34 anni dell’uso di alcool riferito agli ultimi 3 mesi, e secondo HBSC dal 2006 si registra la diminuzione di maschi e femmine 15enni che hanno riferito di aver bevuto nell’ultima settimana. Insomma finalmente anche fra i giovani sembra maturata una certa responsabilità unita alla consapevolezza di come l’abuso di alcol possa essere nocivo.
Dati incoraggianti che tuttavia dimostrano come ci sia ancora da lavorare molto in questo campo soprattutto sul piano della prevenzione e sensibilizzazione del fenomeno. Un’opera di prevenzione davvero efficace può essere molto utile anche se da sola non basta.
Oltre alla collaborazione degli esercenti che molto spesso si mostrano poco attenti al problema incentivando, anziché scoraggiare il consumo di alcol fra i più giovani. Soprattutto è stato evidenziato come il fenomeno dell’alcolismo coinvolga i giovani specialmente quando sono in gruppo. Singolarmente infatti c’è la consapevolezza che bere può provocare seri danni alla salute ma in un contesto di gruppo in cui tutti bevono e c’è l’esigenza di non essere diversi dagli altri per paura di essere estromessi, questo senso di responsabilità sembra scemare.
 Soprattutto fra gli adolescenti, lo spirito di gruppo, o peggio l’appartenenza al branco può fare la differenza.

Se l’alcol costa di più, i giovani bevono meno

Se l’alcol costa di più, i giovani bevono meno

 

(Articolo di F.C. tratto dal sito http://www.tio.ch/News/Svizzera/Attualita/1035950/Se-l-alcol-costa-di-piu-i-giovani-bevono-meno del 18 giugno 2015)

 

Lo dimostra uno studio scientifico condotto da Dipendenze Svizzera, che lamenta il disinteresse della politica per questa misura.

BERNA – Un recente studio scientifico condotto da Dipendenze Svizzera e pubblicato nell’ambito del “Monitoraggio svizzero delle dipendenze” mostra che un aumento dei prezzi degli alcolici permetterebbe di ridurre notevolmente il consumo dei giovani, e che questa misura incontra un ampio consenso tra la popolazione.

Tuttavia, lamenta l’associazione durante la discussione della revisione della Legge sull’alcol, la misura non è stata presa in considerazione dal Parlamento federale, “e in particolare dal Consiglio nazionale”.

I prezzi calano… – Con la svalutazione dell’euro rispetto al franco, sono diminuiti anche i prezzi delle birre importate. “Le lattine meno care da mezzo litro ormai costano appena 45 centesimi”, afferma Dipendenze Svizzera, “e prima o poi anche i birrai svizzeri dovranno correggere i loro prezzi al ribasso. Inoltre, nell’ambito del dibattito inerente la legge sull’alcol, il settore dei superalcolici vorrebbe imporre forti agevolazioni fiscali per i distillatori svizzeri (dopodiché i loro omologhi esteri chiederanno lo stesso trattamento di favore)”.

…e il consumo aumenta – Tuttavia, se i prezzi scendono, il consumo alcolico degli adolescenti e dei giovani adulti è destinato a salire, esattamente com’era successo nel 1999, in seguito alla riduzione delle tasse sui superalcolici d’importazione e dei loro prezzi . Una possibile via d’uscita, secondo l’associazione, potrebbe essere l’introduzione di un prezzo minimo o un aumento generalizzato dei prezzi.

La proposta – Dipendenze Svizzera ipotizza: “Se si fissasse un prezzo minimo di 70 centesimi per mezzo litro di birra, quasi il 20% delle persone interpellate nell’ambito dello studio ne acquisterebbero di meno. Se il prezzo minimo venisse stabilito a 1.50, il 53% dei consumatori berrebbero meno; tra gli adolescenti e i giovani adulti tale percentuale salirebbe addirittura al 64%”.

Popolazione favorevole – Il provvedimento incontrerebbe il favore della maggioranza della popolazione: in base ad un’inchiesta condotta da Dipendenze Svizzera del 2012 , il 57% degli intervistati si erano dichiarati d’accordo con questa misura. “La maggioranza della popolazione accetterebbe l’introduzione dei prezzi minimi anche perché già oggi paga in media nettamente di più per la birra (quasi 2 franchi per 5 dl) e per i superalcolici (25 franchi per 7 dl) rispetto a quanto costerebbero introducendo un eventuale prezzo minimo”. I giovani prediligono l’acquisto di alcolici a basso costo, quindi “con questo provvedimento si andrebbe quindi a influenzare proprio i consumatori sui quali si vuole ottenere un effetto preventivo”.

Critiche al Nazionale – Il dibattito parlamentare attualmente in corso sulla revisione della legge sull’alcol offre la possibilità di adottare misure per ridurre gli abusi alcolici, afferma Dipendenze Svizzera. “Vanno invece assolutamente evitate le agevolazioni fiscali, che farebbero scendere ulteriormente il prezzo degli alcolici. Non è infatti ammissibile che nell’ambito del dibattito su una legge, che originariamente avrebbe dovuto contrastare l’abuso di alcol, ora si discutano quasi unicamente le misure per promuovere le vendite, come successo a inizio giugno al Consiglio nazionale”.

Le prossime decisioni del Parlamento federale avranno dunque un impatto importante sui futuri problemi legati al consumo alcolico in Svizzera. “A fine giugno, la commissione del Consiglio degli Stati avrà la possibilità d’impegnarsi per la riduzione di questi problemi. Se non lo farà, la revisione totale della legge rischia di ridursi a una semplice promozione per i superalcolici, con delle conseguenze per la salute pubblica come quelle conosciute in passato”, conclude l’associazione.

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